MICHELE – La Via del Pensiero

PENSARE CREATORE

LA FILOSOFIA DELLA LIBERTA'

Questo è il tempo di Michael, l’Arcangelo della luce del pensiero. Pochi sanno cosa questo significhi, perché pochi sanno cosa sia veramente il pensare. In un mondo dove il materialismo si impone come greve mantello sull’uomo rendendolo sempre più miope, l’anelito dell’anima assetata di spirito cerca acqua viva, e l’acqua vivente che zampilla sono i pensieri che si tuffano nell’essenza spirituale eterna delle cose per accendere e dare vita alla percezione.

Michael attende che l’uomo comprenda questo mistero!

Credo che il testo che più di ogni altro aiuti l’uomo in questa comprensione sia la “Filosofia della Libertà” e allora, per onorare l’Arcangelo del pensare, nei limiti delle mie possibilità, provo a muovere qualche passo in questa direzione.

La prima parte della “Filosofia della Libertà” viene sintetizzata dal suo autore Rudolf Steiner, anche con le parole “monismo di pensieri”, monismo inteso come unità.

Perché cosa sono e da dove derivano tutti i pensieri che spiegano il mondo?

Sono pensieri che stanno alla base del creato e sono stati pensati dal Pensatore supremo. Gli antichi greci l’hanno chiamato Logos: il Pensatore artistico e creativo per eccellenza.

Anche nel vangelo di Giovanni troviamo questo nome: “Nel principio era il Logos”, all’inizio di tutto ci fu, c’era e c’è sempre il pensare creatore.

Tutto l’apparire del mondo fisico nella sua magnificenza è iniziato da processi di pensiero. Cosa sono le cose? Concetti del Logos, idee del Logos, pensieri del Logos.

Cos’è una margherita? Un pensiero. Cosa sono un leone, un albero, un gabbiano? Pensieri.

Più allarghiamo il bagaglio delle percezioni e più ci addentriamo in questo mondo unitario di pensiero che ne sta alla base e che avvolge il mondo in un velo luminoso, in un monismo di pensieri che crea la realtà. Il credere che la realtà sia data dalla materia percepita è solo maya, illusione.

Anche noi, esseri umani fatti a immagine e somiglianza del Logos, partecipiamo a questa facoltà creativa artistica che è il pensare: un aquilone, una casa, un aereo sono strutture di pensiero realizzate dal pensare umano.

L’allenamento di questa attività, l’uomo lo esercita nel pensare le cose che sono già state pensate dal Logos, si muove nella perfezione dei pensieri divini ed impara a combinare questi concetti dati, in maniera nuova, divenendo a sua volta un dio nel creare nell’elemento della materia.

Se però l’uomo si limitasse a pensare e a muoversi solo nell’ambito fisico materiale, non avrebbe nessuna possibilità di esercitare la sua libertà, la sua creatività, perché questo campo è dominato dalle leggi di natura.

Nessuno è libero di creare una viola a modo suo, ma siamo determinati, in un certo senso, da quella struttura di pensiero che il Logos a messo a base della viola; possiamo al massimo manipolare quello che già c’è ma niente di più, e così è per tutte le cose create.

In questo monismo di pensiero non c’è spazio per la libertà creativa dell’essere umano.

Allora ci deve essere un’altra dimensione, una seconda dimensione del pensare che dà la possibilità a me, creatura del Logos, di immettere qualcosa nel mondo che ancora non c’è.

E che cosa crea l’uomo in assoluto perché prima non c’è mai stato?

Ciò che fa lui individualmente nella sua vita, nei momenti in cui non imita nessuno e non segue alcuna norma generale o comandamento, perché ogni situazione di vita è unica e irripetibile, non ci sono due situazioni di vita uguali.

Si tratta di capire in che modo questa unicità realizza, partendo dal bagaglio dei suoi pensieri e delle sue conoscenze, la realtà della sua vita, come crea, ad esempio, la realtà della Libertà, perché la Libertà è qualcosa che l’uomo crea, e se non la crea lui, non c’è.

Ognuno ha tanta libertà quanto ne crea, quanto ne realizza, non ci sono limiti alla realizzazione della libertà.

L’uomo è l’unico essere continuamente in bilico tra il bene e il male, teso verso un equilibrio sempre precario, sempre da riconquistare. Questo gli da la possibilità di scegliere continuamente tra queste due forze e questa scelta è la libertà.

L’uomo nel suo vivere si sperimenta libero non quando ubbidisce a delle leggi o si rivolge a norme di comportamento generali, perché sarebbe solo un copiatore, un esecutore.

Però l’essere umano sa che ha la possibilità, la potenzialità di cogliere, in determinate situazioni, l’intuizione per creare qualcosa di assolutamente nuovo.

Non necessariamente dovrà trattarsi di qualcosa di straordinario. Anche un incontro tra esseri umani potrebbe diventare una creazione artistica per quanto di attenzione, coscienza, interessamento vero verranno espressi in quel momento. Un incontro così non c’era mai stato, ne mai ci sarà, se creato in quel momento in maniera assolutamente nuova e libera.

Anche in un processo di pensiero voluto e creato dall’energia dell’anima e dall’intuizione pensante si sperimenta la libertà, perché è nel pensare che siamo massimamente liberi.

Ogni intuizione si manifesta alla coscienza per mezzo di un concetto, un concetto come tutti gli altri, ma si saprà di averlo creato intuitivamente in quel momento, non copiando nulla, non ripetendosi, non ubbidendo a nessuno: sarà una creazione dal nulla, nuova.

E questa possibilità, che è una delle più importanti per l’essere umano in quanto gli dà la facoltà di sperimentarsi creatore in modo intuitivo, unico, Steiner la chiama “individualismo etico”.

Due parole che di primo acchito sembrano difficili, lontane, ma che in realtà sono una potenzialità dell’anima umana. Creazione libera, individuale: basta lasciarla fiorire nella Luce del Logos ed esserne coscienti!

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI (29 SETT. 2014)

29 SETT  2014 FK 047

1/18006

AUREA CONNESSIONE

TUTTO INTRISTISCE NEL LIVORE CHE – IMMOTIVATO –  LIEVITA DAL BASSO
E SANCISCE IL DOMINIO DEL PLAUSIBILE NEGARE.

SI ESPANDONO LE OCCULTE NEBBIE DEL GIALLASTRO RADDENSARE.
E UN INVISIBILE INTRICO DI ENERGIE IMPONE UN ODIO CHE NON C’ERA.

PERDUTA LA LUCE ETERICA: INFINE SCOMPARE ANCHE IL SUO RICORDO.

RESTA LA COSCIENZA IMMERSA IN UN PANTANO ODIANTE
DI CUI NON CONCEPISCE NEPPURE L’ESISTENZA
MA DAL QUALE TRAE ORMAI OGNI SENSIBILITA’ CHE GENERA OPINIONI.

TALE LA MORTE CONOSCITIVA DI CHI E’ PERDUTO AI CIELI.

NAUSEA DISGUSTO E RABBIA ATTENDONO SOLTANTO UN’AUREA BELTA’ DA MALEDIRE.

MA ANCHE NEL PIU’ PROFONDO OLTRAGGIO PUO’ GIUNGERE –VOLUTA- L’IMMATERIALITA’ D’IDEA.

DALL’ESSENZA DI UN CONCETTO CONTEMPLATO DAL PENSARE :
SI TRAE UN VALORE CHE SCUOTE L’INFERO DILEGGIO DELLA NAUSEA.
E LA CONSUMA.

OVUNQUE ESSA AGISCA E INFETTI LA SVELA E LA DISSOLVE.

REIMPRIMENDO L’AUREA CONNESSIONE AI CIELI DEL CONCEPIRE.

FOLGORE SOTTILISSIMA NEL CUORE DEL PENSARE.

E SI ILLUMINANO DI SOVRUMANITA’ LE OSCURE STANZE CEREBRALI DEI PRECIPITATI.

MENTRE SI REINNALZANO I LIVELLI DELL’ACUME.

NEL FERREO DELINEARSI DEL VALORE DA CUI RISORGE L’AUREO.

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2/18007

LUCE DELL’IO

LE ESSENZE DEL NEGARE IMPRIMONO IL FASTIDIO.
IMPONGONO IL RIGETTO E LA CHIUSURA CONTRO OGNI LUCE MORALE.
PROFONDE GIALLASTRE PROPENSIONI ALL’INCREDULITA’ BLASFEMA.
ATTORTE POTENZE CEREBRALI IN CUI ABITA LA PERSONALITA’ MALIGNA.

IL SEMPLICE VIVERE NEL TROPPO UMANIZZATO
ACCOGLIE QUELLE POTENZE
E LE SUBISCE QUALE MOTORE OCCULTO
DEL PROPRIO PERDERE L’ANIMA CELESTE.
LIVIDA SOLFUREA PATINA DEL PROPRIO ACCOGLIERE SENSIBILITA’ INVERTITE.

LA TESTARDAGGINE NEL MALE SOLO DAL SOVRUMANO PUO’ ESSERE DISSOLTA.

MA SPENTA E SEPOLTA L’ANTICA DEVOZIONE :  RESTA SOLTANTO L’ATTO DEL PENSARE.

NELL’ESTREMA VOLONTA’ CHE CONTEMPLA UN CONCETTO RICORDATO :
SI ACCENDE INFINE UN VALORE CHE DISSOLVE QUEL NEGARE.

IL RITO DEL PENSARE PUO’ SCIOGLIERE GLI INFERNI.

SOLFUREITA’ NATE DALLA RABBIA VENGONO PERCORSE DALLA NUOVA DEVOZIONE.

NELLA FERREA INSISTENZA DELL’IDEA SORGE IL NUOVO AMORE.

SORGE E SI AFFERMA LA POSSIBILITA’ DEL VERO ESISTERE.

APICI IN CUI
UNIFICATI NELLA VOLONTA’ DINANZI AL PROPRIO SOLE INTERIORE
LA VERA ESSENZA DELL’IO RESPIRA NEL SOVRUMANO.
RESPIRA NEL FUOCO DELL’ARCANGELO.

E REDIME.

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3/18008

FERRO DI METEORA

OVE LA SCIMMIA CEREBRALE INSEGUE IL SUO LIVORE
E TENACEMENTE NEGA OGNI LUCE IMMATERIALE.

LE CEREBRALITA’ RAPPRESE INCOLLANO AL NEGARE
OGNI POSSIBILE NUOVO CONCEPIRE.
AFFINCHE’ OGNI VERITA’ SIA CAPOVOLTA E AVVELENATA.

MASSE DI DERELITTI ACQUISTANO POTENZA INTELLETTIVA
ATTINTA OVE IL MENTIRE VIVE DEL LORO INSUPERBIRE.

ORDE DI NON PENSANTI ESEGUONO DISEGNI DI VOLONTA’
CUI NON SANNO DI OBBEDIRE
MA A CUI CEDONO IL PROPRIO VIVERE INTERIORE.

LA CONTROISPIRAZIONE MUOVE DAL BASSO E DISTRUGGE LE FORZE MORALI.
GUIDA VERSO IL CONTRARIO DEGLI ETERNI VALORI.

MA LA CALPESTATA SANITA’ TORNA –IMPOSSIBILE- A RIVIVERE.

PER ATTIMI SENZA TEMPO L’IMPOSSIBILE ACCADE.

NEL PENSARE CHE CONTEMPLA LA FORMA DEL CONCETTO
SI ACCENDE LA NUOVA SANITA’ CHE RICONSACRA.

APICI ETERNI VENGONO RINNOVATI E SI IMPRIMONO NELL’ILLIMPIDITO DECORSO DEI DESTINI.

CIO’ CHE APPARE IMPREVEDIBILE ED IMPOSSIBILE  ACCADE :
IL RINNOVARSI ED IL RISORGERE DEL BENE FRA LE ESSENZE.

ATTO INCANCELLABILE CHE SANA.

E MOLTE COSCIENZE INABISSATE TROVANO DEI LIMITI AL DECADERE.

POICHE’ DEL FERRO DI METEORA IMPRIME LA VOLONTA’ DIVINA
LIBERAMENTE IN ALLEANZA D’UOMO RICREATA.

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4/18009

CONCEDONO IL SANARE

SENZA ASPIRAZIONI POICHE’ COMPLETAMENTE APPAGATI DALLA RABBIA.
I PIATTI.
I SENZA IDEALI.
I NEMMENO BRAMOSI.

AMANO SOLTANTO L’ODIO SOCIALE CHE LI NUTRE.
INABISSANDOLI.

L’ODIO PER LORO NON HA PIU’ SCOPO.
E’ FINE A SE STESSO.

TANTO ELEMENTARI DA DIVENTARE ZOLFO DEL NULLA.

SOLO LA CORRENTE DELL’ODIARE LI MANTIENE IN VITA.
E AD ESSA VOLGONO GLI ANELITI.
ALTRIMENTI NON AVREBBERO ESISTENZA NE PULSIONI.

L’ARIMANE CALUNNIATORE DEI TOTALMENTE IDEOLOGIZZATI NELLA FEDE.

EPPURE POSSONO ESSERE SVUOTATI DEL CALCARE E DEL VELENO.

POSSONO RIAVERE L’ANIMA PERDUTA.

POSSONO SUBIRE LO SPEGNERSI DELL’ODIO
SE DINANZI ALLO SGUARDO DELL’IDEA
E’ CONCESSO L’ALTO DILAVARE CHE CANCELLA IL MALE.

SE NELLO SVELARE S’ATTUA IL REDIMERE.

SE SUFFICIENTE INTENSITA’ D’ASCESI PERMETTE CHE IN ALTO SIA CONCESSO
AI VIZIATI DALL’ODIO IL POTER SOFFRIRE.

COSICCHE’ MOLTA DI QUELLA RELIGIONE INVERSA : MUORE.

L’ANIMA RISORGE AL NUOVO GIORNO.

RIAPPARE E VIVE UN SUO TENUISSIMO GERMOGLIO.

LUNGO I SENTIERI DELLE FOLGORI CHE CONCEDONO IL SANARE.

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5/18010

ORO DELL’IO

S’INNALZA OLTRE IL CAOS L’ATTIMO D’ARGENTO.
E NEL RINNOVATO ACUME
LA POTESTA’ DEL LAMPO IMPRIME VITA IMMATERIALE CHE CONSACRA.

SI LACERANO I VILUPPI DELLA DENSITA’ NEL CARNEO
E L’ANTIPENSIERO CHE NEGAVA : TACE DILAVATO.

ENERGIE SOLFUREE DELLA RIBELLIONE E DEL DEFORME :
VENGONO SQUARCIATE NEGLI APICI DEL VALORE LIMPIDO.

IMMATERIALITA’ REIMPRIME LE ESSENZE DELLA NORMA.

MENTRE LA VERITA’ INSISTE NELL’UNIRE.
RISORGENDO.

AVE DELLE AUREE VETTE NITIDO BAGLIORE CHE REDIME.

INSISTE NELL’INSEGUIRE L’ESSENZA DEL CONCETTO :
INSISTE IL CONTEMPLARE ESTREMO.
E PER ATTIMI RACCOGLIE SCINTILLE DI ARMONIA.

OTTENENDO IL RISTORO LAMPEGGIANTE CHE REINNALZA I LIVELLI DI PENSIERO

POTENZE DELLA FORMA SCACCIANO GLI INFERNI.
E MOSTRANO LE VIE DELL’ASSOLUTO.

MOSTRANO GLI ALLORI DEL LONTANISSIMO ORO DELL’ALTARE.
LONTANISSIMO E PRESENTE.
LONTANISSIMO E VIVENTE.

ORO DELL’IO NEL CUORE DELL’ARCANGELO.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

HELIOS FUOCO SOLARE FK   18 OTT 2012 FK 004

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http://fuocoimmateriale.blogspot.com/

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https://www.ecoantroposophia.it/2014/07/arte/fk-azione-solare/ascesi-del-pensiero/

 

 

ARTE, MICHELE - La Via del Pensiero, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

CORAGGIO MICHAELITA

Michele

«E nel corso del XX, quando sarà trascorso il primo secolo dopo la fine del Kali Yuga, l’umanità sarà o alla tomba di ogni civiltà, oppure sarà al principio di quella èra nella quale nelle anime degli uomini, che congiungeranno nei loro cuori l’intelligenza con la spiritualità, sarà condotta a termine la battaglia di Michele in favore dell’impulso di Michele».

Rudolf Steiner, 2° conferenza di Arnheim, 19 luglio 1924, ne Il Karma della Comunità Solare.

«Questa risoluzione di lasciarsi afferrare dai pensieri riguardanti lo Spirituale altrettanto concretamente come attraverso qualcosa di fisico è la forza di Michele! Avere fiducia nei pensieri dello Spirito, quando si ha la predisposizione ad accoglierli, soprattutto in modo da sapere:

«Tu hai questo o quello impulso dallo Spirituale. Tu ti abbandoni ad esso, ti rendi strumento della sua realizzazione!».

Viene un primo insuccesso – non importa! E se vengono cento insuccessi – non fa niente! Perché nessun insuccesso è decisivo per la verità di un impulso spirituale, del quale se ne scorge e se ne comprende l’efficacia».

Parole d’incoraggiamento di Rudolf Steiner, da Mitteilungen des Anthroposophischen Vereins in der Schweiz, Jahrg. XXIII.

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA FESTA D'AUTUNNO

autumn

Ci siamo introdotti attraverso la soglia di San Giovanni nell’elemento infuocato (quest’anno, a onor del vero, alquanto bagnato) dell’estate il 24 Giugno.

Ora penetriamo i misteri legati all’autunno passando per la porta di  San Michele, il 29 settembre.

Il giorno di San Michele cade in un periodo divenuto incolore e privo di festività per il mondo moderno.

La liturgia cattolica, dopo la Pentecoste, sfila le domeniche con monotonia,  la vita esteriore si cruccia tra evasioni e rientri.

All’esaurimento di questo viavai ecco apparire l’equinozio di autunno: un gran vuoto triste… dalle mie parti con il grande vento e le foglie che cadono: molte foglie d’alberi e non poche foglie di… imposte mal fissate.

Ma questo vuoto, un po’ prima, è stato un crogiolo dove bollivano  e si calcinavano i rifiuti della immane solforizzazione che, in estate, debordava dalla natura.

Feste severe ma belle contrassegnano la presenza di Mikael nel cielo d’autunno:

– festa della condensazione delle forze della natura nelle spighe raccolte e nell’uva vendemmiata,

– festa di penitenza per l’uomo (Yom Kippur), d’interiorizzazione e di rientro in se stessi.

La circolarità dell’anno non deve rimanere incompleta e portare con sé vuotaggine o svista sul suo perimetro: mentre fuori la luce decresce, gli uomini debbono (dovrebbero) celebrare la luce interiore che rinasce in loro.

Questa luce è una presa di coscienza che mostra l’alta figura dell’Arcangelo solare che punta verso le profondità un gladio del tutto particolare.

Fuori, nel mondo, le meteore saturano l’atmosfera di un apporto metallico, di cui sarebbe di riconoscerne l’importanza: il ferro meteoritico, emesso non dalla terra ma dal sole.

Verso dentro, questa pioggia di ferro dona al sangue il supporto necessario affinché il coraggio sappia tornare nel cuore dell’uomo.

Egli – Volto del Signore – può allora ritornare nell’uomo: nella chiarità del pensiero cosciente, riprendendo la sfera in cui stava insediandosi il dragone sulfureo.

Il coraggio morale di trovare entro sé la luce, nel mezzo delle tenebre della vita e del mondo, può venire a noi nel tempo di San Michele più che in altri momenti dell’anno.

Comunque ciò che chiamiamo “via di Michele” è via trascendente: va verso l’Essere che trascende, nell’infinito, spazio e tempo: per l’asceta ogni attimo può essere l’immisurabile che incontra la forza di Michele.

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

OSSERVAZIONI

Cannoni_Miramari

Ora che Eco ha terminato di pubblicare gli scritti di Massimo Scaligero e di Rudolf Steiner, che comunque possono essere riletti negli archivi dedicati di questo blog, permettetemi di esprimere alcune impressioni in sostanza molto semplici su questi brevi saggi che, tra le carte che possiedo in disordine, mi sembravano importanti  per il contenuto e perché erano testi scritti.

Ho sempre considerato gli Scritti, per molti versi, più importanti di altre cose: certamente la vivacità, in questi, è smorzata o addirittura non esiste, ma essi altresì non dipendono da contingenze e dagli interrogativi di qualche singola anima. Essi sono stati curati e prodotti per tutti i lettori o almeno per tutti i ricercatori che provano interesse per i percorsi della Scienza dello Spirito, sebbene un po’ meno per chi in questa cerca emozioni di qualunque tipo.

Poi non è secondario il fatto che gli scritti i quali discendono da una fulgida visione spirituale possano essere pensati dai lettori, anzi lo scopo del veggente che abbia avuto la capacità ed il permesso di scrivere è sostanzialmente questo: che ogni sua parola possa venir pensata, che ogni nesso tra questa e quella possa offrire da guida a fare altrettanto: ciò diventa un movimento meditativo nostro, che si dipana nella nostra anima: il suo pensiero diventa nostro pensiero, perché possiamo volerlo in libertà e piena consapevolezza. E se per lui lo scritto è esperienza spirituale tradotta in pensieri interconnessi in modo particolare, così – in perfetta chiarità – possiamo risalire il suo percorso. Una caratteristica del pensiero è di non essere qualcosa che uno possiede solo per sé medesimo. Il pensiero è universalmente condivisibile.

Mentre li trascrivevo per Eco, ho osservato, quasi a posteriori (potete credermi, poiché ero in primo luogo attento alla trascrizione, lavoro che a dirla tutta mi è faticoso) che, in realtà, Steiner e Scaligero, seppure in maniera diversissima, non si rivolgevano affatto al lettore onnivoro, al “turista (spirituale) per caso”, ma a tipologie animiche non proprio comuni (secondo la terminologia di Evola: differenziate), comunque, in un certo qual modo, particolari.

Come spesso accade all’impressione dei lettori, il linguaggio del Dottore, poiché incurante delle ortodossie terminologiche, sembra forse più semplice, mentre quietamente apre le porte alle conoscenze più elevate – più ardite – che possano essere avvertite sul limitare del pensiero sveglio e consapevole. Certo, Egli invita a prestare la massima attenzione verso tutte le facoltà dell’anima, ma per poter fare ciò è necessario che l’indagatore non ne sia in queste sommerso: dunque è bene vivere appieno i moti dell’anima ma è al pari importante procurarsi la forza per poterli contemplare in assoluta indipendenza.

Scaligero sfida, nei quattro scritti presentati, la difficoltà di offrire i mezzi per comprendere la situazione in cui si trova immancabilmente il pensiero ordinario, sia esso esotico o esoterico, il suo limite e dunque il modo per il suo trascendimento. Operazione non facile, perché il lettore non può non usare se non il livello di pensiero che dovrebbe superare: la comprensione di tale superamento – possibile a tutti ma difficile a molti – è uno dei motivi della ripetitività di alcuni concetti fondamentali che riappaiono costantemente nella lettura dei suoi scritti.

Scaligero, come ho già evidenziato in una noterella precedente, si rivolge agli esoteristi di qualsiasi appartenenza o scuola per svegliare in essi l’idea di una priorità epistemologica ed operativa ignorata, nonostante la loro passione: che molte volte si avverte geniale, impetuosa, ma che essi credono venire dalle profondità della tradizione abbracciata: una splendida audacia “naturale” che diviene, proprio a causa del pensiero discorsivo che l’avvolge, il limite che andrebbe eroicamente superato.

Eppure, almeno a mio parere, non è soltanto la Scienza spirituale ad unire nell’essenza tali grandi figure, non sono solo i contenuti, ma anche il rapporto che c’è o potrebbe esserci tra questi ultimi ed i lettori.

Senza pregiudizi è facile notare ciò che non c’è: ambedue trattano di esperienze spirituali, di realtà operative senza darsi alcuna pena per quanto vive nel contingente sensibile quando esso si riflette nell’anima, mentre informano l’indagatore su quali possono essere le vie da intraprendere al massimo delle forze. Fondamentalmente si appellano all’impulso alla trascendenza.

Permettetemi un siparietto che già in sé spiega qualcosa. Mi è stato raccontato da un amico che, andato un giorno a incontrare Scaligero, questi, appena esauriti i saluti, impassibilmente gli chiese ragguagli sulla salute del suo gatto. Avuta risposta (il gatto stava benissimo), Scaligero continuò ponendo domande su cose di tenore più o meno simile. Ottenute monosillabiche e stupite risposte in merito, Scaligero con più vivacità esclamò: “Ma allora oggi possiamo parlare di spirito!”. Poi, mantenendo un lieve umorismo raccontò qualcosa della valanga di frattaglie settimanali postegli sul tavolo dai tanti deferentissimi amici.

Morale della storiella è che se le condizioni del gatto o di ogni altra cosa si presentano come il prius interiore, diventa impossibile concedere se stessi ai momenti di disciplina, questa iniziando da una lettura in pensieri desti di un testo spirituale e che poi potrebbe giungere fino alla contemplazione. Itinerario impossibile per chi non riesce a dominare le sue preoccupazioni e le banalità che sempre infesteranno l’anima: abbiano pur esse una giustificazione o siano frutto di fantasia: c’est toujour la même chose.

In questo genere di cose Scaligero si è mostrato (quasi sempre) molto paziente, compassionevole e gentile. Anzi, ho potuto constatare che, se nel tempo qualcuno deludeva la propria potenzialità di ascesi, verso costui aumentava in Scaligero la gentilezza. Del resto chi fu presente e desto in quegli anni alle riunioni settimanali potrà convenire circa la sua santa capacità di incamerare in alte tematiche domande che forse avrebbero imbufalito anche Sorella Mitezza.

Più severo fu il suo Maestro, il dott. Colazza, capace (a fronte di certi incontri e domande) di rimanere in silenzio per due o tre minuti per poi indicare con il massimo risparmio di parole, la porta d’uscita (nell’estrema decadenza animica dei giorni nostri, tale modo di comportamento apparirebbe incivile ed insensibile). Colazza, per tutta la vita, in quanto dedicata all’antroposofia, randellò senza patemi anche amici carissimi e di gran caratura (ho copia di lettere personali che lo confermano) quando questi scivolavano in ciò che per lui era uno dei grandi nemici della Scienza sacra: il sentimentalismo spiritualistico.

Non a caso, tra le costanti accuse che gli furono sempre rivolte dai sodali della Società, capeggiava il suo rarefatto menzionare il Cristo e l’amore.

Negli scritti di Scaligero che avete letto su Eco avete trovato – nonostante le difficoltà contingenti – una formula essenziale che, sulla via di Michele, va dal pensare al Logos.  Tutto qua? Infatti, cosa volete che ciò sia per chi ha un ego di gran taglia? L’ascesi attiva è proprio quello che sembra interessare pochissimi tra i pochi. Gli altri sconigliano via lesti. E questa non è solo una sensazione: dovreste vedere come diminuiscono i lettori interessati!

Passiamo oltre: sulla stessa linea, Steiner è ancora più sintetico: nel titolo del suo quarto saggio trovate tutto l’essenziale: “Coraggio e paura dell’anima”: tutte le vicende singole, i drammi attraversati da ognuno, si contendono il campo della vita interiore, a qualsiasi livello, tra ciò che questi due termini significano per l’intera entità umana ed il suo destino.

Aggiungo che, contrariamente alla comune abitudine interpretativa, il coraggio e la paura non sono, all’origine, sentimenti, ma potenze sovrapersonali.

E’ sempre una questione di livello: Steiner e Scaligero scrivono di operazioni interiori, esperienze e realizzazioni che sono difficili o difficilissime, che però possono essere intuite ed è dunque anche possibile, per ogni essere umano, afferrarne il senso per poi ad esse tendere o rifiutarle.

In questo tendere o rifiutare gioca anche la libertà umana: dunque la scelta, quale possa essere, mi pare comprensibile, onestamente accettabile, non fosse altro, per il rispetto dovuto al dharma del singolo.

Provo un rispetto – sacro – per la figura metafisica – incarnata o disincarnata – di ogni essere umano: è lo sfondo reale che, di fatto, stempera di molto le asperità dei giudizi che non mancano in queste righe.

Però, fate ancora uno sforzo per seguirmi. Nemmeno so a che possano servire – non i miei articoletti, sciapi e rozzi – i brevi e densi saggi dei Maestri che avete finito di leggere su Eco.

Perché parlo così? Perché non li si vuole, perché urtano, perché offendono quelli che imbrogliano le carte, perché disturbano chi vorrebbe trasformare a propria misura – piccina e bislacca – l’Opera e l’Insegnamento di Steiner e Scaligero ( vengo a sapere che vi sono pure gli sciocchi ai quali i contenuti interessano assai poco o niente rispetto al dedurre che potrebbero essere solo tentativi di contrapposizione. Santiddio! A cosa? Va a sospettare che pure i Maestri siano, in qualche modo “arroccati e unilaterali” con la “sindrome di Fort Alamo”!).

Però è involontariamente vero un aspetto, colto da tale indecenza d’anima storta: sono di per sé praticamente opposti a ciò che viene esposto e trangugiato nelle mense collettive dello spiritualismo diffuso (confuso). Su tale piano sono incomprensibili. Fanno paura.

Esiste inoltre un problema a cui non si è abituati: nel comune comprendere, il compreso entra senza grandi difficoltà nell’archivio della memoria: è un processo naturale e lecito. Con le comunicazioni riguardanti lo spirituale le cose cambiano: chi legge può comprendere logicamente lo scritto, i cui nessi interni però scompaiono, come per magia, nel ricordo. Rimane il sentimento dell’aver compreso ma una corretta riproduzione in retti pensieri è impossibile.

Da qui il giudizio sbagliato che fa dire che “Steiner è facile e Scaligero è difficile”. Mentre semmai è vero il contrario.

I Nostri hanno scritto in tempi diversi, osservate ad esempio come, agli inizi del XX secolo il Dottore avvertiva ben poco il pericolo dialettico: non era una priorità che andava affrontata per le anime dell’epoca. Poi il Tempo galoppa ed il verbale astratto (dopo la II Guerra mondiale) afferra la coscienza umana ed è contro questa nullificazione che principia l’insegnamento di Scaligero (credo che ora, dopo solo poco più di trent’anni, Scaligero stesso si esprimerebbe già  diversamente). Comunque egli, vedendo l’incapacità degli antroposofi e dell’umano generale, di risalire oltre la forma delle descrizioni e delle conseguenti impressioni, a dir poco primitive (nei Paesi di lingua tedesca fioccarono grafici o persino artistiche stampe riassumenti tutta l’evoluzione cosmica, dall’antico Saturno in poi e testi riassuntivi facilitati), elaborò un linguaggio che porta alla massima tangenza l’esperienza interiore nel modo della forma. Ciò sfugge, e di solito non resta nulla nel cervello fisico: la “difficoltà” di cui tanto si ciancia risale all’incapacità di volere il pensare, che non è un prodotto della materia e nemmeno una sorta di eco vocalica. Occorre muovere il pensiero, ossia tendere a sperimentare.

Il comune “ricordare”, nel campo in cui si tratti di Spirito, fa un male della malora: lo si estrae dalla corporeità contaminato da molto del buio che c’è in questa (l’odio del doppio arimanico). Poi ci si domanda del perché degli eterni contrasti personali che fanno da sfondo fisso tra discepoli, magari della medesima scuola. E’ del tutto possibile che impiegando più energia nei processi conoscitivi e nel lavoro di ascesi questi scontri si esaurirebbero per motivi di lavoro e di livello.

*

E qui, scusate, passo ad altro tema:  chiedo, seppure nella contingenza delle cose del mondo dove si scambiano sempre apparenze per sostanze, se per caso  mi è forse stato proibito esprimere al minimo un giudizio? Chi non me lo permette? Dovrei infilarmi in testa e in bocca una mordacchia per non urtare la dogmatica orba di Tizio o Caio?

Il giudizio, non proprio positivo, che ho espresso su parenti di Scaligero, beninteso per quanto si svolse in tempi successivi alla sua scomparsa, ha infuriato molti. Vi sono state pressioni un tantinello ardite (forse eccessi di buona volontà per farmi convertire a conversioni verso cui non convergo): tutta roba ridicola, spero, e che tengo in nessun conto .

Tali reazioni ad un’opinione fondata, se non fosse altro, sulle tombali parole di Scaligero, che si vogliono dimenticare o non tenere in alcun conto, dimostrano almeno in parte l’assennatezza dell’iconoclastia che mi si contesta.

Sembrano esserci, nel panorama antroposofico, figure che sono intoccabili, che se le sfiori con un pensiero che non sia di devota adesione, sei condannabile per blasfemia! Già quello che dissi, in semplice onestà, ovvero che sulla signora berlinese sospendevo ogni giudizio mentre ero rimasto basito dalla scolastica simil-guenoniana dei suoi difensori, ha sollevato il polverone della “lesa maestà” e volgari critiche su quanto mai avevo né pensato né scritto ma che mi sono state cucite addosso da chi mi fu amico fin l’altro ieri e che ora, per motivi a me estranei, pare traboccare di avversione distillata.

Ragazzi, documentatevi con cuore ed intelletto: e scoprirete che i migliori discepoli di Steiner furono quelli che seppero mantenere una ferma (persino feroce!) autonomia e capacità critica nei  confronti suoi e delle discipline sino a quando la loro stessa esperienza confermò le indicazioni del Dottore e la sua grandezza: ma è questione di autonomia interiore, di intuirne il valore. Se questa manca parlo al vuoto.

Però il polverone è conturbante e potrebbe essere esaminato alla luce delle abbondanti indagini del dottor Freud riguardanti le pulsioni verso das Mutter  più che con i mezzi della Scienza dello Spirito. Comunque, a chi sta davvero fuori dalle beghe di bottega, pare piuttosto che si tratti di un fenomeno di antroposofismo misticizzato e inchiodato, ridotto (pure quello!) a chiesismo, chiesismo ruzzolato nei settarismi esasperati dove ricerca e conoscenza sono astrazioni dissacrate, ammazzate e ben  sepolte. Ho potuto constatare nel nostro Paese, un po’ dappertutto, come tante anime intrise di cattolicesimo (e pure da ismi di lega inferiore), scivolino senza alcun mutamento interiore verso ammaestramenti scientifico-spirituali: il risultato è un ircocervo che trasmette il peggio del primo nei secondi.

Si è giunti ad un punto tale di ipogeica bassezza che chi ascoltò per molti anni il verbo della saggezza, oggi irride chi sa meditare nella propria stanza o, se volete, nella sua yurta o nel teepee (all’aria aperta, probabilmente, il giudizio non cambierebbe) snaturandone la realtà come se chi medita contemplasse inebetito il proprio ombelico. Però vige ancora e sempre la speranza che arrivi qualcuno che sia portatore di una rinascenza, come un vento di freschezza giungente magari da Berlino o da Singapore. Che arrivi da fuori e da lontano. Mi dispiace.

Così l’Io che si è, anche se non pare molto, viene sempre lasciato indietro: certamente sembra che non abbia dato granché… eppure nel lungo termine una incrollabile dedizione e una grandissima pazienza a opera dell’Io cosciente sarebbero già il miracolo che non arriva mai quando lo si cerchi fuori e a caso. Se si attinge al coraggio di guardare la situazione come essa sia, senza fantasie consolatorie, non dovrebbe essere impossibile realizzare quanto la via sia stata percorsa poco e male. E chi, sedotto da nebbie mistiche o  da viziate svogliatezze, ha svolto poco e male il compito, con quale diritto sfrutta la dabbenaggine della gente?

Piuttosto pare che l’idea dell’azione si traduca, a conti fatti, nel fare da appassionati campioni degli “occultologi fuori di testa” (termine felice apparso sui quotidiani nazionali) e dei volponi venditori di corsi di puzze fritte. Questa è l’azione? Ma va?

Lettori interdetti si chiederanno in cosa queste ultime righe abbiano a che vedere con gli scritti di Steiner e Scaligero: potrei rispondere: poco o molto o niente del tutto: dipende dal punto d’osservazione.

Molto di questo ambaradan –  certo malamente – di cui ho scritto, si presenta come parte del quadro che davanti alla conoscenza (Steiner) o nell’esperienza (Scaligero) non dovrebbe neppure esistere: adesione alle fantasie della psiche e fede in ciò  che è il rifiuto o l’oblio della conoscenza o esperienza che, in alcuni momenti in talune figure, forse almeno come direzione, inizialmente ci furono. Oggi però costoro paiono ricordare ciò che resta dopo aver bevuto a garganella dalla spumeggiante acqua del Lete.

Il pensiero della testa, nel vero esoterismo, non è sufficiente. I sentimenti della zona mediana, nel vero esoterismo, non sono sufficienti. Mentre cercare costantemente in altro ciò che urge nell’Io è il capovolgimento dell’assunto apicale della moderna Scienza dello Spirito.

A meno che non risulti una strutturale incapacità di discriminare tra ego e Io, tra anima e spirito. Allora si sparano continue bordate contro l’uno o l’altro solo per questioni di carattere, che, per analogia è soltanto la carta, la confezione e non l’oggetto. Con quale metro si invalida tutto? E dietro una sottile facciata di comprensione o accondiscendenza  più falsa di Giuda, vedi tutti i colori umorali che si sventagliano: dal risentimento per passare all’antipatia sino al livore ed all’avversione più radicale.

Il nocciolo del problema  resta sempre una questione di livello: rigorosamente distinto e distintivo rispetto alla sfera in cui si esplica il proprio inutile monologo discorsivo, vuoto di morale poiché consistente nella brama moralistica di riversare il proprio modo di sentire nelle altre anime. Genericamente, i detrattori grandi e piccini della via del pensiero (nonché i finti estimatori), mancano di disciplina interiore, né conoscono neppure l’ombra di cosa sia il volere super-personale. Questo lo scrivo con sicurezza certa: so che è così (ne uscirebbe un trattato). Sono intontite frange di pupari e pupi: corrotti dalla lunga frequentazione (fornicazione intrecciata) di personalismo e antroposofismo. Così tutto va ridotto al corpo morto della  scienza dello spirito subordinata ai propri fini.

Con le chiacchiere si è così lontani dalla vera Scienza dello Spirito che nemmeno si concepiscono le esperienze che il ricercatore trova lungo il cammino interiore che – santa pazienza! – è davvero un cammino su gradini illuminativi di percezione verso il riequilibrio degli eteri presso il cuore: da dove ascende in quieto, gioioso e inarrestabile impeto la potenza cosmica del Logos: mahâkâly ânanda.

E’ la forza che fluisce nel centro come nelle lontananze: si sperimenta quasi oltre la più intima realtà di noi stessi come essa sia l’illimitata portatrice di salvezza, redenzione e trasformazione dell’uomo e del mondo sin dentro la mineralità di questi: giungere ad essa è azione vera, tentare di giungere ad essa è azione vera:  le discipline portano l’operatore ascetico ben oltre i limiti e i luoghi conosciuti dagli uomini ma non ci mondano interamente dalla nostra infamia quotidiana. Perciò, alla fine è la Forza ciò che si dona, che sboccia:  qui in Occidente possiamo chiamarla col nome antico di Misericordia divina: l’Avvocatessa che interviene a salvare l’anima dal giudizio schiattante degli Dei.

Le discipline che investono tutto l’essere divengono la retta domanda: solo alla retta domanda risponde il Cielo.

Ma anche nel suo minimo, nei più timidi vagiti, è questione di spirito, non di anima  quando e se questa viene confusa  con il calderone di istinti, vitalismi e passioncelle personali e talvolta di volgare benché astuto plagio. Che confusione, forcuti amici miei!

E’ sempre una questione di livello ma chi è prigioniero della propria anima non sa di che parlo.

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 4 MARZO 1978

Massimo Scaligero

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04.03.78

(cliccare sulla data in azzurro per ascoltare)

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“Le divinazioni e gli auspici in rapporto all’interiorità dell’uomo: le loro legittimità.”

Prevedere-futuro

Noi non ci dobbiamo preoccupare dell’avvenire, perché l’avvenire lo creiamo, e se qualcuno ci indovina, che uscendo di qui, e passando per Via Cavallotti, ci cade una trave in testa, che facciamo? Non ci passiamo? E allora quella ci aspetta. E noi ci passiamo: ma allora tanto vale non saperlo.

E quindi dove troviamo indovini che ci predicono… cerchiamo di essere un po’ sagaci, non abbiamo proprio bisogno di prevedere niente.

Altro è, per esempio, che noi sappiamo certe linee, conosciamo certe linee dell’evoluzione, per cui sappiamo che cosa avviene in una determinata epoca, se certe condizioni interiori vengono o non vengono osservate. Questo è importante, sì.

Possiamo anche essere depositari di certe profezie, ma tutto questo funziona soltanto secondo uno spirito sagace che non se ne serve per fare il furbo con il destino, perché se un saggio sa che passando per Via Ciceruacchio gli cade il mattone in testa ci passa, e si fa cadere il mattone in testa.

D’altra parte ci possono essere anche degli… non dico Iniziati, ma illuminati che riescono a vedere qualche cosa del futuro.

Se sono veramente saggi tacciono. Se invece cominciano a fare mostra della loro bravura forse sono degli imbroglioni. Oppure può darsi che una volta indovinano e un’altra no, e qui siamo già su un piano che non è molto serio. Comunque l’argomento è interessante da un altro punto di vista, perché noi possiamo veramente prevedere il futuro, ma in quanto siamo capaci anche di ritornare indietro nel tempo, e allora questa veramente è un’esperienza di autocoscienza in senso superiore, che però non ci serve per fare gli astuti con il destino.

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L’uomo da sempre è un dio con la preghiera e con il rito. Così dice il vangelo, così conferma il miracolo. Perché ora dici: “E’ il pensiero”? Il messaggio che il Christo ci ha dato è: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Perché tu dici che il Christo è  portatore dell’Io? – Non lo dico io – Perché Teosofia e non Teologia? E su quale posso realmente dire: “Io credo in Gesù”? E su quale delle due posso realmente dire: “Io credo”?

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Dunque… l’uomo è un dio… La differenza tra il Buddha e un uomo qualsiasi è questa: che il Buddha sa di essere il Buddha, e l’uomo qualsiasi non lo sa, e quindi patisce. Così l’uomo da sempre è un dio con la preghiera e con il rito. Però i tempi son cambiati e, salvo San Gennaro e Padre Severino, oppure Padre Igino, perché Padre Pio è morto, è sempre morto… – la preghiera voi sapete che non l’abbiamo mai fatta mancare nelle nostre operazioni e che noi crediamo al miracolo, però… : il pensiero… Senza pensiero non facciamo niente. E qui non sto a rifare tutta la storia, perché ne abbiamo scritte di cose sul pensiero.

Tuttavia i guai di questo tempo io credo di poterli riassumere in una sola situazione, che è terribilmente semplice, come l’uovo di Colombo: che gli uomini credono che il cervello pensa, e anche quando non lo credono si comportano come se ci credessero, per cui se da questo cervello che pensa viene il materialismo, coloro che credono di combatterlo sono materialisti di un altro colore, e si azzuffano tra loro perché sono da una parte e sono dall’altra, ma tutt’e due son materialisti, e non si esce se non si riesce a capire questo errore tragico: che da una parte è… proprio si può dire la sintesi del fondamento di tutta una dottrina, e che noi dobbiamo dire che in questo senso è la più coerente e la più rispettabile perché almeno è… lo dice, che ha questo fondamento. Mentre quegli altri che parlano di Spirito, di superamento del materialismo, di moralità superiore, sono nella stessa situazione, soltanto che hanno un linguaggio diverso, l’unica cosa che li differenzia è un sentimento diverso.

Perché stiamo dicendo questo? Questa domanda del nostro potentissimo… anzi ultrapotente, è simpaticissima perchè ci fa riassumere tutto. Perché?

Perché una volta la situazione dell’uomo non era questa, quindi c’era un uomo il quale aveva il cervello… pero’ certi cervelloni… Però intorno a questo cervello c’erano delle anime che erano capaci di guardare senza cervello… ahi, che ho detto!… guardare indipendentemente dal cervello: e che perciò avevano delle grandi intuizioni. Per esempio se noi prendiamo i pensatori greci, perché erano grandi? Perché avevano ancora una struttura eterica del pensiero indipendente dalla cerebralità. Infatti sono tutti dei grandi intuitivi.

Tutto questo noi, sappiamo che è così, lo possiamo apprendere dalla Scienza dello Spirito, però coloro che fanno esperienze di pensiero lo sperimentano questo, perché sanno che ci sono dei momenti in cui si è liberi dalla cerebralità e si penetra in certe realtà in una forma obbiettiva, precisa, determinata; altri momenti in cui si è nella cerebralità e si è tanto intelligenti, tanto logici ma d’una ottusità allarmante, per chi già sa come stanno le cose naturalmente, allarmante perché l’ottuso di natura è tutto, ha lì tutto il suo mondo, però uno che fa esperienza di pensiero sa benissimo che tutta l’anima dipende dal fatto che la coscienza è cerebrale. E quindi si può essere teologi secondo San Giovanni della Croce, perché quasi tutta la teologia mistica è fondata sulle intuizioni e le visioni di San Giovanni della Croce; si può essere formidabilmente religiosi, amici della preghiera, del miracolo, di tutte le forme della devozione rituale, ecc., e tuttavia il pensiero condizionato dalla cerebralità è tutta una retorica, perché quella teologia è una chiacchiera e non ti fa fare niente oltre il limite dialettico cerebrale: non c’è nessun contatto col sovrasensibile, e il minimo contatto che ci può essere è un contatto sentimentale oppure di teologia esaltata. La religione si trova a questo punto, e dobbiamo riconoscerlo se no non usciamo dai guai, perché bisogna che veramente una certa corrente, una minoranza umana compia il passo oltre la prigione, il carcere cerebrale.

E’ veramente un carcere perché c’è una filosofia, e quando noi diciamo filosofia qui ci mettiamo tutti i filosofi, perché?: “Ah, c’è Hegel!”. Sì, ma l’idealismo che cosa ha fatto per impedire che nascesse il materialismo? Non ha fatto niente. Ha semplicemente chiacchierato, ma non c’è niente che noi, pescando nell’idealismo troviamo come un metodo per superare il materialismo. Per poter compiere quest’ impresa abbiamo dovuto trovare uno yoga superiore, che poi era un pensiero occidentale, dopodiché abbiamo riconosciuto lo Steiner, colui che portava il messaggio del pensiero vivente e ci indicava la Via di Michele, e quindi la redenzione del pensiero. E se uno ama la religione deve redimere il pensiero, perché senza il santo pensiero non si può percorrere la via della santità.

Quindi, questa è la vera Theosophia, perché la vera, la sana esperienza del pensiero ci porta a percepire la zona in cui ciò che ci dà le basi della coscienza affonda nel Divino, e questa comincia ad essere la vera esperienza religiosa. E se non c’è questo non si può più parlare di religione se non in termini sentimentalistici, retorici, che sono ancora buoni per un certo livello umano che ha bisogno ancora di pastore, è al livello del gregge, quindi ha bisogno del pastore, ma guai se il pastore è il lupo camuffato da pastore, e questo pericolo c’è, anzi. Quindi è un ripiego: perché il gregge possa un giorno essere condotto a una esperienza dello Spirito occorrono delle Guide spirituali, ossia occorrono degli esseri che abbiano superato questo carcere della cerebralità.

Quindi l’amare il prossimo… “Ama il prossimo tuo come te stesso” è bellissimo, è veramente una formula meravigliosa; però uno può anche dire “E’ bellissimo, io voglio fare questo” dopodiché finisce tutto lì perché appena passa per Via Cavallotti incontra uno che je pesta il piede… : “Ahò, beh?!?” e lo vorrebbe uccidere, oppure arriva quello delle tasse… addio “Ama il prossimo tuo come te stesso”, perché che cosa è questo? E’ un sentimento e questo sentimento bisognerebbe tradurlo in una idea, questa idea in una forza, questa forza deve caricarsi di volontà e allora diventa potente come un istinto. Se diventa potente come un istinto allora avrete Madre Teresa di Calcutta, la citatissima, perché… le siamo molto grati perché ci abbiamo un esempio a cui ricorrere continuamente. Dove la piglia la forza di volontà questo essere? E’ eccezionale perché non conosce certamente la Via del Pensiero ma la forza ce l’ha, ma noi conosciamo l’origine di questa forza. E’ la stessa forza che in altri agisce negativamente come potenza d’istinto. Infatti gli uomini quando sono fatti forti degli istinti sono formidabili, perché non è la forza loro, non è la forza della volontà, è la forza dell’animalità istintiva. Ora, quando la nostra volontà, liberata dalla cerebralità riesce ad avere la stessa forza nell’amare il prossimo come te stesso allora realizziamo il Christo. Ma vedete che si tratta di superare sempre quel limite. Quindi mi pare di aver risposto al potentissimo amico.

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Qui ci avremmo una domanda del Filarcante, uno che firma il “Filarcante”. Dice “Intesa sull’orientamento verso la cultura, un nuovo Platone, tanto per intenderci, vorrei sapere: questo nuovo Platonismo si continua in quello che sfociò alla fine del secolo 16° nel chiaro bruno di Nero Giordano”, ah, il Giordano Bruno. Sic sunt bona nostra!

E questo va benissimo, perché prelude qualche cosa che noi dovremmo realizzare un giorno mediante la Tripartizione.

Questo ci rimanda a quella meravigliosa immagine mediante cui il Christo indica – non solo instaura la Eucarestia,  ma indica – il vero senso della liberazione dell’uomo. Ma siccome qui c’è una domanda che mi porta proprio a quest’argomento, la prendo subito, e dice:

“Il pensiero liberato come memoria del Logos”

schiavi ai lavori forzati -

Ecco, avevamo parlato appunto del pensiero celebrale che non è libero, perché determinato dai dinamismi cerebrali, quindi la lotta è lunga.

Ora quando il Christo istituisce la Eucarestia dice “Fate questo in memoria di me”, ricordate chi sono Io: ma questa memoria è una memoria cosmica, ossia, ricordate che sono l’origine del Sole, l’origine della Terra, l’origine di tutto ciò che della Terra è solare; e poi nella coppa, dà la bevanda che il nuovo patto…

Però tutto questo ci rimanda a quello che Lui dice, con cui risponde alla tentazione di Arimane, quando parla del pane. A quella tentazione il Christo risponde dicendo: “Non si vive di solo pane”. E lì il Vangelo dice che dopo, Arimane si allontanò, ma per poco tempo;  qui abbiamo il commento del Dottore che dice: “Sì, perché?”

Perché c’era una sostanza arimanica, che è il metallo della terra, che avrebbe agito in Giuda perché i trenta danari erano argento. I metalli argento e oro sono metalli arimanici.

E finché il pane si paga con metallo arimanico, quel pane non dà nutrimento spirituale, invece Lui lo dà come qualche cosa che non soggiace ad Arimane, questo nutrimento.

Ora pensate alla Tripartizione, in cui c’è un’idea luminosa, che farà – se le cose andranno bene, fortuna dell’avvenire – che il lavoro non deve essere pagato, che uno non deve lavorare per vivere, perché il lavoro non è comprabile, e quindi il pane non deve soggiacere al danaro; ossia il pane è il frutto della terra, ossia il frutto dell’ antico Sole, e quindi viene, è il Corpo del Christo,  infatti ecco l’Eucarestia, che è questa.

Però finché Arimane domina il pane mediante il danaro, quel pane non può aiutare l’uomo.

E’ quindi l’idea luminosa, … che però bisogna andare cauti a dirlo, perché sennò ti pigliano per pazzo, e già è avvenuto che dicessero “queste sono utopie…”, ma realmente se si vuole uscire da questo carcere di cui dicevamo,  si deve capire che il lavoro non può essere comprato: il lavoro non è merce,  e che bisogna liberare il pane dal metallo arimanico, e allora finalmente avremo via libera verso il Logos.

E questo pensiero liberato, che cosa è, se non quello di cui dicevamo prima,  che è il pensiero che supera il limite celebrale.

Il limite celebrale è un limite arimanico.

Noi sappiamo benissimo che l’uomo è dominato nel pensiero dalle potenze arimaniche e luciferiche, e che rari sono gli esseri che non vengono dominati così.

Coloro che conoscono la meditazione sanno che sforzo doloroso devono compiere per aver un pensiero che non sia dominato dai due, perché quotidianamente noi dobbiamo pensare secondo un condizionamento.

E siccome per l’umanità attuale c’è il pericolo – dal punto di vista arimanico – che l’uomo cominci ad avere un pensiero autonomo, Arimane ha fatto un grande giuoco col distruggere l’economia terrestre, in modo da arrivare a una preoccupazione continua in tutta la Terra per la vita, per il sostentamento quotidiano, in modo che l’uomo non abbia più tempo da pensare alle cose dello spirito, e quindi la preoccupazione per l’esistenza – il mezzo diventa il fine – e in questo c’è riuscito: perché Arimane sa benissimo che se degli esseri possono esseri indipendenti da questo, hanno la sagacia di usare bene il loro tempo, ossia la sagacia di dedicare il tempo alla meditazione, che diventa sempre più difficile, perché il tempo ci viene invaso dalla serie degli incidenti del giorno.

Quindi questa lotta sarà vinta dai portatori del Logos Solare, quindi “Portae inferi non praevalebunt”. Tuttavia bisogna guadagnarselo, con volontà decisa, e con coraggiosa insistenza nel giusto atteggiamento.

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E adesso….

”Io mi sento nel sentire, come è possibile volersi nel volere, onde realizzare il Christo in me?”

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La chiave è sempre il pensiero.

E poi dobbiamo ricordare la tecnica che è suggerita dal Dottore.

Nel pensare si può dire che noi ci dobbiamo mettere fuori del pensare.

Infatti l’esercizio della concentrazione ci porta ad obiettivare il pensiero, e dobbiamo insistere a lungo proprio per poter vedere il pensiero come un ente dal quale siamo indipendenti, un ente che ci dà l’esperienza dell’identità dell’Io, perché finalmente l’Io, piuttosto che essere riflesso dalle sensazioni fisiche, per cui siamo continuamente alla mercé di tutto quello che fisicamente accade, viene riflesso dalla corrente eterica del pensiero.

E lì noi abbiamo la prima immagine dell’Io.

Avuta questa immagine, l’Io ha una indipendenza, consegue una indipendenza, per cui vede le entità del pensiero obiettive, fuori, e gli esseri che portano il pensiero, sia degli spiriti elementari sia cosmico, sono delle entità da cui l’uomo si distingue, quindi c’è proprio un distacco dell’Io dal pensiero.

Diversa è l’esperienza del sentire: nel sentire dobbiamo sentirci dentro.

Se siamo capaci di questa indipendenza dal pensiero, noi possiamo avere la vera esperienza del sentire entro il sentire: bisogna tuffarsi nel sentire, come qualcuno che si tuffa nell’acqua, però sa nuotare, oppure come un pesce: perché il sentire è simboleggiato dalle acque, e nelle acque il pesce si trova molto bene, perché non è afferrato dalle acque, scivola nelle acque, non è prigioniero dell’acqua il pesce, ma è libero, guizza dove vuole, non solo, ma… si potrebbero dire diverse altre cose.

Comunque entro il sentire.

Allora noi ci sentiamo in una zona in cui agisce il Logos, perché questa domanda dell’amico che parlava del Christo ci rimanda veramente a questa esperienza del sentire, che non può venire se non c’è liberazione del pensiero.

Quindi difficile farlo capire a coloro che non conoscono la Scienza dello Spirito, perché altrimenti si sperimenta un sentire inevitabilmente luciferico, soggettivo, chiuso dentro di noi, che può anche avere esaltazioni, quelle esaltazioni sono veramente retoriche, tant’è vero che la Chiesa per secoli ha sempre temuto in certi mistici simili esaltazioni, e giustamente! Si può avere invece l’esperienza mirabile del sentire come il sentire del Logos, allora si comincia ad avere una sintesi di pensare e sentire, questa è la Via di Michele.

Infatti entusiasmo per il pensiero puro è il vero sentire.

Per il volere, invece, le cose sono diverse: si tratta di sentirsi al di sopra del volere, come uno che sentisse al di sotto di sé un cavallo. Entro… dunque…: dinanzi al pensiero, entro il sentire, al di sopra del volere; come se il volere fosse una forza che noi vediamo scorrere nelle membra, nel sistema di ricambio.

Naturalmente tutto questo deve essere tradotto in immagine pertinente, non è niente di astratto, risponde veramente ad una configurazione occulta dell’esperienza. Se noi ci identifichiamo con il volere in altre zone dell’essere, questo è provvisorio; anche nella testa ci possiamo… se noi, per esempio, sentiamo il punto in cui nasce il pensiero e sentiamo veramente scaturire il pensiero, è un’esperienza abbastanza lucida e viva, e direi… benefica. In quel momento c’è una corrente del volere ma tende a scendere in basso e lo stesso può avvenire anche nel cuore.

E l’esperienza, invece, del volere, autentica, è qualche cosa che ci porta a vederlo come un sostegno di tutta la vita, della vita, alla stessa maniera che gli arti sostengono, sì, gli arti, ma specialmente gli arti inferiori, sostengono tutto il corpo.

Il tronco non ha nessuna partecipazione a questo e il volere bisogna sentirlo come una corrente indipendente dal tronco. Il tronco deve riposare, perché è il punto in cui operano le forze della Buddhi, ossia del Sentire Superiore, quindi del Logos, e deve essere lasciata una grande quiete a questa zona, perché le potenze del volere possano essere al massimo dinamiche, e allora questo volere ci aiuta, ma noi dobbiamo aggiungere che giovarsi di questo volere, implica dei doveri interiori precisi, perché siccome dà una grande forza, bisogna poi questa forza usarla saggiamente, altrimenti… basta un uso irregolare di questa forza e non solo sparisce l’esperienza ma avvengono cose piuttosto pesanti.

Quando questa corrente della volontà è in accordo con l’Io, quindi con il pensare e il sentire, allora veramente si può sentire l’ Io Superiore, l’Io in se stessi e questo è come dire: “Non Io, ma il Cristo in me”. Credo che non ci sia da aggiungere altro perché il tema è piuttosto delicato.

E adesso vediamo di concludere con una…

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 “Ci avviciniamo alla Pasqua, ora come non mai, in questi terribili giorni di tenebra dell’umanità, la nostra comunità spirituale dovrebbe meditare sulla discesa della sostanza del Sovrano Amore nei cuori degli uomini e nel cuore della terra. Perciò è importante riaccendere in noi, con il potere sacrificale della parola ispirata dalla diretta esperienza il ricordo del Sacro Evento, così che ne possiamo effettivamente essere degni.”

vegetaura

 (Marina Sagramora – Vegetaura)

Sì, l’evento della Pasqua si prepara anche con un mutamento nella vita della natura, con un irrompere delle forze vitali della natura, che per questo devono servirsi di spiriti elementari superiori e di spiriti elementari inferiori.

In questo processo, le entità luciferiche e le entità arimaniche tendono ad afferrare l’uomo: le entità luciferiche mediante la respirazione, le entità arimaniche mediante la sollecitazione di tutti i processi minerali che dal profondo vengono mossi dalle radici delle piante. E quindi c’è un processo che noi possiamo chiamare minerale-calcareo mediante il quale le potenze arimaniche superano diaframmi e dal profondo della terra tendono ad elevarsi verso l’uomo, per il fatto che nelle piante avviene un trapasso di queste forze e poi l’uomo ne viene assediato e quasi reso ottuso, per il fatto che la gioia vitale della primavera lo rende ottuso.

Ecco, questa è un’ osservazione che possiamo ricollegare col fatto che l’uomo è diventato un essere cerebrale e che quindi quando sente gioia, è difficile che sia una gioia dello Spirito, è una gioia animale. Quindi tutto quello che viene come vitalità della primavera è preventivamente afferrato da queste potenze.

Nella primavera le entità luciferiche e arimaniche sono congiunte per distruggere l’uomo e per un certo periodo ci riescono, è un periodo pericoloso. Ci riescono… ah, l’uomo è difficile che se ne accorga però… se segue bene se stesso se ne accorge. E specialmente coloro che hanno una vita interiore ritmica si accorgono che prima della Pasqua c’è una lotta per mantenere l’Io indipendente dai processi vitali della primavera.

Bisognerebbe andare in campagna e avere un’esperienza pura della nascita, dello sbocciare delle gemme, dell’aprirsi dei fiori, e superare l’elemento animale ed estetico anche – perché estetico/sensuale – per poter afferrare ciò che di cristico c’è nelle forze della primavera. Ossia sono forze di nascita che però, qui questa poesia della primavera la cogliamo in un fatto esteriore, però dobbiamo anche pensare che ci sono forze che si imprigionano nelle forme delle piante per dare questa vita, quindi c’è un sacrificio.

Questo sacrificio però deve essere seguito dall’uomo, e l’uomo deve sentire la poesia di questo sacrificio e nella contemplazione pura dei processi di rinascita della natura, a cui non deve essere estraneo il pensiero dell’autunno – perché tutto questo deve essere sentito ritmicamente – con questo l’uomo redime, si rende indipendente dalle aggressioni luciferico-arimaniche, che si può dire che questo è il periodo dell’anno in cui queste entità hanno la speranza di distruggere l’uomo.

Voi potete dire: ma che se ne fanno se l’uomo è distrutto? No, perché loro pensano di incamerarlo, Lucifero, in una zona in cui lui vive spiritualmente e Arimane nella terra. Tutto questo a un certo punto viene… subisce un colpo di scena: nella Settimana Santa si acuisce la tensione, però coloro che meditano possono anche sentire la vita del Graal e prepararsi… preparare l’anima al Venerdì Santo e riconoscere la storia di Parzifal. E se arrivano a quella settimana con animo desto, allora l’evento della Pasqua ridà ad essi la forza, ridà l’elemento magico-solare di cui hanno bisogno. Naturalmente noi ci riserviamo di parlare di questo quando l’evento è più vicino, in maniera da poter dire qualche cosa di più pertinente riguardo alla Resurrezione.

In questo evento della Pasqua noi abbiamo l’occasione di collegarci con quello che di vivente oltre i processi luciferici  e arimanici è nella natura, però dobbiamo essere persuasi che non si tratta di niente di vitale, e di fisico: si tratta di processi assolutamente interiori che però, nelle fioriture, nel verde, nel verde tenero della pianta, nell’irrompere della vegetazione ha un simbolo; ed è difficile liberare questo simbolo dalla retorica estetica e dal piacere vitale. E’ qualche cosa di più sottile, di più radicale che ci rende capaci di sentire, nella primavera, la forza della Pasqua. Il pensiero della morte e della Risurrezione ci aiuta a sentire il valore vero della primavera. E questo lo possiamo fare fin d’oggi, qualcuno si può anche giovare, per esempio, della descrizione della Emmerich.

MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

DUE PENSIERI INEDITI DI MASSIMO SCALIGERO

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Abbiamo scritto, in precedenti articoli, alcune cose sul Gruppo di UR, che negli Anni Venti del trascorso Ventesimo Secolo pubblicò la bella e importante rivista omonima. Rivista che uscì a fascicoli per iniziativa del fiorentino Arturo Reghini, il quale – a causa della sua esposizione personale e delle persecuzioni, che nei suoi confronti giunsero persino ad aggressioni e tentativi di assassinio – fu costretto ad affidarne la direzione al non ancora trentenne Julius Evola, il cui comportamento si dimostrò tutt’altro che corretto, provocando infine la chiusura della rivista stessa. Il Gruppo di UR non si esauriva nella pubblicazione della suddetta rivista, comportando anzi una cerchia di personalità che agivano sia individualmente che in comune ad «operare» in vista della realizzazione della Iniziazione effettiva.

Lo scioglimento della rivista portò ad una separazione e ad una diversificazione delle varie componenti che, in precedenza, avevano operato in concorde unione spirituale alla realizzazione della finalità che ne costituiva la ragion d’essere. Da una parte, Leo-Colazza, Krur-Breno-Colonna di Cesarò ed altri che si riconoscevano nell’insegnamento di Rudolf Steiner, dall’altra Pietro Negri-Reghini, Luce-Parise che si riconoscevano nella Via ermetica e pitagorica, seguirono i rispettivi indirizzi. Evola, oramai era sempre più preso dal Tantrismo, da lui ampiamente rivisto e corretto per adattarlo alle proprie personali vedute, proseguì la sua via più o meno isolato. Per un anno pubblicò una nuova rivista col nome di Krur, che venne chiusa alla fine del 1929. Arturo Reghini tentò di ripubblicare la sua antica rivista Ignis, che però venne chiusa dopo il primo numero per ordine della Polizia. Si era già nell’atmosfera di quel disgraziato Concordato, voluto dal fascismo, tra Chiesa Cattolica e Stato italiano, che tante – troppe – sciagure doveva portare alla nostra amata Italia.

Il giovane Massimo Scaligero, ancor prima di conoscere Julius Evola, era già in contatto con Arturo Reghini e Giulio Parise, sin dai tempi della prima Ignis (1925), come scrive in Dallo Yoga alla Rosacroce, e rimase sempre in cordiale amicizia con loro.

È interessante notare il valore che Massimo Scaligero dava alle monografie originarie pubblicate nei fascicoli editi dal Gruppo di UR. Quelle preziose monografie vennero spesso profondamente alterate da Julius Evola nella pubblicazione dei tre volumi di Introduzione alla Magia, che vennero editi nel 1955 dai Fratelli Bocca – gloriosa casa editrice che venne fatta chiudere dalla mai troppo infamata Compagnia – e nel 1971 dalle romane Edizioni Mediterranee. Le monografie dei discepoli di Rudolf Steiner vennero profondamente alterate, togliendo tra l’altro ogni riferimento al suo nome. Altre monografie, di altri autori, furono addirittura soppresse. Il tutto secondo il libito e il criterio personale dell’autocratico Evola.

Il destino ha voluto che mi giungessero nelle mani alcuni fascicoli del Gruppo di UR, che erano appartenuti a Giovanni Colazza. Li conservo come un prezioso tesoro personale. Su uno di questi fascicoli, vi sono alcuni appunti a matita, scritti personalmente – la sua calligrafia, tipica, è riconoscibilissima – da Massimo Scaligero. Si tratta di una glossa, o breve commento, ad un articolo di Julius Evola, Sull’«eroico» e il «sapienziale» e sulla Tradizione Occidentale, apparso nel numero doppio 11-12 di UR, anno II, articolo che lo stesso Evola non ripubblicò, per qualche motivo, nelle successive edizioni del 1955 e del 1971 di Introduzione alla Magia.

Nella sua glossa, o commento, Massimo Scaligero, alla p. 322, «rettifica» e completa un pensiero di Evola, portandolo su un piano noetico e ascetico ben più alto. Poiché mi è parso che questo pensiero di Massimo Scaligero possa essere prezioso come tema di meditazione per chi sia impegnato con risolutezza nella Via del pensiero, ho deciso di farne dono ai lettori di Eco, certo che qualcuno tra loro saprà trarne grande giovamento nella Concentrazione e nella Meditazione. Eccolo:

urmas

«La conoscenza è la vera azione e l’azione la realizza, in quanto sia PURA. Chi agisce non essendo tratto da frutti o da scopi; mettendo al pari il vincere e il perdere, il piacere e il dolore, il bene e il male; non avendo sguardo né per l’«io», né per il «tu», né per l’amore, né per l’odio, né per ogni altra coppia di contrarî, insomma – volge oltre la condizione individuale. Nella sicurezza soprannaturale di una intensità-limite, la «vita» si capovolge in un vuoto che è «più che vita»: viene conseguito il contatto con uno stato di luce e di potere che sorpassa, doma e trasporta tutto ciò che è umano e fisico, aprendo vie a cose, animazioni e visioni altrimenti impossibili. È lo stato di entusiasmo per il mondo delle Gerarchie e per la realtà cosmica, che svincola il pensiero puro e ci dà la comunione con Michele».

A questa breve citazione, voglio aggiungere un altro pensiero di Massimo Scaligero, parimenti inedito. Egli scriveva alcuni temi di meditazione su dei foglietti di carta, che dava ad alcuni suoi discepoli, affinché li ponessero al centro della loro attività meditativa. Un amico, che negli Anni Settanta viveva a Roma, me lo volle trasmettere. Ed io lo ricopiai, grato del dono che mi veniva fatto. A distanza di oltre tre decenni da quando Massimo Scaligero ci ha visibilmente lasciati, desidero donarlo a mia volta a chi voglia consacrare la vita a quell’idealismo magico, che è l’essenza vivente e luminosa della Via del Pensiero.

«Il segreto dell’idea è il suo sorgere da un proprio centro, da cui attinge potere di vita: senza il quale non potrebbe valere nella coscienza. Con l’idea, la coscienza si trova dinanzi a un ente dotato di vita autonoma, avente in sé il fondamento, la scaturigine del proprio essere. Tale scaturigine è l’Io medesimo che contempla l’idea e in essa attua la propria vita cosciente».

 

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

PENSIERO E AZIONE INTERIORE

Michele

(Arcangelo Michele di Mara Maria Maccari)

L’essere umano, il cui cuore non sia sordo al richiamo della Parola dello Spirito, e la cui anima non sia opaca alla Luce dello Spirito, sente l’impulso e la necessità dell’azione interiore. Quest’azione si svolge simultaneamente in due forme, in due modalità che hanno, ognuna, un suo significato operativo. Questa duplice e simultanea azione ha due finalità interdipendenti: liberazione e libertà. Queste due parole possono apparire, ad un esame superficiale, come sinonimi, ma non lo sono affatto.

Liberazione è liberazione dal servaggio corporeo, ossia liberazione da quella condizione di degradante abiezione nella quale l’uomo è caduto, sino all’inversione della gerarchia Spirito-anima-corpo. In tale condizione l’elemento spirituale dell’uomo è paralizzato e in stato di sonno catalettico; l’anima, ubriaca di effimero e in stato di oblio della Patria Celeste e della sua natura originaria, è prostituita al mondo delle brame, ossia ai dèmoni che ne divorano la vitalità, ne deturpano e ne deformano caricaturalmente la bellezza; il corpo, invece di essere lo strumento dello Spirito attraverso l’anima per la conoscenza e  l’azione nel mondo, è – come affermavano concordi pitagorici, platonici e iniziati orfici – «tomba» e «prigione» per l’anima.  

Platone parla – nel Gorgia 493a, nel Cratilo 400c, nel Fedone 62b – di questa condizione di traviamento, di caduta, alle quali solo la Sapienza e l’Iniziazione ai Misteri possono porre rimedio. Figure mitiche e immaginative, straordinariamente simili, le ritroviamo nei Misteri orfici e dionisiaci, nei quali l’anima è dipinta come preda dei Titani, che ne fanno strazio, e nella Sapienza degli Iniziati Gnostici, per i quali la condizione umana è una condizione di esilio, di degrado, di stordimento e di oblio, alla quale l’uomo viene portato da quel «doppio malvagio», che gli gnostici chiamano «spirito contraffatto», riecheggiante il «cattivo pilota» della sapienza egizia.

Edesio di Cappadocia, discepolo del grandissimo Giamblico, fondatore della Scuola neoplatonica di Pergamo, Maestro di Massimo d’Efeso e di Giuliano Imperatore – secondo quel che riporta Joseph Bidez, nella sua splendida  La vie de l’empereur JulienParisLes Belles Lettres, coll. « Collection d’études anciennes »,‎ 1930, 1e éd., il quale cita dalla Eunapii vitae sophistarum – così disse al Giuliano suo discepolo: «Quando un giorno sarai iniziato ai Misteri, ti vergognerai di essere nato soltanto uomo!».

Nel XVIII secolo, il mistico di Amboise, in una certa misura «iniziato» agli arcani della Sapienza cristiano-kabbalistica, Louis-Claude de Saint-Martin, usava  parole molto dure – parole che Massimo Scaligero amava ripetere frequentemente – per stimmatizzare l’abiezione nella quale l’uomo è precipitato: «Piuttosto che parlare dello stato di abominio nel quale è caduto l’uomo, preferisco arrossire e indicare le vie del ritorno».

Massimo Scaligero riassume, nel 23° capitolo  del Trattato del Pensiero Vivente, diagnosi, prognosi, e terapia di questa difficile – oserei dire: disperata – situazione dell’uomo, con parole che più chiare non potrebbero essere:

«Naturalmente l’anima esprime il male del mondo, che non viene dal mondo, ma dal dipendere di essa dalla corporeità e perciò dall’aver essa smarrito la sua natura spirituale, cioè la forza che domina la corporeità. Occorre che agisca nell’anima qualcosa che, pur appartenendole, abbia il potere di trascendere la dipendenza di essa dalla corporeità e di ridestare in essa l’elemento paralizzato della perennità. Questo qualcosa è il pensiero, il moto originario della coscienza, che ogni volta, nel momento pre-cerebrale del conoscere, si accende della luce del Logos, ma ignorato, contraddetto nella riflessità. […]

Il vero «atto» è il volere del pensiero, cioè l’essere del pensiero, che incontra il Logos del mondo. Ma tale atto si apprende soltanto nella meditazione, o nella concentrazione: grazie ad esso si realizza nell’essere del pensiero l’essere del mondo, la scaturigine del Cielo e della Terra, il segreto della connessione originaria con ogni creatura».

E poco prima, nel 22° capitolo del Trattato, così diceva:

«La trascendenza del pensiero, ogni volta realizzata come determinazione, segretamente esige che tale atto doni la propria potenza: nell’immanenza sia ritrovato come potenza del volere il Logos. Il segreto di tutto l’operare, il soffrire umano, è questo: ritrovare la potenza dell’atto che ogni volta si compie, volitivamente pensando: la luce che risolve la tenebra della psiche umana».

La libertà è la libertà di compiere ciò che l’intuizione concettuale, scaturente dalla facoltà della fantasia morale come predisposizione caratterologica dell’uomo che abbia attuato la liberazione dai limiti somatici e psichici, percepisce del Mondo delle Idee e degli Archetipi come atto realizzatore dello Spirito. È un atto assolutamente libero, perché colui che così agisce non è condizionato da nulla: nulla che provenga dal passato, dall’educazione, dall’ambiente, dalla tradizione, dalla «natura» fisica o spirituale, può oramai più condizionarlo. Il suo luogo interiore, lo stato nel quale egli dimora, è il «vuoto».

«Le volpi hanno le loro tane, e gli uccelli il loro nido, ma il Figlio dell’Uomo non ha una pietra su cui poggiare il capo».

La liberazione dai ceppi della natura è già un primo atto di libertà dell’Io, dell’essere autenticamente spirituale: è un atto simultaneo. Più radicale è la purificazione attuata nella liberazione, più vasta e potente è l’azione creatrice dalla libertà, che va attuandosi. Gli Ermetisti, che si dedicavano alla Grande Opera dell’Alchìmia, solevano dire che «bisogna già avere dell’oro per fabbricare dell’oro». In questo senso, vale altresì il detto ermetico:

«La soluzione del fisso è la fissazione del volatile».

Quanto detto sinora esige una discriminazione di valori nei confronti delle molte «vie», che oggi vengono proposte al ricercatore spirituale. Da questo punto siamo di fronte ad una vera inflazione, ad una autentica alluvione nell’offerta, più o meno seducente o più o meno rozzamente volgare. Massimo Scaligero avverte che «non tutto quello che fuoriesce dalle dighe rotte è lo Spirituale». 

L’uomo è composto di corpo, anima e spirito.

All’uomo vengono oggi offerte vie e metodi di azione del corpo sull’anima, attraverso un uso decadente e distorto dell’antico yoga, o di metodi analoghi, di ginnastiche particolari con l’impiego di posizioni, movimenti ed esercizi di respirazioni, forme «accomodate» delle antiche asana e del pranayama, che oggi portano ad una accresciuta vitalizzazione dell’ente corporeo e ad un maggiore legame del legame dell’anima, della psiche, ai dinamismi del corpo. Il risultato è sempre quello di una ulteriore, ed indesiderabile, galvanizzazione della sfera istintiva che, nelle sue varie forme, sublimazioni e travestimenti, divengono sempre più ingovernabili. Una eventualità particolarmente pericolosa e deprecabile è quella che propone l’uso «magico» di droghe – il mito delle acque corrosive di certa magia equivoca – al fine di superare i limiti della percezione sensibile e della volontà ordinaria. Sia che l’accogliere una tale equivoca «proposta» porti alle allucinazioni e alla precoce dipartita per il regno delle ombre dell’Ade, sia che porti ad una, cosciente o meno, «magia di patto» con entità tenebrose, ed a un provvisorio correlativo ottenimento di «poteri», che verranno poi pagati a ben caro prezzo, ciò – come nel caso di ogni azione che implichi l’uso di forze corporee – non è azione spirituale.

Vengono altresì offerte vie e metodi dell’azione dell’anima, sia sul corpo che sull’essere spirituale dell’uomo. Tutto ciò può creare una certa confusione, ed anche molte illusioni. L’anima deve naturalmente essere trasformata, e trasformata radicalmente. Ma la forza trasformatrice come vedremo, non è all’interno dell’anima: sono le forze dello Spirito nell’anima, che possono trasformare l’anima. L’azione dell’anima sull’anima, normalmente, non esce dai limiti della «natura». Nella sua soggettività, una pretesa «via dell’anima» apre facilmente le porte alla sentimentalità, al falso misticismo, al visionarismo, a tutta una serie di menzogne interiori con le quali le forze corrotte dell’anima possono trasvestirsi. Rudolf Steiner dedicò tutta una serie di conferenze al tema di come nel misticismo deviato certi «trasporti» mistici non siano altro che una traslazione dell’erotismo sul piano astrale. A questa via «animica» e sentimentale, si aggiunge sovente un moralismo dal carattere dolciastro, decisamente stucchevole, che, malgrado una sorta di ideologia buonista ed «ecumenica», porta il più delle volte a forme di un’autentica intolleranza nei confronti di coloro che non vogliono omologarsi e trangugiare un tale immangiabile minestrone, nel quale tutto tende a diventare indistinto e vischiosamente paralizzante. Anche questa non è azione spirituale.

Nell’ambito delle varie «vie dell’anima», vi è anche il ricorso alla riesumazione di antiche vie e misteriosofie, alle forme rituali della magia cerimoniale, alle forme di una ecclesiale religiosità sedicente «gnostica», alle forme più folcloristiche di pratiche religiose mediorientali a sfondo sufico, indiane, tibetane o estremo-orientali. Il bisogno è invariabilmente quello di una «chiesa», di una «ecclesìola», di una conventicola, o petite chapelle, come la chiamano causticamente i francesi, nella quale si possa comodamente regredire ad una sorta di anima di gruppo, che è esattamente il contrario di una Comunità di spiriti liberi, autonomi e liberi. Anche il ricorso a tali riesumazioni «archeologiche»  non è azione spirituale.

Con grandissima facilità, l’Ostile, l’Avversario, il Principe dell’Oscuro Pensiero, l’Angra Mainyush o Ahriman della tradizione persiana, s’impadronisce di queste vie del corpo e dell’anima, e le usa per oscurare il potere discriminante del cercatore spirituale e per paralizzarne le forze interiori. Per l’Ostacolatore, tutte le dottrine, antiche o moderne, si equivalgono sul piano del disanimato pensiero riflesso. Poco importa quale dottrina, nobile o volgare, venga usata per ipnotizzare l’audace ricercatore, purché non ci si stacchi dal piano del morto pensiero riflesso. Poco importa all’Avversario dell’uomo se per incatenare alla propria natura senziente vengano sollecitati – ed anche eccitati – sentimenti, emozioni e conati mistici. Poco importa, infine, all’Ostile la predicazione di uno stucchevole moralismo, o l’idolatria – sentimentale, secondo Massimo Scaligero – di una morale guerriera, o eroica, o prospettante l’immagine mitica dell’Individuo Assoluto, dell’Unico stirneriano, o il Superuomo nietzscheano, purché emozioni moralistiche o tensioni volitive si muovano – malgrado ogni pretesa contraria – all’interno della natura animica ferreamente dominata dal legame dell’anima alla dimensione corporea, legame non conosciuto e non superato. Un tale inconosciuto superamento viene dall’anima – anche dall’anima mistica – segretamente temuto e avversato. Anche questa, dunque, non è azione spirituale.

Se non si vogliono fare illusioni pericolose, è necessario guardare coraggiosamente una verità oltremodo scomoda. Ossia che la stessa Antroposofia, se non si esce dalla paralisi del pensiero riflesso, non esce affatto dalla zona dominata dall’Ostacolatore. Sul piano del pensiero riflesso, i pensati «antroposofici» valgono tutti gli altri, valgono i pensati della scienza materialistica, i pensati della disseccata teologia tradizionale, i pensati delle vie tradizionali, delle vie mistiche, delle vie orientali, della filosofia idealistiche o materialistiche.  

La Via Solare, la Via Vera (come talvolta Massimo Scaligero la chiamava) dell’epoca dell’anima cosciente, ossia la Via che non erra e non mena alle illusioni, alla catastrofe dell’impresa spirituale, non può essere che una via nella quale lo Spirito agisce direttamente su se medesimo con mezzi spirituali e, di conseguenza, poi, direttamente sull’anima  e indirettamente sul corpo. A questo riguardo, Rudolf Steiner è esplicito e chiarissimo. Nella conferenza del 3 agosto 1924, (che fa parte del ciclo Esoterische Betrachtungen karmischer Zusammenhänge. Terzo volume. Die karmischen Zusammenhänge der anthroposophischen Bewegung. Undici conferenze, tenute a  Dornach tra il 1° luglio e l’8 agosto, Rudolf Steiner Verlag, Dornach 1991)  parlando dell’azione dell’Arcangelo Michael nei confronti dell’uomo che cerca autocoscienza e libertà, così si espresse:

«Nun sind, und das ist für das Karma jedes einzelnen Anthroposophen von großer Bedeutung, die Michael-Impulse von solcher Art, daß sie tief und intensiv eingreifen in den ganzen Menschen».

Il che, tradotto nella bella lingua di Dante suona:

«Ora, e ciò è di grande importanza per il karma di ogni singolo antroposofo, gl’impulsi di Michele sono di natura tale da penetrare profondamente e intensamente nell’intero essere umano».

 E poco dopo aggiunge:

«Michael wirkt stark in das geistige Wesen des Menschen hinein. Das können Sie ja schon daraus entnehmen, daß er der Verwalter der Weltenintelligenz ist. Aber Michaels Impulse sind stark, sind kräftig, und sie wirken vom Geistigen aus durch den ganzen Menschen; sie wirken ins Geistige, von da aus ins Seelische und von da aus ins Leibliche des Menschen hinein».

Ossia:

 «Michael agisce fortemente nell’essere spirituale dell’uomo. Potete desumere ciò già dal fatto ch’Egli è l’amministratore dell’intelligenza cosmica. Ma gl’impulsi di Michael sono forti, vigorosi, ed essi agiscono a partire dallo spirituale attraverso l’intero essere umano; essi agiscono nello spirituale, e da lì nell’elemento animico, e a partire da questo dentro l’elemento corporeo dell’uomo».

E nella conferenza tenuta il giorno dopo, il 4 agosto 1924, aggiunse le seguenti parole:

«Denn wenn wir alles das zusammennehmen, was ich gerade über den, wenn ich es jetzt so nennen darf, Michaelismus gesagt habe, dann werden wir finden: die «Michaeliten» sind ja durchaus ergriffen in ihrer Seele von einer Kraft, die bis in den ganzen Menschen, auch ins Physische hinein, vom Geistigen aus wirken will»

il che, riportato nella nostra lingua, significa:

«Giacché, se consideriamo tutto quello, su quel che ho detto – se posso chiamarlo così – intorno al Michaelismo, troveremo allora che i «michaeliti» sono realmente afferrati nella loro anima da una forza, la quale partendo dallo spirituale vuole agire sin nell’intero essere umano, sin dentro l’elemento fisico».

Che lo strumento essenziale, assolutamente necessario di questa azione michaelita sia il pensiero, risulta da tutta l’opera di Rudolf Steiner, il quale chiama l’Arcangelo Michael «il fiammeggiante Principe del Pensiero».  Già nella Filosofia della Libertà troviamo scritto:

«Il pensare fa sì che l’anima, di cui anche l’animale è dotato, divenga spirito».

Questa citazione di Hegel, che il Dottore fa nel primo capitolo della Filosofia della Libertà, intitolato L’azione umana cosciente, dovrebbe fare molto riflettere, visto ch’egli aggiunge, a sottolineare la fondamentalità del pensare: 

«… dice Hegel con ragione, e perciò il pensare darà la sua impronta caratteristica anche all’agire dell’uomo».

Non si riflette che, senza il pensare umano cosciente, l’anima umana rimane al livello animale. Non si intuisce – ma questa sarebbe già un’azione spirituale – che il pensare volitivo è l’azione più cosciente che l’essere umano possa compiere: che il pensare è cosciente di se stesso, e che solo il pensare può rendere coscienti – normalmente sognanti e dormienti – anche il sentire e il volere.

Una volta di più siamo rimandati alla Concentrazione come all’esercizio che rende attivo in maniera immediata lo Spirito nell’anima. Così Massimo Scaligero nell’opuscolo degli esercizi:

 «Consiste nel riattivare le forze originarie della coscienza mediante la convergenza volitiva del pensiero su un unico tema».

In fondo tutti gli esercizi non sono altro che forme ulteriori della concentrazione, la quale , in quanto Rito della resurrezione del pensiero dal cadavere della riflessità, è l’esercizio michaelita per eccellenza. Si dirà che parliamo sempre della Concentrazione. Ma quale ne è la ragione? Se siamo invischiati sempre nell’identico problema, se siamo fermati sempre dall’identico limite, o come dice un mio caro amico – un fedele della Concentrazione da oltre quarant’anni – se, per usare un’espressione sportiva, «siamo sempre fermi ai blocchi di partenza», è inutile cercare cose diverse. Il rimedio, l’unico, è sempre il medesimo: la Concentrazione.

Possiamo dire, giustamente,  che il nostro Io è tutt’uno con l’Io dei mondi, che nel nostro cuore vi è una scintilla o una fiamma del Fuoco che anima l’Universo, che come esseri spirituali non abbiamo limiti di spazio, di tempo, di potenza, ma tutto ciò viene contraddetto dalla banalità del nostro esistere quotidiano, da uno stato di coscienza fiacco e crepuscolare, da una volontà sfilacciata e fangosamente istintiva. Da una parte affermiamo altamente la nostra natura spirituale, e dall’altra ci facciamo portare  a spasso come cagnolini da istinti, stati d’animo, da passioni talvolta ridicole, da pensati che non solo pensieri, ma parole e immagini in libera uscita. Unico rimedio efficace a tutto ciò, se vogliamo essere liberi dal servaggio corporeo e animale, se vogliamo agire liberamente per lo Spirito, è la Concentrazione.

Perciò continueremo a indicare la Via del Pensiero e la Concentrazione, e ci sforzeremo di mostrare che cosa non è azione spirituale.    

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

IO SONO (LA LUCE DEL MONDO)

- Golgotha -

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E’ vero: l’amore deve intridere noi e il mondo.

Ma quale amore?

Forse converrebbe prima studiare un abc dell’antroposofia e ripassare cosa disse in merito Rudolf Steiner.

Altrimenti con la ricerca di un pensare sentimentale, dure e serie discipline non interesseranno punto.

L’antroposofia si è aggrovigliata e impigliata, messa in stallo forse proprio in questo grande nodo che, se sciolto, davvero potrebbe liberarla per poterle permettere una invasione pacifica in quelle realtà che la rifiutano e la ignorano ancora.

Steiner stesso mise in guardia dalla inutilità – “chiacchierare a vuoto” – di rivolgersi direttamente ai sentimenti; il Dottore giudica questo modo di fare comodo e pigro, mentre ribadisce che la giusta strada è intrapresa quando il giusto pensare entra nel sentimento, dominandolo.

Troppo abituati alla prova tangibile dell’emozione, si scambia la presenza di questa per il sentire stesso, e la si vorrebbe ogni volta suffragante il pensare, invece – quando assente – si condanna il pensare come inesatto e inaridente: ma Steiner definisce proprio questo apparente inaridimento ombra fortemente attiva della realtà del pensare, realtà intessuta di luce e immergentesi con calore nelle manifestazioni del mondo.

Questa ignoranza di base è la motivazione di tanto avversare La Concentrazione.

L’uomo ha un grande appuntamento a cui dovrebbe recarsi puntuale, e il Cristo ha indicato la Via, nel luogo chiamato Cranio.

Nel capo noi dunque dovremo imitare il Cristo, nella morte e nella resurrezione di quell’uomo che si rispecchia ora nel supporto cerebrale, credendo la sua immagine il reale se stesso; imitare il Cristo nella liberazione di quell’Io che riscalderà per sempre il cuore ora sognante, che rivificherà per sempre la volontà profondamente addormentata.

Comprendere ciò porta l’uomo a vedersi nudo completamente, impotente e povero assoluto, spoglio di tutto quello che lo aveva prima mistificato ai suoi stessi occhi, si trova sull’abisso: è a questo punto che potrà decidere in piena autocoscienza di intraprendere quella Via che potrà renderlo meritevole di incontrare il Cristo eterico.

Nella vera autocosciente azione interiore, nella fedeltà quotidiana all’Opera Solare, l’uomo dovrà donare la sua adesione totale; nel risvegliare ogni giorno il suo pensare egli potrà restituire a sé e al mondo la continuità della vita che ora è apparente così come in una immagine, in una foto, noi vediamo dimostrare la sua esistenza: un morto rappresentare, illudente la vita.

Il nostro Io non si trova fuori di noi in un astratto racconto o nelle parole dei grandi maestri. Non si tratta di partecipare ad una caccia al tesoro in un possedimento al di fuori di noi: noi siamo il campo. Studiando l’immenso dono di sapienza spirituale di Steiner abbiamo imparato che ora è giunta per l’uomo l’epoca dell’Io.

Si tratta di riconoscere questa straordinaria realtà, di dire Sì.

Di incarnare il Sì, adesso.

Si deve investire l’Io della sua autorità nei confronti dell’anima.

Non si deve rimanere immersi nei timori e nelle paure di staccarsi dall’abituale, automatico, retorico e sentimentale misticismo, per il rischio di inaridire e seccarsi, perché si può aggiungere unicamente nel togliere ciò che è superfluo e impedente la realizzazione del Se’.

E allora tutto il passato che è morto – che ci parla come un simulacro da secoli e secoli – potrà tornare a nuova vita: quella vita che non sarà più solo risultato di dono e grazia divina ma anche frutto di scelta libera e cosciente: “Svegliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà”.

Poiché tutta la saggezza del mondo racconta all’uomo e lo inebria: ma oggi l’uomo stesso è chiamato ad essere soggetto attivo della creazione, per partecipare di quella Saggezza che vive nella Luce.

Quando il Cristo venne nel mondo non fu accolto. Ora è il tempo di accogliere la Luce vera, quella che illumina ogni uomo.

In questa accoglienza e nel credere nel Suo nome, l’Io Sono, noi potremo avere il potere di diventare Figli di Dio: è per questa accoglienza che il Cristo dona di Sè una definizione che è la più grande dichiarazione d’amore all’umanità: “Il Figlio dell’uomo”.

Allora veramente noi saremo nel mondo ed esso in noi.

Questa Idea è venuto Steiner a indicare al mondo nel Mistero del Golgotha, con La Filosofia della Libertà.

Come incarnare La filosofia della Libertà Massimo Scaligero è venuto ad insegnarci, con grande umiltà e sacrificio; “assorto” egli stesso nel fondamento ha voluto poi essere strumento per i suoi fratelli: in tutto ciò ha sacrificato il suo essere intero, restituendo la Luce al suo intelletto, in prima linea nelle schiere di Michele – l’Arcangelo del Pensiero – ritrovando la divina Iside Sophia, il Graal, il solo e unico contenitore sacro capace e degno di contenere l’Acqua Viva, l’inesauribile Amore Immortale.

Savitri

MICHELE - La Via del Pensiero, PASQUA, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 4 APRILE 1979

Massimo Scaligero

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04.04.79

(cliccare sulla data in azzurro per ascoltare)

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“Come si fa a sapere se l’azione che si compie è quella giusta, o se invece il karma non richiede proprio quella che agli occhi degli altri uomini può sembrare ingiusta?”

dubbio

Questa domanda è interessante, perché le premesse … La secondaria è identica nelle due premesse, per cui… può sembrare ingiusta, anche se la decisione è assolutamente libera e quindi morale. Che sembri ingiusta o giusta, questo non ci deve preoccupare, per quanto una sagacia portata all’estremo ci deve far tenere conto che non solo noi ci dobbiamo preoccupare di una azione giusta, ma persino di un certo apparire, in maniera che non si creino equivoci, e che certe volte se noi ci limitiamo a compiere l’azione giusta senza curare la forma, noi possiamo essere fraintesi, e sul piano della forma agisce Arimane; ossia, qui intendiamo come forma l’apparire dell’azione, e quindi quando noi compiamo un lavoro di questo genere dobbiamo capire che se non l’accompagniamo sino alla fine rischiamo di perderla proprio nella sua espressione esteriore.

Ormai è rarissimo che uno pensi l’azione, compia quello che è giusto e poi tutto vada bene, bisogna che veramente si controlli anche l’espressione e il risultato, il chiarimento, salvo che non si tratti per esempio, di trasmissioni di disposizioni ad altri sui quali si riponga un’assoluta fedeltà, e allora si è sicuri che una certa operazione, per esempio, intervenire in una situazione delicata mediante un pensiero, si può anche incaricare una persona di questo, perché questa persona arriva prima. Se noi abbiamo la assoluta fiducia in questa persona, dopo aver dato questo ordine siamo tranquilli, perché questa persona sa benissimo… Questo per dire che non è sufficiente soltanto questo intento giusto, che però è già un’impresa che sia giusto, ma occorre veramente curare anche il particolare della realizzazione, altrimenti rischiamo continuamente di essere fraintesi, perché gli ostacolatori sono all’opera continuamente per un dovere cosmico, a frantumare tutto quello che noi cerchiamo di compiere secondo lo spirito.

Allora questo che noi cerchiamo di compiere deve essere talmente solido, che questa frantumazione non abbia nessun potere.

Ora, c’è un punto della domanda alla quale bisogna dire questo, rispondere così: ci deve essere quell’allenamento dell’ intuizione dell’azione per capire se, quando non si obbedisce a delle regole, ma si vuole veramente essere liberi, si intuisce l’azione giusta da compiere. Questo non può riuscire subito, ma ci vuole che ci sia un continuo allenamento in questo.

Questo allenamento a un certo punto dà luogo a una situazione meravigliosa, che è questa: che intuita la soluzione giusta di un problema, si sente come un consenso che viene dal cuore, non è che noi abbiamo operato sul cuore, ma indirettamente l’abbiamo fatto, mediante appunto questo moto puro del pensiero, e noi sappiamo che quando il pensiero è puro, e forte, è vivo proprio perché è in accordo con l’etere del cuore, non c’è bisogno che noi controlliamo questo.

Però avviene che quando si compie una certa azione si possa sentire un disagio, ed è il cuore che avverte che non siamo nel giusto, oppure sentiamo la gioia di avere veramente intuito quello che deve essere fatto, ma questo non ha niente a che vedere con il sentimentalismo luciferico, qui alludiamo proprio a un consenso del cuore che vale come una forma superiore di coscienza che bisogna guadagnarsi appunto attraverso questo allenamento. Ed è importante per uno di noi, per un professionista, per un medico, il medico per esempio si deve servire molto di questo, per sapere se ha dato il giusto consiglio, se ha intuito la diagnosi. Questo è un discorso che ci porterebbe abbastanza lontano, ma ad ogni modo uno dei principi è questo.

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“Mi succede spesso, specie la sera prima di addormentarmi, di provare un senso di angoscia, pensieri di morte che non so capire da dove possano venire, non è la paura che mi muove, ma che io possa concedere qualcosa alle persone che più amo, non è paura che io…” Ah, Ecco: “Non è paura che io muoia, ma che io possa cessare di dare quello che debbo alle persone che amo. Che cosa significa e che cosa devo fare ?”

angelo e giuseppe

Ecco, è una situazione dolorosa, difficiletta, però è una situazione che possiamo definire molto morale, perché se questa… la nostra amica che fa questa domanda, non avesse fatto degli esercizi di meditazione, e non avesse sviluppato certe forze, certe preoccupazioni non la prenderebbero affatto. E invece è proprio lo svegliarsi di certe forze, responsabilità interiori che tra l’altro agitano la psiche senziente e fanno venire qualcosa di piuttosto irrazionale da parte di essa, ma questo significa che occorre un lavoro ulteriore, e questo lavoro ulteriore consiste nell’attraversare la zona del sonno. E qui bisogna veramente aver fortificato la concentrazione del pensiero, ossia avere la possibilità di una direzione eterica del pensiero, che ci conduca in questo corridoio che noi attraversiamo ogni volta che ci addormentiamo in modo da non provare quel senso d’ angoscia, perché quella è una zona che ancora l’uomo non può conoscere, perché gli occorrono delle forze eccezionali. E quindi tutto deve essere preparato durante lo stato di veglia, ossia una coscienza calma prima d’addormentarsi.

Un esercizio di chiarezza di pensiero, e qui bisogna scegliere secondo il colorito della propria anima, i 14 versetti del Vangelo di Giovanni, in modo da entrare nel sonno in stato di offerta, come entrare in un tempio, ed essere in uno stato di gioia, perché si tratta di un esperienza che equivale al contatto con un mistero, con il massimo mistero dell’anima.

Infatti nelle prime due ore noi siamo immersi nel sonno senza sogni, e abbiamo l’esperienza trascendente, possiamo andare molto in alto, incontrare degli esseri, incontrare anche delle entità angeliche. Ora, è un mistero meraviglioso, ma la porta è custodita, e occorre entrarci nello stato di grande calma, di grande padronanza di sé, e certamente uno degli attacchi dell’ostacolatore è proprio di disturbare questo addormentamento, ma le forze della meditazione sono lì, pronte a darci il contatto con l’angelo che ha il compito di condurci verso il sonno.

La situazione cambia per coloro che hanno congedato il proprio angelo, e che si sono impegnati a fare da sé. E’ meglio non congedarlo troppo presto, perché l’angelo per alcune personalità è ancora necessario. Tuttavia quando avviene questo congedo, l’arte del discepolo è trovare il nuovo rapporto con l’angelo, e quindi in una forma più profonda, più potente: non è che il congedo dell’angelo significhi essere abbandonati da un aiuto, ma significa avere una forza più sottile e più profonda dell’Io che si sostituisce all’azione dell’angelo.

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Qui ho una domanda che leggo… La leggo soltanto, ma non la commento perché ve la commenterete da voi. C’è scritto:

Carne-vale (carne, trattino, vale) e l’Atma. Ossia qui vuole dire non carnevale, vuol dire il valore della carne.

L’orgasmo e la Buddhi, il desiderio e il Manas nella coscienza meditativa.

Questo ci porterebbe a fare delle considerazioni piuttosto allegre. Ma siccome abbiamo molte domande purtroppo non possiamo concedergli un paio di risate, quindi per stavolta… Però leggiamo una domanda importante dello stesso, della stessa penna che mi pare che con questa domanda si redime:

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“Come equilibrare queste quattro correnti che ancora muovono in noi? La ricerca del dio e del santo protettore personale: San Gennaro oppure… Hanuman o Krishna. Secondo: la ricerca della vittoria nella lotta degli opposti, antica Roma… antica Persia. Terzo: la rinuncia alla lotta esteriore, Buddhismo. Quarto: la persecuzione del giusto, Giudaismo.”

krishnaChristus

Sono tutte sintesi discutibili, perché se tu guardi non è solo l’antica Persia ma tutto il mondo antico, e poi… la rinuncia alla lotta esteriore… il Buddhismo… non si può dire che sia totale, perché c’è una lotta. Infatti il Buddha continuamente ripete questo: oggi è da dare battaglia, chissà se si è vivi domani, non c’è tregua con la grande armata della morte.

E poi c’è tutta un’azione… e non è yoga, è proprio un’azione interiore. Invece volevi dire la partecipazione alla vita esteriore. Poi la persecuzione del giusto nel giudaismo non possiamo dire che sia il carattere del giudaismo, che certo, c’è un’aspetto, ma questa persecuzione del giusto tu la trovi nella chiesa del medioevo in una maniera terribile, hanno perseguitato persino i santi, e allora come la mettiamo? Quindi, però, questi principi noi possiamo prenderli come espressioni della evoluzione religiosa dell’uomo in cui però, vediamo subito, manca il Logos, perché abbiamo un Elohim, abbiamo Jehova.

Quando diciamo  un Elohim possiamo dire anche Krishna, ossia: è una porzione di divinità quella che può aiutare l’uomo, e che lo aiuta mediante la presenza di esseri che rappresentano in certe zone della Terra la connessione con il Christo perché nell’India la cosa era veramente tipica, perche’ tutte le scuole occulte erano di carattere luciferico, nel senso che cercavano una salvezza come evasione dalla Terra. Mentre al centro c’era una corrente collegata con il Christo che ha sempre agito all’interno dall’interno dell’ India, e un giorno un orientalista di valore, che sia della nostra banda, potrebbe fare persino una storia di ciò che nell’ India è la tradizione del Logos che assume diverse forme e che passa anche attraverso il Buddhismo, e perché il passaggio al Grande Veicolo è un fatto cristiano, e poi tutto quello che avviene di meraviglioso nell’India, e che ancora oggi esercita un fascino, è di carattere christico. Noi abbiamo  spesso accennato persino riguardo alle tradizioni estremo orientali, allo Zen, e abbiamo ricordato una cosa che abbiamo anche mostrato ai nostri amici orientalisti, che io senza essere orientalista e senza essere del mestiere però ho notato questo: che tutto quello che c’è di meraviglioso nello Zen viene da un’ influenza di figure di missionari cristiani che operarono lì, con questo spirito christico, di non contraddire la tradizione del Chan, della meditazione mahayanica, perché loro scoprirono che si trovavano dinanzi a un popolo meravigliosamente religioso e che poteva dare lezioni di religiosità. Quindi dissero: qui non abbiamo da  fare altro che orientare verso il cristianesimo questa potenza religiosa. Ecco il vero cristianesimo. E allora influirono in maniera che dallo Zen venissero fuori delle forme gentili come anche la cerimonia del thé e  l’arte di disporre i fiori,  il giardinaggio e poi la cavalleria verso l’avversario: ossia in modo che la tradizione eroica guerriera diventasse una forma di amore. E voi questo lo potete trovare per esempio nell’arte dell’arco, dove la potenza si ha quando si ha quando si ignora il nemico,  quando il nemico non esiste, e allora si vince. 

Quindi queste forme antiche che sopravvivono, perché ancora noi non siamo nel nuovo testamento, dobbiamo fare una gran fatica per entrare nel nuovo testamento, ancora noi abbiamo impulsi del vecchio testamento, con impulsi di legalismo e impulsi giuridico politici e con un modo di essere in cui il Christo non c’è.

Quindi il cristianesimo è una forza che spinge l’umanità ma chiede soprattutto di operare attraverso le anime individuali nell’epoca della libertà, quindi è giunta l’epoca. Ecco quindi il senso dell’abbandono dell’angelo custode: perché l’angelo custode è una specie di aiuto per l’Io che ancora non ha il Christo, ma l’Io che incomincia ad avere il Christo è un Io potente, e pensate che questo Io è talmente potente che può cominciare ad essere l’indagatore della materia fisica. E questo il Dottore lo dimostra, che senza l’Io-Christo, Haeckel non avrebbe potuto indagare sulla ontogenesi, la filogenesi, né Darwin avrebbe potuto scoprire le leggi dell’evoluzione, che sono materialistiche però rispondono a una potenza di ricerca che presuppone un Io potente che nel mondo antico non ci fu, perché il mondo antico avrebbe avuto terrore di indagare nella materia in quel modo. E questo terrore noi lo sentiamo riguardo al passo interiore che dobbiamo compiere perché la tenebra umana va dissolta, e chi è che la dissolve? La dissolve l’uomo libero in se stesso, quindi il lavoro è lungo, ma è un lavoro che ormai è possibile per il fatto che si abbia la coscienza della presenza della forza-essenza dell’Io che è il Logos.

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“Caro Massimo….” devo leggere questo brano di Vercingetorige… che mi hanno detto che c’ha la barba. Potremmo per eliminazione capire chi è, ma non è il modo… è meglio… Da Gnoseologia Goethiana. “Allorché giungiamo alla convinzione…”. Questo è un brano del Dottore. “Allorché giungiamo alla convinzione che tutto il nostro mondo di pensiero ha il carattere di una perfetta concordanza interiore ce ne deriva quell’appagamento del quale il nostro spirito ha bisogno, allora ci sentiamo in possesso della verità, e quando diciamo possesso della verità possiamo dire: Il Logos è in noi, la verità vi farà liberi.”. Però qui c’è una domanda, dice:

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“Questo si può realizzare anche nella dialettica degli insiemi transfiniti?”

Gnoseologia

Indubbiamente, perché gli insiemi transfiniti sono delle delle entità pensiero in sostanza, cioè non potremmo arrivare alla concezione della loro transfinità se noi non fossimo capaci di superare un certo limite di pensiero, quindi è senz’altro applicabile a questo.

Ma rispondiamo… cerchiamo di capire il brano del Dottore. Il brano del Dottore lo conoscete benissimo perché fa parte del libro più noto, la Teoria della conoscenza secondo Goethe, secondo la concezione Goethiana del mondo.

Sto leggendo e sto per rispondere… quindi non abbiate fretta… hai già acceso? Manna… s… e Buddhi Atma ( nota dei trascrittori: gioco di parole di Scaligero tra romanesco e nomi orientali).

Allorché giungiamo alla convinzione…

Qui si parla che a un certo punto noi scopriamo il carattere di una perfetta concordanza interiore dei pensieri, e questa è una esperienza che uno di noi può fare da sé, ed è ora che ciascuno la tenti questa esperienza.

Ossia il capire che, ecco questa è proprio una frase del Dottore: “Un concetto isolato non esiste.”

E se noi viviamo un concetto questo cerca il rapporto con un altro e questo con un altro. E poi scopriamo che tutti i concetti del mondo sono uniti e formano un solo concetto, una sola unità, e questo è il Logos.

E che la potenza di ogni concetto è presente come l’unità del mondo, ma la scoperta più interessante è questa: che solo nell’uomo si manifesta un’essenza, si presenta un’essenza. Quindi quando noi cerchiamo l’essenza di una cosa, sì, ci è permesso anche dire: “Ah, guarda, l’essenza di quella cosa…” Ma quell’essenza sorge in noi: senza di noi non esisterebbe. Voi potete dire: ma c’è l’essenza della pianta, c’ è l’essenza del cristallo… Però è nel mondo spirituale. Lì dopo morti le incontriamo tutte le essenze, non c’è nessun merito, bella forza: siamo morti! Siamo liberi di questa specie di velo che ci impedisce di vedere il sovrasensibile e quindi dopo un pò, se siamo stati piuttosto dei bravi  ragazzi, subito riconosciamo: Ah! Questo è l’ente del cristallo! Ah! Questo è…  Ah! Ecco un angelo! Ah! Ecco un arcangelo. Piano piano lo riconosciamo. Bella forza! L’interessante è farlo qui questo lavoro. Perché dall’altra parte non c’è nessun merito, come non c’è nessun merito che un miliardario abbia lasciato tutti i miliardi a qualcuno, mica se li poteva portare dall’altra parte! Soltanto che non li lascia mai a chi li deve lasciare.

E allora noi questa essenza lo sentiamo come l’essenza del mondo e allora scopriamo che l’essenza del mondo affiora in noi. E questo è il Christo, è il Logos.

E dobbiamo camminare in questa esperienza, perché quando noi abbiamo scoperto questo ci troviamo poi davanti la realtà sensibile, allora il problema è questo: come con questa forza, con questo moto univoco del pensiero, io posso andare incontro al mondo fisico?

E’ qui che comincia la vera esperienza dell’ uomo, perché se l’uomo si limitasse a questa meditazione che lo porta alla esperienza della unità del pensiero del mondo, sarebbe in uno stato di beatitudine.Allora se lui volesse dire: “Beh, adesso vivo di questa beatitudine!” dopo un po’ la perderebbe, perché quella beatitudine non sta lì per essere sentita da lui, quella è concordanza mirabile dei pensieri che si fa in lui perché egli la unisca con le cose della terra, con tutto ciò che è imperfetto e incompleto nella terra, per integrare tutto ciò che è l’ apparire, che è privo di contenuto interiore, è questa l’ operazione dell’ uomo.

E qui voi potete afferrare, per esempio, la limitazione di certi maestri che vanno per la maggiore in questo tempo, e che sono, forse, più pubblicati del Dottore, come Guénon, come Evola. Perché queste verità, loro, nemmeno lontanamente le hanno sospettate. Perché io personalmente, essendo passato attraverso queste esperienze, prima di rifiutarle, le ho esaminate al capello, proprio punto per punto e per esempio, nell’ Evola, nella Teoria dell’ Individuo Assoluto, ho trovato che egli, parlando di questa connessione dei concetti, lui disse, e si appella a un libro dell’ Abbagnano, “Le sorgenti razionali del pensiero”, lui attribuisce questa connessione di A con B e di B con C, a qualche cosa che viene dalla natura fisica dell’ uomo. E questo è veramente una posizione materialistica, ma so’ tutti materialisti, perché ce la pigliamo con lui? Soltanto che qui noi possiamo fare questa considerazione: l’ assoluta inconoscienza delle forze eteriche, perché la connessione che noi, di cui si parla in questa domanda, è il fatto che il mondo eterico-divino si affaccia nell’ uomo come pensiero, e questo mondo eterico-divino contiene l’unità di tutto, per cui quando noi, si può dire, dividiamo il pensiero, lo scompartiamo in tanti pensieri, loro tendono nuovamente a riunirsi in noi, purché noi facciamo agire nel pensiero, nei pensieri la loro natura vera. E allora sono i pensieri che tendono a questa rifusione nella unità luminosa, nella vita di luce dei pensieri. E noi possiamo avere un’ esperienza assolutamente cosciente, senza andare in estasi, o nel samadhi, o nel nirvana. E allora noi comprendiamo che non c’è entità del mondo che non sia contenuta in questo mondo eterico, che in noi si affaccia, mondo eterico non impegnato nella struttura fisica del mondo, ma che però è in noi il flusso, il primo flusso del Logos. Quando diciamo questo primo flusso, intendiamo anche l’astrale-divino e poi il Logos, che in noi si affaccia, ed è il mondo eterico di cui noi spesso abbiamo parlato, formando, coniando quest’ espressione: “eterizzazione del pensiero”, perché è proprio questo che noi facciamo.

Ed è questa operazione che dà il senso vero alla concentrazione e alla meditazione, perché noi possiamo partire dalla operazione quotidiana, dirigente, della concentrazione e secondo le discipline che abbiamo studiato ma, strada facendo, dobbiamo collocare questa operazione in un contesto vasto e che veramente ci congiunge, direttamente, con l’azione divina nel mondo; non solo, ci dà la possibilità di comprendere la giusta via verso lo Spirito da quelle fasulle che circolano e seducono perché sono catafratte di cultura esoteristica e tradizionalistica.

Ma vi assicuro,  che quello di fare, di riunire tante immagini e fare dei  begli articoli colti, una volta, anni fa l’ho fatto anch’io, ma poi mi repugnò, perché sentivo che quella è scienza dell’asino, quello di avere un’ ideuzza e poi richiamare tutte le analogie, ripescando nella tradizione di destra, di sinistra, di…

Ma questo non è un lavoro di pensiero, questo è un inganno, ed è un inganno che però ha preso molto della gioventù europea. E adesso, non è che facciamo il processo a questo, perché ogni inganno è un allenamento. Uno si lascia ingannare: com’è che, per esempio, Marcello non s’è fatto ingannare? Com’è che Romolo non s’è fatto ingannare? Com’ è che Massimo non s’è fatto ingannare? Perché ha attraversato l’ inganno e poi l’ha capito. E’ stato un allenamento. E quest’allenamento però, ci porta veramente a un rapporto con l’Insegnamento del Dottore, che diventa un impegno grande per la vita, e a questo punto, credo che si è capito  anche la questione degli insiemi transfiniti che è una relazione che – anch’ essa– di concetti che hanno la loro risultanza interiore, la più immediata nel primo concetto di spazio e di tempo e quindi, di questo, magari parleremo un’ altra volta, perché occorre passare a qualcosa che…

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“1879-1979 Un secolo. Un secolo dall’ avvento di Michele: in un momento così delicato, come accogliere in modo giusto il suo impulso?”

Mich(Michele-Mara M. Maccari)

Finora abbiamo parlato proprio di questo, in sostanza.  E’ un secolo, però dobbiamo tenere conto che perlomeno ci sono altri due secoli di questa reggenza e che quindi siamo appena agli inizi, ma non è che abbiamo fatto un granché.

Ora, tutto quello che abbiamo detto riguardo alla responsabilità del conoscere, specialmente in rapporto alla connessione di pensieri che decide veramente di tutta l’attitudine interiore dell’ Uomo, perché non si passa a caso da un pensiero all’ altro: la connessione è sempre una connessione eterica.

Volete vedere questa connessione eterica? Guardate la pianta e tutte le forme della pianta che sono connesse tra loro, in tutte le variazioni, è sempre la stessa forza che si esprime in diverse forme.

Ora, la potenza di Michele è quella che in noi anima il pensiero-sintesi riguardo a ogni forma illusoria della dialettica, perché la dialettica è la morte del pensiero.

La dialettica è veramente quell’arte moderna di eliminare lo Spirito, però vi posso anche assicurare questo: che ritrovato il moto puro del pensiero, entra in questo moto una forza che ha la capacità di dominare anche la determinazione dialettica e di avere anche la sua dialettica, soltanto che non può essere dello stesso tipo, formale, ma è una forza che si esprime nella parola e questo è inerente alla reggenza di Michele; perché noi abbiamo il dovere anche di esprimere in parole il contenuto dello Spirito. Non siamo ancora al punto in cui conquistiamo le verità e poi silenziosamente, le trasmettiamo. Questo può avvenire tra noi, tra noi che ci riuniamo qualche volta per meditare, ma rispetto agli uomini che incontriamo, le situazioni che dobbiamo fronteggiare, noi abbiamo bisogno di una parola in cui lo Spirito sia presente e voi lo noterete che, tutte le volte che parlate con questa presenza dello Spirito, qualcosa arriva all’ anima di colui che ascolta e lo aiuta. Comunque, continuo a rispondere, perché vorrei concludere ed è difficile, siamo già nell’ ora. Però, lo leggiamo? Non lo vorrei bruciare! La leggo e poi dico due parole.

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Delle volte mi sembra di percepire, nella persona che amo, qualcosa che in me é, che c’è sempre stata, anche prima del nostro incontro… sia grazie a lei che sta venendo? … sta venendo fiore, portandomi a pensare che la fedeltà nell’altro è anche la fedeltà verso me stesso.” Ecco, questa domanda mi viene da un amico, e poi ce n’è un’altro che sta in un’altra zona e che mi dice quasi la stessa cosa.

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La fedeltà è la forma di un accordo trascendente, la cui adamantinità non può subire contaminazioni dalle ulteriori relazioni del sentire umano. Ma, prima di questo grado adamantino, il sentire esige essere orientato dalla disciplina di una dedizione di cui sia possibile, ogni ora del giorno, controllare l’ intransigenza. Come giungere a questa dedizione?”

concentrazione

(Concentrazione-Marina Sagramora)

Sono  già le otto, e quindi che cosa si può rispondere? Questa dedizione, noi possiamo dire brevemente,  è un dono del Mondo Spirituale ma, certamente, come avviene per tutti i doni, non è un dono gratuito, quindi occorre meritarlo. Occorre preparare una situazione interiore tale, che questa dedizione divenga una forza. Perché avvenga questo è inevitabile, è necessaria un’accensione del sentire, la quale viene bensì dal pensiero, ma per essere una forza continua e  attiva, necessita di impeto.

Non sempre il pensiero ha questo impeto, e la sofferenza di tutti coloro che hanno cercato il Cristo, persino dei santi, è stata questa: che attraversavano dei momenti in cui il loro cuore era freddo. E allora certi consigliavano la continua preghiera, la continua accensione della devozione.

Ora bisogna fare qualcosa di simile?

Sì, ma nella maniera che è suggerita dalla Scienza dello Spirito.

Perché certi impulsi che noi intuiamo mediante il pensiero puro diventano forze propulsive che acquisiscono la potenza degli istinti. Un istinto che in noi domina, ci porta continuamente a ricordarci di ciò che dobbiamo fare per soddisfarlo, e noi dobbiamo arrivare a questa stessa forza, mediante l’ intuito del compito.

Ma vedete che si tratta di qualcosa che non dipende dalla natura, perché l’istinto viene dalla natura, mentre questo impeto interiore deve venire dallo Spirito.

Però possiamo senz’altro giurare che lo Spirito ha questo potere e che è giunto il momento in cui, ciascuno di noi può sperimentare questo meraviglioso aiuto, che urge attraverso l’anima, in tutto l’essere, come potenza del Logos che si è incarnato, ma in noi comincia ad incarnarsi, appunto, in questi pensieri-forza che dominano la natura e sono potenze istintive dello Spirito.

MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO, , , , ,

DEL FIGLIO DELLO SPIRITO (di Rastignac)

I_Domenica_Avvento_

Cari amici, con queste righe continuo quanto ho scritto sul mistero delle stagioni e poiché mi volete bene, già vi avverto che non ho ancora finito….

Allora: in cosa dunque consiste una cooperazione cosciente dell’anima alla nascita natalizia del “figlio di Dio”?

Naturalmente quello che qui si accenna e che riguarda l’evoluzione interiore individuale, non deve essere pensato come opera esclusiva nei periodi dell’anno dai quali in maniera generale provengono le relative forze.

Per l’anima umana è sempre Natale, come è sempre Pasqua, è sempre il Natale estivo, è sempre san Michele.
Questi tempi dell’anno si dispongono nella successione temporale nel mondo fisico-sensibile; hanno però un rapporto non temporale nello spirituale.
E’ solo che quando ci si trova nella stagione dell’anno appartenente all’uno o all’altro di questi punti culminanti, le rispettive influenze predominano e danno il ‘tono’ al complesso della vita dell’anima.

Il modo di comportarsi dell’anima che segue una disciplina esoterica, verso ciò che proviene dai vari momenti dell’anno, tenendo allo stesso tempo conto della extra-temporalità dei processi in questione, è noto a chi ha una conoscenza, anche elementare, della materia.
Però ora, per non rendere inutilmente complicata l’esposizione, continuerò a trattare la questione come se si trattasse di uno svolgimento temporale. Solo ricordiamoci che esso è parimenti temporale e fuori dal tempo.

Dopo le occulte nozze estive si produce nell’anima umana, fino a Natale, qualcosa di analogo al processo di gravidanza.
L’anima ha in sé il germe divino.
Ma il processo di maturazione del germe fino alla nascita natalizia deve compiersi, perchè nasca il “figlio di Dio”, mediante il concorso di una attività interiore cosciente dell’anima umana.

L’anima deve avviarsi coscientemente alla tristezza autunnale che la libera dall’ebbrezza luciferica e le rende possibile il congiungimento impersonale e cosciente col germe divino in essa deposto.

Dal 29 settembre l’anima deve accogliere in piena coscienza il ‘cenno’ di Michele, difendendo il germe divino dalla seduzione luciferica e dalla minaccia arimanica.
Allora, a Natale, ciò che si svolge nell’anima corrisponde veramente ai versi natalizi del “Calendario dell’anima”:

Io sento, come sciolto da incantesimo,
il figlio dello Spirito in seno all’anima;
in chiarità di cuore ha generato
la sacra Parola dei mondi
il frutto celestiale della speranza,
che giubilando cresce in lontananze cosmiche,
dal divin fondo dell’essere mio.

(Vers. di F. C.)

Come ho detto in principio, il tesoro spirituale, già accolto nell’anima nelle mistiche nozze dell’estate, è divenuto il “figlio” spirituale individuale dell’anima umana a Natale: il “figlio di Dio”, cittadino di una nuova umanità che si lancia verso le cosmiche lontananze dello Spirito, cioè verso la salvezza e la vita immortale: umanità nuova che è la vera “Chiesa di Cristo”, il suo corpo futuro.

Riassumendo questi pensieri con uno sguardo complessivo, si contempla da un lato il grande cosmo, espressione del Creatore e, da un altro lato il piccolo cosmo, cioè l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza del Divino, che contiene nella sua struttura corporea-animica-spirituale tutto ciò che è nel grande cosmo.
E si vede, nel corso delle stagioni durante l’anno, compiersi ritmicamente un grandioso processo di respirazione.

L’uomo, durante l’estate perde sé stesso, si scioglie spiritualmente – anche nelle parti più sottili della corporeità – nel cosmo che gli dona tutta la sua bellezza, la sua forza, le sue gioie attraverso i sensi fisici.
L’anima, nell’estate, assorbe in sé, inspira in sé, tutto ciò che vive nel cosmo: che è forza e nutrimento per l’anima. Si può dire che, nell’estate, il cosmo dona sé stesso all’uomo.
Ma in essenza l’universo dona all’uomo il suo vero e inconosciuto fondamento: il Logos.

E a Natale cosa succede? Quello stesso universo che estivamente si stende bello e possente davanti all’occhio e agli altri sensi fisici, ora è nello spirito umano: è davanti allo sguardo interiore se si diviene capaci di non guardare fuori ma dentro l’anima, al “figlio di Dio” che, frutto delle nozze estive, nasce a Natale.

E’ una fenomenologia di vasta portata: in estate l’uomo vede con occhi fisici i prati fioriti, le lontananze azzurrine, i profili sfumati dei monti, la maestosa bellezza dei grandi laghi e del mare. Sente i profumi che il mondo vegetale esala.
Anche i veggenti parlano di prati fioriti, di spirituali profumi, di immensi spazi compenetrati di luce del mondo spirituale. Il mondo fisico-sensibile è uno specchio del mondo spirituale.

Quando a Natale nasce nell’anima il “figlio di Dio”, in esso l’anima veggente può contemplare le bellezze complesse e le forze che nell’estate l’universo ha presentato ai sensi fisici. Non è una sovramondana ripetizione! L’universo rinasce nello spirito umano, nel suo Io superiore e ha in questo Io, in forma spirituale ciò che l’universo manifesta nell’estate.
Perciò il Natale è l’estate spirituale dell’anima, così come nel colmo dell’estate si tesse il cosmico Natale occulto.

Come in maniera analoga, nel ritmo delle giornate, a mezzanotte inizia il movimento ascendente che porta al giorno e a mezzogiorno, col principio del declinare del sole incomincia veramente a formarsi la notte. Ad un certo momento è possibile ‘vedere’ la notte a mezzogiorno così come si può ‘vedere’ il sole a mezzanotte.

Nel cuore della notte è il principio del giorno; nel cuore del giorno è il principio della notte

A cominciare da Natale perciò, l’uomo può particolarmente darsi, con pienezza di risultato, alla pura contemplazione dello spirituale e può trovare in sé forze mature capaci di portare il puro spirituale nella sua azione: nella sfera della volontà permeata dalla potenza dell’Io.
Il Calendario dell’anima, nella settimana susseguente a Natale, dice:

Tutto dato a contemplare
il manifestarsi dello spirito
acquisto luce dell’essenza dei mondi.
Cresce la forza del mio pensiero,
chiarendosi, per me dare a me stesso,
e risvegliatore mi si scioglie
dalla potenza del pensare
il sentimento del sé.

(vers. di F. C.)

Il vero sé dell’uomo, il suo vero Io, non è altro che il ”figlio di Dio” che rinasce nell’anima cristificata ad ogni Natale: il frutto del processo indicato in queste righe.

Sarebbe quanto mai necessario che il messaggio spirituale che si esprime nelle immagini come quelle che si è cercato di esporre qui intorno al decorso spirituale dell’anno e del Natale, venisse accolto, in qualche misura dai contemporanei: perchè l’uomo contemporaneo è veramente tutto immerso e chiuso nell’imbozzolamento del gorgo, al cui centro Satana annienta l’Io umano, se l’Io, ricongiungendosi consapevolmente con le forze della Resurrezione non cooperasse alla maturazione del figlio dello Spirito (e qui occorre trasferirsi dal senso temporale-annuale a quello extra-temporale a cui si allude).

Non vi è più posto e luogo interiore per una ulteriore involuzione dell’uomo su questa terra: oltre a quella che c’è già stata rimane solo la distruzione, l’annientamento dell’uomo. Questo è il senso delle guerre mondiali che non sono per nulla cessate ma sono continuate, sorpassando con inaudite atrocità tutto quello che l’umanità aveva dovuto sopportare in quei tempi che, con terribile ironia, i pretesi uomini civili chiamano barbari e primitivi.

Proprio in questi tempi la pretesa “civiltà” contemporanea sta dando un magnifico spettacolo del suo vero essere: essendo nata con il materialismo.
Ora vediamo gli effetti del considerare lo spirituale come una ingenua mitologia di altri tempi.
Gli uomini moderni, così pratici, sicuri di sé, così istruiti, hanno saputo scatenare gli spiriti della distruzione in maniera tale che ormai solo la fede nella potenza risanatrice dello Spirito può dare, a chi sa qualcosa o intende la sua silenziosa chiamata, conforto e coraggio per proseguire nel penoso cammino.

Al Golgotha complessivo dell’umanità che stiamo vivendo, seguirà la luce dello Spirito – poiché “l’antica pietra ha ritrovato la sua folgore”. Ma tutto quello che è continuazione a vuoto del processo involutivo nella materia è condannato e non sopravviverà.
Le verità spirituali che rivivono in quelle anime in cui viene accolto il “figlio di Dio”, sono luce di speranza, incitamento a compiere i doveri prefissi, guida in mezzo ai dolori, alle sofferenze, ai pericoli a cui si è partecipi quali fratelli della umana famiglia, membri dell’umanità dolorante e aberrante, che non va rinnegata, ma che va fatta propria con la potenza della compassione e dell’amore

Rastignac

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO, SENZA CATEGORIA

IL SENSO DELLE NOZZE MISTICHE (di Rastignac)

nozze

*

Prima di giungere al Mistero dell’inverno, credo sia necessaria una riflessione intermedia che potrebbe essere la seguente.

Se parlo di qualcosa di “mistico”, non siate rigidi: qualcosa di ciò che avviene nell’anima in profondità, lo si coglie a tutta prima nella zona del sentire personale. Da ciò la scelta della parola.
E, se possibile, scusatemi per la generale povertà delle altre parole usate.

In riferimento alla forza autunnale di Michele, non solo Arimane non può stendere la sua gelida ragnatela, ma l’impulso di Lucifero, l’entusiasmo, lo slancio dell’anima che Arimane voleva impietrire, sono trasformati, sotto la guida di Michele, in cosciente e temprato, impersonale trasporto verso il bene spirituale ricevuto in dono nell’estate e custodito in seno all’anima.

Questo germe interiore ha cominciato a maturare nel tempo di Michele. Cos’è dunque tale bene interiore, il dono divino dell’estate? Qui si lambisce un delicato mistero.

Per caratterizzare il mistero dell’estate, del Natale occulto, ho antecedentemente usato il termine di “Nozze mistiche dell’estate”. Questa denominazione può essere usata perchè nell’estate avvengono veramente le nozze mistiche. Tra chi vengono fatte queste nozze?

Per rispondere occorre risalire assai lontano. Si legge nel Genesi che nel sesto giorno della creazione Dio formò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Ciò significa che, mentre gli altri esseri del mondo sono solo elementi, singole parti del Tutto, l’uomo nel suo archetipo è una immagine completa di Dio: ciò che è in Dio è anche nell’uomo, come in uno specchio vivente.

E nel Genesi (I, 27) si legge pure che Dio fece l’uomo maschio e femmina. Solo nel capitolo seguente, dopo che Adamo ha già dato i nomi alle cose, dopo che egli ha già compiuto opere importanti, si narra che Dio procede alla divisione dei sessi, traendo Eva dall’Adamo unitario.

Ciò significa che non è essenziale all’uomo la divisione nei sessi maschile e femminile, ma che, anzi, l’uomo nel suo archetipo è bisessuale, è maschio e femmina, come dice il Libro.
Ma ciò significa pure che, essendo formato l’uomo ad immagine di Dio, anche in Dio stesso esiste questa polarità.
Per questo motivo, per esempio, sarebbe errato credere che la generazione del Figlio dal Padre avvenga mediante il rapporto con lo Spirito Santo.
Il Padre ha in sé tutti gli elementi per la generazione del Figlio, in quanto è Padre e Madre nello stesso tempo.
La divisione, in varie dottrine, tra il Padre Supremo e la Grande Madre, deriva dalla proiezione verso l’esterno di alcunché che in Dio è uno.
Il Figlio è generato ab aeterno dalle nozze misteriose che in Dio avvengono fra la polarità maschile e quella femminile.

Cosa si effettua nelle nozze, nella fecondazione in genere? Un germe viene accolto dalla madre: nella madre il germe si evolve a nuovo essere, finchè esso nasce, viene partorito, nel figlio.
Questa madre è, per il singolo essere umano nelle nozze mistiche dell’estate, l’anima stessa, che nel suo volo estivo si congiunge nell’universo con il Logos cosmico: il Logos la feconda con l’oro solare.
Questo “oro solare”, che è il Sole stesso, è il dono che l’anima umana riceve nel Natale estivo.
E’ ora compito dell’anima umana portare il germe a maturazione: la maturazione del germe estivo non è un fatto che possa avvenire solo naturalmente: occorre che l’anima stessa vi provveda coscientemente.
Altrimenti il germe muore e a Natale il figlio spirituale non può nascere.

A questo punto possiamo domandarci: cosa avviene a Natale in quelle anime che non sono in grado di compiere coscientemente il descritto processo spirituale?
Il ritmo spirituale che si svolge dalle nozze mistiche dell’estate al Natale invernale non ha per esse alcun beneficio?

La risposta a questo quesito si ha dalla considerazione di ciò che è per l’uomo la sfera religiosa, il suo cammino positivo e regolare lungo un indirizzo spirituale e, in particolare, l’intimo approfondimento del Mistero del Golgotha, rispetto ad un vivere solo nella dimensione sensibile anche quando si sia colti ed evoluti.

Tutta la storia dell’uomo è compresa in due termini: involuzione ed evoluzione.
Essi rappresentano il ritmo fondamentale di tutta la vita umana sulla terra.
Senza l’involuzione dell’essere psichico-spirituale umano nel fisico-sensibile, l’uomo terrestre non ci sarebbe mai stato. L’involuzione è rappresentata simbolicamente da una spirale che s’imbozzola in sé stessa, con un processo verso il ‘dentro’ della materia, fino al punto ultimo, il centro, oltre il quale non c’è più niente: in quel punto sta Satana, che vuole impadronirsi dell’essere umano.

Questa spirale involutiva può esser detta “il gorgo della vita” e anche “il gorgo della morte”,
essa è effettivamente un gorgo in cui l’anima viene inghiottita.

L’uomo, con il suo organismo psichico-spirituale, ha dovuto scendere fino al centro del gorgo della vita in un processo di involuzione che rappresenta il progredire dello spirito umano verso la formazione dell’uomo terreno con tutte le sue capacità, ma anche con ciò che via via egli ha perduto per guadagnare la terra.

Il risultato dell’involuzione è la formazione del “Figlio dell’uomo”. Ed è nella sua natura l’essere dapprima sottoposto alla morte. Nel centro della spirale però, l’uomo, giunto sino ad un punto in cui sente di annullarsi, è giunto alla formazione del suo io terreno: il “Figlio dell’uomo” ormai esiste: l’io umano terreno è completato. Lì Satana vuole ghermirlo e annientarlo.
E’ a questo punto che interviene il Cristo, il Logos incarnato che ha accettato la morte e l’ha vinta con la Resurrezione: la Vittoria dello Spirito sul “gorgo della morte”, cioè sull’involuzione dell’anima nella materia.

Con il Mistero del Golgotha la spirale cambia direzione. Come ha insegnato Rudolf Steiner, si ha un salto oltre il vuoto: l’entità umana con la forza del Cristo inizia un processo di evoluzione verso lo Spirito, portando il suo intero organismo corporeo-animico-spirituale alla trasformazione per vivere nel corpo spirituale di resurrezione, di cui parla san Paolo.

Con il Cristo nasce il processo evolutivo, e cioè il “Figlio di Dio”.
L’effetto benefico del ritmo che si svolge dall’estate al Natale invernale, opera dunque sempre, in via naturale,col formare nel singolo individuo il “Figlio dell’uomo”, e cioè nel dare all’uomo le forze necessarie per lo sviluppo del suo essere terreno.
Ma solo una cosciente unione col Cristo, la quale permetta di cooperare coscientemente al processo spirituale descritto, fa sì che a Natale sbocci nell’anima non solo il “Figlio dell’uomo” ma bensì il “Figlio di Dio”, il “Cristo in me” paolino.

Va tenuto ben presente a questo riguardo che già all’epoca del Mistero del Golgotha il processo di formazione dell’uomo terreno, del “ Figlio dell’uomo” era giunto a maturazione.
L’involuzione complessiva dell’entità umana giunse al centro della spirale involutiva pochi secoli dopo l’avvento del Cristo.
Da allora ogni ulteriore ‘progresso’, quale appare nel sensibile, in realtà non è più un progresso ma è piuttosto un abbandono di sé stesso che spinge verso Satana, costantemente in agguato nel centro della spirale: lì dove l’io umano giunge a maturazione.

Solo destandosi dalla vita data unilateralmente ai processi della materia e iniziando a sviluppare in sé una cosciente attività spirituale, esoterica e non solo formalmente religiosa, l’uomo d’oggi può uscire dal presente giogo a Satana, che porterebbe all’annientamento dell’umanità.
Per questo motivo occorre all’uomo del presente di cooperare consapevolmente affinché nel tempo natalizio nella sua anima principi la nascita del “Figlio di Dio” come frutto della presenza cristica: ma sempre più vissuta nella coscienza, cioè non fondata solo nel sentimento d’amore ma, in primissimo luogo, sulla conoscenza interiore.

Salute a tutti.

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MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI (29 sett. 2013)

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AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI

(29 SETT. 2013)

 

1/17996

LE FOLGORI ED IL CREDO

 

OVE LA SUPERBIA E’ GRANDE FRA LE DENSISSIME ENERGIE

APICI DI ASSOLUTA DISUMANITA’ SVILUPPANO LA RABBIA NEL DOLORE.

 

STANNO SOFFRENDO I DEMONI DELUSI.

 

SPENGONO L’ETERICO MEDIANTE DENSISSIMO CONTRARSI DI ENERGIE.

FISIONOMIE INTERIORI TANTO PIU’ POTENTI QUANTO PIU’ LONTANE DALL’UMANO.

 

FIUMI DI MAGMA FRA CAVERNE DELL’ORRORE.

 

EPPURE QUELLA POTENZA SOFFRE.

RISULTA MENO CREDIBILE IL MENTIRE.

 

LA SUA MENZOGNA CEDE.

 

LASTRE DI MAGNETISMO DOMINANTE

VENGONO SQUASSATE DAL SOLE DI ARMONIE SOLVENTI.

 

AURA DEL CUORE INTERNA AL FOLGORARE.

 

AURA DELL’IMPOSSIBILE INNALZARE.

 

LUCE DEL CONNETTERE FRA I CIELI L’IMMATERIALITA’ DEL LOGOS NEL PENSARE.

 

NEGLI APICI IN CUI L’INTENSITA’ VOLENTE OTTIENE IL PIU’ ALTO CONTEMPLARE :

PUO’ LA QUALITA’ CHE NE DERIVA

COLPIRE IL PIU’ DENSO INDURIRE DEL MENTIRE.

 

PUO’ PORRE AL COSPETTO DELLA SOVRUMANITA’ SANANTE

QUANTO SI ADDENSAVA NEL RIBELLE OLTRAGGIO DI ENERGIE.

 

VOLTO SOLARE DI ARMONIA IMPRIME L’IMPOSSIBILE AFFACCIARSI DEL REDIMERE.

 

ED E’ FOLGORE ARCANGELICA.

 

DIVINO SGUARDO CHE STRENUAMENTE SANA.

 

ORO DELL’IO NEL CREDO CORONATO.

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2/17997

AURORA DAL CANDIDO MANTO

 

L’ALITO DI IENA PREVALE NEL LIVORE.

CUPA CONCENTRATA ABISSALE VISIONE DI SE

CHE E’ SUPERBIA ARIMANICA COLMA DI SPIETATE CERTEZZE.

 

LO SGUARDO TORBIDO DI ARIMANE ATTRAVERSO TITOLATE FEMMINE ABISSALI.

 

LA PROPRIA SENSIBILITA’ DI STREGA E’ ERETTA A METRO SUPREMO DI GIUDIZIO.

LASTRE DI POTENZA NEL FURORE CHE E’ SEVERAMENTE ISTERICO AL DI SOTTO DEL PENSARE.

 

LA GRANDE SUPERBIA DEL MALE AGISCE TRAMITE OTTUSI.

 

SPONTANEI NEL MALE SOLTANTO IN QUANTO PRIVI DI ACUME

MA CERTI CHE IL PROPRIO GIUDIZIO SIA NORMA IMPERANTE.

SIA TRASCENDENTE VALORE CHE SCAVALCA E SOSPENDE IL PENSARE.

 

IL LORO SEMPLICE SGUARDO E’ CONTROVEGGENZA CHE IMPONE IL DOLORE.

 

MA IL FEMMINILE TELLURICO MORTO AL VALORE DI NITIDA AURORA :

STA ORA SOFFRENDO NEL DECADERE IN CUI L’ISTERIA  SI RESTRINGE.

 

SOTTILISSIMA LUCE FULGUREA PERCORRE OPINIONI CONTORTE.

SOTTILISSIMA LUCE STA ORA VIVENDO QUEL MALE CHE PERCIO’ STESSO CONSUMA.

 

SQUASSANDO L’IMPERIO DI ABISSALI STREGHISMI MENTALI.

 

GLI OCCULTI CORPI DEL MALE SUBISCONO OLTRAGGI.

 

FISICISSIMI VOLTI INTERIORI MALIGNI : SUBISCONO IL VOLTO SOLARE.

 

E’ FOLGORE E TUONO.

 

METALLICO SGUARDO DEL TENUISSIMO ORO.

IDEA CHE CANCELLA CERTEZZE ABISSALI.

 

LA SUPERBIA SPIETATA DEI FOLLI : VACILLA.

 

DAI CIELI LAMPEGGIA L’AURORA DEL CANDIDO MANTO.

 

E’ IL VOLTO DEL FERREO LUCRORE DEI CIELI CHE SORGE DAL CUORE.

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3/17998

ESSENZA FOLGORANTE E CUORE

 

OVE RIMBOMBA L’ALITO DEL DRAGO

FRA LE CAVERNE CARNEE DELLA CEREBRALITA’.

 

NEL FARFUGLIARE OTTUSO DI PAROLE

CHE VENGONO ESALATE DAGLI AUTOMATISMI FISICI

PRIVI DI RAGIONE E PRIVI DI BONTA’.

 

OVE NEL GELO E’ PERSA LA SPERANZA.

 

E DOVE LA FOLLIA  -INSISTENDO-  TROVA LA SUA RABBIA.

CEREBRALITA’

FALSO CALORE

E L’IMPRIMERSI CAOTICO DI INFERNI.

 

OLTRE TUTTO CIO’ SI INNALZA L’IMMATERIALITA’ SINTETICA D’IDEA.

 

LUCE DEL VOLERE CHE CONTEMPLA NEL CONCETTO.

E CHE NEGLI ALTI VERTICI

PER ATTIMI

RITROVA IL CUORE E L’AMPIO RESPIRO DEL CELESTE.

 

ED E’ FULGORE IMPREVISTO CHE DILAVA.

 

ATTO DEL LUCRORE CHE SPEZZA LE PAROLE CEREBRALI.

MENTRE GELIDO LIVORE DELLE CARNI  :  MUORE.

 

PER ATTIMI IL FERRO E’ INCONTRASTATO.

 

FERRO CELESTE DELLE ORIGINI DEL TUONO.

NELL’ORO DELL’ALTARE.

OVE NEL RITO DEL PENSARE L’ARCANGELO RIAPPARE.

 

AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI E CALORE.

 

ESSENZA ESTREMA DELL’INCONCEPIBILE ATTUARSI DEL RITO NEL PENSARE.

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4/17999

LUCE DI ARMONIA

 

LA CATTIVERIA ISTERICA SI NUTRE DI MENZOGNA.

ESTATICA COMMISTIONE FRA IL MENTIRE E L’ODIO.

 

STANNO SERRATI E STRETTI IMPLORANDO LA POTENZA.

TANTO OTTUSI DA POTER MENTIRE SENZA DUBITARE MAI.

 

CERTI DELLA MENZOGNA OTTENGONO POI LA FORZA DEL FURORE.

UNITI AL DEFORME IMPEGNO MARCIANO TRAVOLGENTI NEL TERREO STREPITARE.

 

ESSENZA ROCCIOSA DELL’INVERSO NUTRITA DAGLI INFERNI.

 

MA IL TRAVOLGENTE STREPITARE VIENE TOCCATO DALLA LUCE

CHE MENTRE LO CONTEMPLA NE VIVE LE RIBUTTANTI ESSENZE.

 

INFINE MISERICORDIA OTTIENE IL FOLGORARE.

 

OTTIENE LA PRESA FERREA SUL MALIGNO

E NE CONSUMA SPAZIO E POTERE ED INFLUENZA.

 

VOLTO DIVINO CANCELLA QUEL DEFORME ATTRITO.

 

GEME LA TERREA VESTE DEL BESTIALE.

 

QUEL GRIDO PERENNE DEL FURORE  :  TACE.

 

SORRIDE FRA LE ARMONIE L’AUREO IMPRIMERSI DEL VERO.

 

L’IDEA PERCORRE NELL’IMMATERIALITA’ I SENTIERI DELLA FOLGORE.

 

ORO TRAVOLGE LO SCORRERE DEL TEMPO

E GIUNGE A SANARE LA’ OVE FU FERITO.

 

LUCE DI VERITA’ SI IMPONE SUL MENTIRE.

MENTRE LA TERREA RABBIA GIACE LACERATA.

 

ATTO DELLA SCULTOREA ESSENZA NELLA FORMA IN CUI SI DELINEA IL SOLE.

E’ FOLGORE ED E’ AMORE.

_____________________________

 

5/18000

ORO SOLARE

 

NELLA CARNE E NEL LIVORE ROTOLANO NEL FANGO LE ENERGIE.

CONVINTE DAL MENTIRE EMANANO L’INFORME DECRETARE.

 

SANCISCONO L’UMANO DECADERE.

IL PERDERE L’ETERICO.

 

L’INCREDULITA’ E L’ASSURDO FONDATO SUL BANALE.

 

L’OSCURITA’ DEI CORPI CANCELLA L’INTUIRE.

PROSAICITA’ E PLAUSIBILE SI ACCORDANO NEL GELO COI PIANI DELLA RABBIA.

 

IL CARNEO SI AVVINGHIA ALL’OSCURARE

E ASSIEME PREPARANO GLI INFERNI.

 

MA L’ASSOLUTO E’ INCONCEPIBILE AI DORMIENTI.

E PERTANTO NON PUO’ ESSERE OSCURATO.

 

QUANDO LA VOLONTA’ IN IDEA SI IMMETTE NELL’UNIRE

OTTIENE L’IMPOSSIBILE ACCENSIONE FRA GLI UMANI.

 

IMPREVEDIBILE E INCONCEPITA SOVRUMANITA’ OPERANTE : ACCADE.

 

L’UMANO -PERMANENDO TALE- SUPERA CONFINI CHE NON POTEVA PREVEDERE.

E UNISCE LA QUALITA’ DEL SUO IMPEGNO INUSITATO

A NUOVI DISEGNI CHE INONDANO IL REALE.

 

AVVAMPA DI MERAVIGLIA L’ATTO CHE SI SCAGLIA CONTRO ESSENZE OSTACOLANTI CHE NON SI SAPEVA DI POTER PENSARE.

 

E FOLGORE SI IMPRIME  OVE SOCCORRE IL FATO.

 

SOVRUMANITA’ SI AFFACCIA FRA I DESTINI CONSACRATI.

 

ORO SOLARE IMMESSO NELL’UMANO.

_______________________________

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, MICHELE - La Via del Pensiero, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

S.MICHELE

10270104 .

*

Michael, generoso Principe Celeste
Tu potente,
Tu il maggiore e d’oro splendente
Fra i portatori del più alto dei Re:
il Cristo.

Sacro e solenne è il Tuo nome:
“Michael – chi è come Dio”

Tu quale compagno dei Troni,
sei pietra e fondamento
dell’alta volta del cielo.

Tu, arco delle Kyriòtetes
dardeggi dalla cerchia delle Dynameis
Fra le Archai e le Exusiai
Tu sei luce scintillante.

Sì, quale fuoco che difende,
Tu proteggi il coro dei Cherubini;
e fra i Serafini Tu stai
pieno di forza
appoggiato alla Tua lancia sublime.

Tu dirigi la cerchia delle schiere celesti,
perché Tu meriti di essere il primo fra esse
e consigliere.

Tu fai piovere i raggi
sul quadruplice ordine degli Spiriti
che regolano il corso del tempo.

Tu sei sacerdote
fra le due-volte-due
guide della quarta ronda.

Il volto Tu sei delle tre-volte-tre
sacri regni degli Angeli
e della nobile schiera
delle mille-volte-mille
milizie celesti.

Tu sei l’inno senza fine
alla tre—volte sacra Trinità.

Sei Tu che, incessantemente,
dal viso ai piedi
nascondi l’Altissimo iddio
e a turno Ti inchini
davanti alle tre figure.

Tu sei compagno di Uriele, Gabriele e Raffaele
Essi nascondono
con le loro due-volte-tre
frementi ali fiammeggianti,
il più alto segreto
che fu prima degli inizi del creato;
i quali, all’avvicinarsi dei terrori per la fine del mondo,
operano quanto occorre.

Tu, l’incarico del Creatore
compi obbediente nel creato,
e quantunque Tu sia stato osannato
non abbandoni il cielo più basso,
mentre il nemico protervo che fugge vilmente
viene punito nell’oscuro abisso.
Cosi’ ti sei conquistato lo splendore
della più alta virtù:
e la Tua forza è potente e gloriosa

Tu sei il dominatore
delle oscure schiere demoniache.
La tua sentenza di giudice
Vale per satana e gli Angeli suoi.

Tu compi luminosamente la promessa
del Profeta Daniele che Ti chiamò:
“L’eroe che guida la lotta per il popolo credente”-

E così Ti preghiamo
augusto e splendente
guerriero e vincitore.
Concedi anche a noi,
che ottenemmo la nascita del battesimo
la forza ausiliatrice
che donasti ai credenti dei vecchi misteri.

Allontana da noi
le sferzate della grandine,
l’ira impura dei demoni.
Chiudi le ferite,
allontana la pestilenza,
e disgrazie distorna,
proteggi le anime donando pace
prosperità
fede ardente.

Vedi,
noi tutti ci riuniamo
mentre ancora un anno è passato
nel corso del tempo,
per cantare solenne
il nostro inno di laude
alla Tua grandezza.

****************************
Inno Gotico – S. Michele

 

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO,

IL MISTERO DELL'AUTUNNO

Equinozio d'Autunno

*

Cari amici,
dopo il Mistero dell’Estate vi propongo la successiva Stagione della natura e dell’anima umana.
Il nostro racconto inizia con l’ultima settimana di luglio.
In questo mese avvengono molte cose.
Da qui inizia ad agire con forza la polarità che (antroposoficamente) chiamiamo coi nomi di Lucifero-Arimane.

Le due potenze hanno accompagnato l’uomo nella sua ascesa sognante sino alla sosta estiva dove egli raggiunge il dono divino.
Lucifero ora vorrebbe mantenere l’uomo nello slancio del tripudio panico, che invece ha già dato il suo frutto. La spinta unidirezionale di Lucifero ci staccherebbe dalla linea ritmica dell’evoluzione. Arimane invece interviene distruttivamente: recando delusione e sfiducia.

Subito dopo la sosta estiva di luglio, all’incirca nell’ultima settimana del mese, i processi cosmici mutano: le giornate sono già più brevi. Viene agosto e la luce si accorcia.
Da Arimane provengono tenebre crescenti che iniziano a uccidere le forze di slancio, la natura, benché ancora rigogliosa, è stanca: basta uno sguardo sensibile per accorgersene.
Il dolore distruttivo di Arimane è il correttivo dell’azione luciferica: l’anima si avvia alla tristezza autunnale.

L’azione contrapposta delle due potenze ci trascinerebbe perpetuamente da un opposto all’altro: un giro senza uscita.
Tristezza in inverno, gioia in estate…ripetizione infinita.

Poiché possediamo l’io (in cui c’è tutto il mondo spirituale) possediamo anche la capacità di imprimere a quel ritmo ricorrente una direzione che la natura non ci offre.

Si giunge a settembre. Le diminuite ore di luce sono offuscate dalle prime nebbie, nubi e piogge. Nell’anima indugiano ancora sogni estivi di felicità, che Arimane distrugge con la realtà dello sfiorire naturale e ci si piega verso il suolo su cui trascinare la nostra esistenza.

Il mondo esterno porta scoraggiamento e tristezza: nel passaggio dalla malinconia di settembre alla tristezza ottembrina giunge all’anima il cenno severo e saldo di Michele.
E’ difficile avvertirlo poiché non agisce dall’esterno ma dallo spirito: può rivelarsi solo alle forze dell’io.

Dall’insegnamento del Dottore ci viene mostrato che l’azione del Cristo verso i due Ostacolatori non è uguale: la forza del Cristo trasforma Lucifero mentre vince e sottomette Arimane.
Michele è forza del Cristo e agisce sui due nel modo indicato.

Lo slancio luciferico dà forza all’io sino a quelle nozze estive chiamate Natale occulto. Poi tale slancio non va evitato ma trasformato.
Arimane invece tenta di uccidere lo slancio interiore (per l’uomo del nostro tempo, tutto esteriorità, sono processi che si svolgono senza che, quasi, giungano a coscienza. Si rimedia accendendo le luci, vestendo panni più caldi, vivendo la solita vita e magari pensando alle vacanze sulla neve).

L’anima modificata da una cosciente disciplina interiore, sente invece lo sgomento del vuoto interno, dell’impotenza, di una propria nullità: simili impressioni possono intensificarsi a diventare una prova per l’anima.
La distruzione proviene da Arimane, la malinconia da Lucifero. Anche la malinconia può venir sentita come una consolazione: attenzione, essa vela la forza di Michele! E’ facile cadervi poiché sembra consonare con l’esteriore: in arte e letteratura prende il nome di “romanticismo”.

Rimanere desti davanti alla propria vuota tristezza e come io, dirsi: “Nulla più mi ispira e mi dà vita, mi sento abbandonato e privo di sostegno. Io a ciò contrappongo la nuda volontà dell’io, con la fiducia che attraverso la fatica dell’io cosciente si attivino le forze spirituali che mi sostennero senza il bisogno dello sforzo cosciente”.

La volontà nuda dell’io (priva di supporti), senza altro sostegno che l’io stesso, appare come ferro con il quale si soggioga Arimane che vuole avviluppare l’anima con tristezza e annichilimento.

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Questo ferro è la “spada” che Michele porge al combattente per lo spirito: con essa viene protetto il prezioso oro solare che il “drago” vorrebbe sottrarre: il dono ricevuto nelle nozze mistiche dell’estate.
Oro visibile nella natura: nel giallo dorato delle foglie che appare alla luce per qualche tempo dopo San Michele, fuori dal verde e dal rosso.

L’azione cosmica di Michele, fatta propria dall’io umano per iniziativa cosciente, vince la tentazione arimanica e l’anima può congiungersi col dono dell’estate.

Natura, il tuo materno essere
io porto nell’essere del mio volere;
e la potenza di fuoco del mio volere
tempra gl’impulsi del mio spirito,
così ch’essi generino sentimento del sé,
perch’io porti me in me stesso.

(R. Steiner, Calendario dell’anima, San Michele – vers. di F. C.)

E nella settimana dopo San Michele:

Penetrare nel profondo del mio essere
mi desta un aspirare pieno di speranza,
ch’io trovo, guardando in me,
qual dono solare dell’estate,
germoglio che vive e mi scalda
nell’atmosfera autunnale,
impulso di forza della mia anima.

(R. Steiner, Calendario dell’anima, settimana dopo San Michele – vers. di F.C.)

Ripeto che tali momenti interiori possono presentarsi in qualunque tempo poiché suscitati da tessuti di forze extratemporali. Nelle stagioni concordano di più con cosmo e natura.

Vi ringrazio e vi saluto. :)

RASTIGNAC

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO,
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