MICHELE – La Via del Pensiero

MICHELE (Video musicale)

(Video realizzato da www.ecoantroposophia.it)

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Aggiungo queste informazioni al video sopra inserito, che ho avute grazie alla mia curiosita’ attivatasi dopo aver gustato il piacere di visionare e ascoltare quanto sopra.
Le musiche su chitarra classica che possiamo ascoltare sono pensieri musicali, improvvisazioni, creati dal maestro NaitsirC e da lui eseguite. Il video e’ invece una Marvignanata.
Complimenti a entrambi. E grazie.

Libretto (Nota del compositore)

Libero – Ombroso

Michele osserva il lavoro degli spiriti delle tenebre sull’animo umano

3:00 ( minuto terzo ) Secondo Movimento – Libero

Michele pensa e pesa, ascolta e rivolta
ordina e

4:00 Quarto minuto Terzo Movimento Ritmato

Saluta i discepoli e consiglia i prodighi

5:45 ( Quinto minuto e quarantacinquesimo secondo ) Quarto movimento

I residui nell’astrale vengono indirizzati

6:30 Quinto movimento

Relazione, compassione e compattezza, ritmo e tenerezza,
ritorno ai cieli.

p.s.

Attenzione alla transizione tra il primo movimento ed il secondo che puo’ far pensare alla fine del video, attendere prego, siamo appena all’inizio…..dei circa dieci mn di ascolto.

MICHELE - La Via del Pensiero, MUSICA, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL PENSARE DEL CUORE

Mich

*

Ci viene raccontato dal drammaturgo greco Eschilo, che per aver donato all’uomo il fuoco, Prometeo viene incatenato alle rocce del Caucaso dal padre degli dei Giove.

Esseri, impietositi dal suo stato, gli fanno visita in quel deserto e gli chiedono perché mai sia stato punito in modo tanto severo. Prometeo risponde che il fuoco che egli ha donato all’umanità, ha portato l’uomo a un decisivo salto di coscienza: lo ha reso “internamente spirituale”.

Eschilo, che descrive la scena, crea questo nuovo concetto che prima di allora non esisteva nella lingua greca.

Che cosa intende con “internamente spirituale”? Prometeo si prende il merito di aver fatto in modo che la facoltà spirituale pensante, che prima veniva donata all’uomo da “fuori”, ora diventi interna all’uomo.

Nei più antichi poemi epici viene raccontato che l’uomo, posto di fronte ad importanti decisioni, veniva ispirato dalle divinità e seguiva il loro volere.

Con il dono del primo germe del fuoco-pensiero, l’essere umano diviene capace di operazioni spirituali autonome, può prendere egli stesso le sue decisioni e risponderne.

Prometeo ha reso l’uomo potenzialmente “signore della propria ragione”.

Ma il salto di coscienza che rende l’uomo autonomo nel mondo sensibile, allo stesso tempo oscura la sua coscienza superiore e lo allontana dagli dei e dal mondo spirituale: avviene la cacciata dal paradiso descritta nell’Antico Testamento.

Da allora, questa nuova facoltà che vive nell’uomo, si evolve a poco a poco in due forme diverse: come intelligenza analitica e come intelligenza creativa.

L’intelligenza analitica, facendo un salto ai giorni nostri, si presenta vincitrice su tutti i fronti; tutte le scoperte della scienza e della tecnica provengono prevalentemente da questo tipo di pensare. Negli ultimi decenni, però, è diventato sempre più chiaro che la dimensione prometeica del pensare umano, l’elemento creativo intuitivo, quello che viene impiegato nella creazione artistica, ha in sé potenzialità immense che vorrebbero venir riconosciute e portate nella vita.

I tempi chiedono, con sempre maggior insistenza, la liberazione di Prometeo dalle catene, nel significato più vasto del termine, perché questa liberazione possa dare all’uomo la possibilità di affiancare al pensare intellettuale, indagatore di una realtà materiale, anche un pensare puro, vivente, capace di sostenere se stesso nella conoscenza e nell’indagine spirituale.

Con la “spiritualizzazione del pensiero” abbiamo a che fare con qualcosa di nuovo.

Non si tratta semplicemente di contrapporre un nuovo pensiero a quello vecchio, bensì di scoprire un pensiero capace di far risorgere il mondo dalla pesantezza terrena.

L’uomo deve portare a coscienza il fatto che qualunque percezione gli stia dinnanzi deve trasformarsi in pensiero per poter essere colta dal pensare.

Il percorso del pensare, partito dal dono di Prometeo, nell’essere umano ha continuato la sua metamorfosi in una evoluzione spirituale continua.

Rudolf Steiner ci dice che con l’avvento dell’epoca di Michele (1879) inizia la possibilità del “pensare del cuore” o pensare secondo Michele.

I cuori iniziano ad avere pensieri!

Che cos’è il pensare del cuore?

La relazione tra la mente e il cuore dell’uomo è un mistero delicato e la difficoltà a comprenderla è estrema. Normalmente si dice che con il cuore sentiamo una gioia o un dolore, cuore e sentimento li sentiamo molto imparentati tra loro, ora però si tratta di un sentire affinato che diviene organo di percezione di un pensiero più vivo, più forte, di un pensiero compenetrato di volontà.

Si potrebbe dire che si tratta di un sentire che pensa e di un pensiero che sente e credo che questa esperienza, per chi sta facendo un percorso spirituale, sia più comune di quanto si immagini.

Dalle molte caratterizzazioni del pensare micheliano, fatte dal dottor Steiner, si può iniziare a trovare anche in noi un inizio di questo pensiero nuovo.

In fondo, per entrare veramente nell’Antroposofia ( non solo in maniera intellettuale) c’è bisogno che il pensare venga sostenuto da un sentire divenuto più vasto, impersonale: un organo di percezione capace di “sentire” in sé la risonanza della verità.

Per il nuovo rapporto che viene così a costituirsi con Michele, il Principe del pensare del cuore, R.Steiner, in una delle sue conferenze, utilizza una meravigliosa immagine.

Nello sforzo di raggiungere questo pensiero fortificato dalla volontà e sostenuto da un sentire nuovo, gli uomini possono chiedere aiuto a Michael e allora…..”è come se allungassero le mani spirituali a Michele, dal basso verso l’alto per afferrare le mani tese di Michele dall’alto in basso. Infatti così può essere creato il ponte tra gli uomini e gli dei”. (O.O. 219, 17.12.1922).

 

 

 

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL MESE DI MICHELE

S. Michael -C. Di Marcovaldo

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Eccoci dunque nel mese di Michele, nella corrente della Luce salvatrice e della speranza: è come un attingere nuovamente, per virtú del ritmo solare, alla sorgente della Forza.

Come lungo e come breve il cammino dell’anima verso il luogo della sua solitudine magica, ove il Divino si dona senza apparire, senza essere veduto: cosí che la ricerca è estinta, e calma, profondamente calma, è la mente, profondamente annientato nel Divino è il cuore. Nel cuore è tutto l’Universo ed è tutto il sentiero del tempo, sino all’eternità.

Ciò che diviene realtà fatale, nasce come potenza di dedizione senza segno manifesto: dedizione tanto piú intensa, quanto piú immateriale e contraddetta dalle forme spazio-temporali. Slancio infinito, impeto puro, canto d’immenso, è una forza che non conosce sconfitte, che ha il suo oggetto, che è uno per virtú d’identità con il suo oggetto: che è il reale ritrovato, oltre tutte le recitazioni e le apparenze: il reale che comunque attende, essendoci.

La continuità dell’osare è il tenore della Forza, che non ammette pause o soste o attenuazioni. Non v’è sosta: cosí soltanto viene preparato l’impeto che restaurerà la Luce, cancellerà l’ingiustizia, restituirà la verità alla realtà, ritroverà ciò che è immutabile di là dalle parvenze, mediante cui giuoca l’umano. Ritrovare il puro segreto respiro dell’anima oltre l’ingorgo, il filo adamantino, l’intoccabile incorporeo che da nulla può essere interrotto, ritrovare l’inalterabile filo della Forza, piú possente di mille potenti cascate di fuoco.

La volontà diviene fuoco che brucia ogni impurità della Terra. È la catarsi che deve precedere il rito del Sacro Amore: anzitutto il fuoco, la flamma non urens, indi la Luce di Vita, e il viaggio senza soste verso l’“aurora del mondo”. Fuoco della Volontà e sorgente del Tempo, origine della Luce di Vita e incontro “unigenito”, sono una direzione sola. Viaggiare verso la liberazione, la luce, la speranza, verso il riposo, verso la lotta che non è piú lotta, verso la perfezione dell’azione che non è piú azione. E tutto con la calma determinazione della coscienza razionale.

iconamicheleconcaliceÈ un attingere alle forze che dall’Universo fluiscono nell’organismo vitale-fisico come correnti della volontà, l’originaria volontà: originaria volontà che si sottrae alla coscienza e che alla coscienza si dà alterata da Ahrimane, onde all’origine si trova come un possente istinto di conservazione. Ma ancora prima, ancora piú in alto è la volontà creatrice, fluente, pronta a irrompere nell’umano. A questo è ora di aprire il varco, perché è la potenza prima del Logos.

Sulla sponda del tempo non c’è attesa, perché è un grande fiume sempre uguale …nec quae praeteriit hora redire potest, se l’identità potente del pensiero con sé non dona la capacità della contemplazione di questo fiume. La storia dell’uomo è lunga e sconosciuta, e imprevedibili sono le sue meraviglie, inconcepibili le sue mète: che cosa è l’attuale soffrire, o l’attuale gioire, o il bene, o il giusto, dinanzi alla realtà ignota che preme sul divenire umano? Nulla è vero, nulla è duraturo, nulla valido, salvo ciò che si può salvare dalla continua consunzione della psiche: salvo il pensiero che ritrovi la sua luce. O la forza d’Amore che ascende e ritrova la connessione con l’Eterno.

Massimo Scaligero

(www.larchetipo.com)

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

PER IL 29 SETTEMBRE (di Rastignac)

 Beccafumi_-_Fall_of_the_Rebel_Angels_2

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Parlare di Michele, ora che la ricorrenza si avvicina, è attingere, in un solo articolo, ad alcune delle infinite sfaccettature che, con l’aiuto della Scienza dello Spirito, è possibile contemplare. Qui si parla di un’Entità divina, più vicina a noi di tante altre, più amica dell’uomo, ma ricordiamoci che Essa è del tutto sovrumana: perciò vicina ma anche tremendamente lontana. Ricordiamoci che solo uno tra gli Esseri divini ebbe la missione ed il coraggio (una follia assoluta!) di venire in ciò che è “fuori” dallo Spirito.

Facendosi parente stretto vostro e mio.

Allo stesso modo in cui Natale ed il San Giovanni estivo si oppongono e si completano, i due equinozi – Pasqua e San Michele – riflettono i due opposti volti di una situazione che interessa l’uomo, la natura e l’universo.

Questa situazione è quella del passaggio dalla morte alla vita e dalla vita alla morte.

La festa cristiana della Pasqua celebra in tre giorni morte, sepoltura e resurrezione. Ma certe religioni dei tempi antichi festeggiavano in autunno la resurrezione di un personaggio divino che aveva superato una prova paragonabile alla morte, come Adonis fa esempio.

Da cosa nasce questa confusione di avvenimenti che si ricollocano da un equinozio ad un altro?

Infatti si produssero due movimenti inversi: in primavera è la natura che passa dalla morte alla vita. Essa esce dalla tomba e resuscita. In autunno ripiomba nel sepolcro.

Però si produce anche un risveglio, ma questa volta nella coscienza individuale: che aspira ad addormentarsi in estate. Nelle belle giornate essa perde la concentrazione e la recupera in autunno. In autunno riprende il fardello del suo destino e del suo lavoro.

Questo “ritorno dall’evasione” la risveglia e la rende resistente all’impatto con il freddo e con il buio.

La natura soccombe, l’anima si rafforza: in un certo senso passa dalla morte alla vita.

Questa inversione fa eco nelle parole del Battista: “Bisogna che Egli cresca (il Sole dello spirito) e che io diminuisca (il sole fisico del solstizio)”.

La morte della natura è percepita da/nell’essere corporeo dell’uomo, ma il suo spirito non è subordinato a leggi naturali, ha suoi principi e ritmi.

Chiunque può percepire in sé stesso che la vita interiore è in “ragione inversa” alla vita della natura: le funzioni vitali, come per esempio la digestione o l’attività muscolare o una accelerazione della circolazione sanguigna rendono opaca la lucidità di coscienza e possono spegnerla completamente poiché è facile abbandonarsi al sonno. All’opposto, un’attenzione estrema, una riflessione intensa arrestano parte della vita dell’organismo: esempi grossolani si colgono quando, in questi casi, ci si ferma dal camminare o si trattiene il respiro.

La coscienza frena la vita, la vita disperde la coscienza.

Ritroviamo questa inversione nel contrasto delle stagioni. Possiamo constatare che l’equinozio di primavera rianima la vita nella natura ma indebolisce la concentrazione della coscienza come senso individuale, mentre verso San Michele è la natura che si placa e l’Io riprende nell’individuo la sua forza attrattiva.

Pasqua è un ritorno alla vita della natura; San Michele è un ritorno alla coscienza individuale.

Il tempo di San Michele è come se ci dicesse: “Guarda, tutto muore intorno a te. Questi colori, questa dolcezza dell’aria, questi quadri di bellezza che ti esaltavano, ora ti abbandonano. Il freddo, il buio, venti ostili ti attaccano. Rafforza te in te stesso, alimenta la luce interiore e veglia nella notte. Riconquista te stesso e supera la natura che t’abbandona. Ora è lo Spirito che in te vive, che t’invita alla gioia severa di questa festa!”

Chi desidera, legga con animo aperto i versetti che Rudolf Steiner ha scritto come “Atmosfera di San Michele” nel Calendario dell’anima.

Dei quattro Arcangeli che sono ciascuno il reggente dei quattro grandi punti cardinali dell’anno, Michele è quello che ha maggior rilievo nell’immaginazione degli uomini.

Una grande ineguaglianza regna, a questo riguardo, tra tali figure celesti: Uriel è caduto nell’oblio, Gabriel e Raphael sembrano impallidire davanti all’Arcangelo- cavaliere, Principe delle milizie dei cieli.

Già il suo Nome, “Micha-El” (Chi è come Dio) proclama forte quale altissimo “spazio” egli occupa. Egli è “colui che marcia davanti a Dio”, o ancora “il Volto di Dio”, “la folgore di Dio”, la Sua Luce.

La sua “attività” è ancora più possente quando non lo si compari solo tra i quattro Arcangeli che governano le stagioni, ma ai sette che presiedono la successione e la missione delle epoche.

Poiché Michele esprime solo una parte della sua natura nel ruolo d’Arcangelo dell’autunno.

In lui la tradizione riconosce l’Arcangelo del Sole, come in Gabriele quello della Luna, in Raffaele quello di Mercurio, in Anaele quello di Venere, in Zacariele quello di Giove e in Orifiele quello di Saturno.

La coscienza moderna non percepisce più i rapporti tra le forze planetarie e queste grandi figure della divinità, e soprattutto essa è priva della sensibilità che le permetterebbe di sentirsi connessa a tali esseri come il frutto all’albero che lo porta e lo sostiene. E comunque è l’intera struttura universale che sfugge a chi non vede o non vuol vedere come i regni inferiori hanno la loro corrispondenza nei regni che si elevano oltre l’uomo.

Molte soluzioni al problema dell’uomo terrestre e del suo ruolo, sono tuttavia contenuti in questo fatto.

Ad un piano sotto il livello che attualmente occupa l’umanità, troviamo gli animali, ancora privi di intelletto individuale; sotto di essi abbiamo le piante, prive di un proprio movimento e ancora più sotto “esistono” i minerali che, per l’appunto, hanno solo l’essere.

Da questo immenso laboratorio di forme si alza un appello, un sospiro, verso lo stato di coscienza al quale l’uomo si è elevato: poiché l’autocoscienza è il punto d’impatto del mondo fisico con il mondo spirituale interiore.

A partire dall’attività del pensiero cosciente l’uomo scopre lo Spirito e nello Spirito l’attività dei regni superiori: gli Esseri che chiamiamo Angeli egli può percepirli se medita il suo destino, gli Arcangeli che hanno molteplici attività e ancora altri più elevati regni ed esseri attivi nelle coorti delle Gerarchie sovrasensibili.

Secondo gli insegnamenti della conoscenza spirituale, compito degli Arcangeli è quello di governare i ritmi del corso dell’anno e la successione dei periodi della Storia umana sulla terra. Ogni sottodivisione del flusso storico dura da tre a quattro secoli e sta a significare che un altro Arcangelo-Spirito del tempo ne ha preso la guida. Il carattere del suo spirito riflette la mentalità della sua epoca. Egli è l’ispiratore comune di tutto quello che caratterizza individui e popoli entro quei tempi: è lo Spirito di un’epoca.

Nella cristianità, San Michele è sempre vittoriosamente attivo, presente.

Ricordo che in Italia, sul monte Gargano, Egli apparve e reclamò un Santuario su quel luogo. Inaugurato il 29 settembre del 492, divenne una intensa fonte di ispirazione e di miracoli. Due secoli più tardi, nuova apparizione, nuovo ordine di edificare una cappella alla sommità del Mont Tombe in Francia, luogo circondato dal mare, già in passato luogo sacro per i druidi. Diviene il noto Monte Saint Michel-au-péril-de-la-mer.

Malgrado le vicissitudini della storia, i pellegrini non hanno mai cessato di recarvisi. Si dice in Francia che non ci sia stato re che mancò ad un pellegrinaggio a Saint Michel.

Uno degli effetti dello spirito di Michele nella nostra epoca è il moltiplicare le occasioni che permettono agli uomini di incontrarsi oltre le frontiere.

Sotto l’azione della sua precedente reggenza, il pensiero fu reso universale e accessibile attraverso la filosofia. In una conferenza dell’agosto ’24 il Dottore dice: “ Anteriore al Mistero del Golgota, Egli si è dedicato alle gloriose imprese di Alessandro e all’espansione della filosofia di Aristotele”. Ora la sua reggenza (iniziata dopo l’autunno del 1879) deve creare l’universalità sul piano sociale. Michele non è più lo spirito di un particolare popolo ma di un’intera epoca e già si osserva la sua influenza. Gli uomini che hanno raggiunto una coscienza individuale, si uniscono in lingue, in blocchi. Là dove il fenomeno prende un carattere razziale, esso regredisce e ritorna ai tempi in cui il legame umano s’appoggiava al clan. Tali legami perdono ogni giorno la loro ragione d’essere. I nuovi apparentamenti nascono per interessi (idee e azioni) comuni.

Questo impulso è iniziale. Esso dovrebbe trasformare il bisogno di fusione negli ideali di una razza o di una nazione particolare in desiderio individuale di portare parte di ciò nel destino comune all’umanità, sperando che altri portino e condividano la loro particolare ricchezza di idee e creatività.

Questa tendenza non può essere un progresso se degenera nella propria caricatura: il livellamento sociale ottenuto sistematicamente con la distruzione della dignità individuale.

Il progresso sociale, secondo il carattere micaelita, non può portare che a forme di unione con il libero assenso degli individui che, sino in profondità, abbiano preso consapevolezza dell’umanità generale in misura non inferiore rispetto ad una maggiore destità dell’Io.

E’ purtroppo facile rappresentarsi la deformazione dell’uomo futuro: l’uomo-robot, privo di coscienza desta e persino fabbricato in serie.

Probabilmente questa sarà la lotta nella nostra epoca, più nostra che di Michele, poiché ora l’uomo stesso, con la conquistata coscienza di sé, può combattere con le proprie forze il Drago scacciato da Michele, che ora è in lui. Egli può combattere con la moralità che vive nel calore del suo sangue, con il pensiero – anch’esso reso vivente – che spazza le false astrazioni e l’inganno materiale, con la volontà di portare insieme ai suoi fratelli i destini dell’umanità a trionfare sul male che avvolge la terra.

La fioritura della coscienza individuale coincide con l’impulso micaelita di far regnare una luce universale che illumini tutto.

Tale sinergia sta in ciò che la festa di San Michele è per l’uomo contemporaneo: l’interiorizzazione della Luce.

Declinante nell’esteriore, essa nasce nella coscienza.

La festa di San Michele dei tempi passati fu celebrata da uomini più di noi vicini alla natura della morte del mondo vegetale che resuscita al tempo di Pasqua. Al tempo odierno, lontano dalla natura, l’uomo cova i destini del suo Io all’interno della sua “buccia” individuale. Egli può sentire una affinità con una festa autunnale se vede che la Luce in lui si interiorizza e l’arma del coraggio di sopravvivere al declino di ciò che deve morire.

La festa di San Michele non celebra i grandi avvenimenti della vita del Cristo come invece lo fanno Natale e Pasqua, quando il decorso delle stagioni illustra perfettamente l’evento.

La festa d’autunno appare piuttosto come un passo sulla strada dell’avvenire dell’umanità.

Natale e Pasqua ricordano i doni portati agli uomini dallo Spirito che vive nel cosmo.

Le feste di San Giovanni e San Michele sono rivolte a festeggiare i giorni in cui lo spirito incarnato nell’uomo potrà rispondere allo Spirito dell’universo.

Rastignac

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 9 DICEMBRE 1978 – DOMANDA 6

Mich(Arcangelo Michele  – Mara Maria Maccari)

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09.12.78 – Domanda 6

( Cliccare sui caratteri azzurri per ascoltare)

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Il mistero della testa umana in relazione
al Mistero del Golgotha.

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La testa umana
si puo’ dire che nella nostra struttura
e’ la parte che ha vissuto tutti gli stadi
dal saturneo al solare, al lunare,
fino al terrestre,
mentre ci sono altre parti del nostro essere che si
sono aggiunte dopo.
La testa si puo’ dire che riassume tutti gli stadi
mentre per…
gli altri stadi possono essere rappresentati da altre zone del corpo,
persino il sistema nervoso periferico,
e poi per ultimo le braccia, gli arti, le braccia, le gambe.
Tutto questo e’ avvenuto perche’ si presentasse una struttura sulla terra
che mediante una serie di processi evolutivi,
che sono verissimi,
quali sono registrati dalla rivoluzione darwinistica da Haeckel, la filogenesi, l’ontogenesi…
sono verissimi, soltanto che loro vedono la parte fisica
e ignorano la parte eterica, la parte astrale,
e poi quello che e’ piu’ potente che e’ l’Io.
Perche’ ad un certo punto questa evoluzione subisce
delle variazioni profonde e potenti per il fatto che si presenta l’Io
come un essere che vuole abitare in una parte di questo corpo,
quindi nella testa;
e allora avviene che la testa… l’organo cerebrale viene portato ad uno sviluppo
che dia modo all’Io di inserirsi mediante la sua attivita’,
e la prima attivita’ e’ il pensiero.
Quindi si puo’ dire che tutto il processo si produce
fino a che c’e’… insomma… una crescita,
una costruzione positiva,
una edificazione,
che e’ sempre ascendente,
e quindi l’evoluzione materialista ha ragione,
fino al punto in cui l’uomo raggiunge
una tale struttura in cui finalmente si puo’ manifestare il pensiero.
Quando questo e’ avvenuto, ed e’ cominciato ad avvenire nei primi secoli pre-cristiani,
e il fenomeno che veramente ci puo’ dare una misura di questo passaggio dell’umanita’
– e voi potete capire che avviene attraverso gli esseri piu’ evoluti, quelli che vanno piu’ avanti, quindi i Greci e i Romani –
il fenomeno e’ la nascita della filosofia.
Le prime, i primi esseri che finalmente hanno la possibilita’ di manifestare il pensiero
sono i Greci, la scuola Milesia, Talete eccetera, fino a poi… i sofisti, poi Socrate, Platone, eccetera…, e il processo continua.
E’ qui che si presenta il Christo perche’ comincia un punto
veramente decisivo della storia umana.
Perche’?
Perche’ il pensiero si presenta finalmente in quanto c’e’ un suo strumento.
Pero’ il pensiero ha il compito di distruggere questa natura evoluta,
e viene una polarita’, pensiero-Io,
che si oppone a cio’ che fino ad allora si e’ manifestata come forza di evoluzione,
e’ questo che bisogna afferrare.
Perche’ se fosse continuata l’evoluzione nel senso materiale
l’uomo avrebbe assoggettato le forze spirituali
che hanno avviato la sua evoluzione
al sensualismo fisico,
e guardate i Greci che l’hanno sfiorato..
questa sensualita’, questo materialismo,
il materialismo dei Greci e’ formidabile,
ed e’ potente perche’ e’ ancora aiutato da forze spirituali del passato.
Ah! Il sensualismo e il materialismo Greco e’ formidabile.
Pero’ mentre si presenta ci sono le forze della filosofia, le forze dell’arte,
ci sono i residui poteri del Lucifero Celeste.
E questo.. questi poteri
sono quelli che danno anche la possibilita’ di avere una prima comprensione del Christo.
E quindi il Christo interviene.
E qui voi pensate a quello che e’ avvenuto,
fino allo Spirito Santo.
E’ da allora che il Pensiero ha il potere di cominciare a distruggere la natura,
per riedificarla;
perche’ il pensiero vero e’ quello che si sviluppa mendiante una distruzione fisica
che apre il varco a qualcosa che viene dallo spirito.
Tutto questo adesso e’ appena accennato
ma continuera’ e diventera’ piu’ potente fino a che
l’uomo comincia ad edificare un proprio corpo spirituale.
Quindi… il lavoro del pensiero
noi lo dobbiamo afferrare con forze di coscienza
molto vive,
molto sveglie,
perche’ l’antica natura e’ immersa nel sonno.
Pensate alla missione di Michele.
Michele nella tradizione ebraica viene considerato il rivelatore della notte,
perche’ tutto quello che Michele dava, comunicava alla tradizione Ebraica,
che rappresentava la civilta’ solare di quell’epoca – a quell’epoca era veramente la razza eletta –
tutto questo avveniva nei sogni in una specie di immersione,
in una visione spirituale ma che corrispondeva al sonno,
quindi Michele era il rivelatore della notte.
Il Michele che agisce oggi e’ il rivelatore solare, alla luce del giorno.
Quindi mentre il Michele di diversi secoli fa
aveva bisogno dell’uomo dormente,
il Michele solare,
che ha la funzione di aprire il varco al Christo nel cuore umano,
ha bisogno dello stato di veglia, anzi:
di uno stato di piu’ che veglia.
Di uno stato rispetto a cui
lo stato di veglia normale e’ uno stato di assonnamento.
E voi lo potete vedere se
fate una vera meditazione e vi trovate ad un livello di grande lucidezza,
voi guardate lo stato normale di coscienza come lo stato d’addormentamento,
e uno ritorna in questo addormentamento perche’ segue la vita quotidiana,
ma piano piano uno comincia a dire: << Questo addormentamento e’ quello che mi toglie la memoria dello Spirito >>.
E qui ecco che ritorniamo al tema della memoria.
Perche’ la memoria dello Spirito e’ lo stato di veglia
sempre piu’ vivo come comunione con le potenze di Michele.
E Michele ha bisogno di questa elevazione dello stato di veglia dell’uomo
perche’ non puo’ obbligare l’uomo,
perche’ questa e’ l’epoca della liberta’.
Arimane e Lucifero lavorano in maniera da ingannare l’uomo,
di sedurlo,
hanno bisogno di convincerlo, quindi anche l’amore di cui parlavamo prima,
che uno vuole influire col proprio amore perche’ l’altro lo ami:
e questo e’ Lucifero.
Michele e’ libero,
vuole che tutto quello che viene dall’uomo nasca da un atto interiore libero,
quindi la massima donazione dell’amore e’ vera proprio perche’ c’e’ la liberta’,
la volonta’ libera.
Ecco perche’ Michele e’ il rivelatore che
risponde allo stato di veglia piu’ alto.
E vedo che abbiamo raggiunto l’ora.
Quindi dobbiamo concludere con questo pensiero:
che lo Spirito Santo di cui abbiamo parlato nella prima domanda,
che si presenta come la luce della Pentecoste,
e’ la forza dell’epoca di questo tempo.
E ci sono stati degli occultisti Rosicruciani che hanno unito il nome di Michele allo Spirito Santo: il Michele Paracleto, il Michele Spirito Santo, Michele Portatore dello Spirito Santo, Michele suscitatore dello Spirito Santo,
dei testi Rosicruciani, dei testi dell’ermetismo portano queste espressioni..
Raimondo Lullo…
Quindi mentre siamo nell’epoca… abbiamo detto che c’e’ Giuda che tradisce l’uomo…
non e’ Giuda pero’, non e’ piu’ Giuda,
ma il tradimento e’ come un tradimento di Giuda perche’ c’e’ il fatto economico
a cui viene asservito l’uomo in maniera che non si accorga piu’ del pane spirituale
ma guardi solo il pane fisico,
questo viene superato dalle potenze dello Spirito Santo.
E questa e’ l’epoca di Giovanni.
E con questo rispondo a una domanda che attende da diverso tempo
che dice: << Che significano le parole con cui si conclude il Vangelo di Giovanni >>.

MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, MICHELE - La Via del Pensiero, PASQUA, SCIENZA DELLO SPIRITO

JANUA COELI (di Savitri)

*

Janua Coeli

Dimenticare le parole,
nessuna più
che possa dire di Te
mentre in noi solo
l’Oscuro Mistero
rivela le sue trame
bramante la vita,
d’incarnare l’infante:
Archetipo d’Uomo
adorato dalle gerarchie
difeso al mattino
dal Fiero Arcangelo
brandente nel Silenzio
la rovente
Spada del Pensiero.

I verbi sopiti, serbati
in labbra di fanciullo
attendono la Madre,
il suo bacio di Rose
che li conduce
nel suo
Cuore Maestro,
al sorger della Luna.

Janua Coeli!
Sulla Soglia t’affido
mio ardire umano,
mio timore di fallire,
mio silenzio più sacro.
Nella notte più buia
che Tu possa con Michele
insegnarmi la Parola nuova,
nella laringe innestare
il frutto del ventre tuo.

Un nuovo Figlio
all’alba della terra nuova:
non articolerà
parola conosciuta
ma fiori,
fiori e fiori,
in morbide fluenti
cascate di profumi
cadranno dalle sue labbra
a coprire di tappeto
la Via su Giove:
petali divini,
Pensieri d’Amore.

( S. S. )

 

ARTE, MICHELE - La Via del Pensiero, PENSARE MASSIMO (poesie di Savitri), POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

VITA DEL PENSIERO COME IMPULSO SOCIALE (di Yuika Uchiyama)

 

Michele

(Liane Collot d’Herbois «Arcangelo Michele»)

*

L’economia, la società e la cultura moderna mostrano visibilmente un dimenarsi spasmodico, una richiesta di rinnovamento, una sete di impulsi vivificatori. Una sorta di malattia che non trova cura, poiché si ignora l’ingrediente ultimo ma in assoluto piú reale ed efficace: la conoscenza del Mondo Spirituale. La consapevolezza e l’accettazione dell’ordine soprasensibile può riportare l’armonia cosmica nei sistemi politico-economici ispirati oggi da materialità e astrazione, termini apparentemente opposti tra loro ma in realtà appartenenti alle due facce della stessa medaglia nelle mani di Arimane.

È la medaglia della quantità, privata volontariamente della memoria della qualità. «Il realismo del sensibile va superato con la potenza realistica dell’idea: che è la verità del sensibile», scrive Massimo Scaligero nell’Iside-Sophia. È necessario permeare le singole azioni di una sostanza illuminata, tenendo viva in sé la convinzione che non sono sufficienti gli atti ritenuti socialmente caritatevoli e meritevoli, poiché la verità non giace sempre nella bontà apparente. La Verità si trova nell’intuizione di ragioni piú elevate, talvolta difficili da comprendere per l’intelletto umano, donate dalla fede nella forza del pensiero vivo, operante nell’attimo prima che il pensiero razionale fluisca.

La travolgente potenza del pensiero inizia recentemente a essere presentita anche da realtà lontane da conoscenze spirituali, come a mostrare un nuovo andamento dell’evoluzione. Oltre ai soliti “uomini del momento”, istruttori dei moderni “individui vincenti”, i quali esibiscono la capacità di migliorare la vita tramite lavoro di pensiero, la cui finalità però permane nella sfera del guadagno e del danneggiamento altrui, degno di nota è uno studio della fisica quantistica russa inerente a quel 90% di DNA di cui ancora non si conosce esattamente la funzione. Tale DNA sarebbe una potente antenna che, in base alle informazioni ricevute da pensieri e parole interne ed esterne a noi, si modifica per poi trasmettere tale mutamento alle cellule dell’organismo, provocando un riflesso in esse. È un tentativo di spiegazione scientifica delle intuizioni, della telepatia, delle guarigioni tramite pensiero e via dicendo (The DNA-wave Biocomputer).

Questo studio è di certo un importante riscontro di leggi piú elevate esplicantisi sul piano fisico, ma è condotto in relazione al sistema nervoso e al cervello, i quali, come sappiamo dai nostri Maestri, hanno perso la loro originaria vita di luce per permettere l’esperienza sensibile e razionale. La tendenza della scienza a ritenere che il pensiero logico-matematico e riflesso sia la vera luce, è un tranello di Lucifero, attuato al fine di tenere prigioniera la Vergine Sophia.

Di conseguenza l’indagine del mondo puramente materiale, scontrandosi con lo strumento stesso con cui è compiuta – il pensiero – inizia a dare segni di cedimento. Solo il pensiero puro apre le porte alla vita del mondo eterico, libera il sistema nervoso, ripristina la memoria cristica del cuore e riporta l’unione androginica nel sangue eterizzato; qui l’Io, con la sua luce solare, può rincontrare allora le forze della  Luna celeste, della Vergine Sophia, colei che rappresenta

Iside-Sophia

  «il superamento del riflesso nel pensare e nel sentire», spianando la strada al Cristo. A tal fine è indispensabile l’intervento della forza di Michele, la volontà cosmica che vince gli incatenamenti degli Ostacolatori.

La realizzazione del Cosmo dell’Amore, verso il quale ci incamminiamo con passi lenti e con pesanti catene da sciogliere, richiede il riconoscimento della forza d’Amore all’interno del pensiero. Ancora nell’Iside-Sophia leggiamo: «Se si riesce a concepire la sintesi delle forze di tutte le Gerarchie fluenti nel Cosmo, si può avere l’idea della Forza-Christo e si può anche riconoscere che tale Forza è Amore Divino diveniente amore umano. Il farsi umano dell’Amore Divino è la virtú della Vergine Sophia, servente l’opera di Colui che incarna l’Amore Divino. Ciò è possibile, perché l’impresa del Figlio dell’uomo non è soltanto la convergenza della donazione di tutte le Gerarchie, ma parimenti il fluire di una potenza che giunge dal dominio superiore a quello delle Gerarchie medesime: il dominio del Mistero della “Causa prima senza cause”, da oltre il cielo cristallino. Ciò che viene dal Christo, la Terra invero non l’ha mai conosciuto: attende conoscerlo. Questa l’impresa dell’uomo».

Questo sacrificio, compiuto per rendere l’uomo libero e cosciente, superando lo smarrimento e la perdita di memoria della propria essenza divina, si manifesta nel pensiero riflesso. Scrive ancora Scaligero: «La degradazione del pensiero spiega l’angustia di questa Cultura, il disagio della Civiltà, il sacrificio che in forma in gran parte inconscia assedia l’uomo».

La riforma sociale, dunque, esige la liberazione del pensiero. Solo l’anima ripulita e mossa da pensiero in quanto forza d’amore potrà permeare di impulsi spirituali l’economia, la giurisdizione, la cultura. La giusta luce può essere riportata non dalla fredda e astratta matematica quantitativa, ma dalla conoscenza della vita spirituale in quanto qualità retrostante e immanente in ogni avvenimento.

In una circostanza in cui vi è una esigenza urgente di conoscenza, il nostro lavoro spirituale, mirante alla resurrezione dell’essenza originaria del pensiero, dovrà responsabilmente essere donato all’organismo sociale.

Occorre quindi operare con lo spirito comunicato da Steiner tramite le parole: «Oh Michele, io mi raccomando alla tua guida con tutta la forza del cuore, cosí che questo giorno possa diventare l’immagine della tua volontà di porre ordine nel destino».

 

Yuika Uchiyama

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.(per gentile concessione di www.larchetipo.com/2013/lug13/juvenilia.pdf)

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MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

L’IMPULSO DI MICHELE e il Mistero del Golgotha (di R. Steiner)

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Nelle ultime due conferenze da me tenute durante l’ultimo soggiorno qui tra voi, ho potuto parlarvi di alcuni aspetti della vita fra una morte e una nuova nascita. Avevamo sottolineato l’importanza e il significato del conoscere la vita fra la morte e una nuova nascita, perché le Forze e le Entità con le quali l’uomo viene allora in contatto intervengono anche nella vita che intercorre fra la nascita e la morte.

Oggi parleremo di molte cose che varranno a mettere in rilievo la grande missione della concezione antroposofica sullo sfondo di tutto il carattere della nostra epoca di cultura. Ho rilevato, anche diffusamente, il fatto che noi ci troviamo in un periodo assai importante dell’evoluzione umana sulla Terra, e che se, considerando affrettatamente tale evoluzione, si è spesso caratterizzata ogni sua epoca come un’epoca di transizione, la nostra deve però venir descritta, piú che come un’epoca di transizione, come un’epoca di importanza massima per tutta l’evoluzione dell’umanità.

Il primo punto di vista che oggi vorrei proporvi è quello dell’Antroposofia, della quale sappiamo che per necessità dell’evoluzione terrestre deve oggi inserirsi nella cultura umana. L’Antroposofia, sebbene le sue verità possano venir investigate solo dall’anima dell’Iniziato, a questo preparata, può nonostante ciò venir compresa da ognuno, che solo le porti incontro una sufficiente spregiudicatezza.

Qui può subito venir sollevata l’obiezione: ma esistono ben pochi uomini dotati di una coscienza tale, da poter ritenere come verità quel che l’Antroposofia offre. La maggioranza degli uomini considera quanto proviene da questa indagine, dalla Scienza dello Spirito, come fantasticheria e sogno, se non addirittura come uno dei prodotti delle “sette sètte di perdizione”…

Cosa sta veramente alla base di tutto questo? Si può davvero sostenere, di fronte alla massa di coloro che ancora oggi asseriscono di non poter comprendere l’Antroposofia, e che essa si mostra un semplice fantasticare, si può davvero sostenere che simili verità, comprese da cosí rare persone, possano divenire conoscibili a menti umane spregiudicate?

Ieri, nella mia conferenza pubblica, ho illustrato i mezzi con i quali si può giungere a conoscenze sovrasensibili: liberando cioè determinate forze dell’anima dallo loro connessione con il corpo, ed anche di come le dette forze del pensiero, del linguaggio e della volontà possano divenire libere, emanciparsi dalla corporeità, per operare puramente nell’animico, nell’animico-spirituale, divenendo quelle tali forze che, sviluppate attraverso la meditazione, la concentrazione e la contemplazione, penetrano nei mondi sovrasensibili. Tutte le forze che ci rendono idonei a penetrare nei mondi sovrasensibili, provengono dal fatto che l’uomo riesca a svincolare la propria anima da tutto ciò che lo lega normalmente al corpo. Dunque, nelle forze conoscitive a mezzo di cui si investigano i mondi sovrasensibili, si ha a che fare con forze libere dal corpo.

Sennonché anche nella vita quotidiana v’è una forza animica che, in certo modo, ha già in sé quella condizione cui per le altre forze animiche si aspira, per procedere nell’indagine spirituale, ed è la forza del pensiero, quale si estrinseca nel comune, sano e spregiudicato intelletto umano. Voglio dire che questa ordinaria forza del pensiero, anche senza venire sviluppata oltre, sotto certe premesse, può presentarsi già da sé come qualcosa di liberato dal corpo.

Le cose a questo riguardo stanno cosí: questo pensare che ogni anima odierna può avere in sé come forza, ha in certo modo due facce: è una testa di Giano. Dipende dal cervello, se porta alla coscienza come pensiero, soltanto ciò che si specchia nel cervello stesso, nel sistema nervoso; in questo caso il pensiero è piuttosto passivo e tale da volersi servire del cervello come suo strumento. Oppure, anche senza meditazioni per interiore sforzo e richiamo, per il solo fatto di divenire cosciente di sé, nel suo vero essere, di strapparsi all’appoggio del cervello, esso può liberarsi: allora è invece un pensare attivo.

Sono entrambi due lati del sano pensare ordinario, quale ogni anima può oggi esercitare. Il pensare è dunque proprio ad ogni anima, ma può venir usato in due modi diversi. L’uomo può crearlo in sé, coniando in sé il pensiero: allora è pensiero nella sua attività, in grado di accogliere pienamente tutte le affermazioni, anche le piú apparentemente ardite, della Scienza dello Spirito. Se invece il pensiero non vuole rafforzarsi, afferrando se stesso nella sua attività, allora è costretto ad appoggiarsi allo strumento del pensiero, cioè al cervello, e produce in generale solo quei pensieri, che possono venir afferrati a mezzo di quello strumento. Allora l’uomo non pensa attivamente ma passivamente.

Piú di qualunque altra distinzione, è giusta quella (ma per l’avvenire, non per l’immediato presente) fra pensatori attivi e pensatori passivi. Coloro che rafforzano in sé questo pensare indipendente, interiormente libero, che sanno pensare attivamente, già dallo stesso impulso di questo pensare vengono portati all’indagine scientifico-spirituale. Coloro invece che non vogliono pensare attivamente, ma solo in dipendenza dal cervello, quelli si diranno che l’indagine antroposofica è fantasticheria, perché non hanno idea di ciò che può venir afferrato nel pensiero libero, e vogliono rimanere dediti allo strumento. Si può dunque dire che non vogliono pensare essi stessi, ma lasciare che altri pensino in loro e per loro. Proprio da questo punto di vista l’essere seguace della concezione antroposofica del mondo, e in genere il modo di comportarsi di fronte ad essa, è in ultima analisi questione di alacrità, di energia interiore, oppure, all’opposto, di pigrizia, inerzia, comodità interiore. Il pensare che vuole essere energico ed alacre comprende i risultati della Scienza dello Spirito; invece il pensare che vuole servirsi di grucce, di uno strumento, che vuole portarsi a coscienza i pensieri solo nel riflesso del cervello, è inerte, esige che si pensi in lui, e per comodità respinge l’indagine antroposofica. Tutte le filosofie, le scribacchiature che girano per il mondo, dandosi aria di scienza e spiritualità, sentenziando che non è possibile comprendere quanto viene detto dalla Scienza antroposofica, hanno la loro base in una, a tutta prima inconscia ma profonda, pigrizia del pensiero, che non vuole divenire attivo ma restare passivo. Certo, l’essere seguaci della concezione antroposofica del mondo è tutt’altro che comodo!

In sostanza, questa è la verità riguardo a tali fatti. E se capitate in certe adunanze che oggi non si chiamano nemmeno materialistiche, ma forse monistiche, e che si sfogano contro “le fantasticherie” della Scienza dello Spirito, noterete che la ragione di questi sfoghi non sta certo in ciò che in queste adunanze si professa, ma nell’incapacità di quelle persone a raggiungere un pensiero attivo; ed inoltre, nella presunzione di erigere la comodità del pensare passivo (precisamente da parte di coloro che sono incapaci di sforzarsi al pensare attivo), a principio supremo dell’indagine umana.

Orbene, a volte l’inerzia nell’adoperare la facoltà dell’anima porta a fatti che si possono osservare spesso anche nella vita quotidiana. Chi volendo ascoltare un discorso pubblico è troppo inerte per seguirne lo svolgimento, a poco a poco si addormenta, e dormendo perde ciò che era sua intenzione (e forse anche non era sua intenzione) di apprendere. Si avrà allora a che fare con un “perdere, dormendo, l’occasione di accogliere un necessario impulso d’evoluzione”, nel caso di coloro che, sia al presente sia nel prossimo avvenire, non sanno e non sapranno riscuotersi a pensare attivamente. Cose di somma importanza si perderanno, sonnecchiando. Infatti, sebbene tali persone non ne vogliano sapere, dietro a ciò che si svolge nel nostro mondo sensibile giacciono le Forze essenziali sovrasensibili, ed anche i processi sovrasensibili.

E questi processi sovrasensibili si svolgeranno ugualmente, anche se una parte dell’umanità vorrà passarvi sopra dormendo. Nell’epoca attuale abbiamo a che fare con un importantissimo evento. E poiché tutti gli eventi sensibili sono estrinsecazioni esteriori di processi sovrasensibili, se perforiamo il tessuto dei fatti sensibili nell’evoluzione dell’epoca nostra, giungiamo, dietro a quel tessuto, ai fatti sovrasensibili. Per caratterizzare i quali, importantissimi in questo momento, vogliamo ricordare che tutta la vita universale riposa sopra un’evoluzione in continuo crescere.

Seguendo la via evolutiva dell’uomo, lo troviamo, secondo la sua prima disposizione, nell’epoca dell’antico Saturno; piú tardi lo troviamo compenetrato di un nuovo elemento, nell’antica epoca solare; ancora piú evoluto nell’antica epoca lunare; dotato del quarto elemento, l’Io, nell’epoca terrestre. E sappiamo che durante l’epoca di Giove le sue facoltà animiche assumeranno una configurazione tale, che egli si potrà paragonare agli Esseri della Gerarchia degli Angeli.

Orbene, come l’uomo nella sua evoluzione avanza e ascende, cosí anche le Entità delle singole Gerarchie progrediscono da gradi inferiori a gradi superiori. Non la sola Gerarchia umana si evolve in continua ascesa, ma anche le Gerarchie che sono piú in alto dell’uomo.

Prendiamo ad esempio quella di due gradi superiore all’uomo, la Gerarchia degli Arcangeli. Già ieri vi ho fatto notare come oggi molti intelligenti non trovino nulla da ridire se si parla di Spirito in senso generico; ma grande offesa reca all’uomo contemporaneo che si entri a parlare di classi, ordini, individui, com’è invece piú che lecito fare nelle scienze naturali, per le piante, gli animali ed altri regni. Eppure questo è necessario, se vogliamo avere a che fare, in via concreta, con il Mondo spirituale.

Se prendete in mano il ciclo di conferenze da me tenute a Cristiania [attuale Oslo] sull’evoluzione dei popoli, La missione delle singole Anime di Popolo in relazione alla mitologia germaniconordica [O.O. N° 121],  vedrete come lo sviluppo dei popoli, delle stirpi, sia connesso con la Gerarchia degli Arcangeli. Invece, il susseguirsi delle epoche sottostà alla direzione delle Arcai, o Forze primordiali, o Spiriti della Personalità. Ora, se prendiamo le Entità piú importanti della schiera degli Arcangeli, troviamo nomi che ci capitano sott’occhio anche altrove, e che possiamo utilizzare come qualunque altro: Raffaele, Gabriele, Michele ecc.

Possiamo quindi denominare queste Entità, perché il nome non è affatto la cosa essenziale; noi lidenominiamo come si fa per le altre cose. Il distinguerli ha una certa importanza per i fatti che si svolgono nel sovrasensibile: dall’evoluzione sovrasensibile dipende la nostra evoluzione nel sensibile.

Possiamo benissimo distinguere scientificamente tra loro le singole Entità della Gerarchia degli Arcangeli. E distinguerli non con un astratto catalogo di nomi, ma ravvisando nei principali impulsi delle civiltà che si sono svolte esteriormente nel mondo fisico in una data zona terrestre (ad esempio nei pri mi secoli cristiani, prima dell’attuale direzione del mondo), il dominio di determinate Entità, diverse da quelle che dominarono i principali impulsi di civiltà che hanno diretto i popoli nei secoli XII e XIII, e ancora diversi da quelli che dirigono l’attuale epoca di evoluzione. Atteniamoci anzitutto a ciò che è importante per la nostra epoca di civiltà. Qui dobbiamo distinguere nettamente il carattere dell’epoca iniziata nel secolo XV e XVI, contrassegnato in particolare dal fiorire delle scienze naturali moderne, e dal loro raggiungere l’altezza, mai abbastanza ammirata, che si dispiega in tutto il suo splendore nel secolo XIX.

Se fissiamo lo sguardo su questi secoli di lavoro scientifico dell’umanità intera, dobbiamo dire che esso è stato condotto da certi popoli, che furono guidati dal Mondo sovrasensibile da una ben determinata Entità della Gerarchia degli Arcangeli. Questa si distingue nettamente da quella che (sempre nel sovrasensibile) dirige ora l’appena iniziata epoca di civiltà spirituale. Se si vogliono dare a tali Entità dirigenti della Gerarchia degli Arcangeli nomi divenuti familiari in Occidente, si può dire: dall’epoca del Cristo in poi, diverse Entità assunsero la direzione della progrediente civiltà. Senza voler battere troppo sui nomi, denomineremo tuttavia una serie di Entità della Gerarchia arcangelica, come si denominano le persone che prendono parte agli eventi che si svolgono sul piano fisico. Una serie dunque di Entità della Gerarchia degli Arcangeli ha dominato dall’alto la progrediente civiltà: Orifiele, Anaele, Zacariele, Raffaele, Samaele, Gabriele e Michele.

Gabriele ha diretto l’epoca di cultura terminata per il Mondo spirituale con l’ultimo terzo del secolo XIX.

Perché effettivamente con l’ultimo terzo del secolo XIX comincia un’epoca, e ciò si paleserà sempre piú, nella quale fluiscono dal Mondo sovrasensibile in quello sensibile influssi e impulsi del tutto diversi dai precedenti. Mentre nell’epoca trascorsa le anime umane erano legate a ciò che i sensi percepiscono e che l’intelletto comprende, gli uomini dell’epoca futura che non vorranno dormire di fronte all’evoluzione, dovranno osservare come una sempre una maggiore saggezza e una maggiore conoscenza sovrasensibile penetreranno dai Mondi sovrasensibili nell’evoluzione sensibile della Terra. Parlando un po’ superficialmente, si potrebbe caratterizzare il fatto in questo modo: nell’evoluzione trascorsa le Entità sovrasensibili dovevano dirigere verso il corpo fisico-sensibile le Forze fluenti dal Mondo sovrasensibile. Le Gerarchie dovevano badare a che le Forze non fluissero dentro le anime. Ma d’ora in avanti le Forze sovrasensibili verranno dal sovrasensibile dirette e condotte in modo che il piú possibile ne penetri nell’anima umana, affinché questa possa venir afferrata dalla conoscenza di Immaginazioni, Ispirazioni ed Intuizioni. Per quanto ebbe in precedenza di sapere ispirato e di conoscenza spirituale l’epoca trascorsa, altrettanto colmi d’essenza ispirata ed intuitiva saranno gli impulsi veramente vivi della cultura nell’epoca veniente.

Cinquant’anni fa sarebbe stato impossibile dire agli uomini ciò che, a causa del necessario svolgersi dell’evoluzione, è possibile dire oggi a voi, perché allora non si potevano ricevere direttamente dai Mondi spirituali queste cose. Solo adesso le porte sono state aperte. E come le epoche trascorse furono favorevoli all’evoluzione dell’intelletto, cosí l’epoca ventura sarà in massimo grado favorevole allo sviluppo dell’Ispirazione e dell’Intuizione.

Due epoche si urtano, prossime a noi: l’una interamente aliena da ogni Ispirazione, l’altra, benché Forze possenti combatteranno con tutti i mezzi contro l’Ispirazione, dominerà però la possibilità di accogliere l’Ispirazione per farne la nota caratteristica dell’anima umana.

E se spingiamo oltre il nostro sguardo in tutto questo, scopriremo che le Forze sovrasensibili, che nelle epoche trascorse non penetrarono direttamente entro le anime, non sono però affatto rimaste inoperose. Anche se la fisiologia esteriore non è in grado di constatarlo, resta pur vero che nell’epoca di Gabriele si lavorò dal Mondo sovrasensibile entro quello sensibile. Lavoro che è stato fatto sul corpo fisico dell’uomo, producendovi, entro il cervello anteriore, fini strutture che a poco a poco penetrarono nel sistema riproduttivo, per la qual cosa gli uomini, in massima parte, nascono con un cervello che nel lato anteriore presenta strutture diverse assai piú fini di quelle che avevano i cervelli nei secoli XII e XIII.

Il compito dell’epoca durante la quale gli uomini dirigevano i sensi verso il mondo fisico-sensibile, restando chiusi al mondo dell’Ispirazione, consistette nel fatto che gli impulsi del Mondo sovrasensibile si riversarono nella corporeità e formarono nel cervello quella fine struttura. E sempre maggiormente tale struttura sarà propria di coloro che si sentiranno idonei a progredire nel Pensare Attivo e nella comprensione della Scienza dello Spirito. Cosí nella nostra epoca, di cui ci troviamo ora all’inizio, le Forze sovrasensibili non verranno impiegate a formare strutture di cervello, ma a fluire direttamente nelle anime e ad operarvi attraverso Immaginazioni e Ispirazioni. Questo comporta la reggenza di Michele. Due Entità si distinguono dunque nella Gerarchia degli Angeli: quella che guidando l’uomo nell’epoca precedente la nostra ha lavorato alla costruzione del cervello, e l’altra che lavora attualmente a preparare nell’uomo la ricettività animica per la saggezza spirituale. Vengono cosí segnati i limiti che separano l’una dall’altra le Entità appartenenti alla Gerarchia degli Arcangeli. Ho cercato, alla luce di questi due esempi, di mostrarvi le qualità concrete e caratteristiche di tali Entità. Non vogliamo contentarci di nomi. Come nulla si sa di un uomo quando sappiamo che egli si chiama Caio, cosí ben poco sapremo di Gabriele conoscendone soltanto il nome. Noi sappiamo qualcosa di un uomo quando possiamo dire: egli è compassionevole, ha compiuto questo o quello. Allo stesso modo, quando di una Entità sovrasensibile possiamo dire che fa fluire nel corpo fisico umano le forze atte ad introdurre certe strutture negli organi umani di riproduzione, e di un’altra che essa ha parte nel suscitare interesse per la verità intuitiva, noi ne conosciamo qualcosa.

Michele opera non tanto per lo scienziato dello Spirito, per l’Iniziato medesimo, quanto per coloro che vogliono comprendere la Scienza dello Spirito e progredire verso il Pensiero Attivo, e quanto piú opererà, tanto piú queste forze andranno nei prossimi secoli intensificandosi nell’umanità.

Questo trapasso è importante anche per un altro riguardo. In seguito a ciò che è accaduto, va sempre piú formandosi una umanità che, grazie al suo organismo, sarà in grado di guardare indietro alle precedenti incarnazioni.

L’umanità deve porsi in tali condizioni. Non è certo possibile ricordarsi di una cosa alla quale non si è mai pensato. Se la sera ci togliamo i polsini è non vi abbiamo pensato. Se invece abbiamo fatto attenzione a dove sono stati messi, il posto si imprimerà nella mente e la mattina seguente vi andremo difilato e li ritroveremo.

Come questo vale per la vita quotidiana, cosí vale per l’ampia cerchia delle diverse vite terrene. Prima di tutto dovremo ricordare l’essere intimo dell’anima, quello che veramente passa nell’essere dell’anima.

A tale scopo bisogna prima aver afferrato la vita dell’anima. E ciò lo potremo solo attraverso la disciplina occulta. Se nell’incarnazione precedente non ci si è dati la pena di afferrare con il pensiero l’essere animico, non potremo neppure riandarvi con la memoria: gli uomini saranno allora organizzati per ricordare, ma da principio sentiranno questa loro organizzazione come una malattia, una nervosità terribile. Poiché saranno organizzati in modo da poter ricordare il passato, ma nulla avranno da ricordare. E quando l’uomo ha impressioni che non può portare a coscienza, organi che non può adoperare, si ammala.

Si va quindi incontro al fatto che l’umanità sarà organizzata a ricordare, ma ricorderanno solo quelli che avranno di che ricordarsi: quelli che, per mezzo della disciplina occulta, avranno riconosciuto l’essere umano-animico nella sua peculiarità di membro del Mondo spirituale. In ogni vita successiva a quella in cui s’è riconosciuta l’anima quale essere spirituale, verrà il ricordo delle precedenti vite terrene.

Ci troviamo dunque a un punto di svolta importantissimo. Comprendere la Scienza dello Spirito in fondo non vuol dire altro che sentire e intendere questo punto di svolta che è l’opera nostra. Orbene, non tutte le Entità appartenenti alla Gerarchia degli Arcangeli sono di uguale natura. Si può dire, parlando degli Arcangeli, che essi si danno il cambio, come ho descritto. Ma il sommo nel rango, il supremo, è quello che comincia a regnare nell’epoca nostra: Michele. Egli appartiene alla schiera degli Arcangeli, ma è, in certo modo, il piú avanzato. Sappiamo che vi è evoluzione e che l’evoluzione comprende tutti gli esseri. Gli esseri si trovano in evoluzione ascendente e noi viviamo nel tempo in cui Michele, il supremo degli Arcangeli, progredisce alla natura di Arcai.

Gradualmente egli, passando alla condizione di Entità dirigente, diventa Spirito del Tempo, Entità guida per l’umanità intera. Questo è l’importante, l’immensamente significativo dell’epoca nostra: comprendere che ciò che prima in nessuna delle epoche precedenti esisteva ancora per l’umanità intera, ora può esistere e diventare un bene per tutta l’umanità. L’approfondimento spirituale che finora è apparso solo in popoli singoli, ora diventa proprio dell’umanità intera. E se accenniamo a ciò cha avviene dietro al mondo dei sensi, possiamo pure accennare a ciò che nel mondo dei sensi si svolge come riflesso di quanto abbiamo appena descritto, e cioè che dietro al mondo sensibile avviene, diremo, un avanzamento di quell’Arcangelo.

Finora l’uomo ha potuto essere una personalità. In avvenire egli sarà ancora una personalità, ma in modo diverso da quello in cui ha potuto esserlo nell’epoca nostra. L’uomo ha sempre partecipato ai Mondi sovrasensibili con la sua vita animica, o almeno avrebbe sempre potuto farlo; ma la nota personale, il colorito personale che l’uomo esplicava in questo mondo sensibile, non veniva dall’alto, bensí dal basso: veniva da Lucifero. Lucifero era quello che formava la personalità. Perciò si poteva dire che l’uomo non poteva penetrare con la sua personalità nel Mondo sovrasensibile, né portarla nel Mondo spirituale: questa doveva estinguersi, altrimenti avrebbe contaminato il Mondo spirituale.

In avvenire però l’uomo dovrà lasciar ispirare la sua personalità dall’alto, affinché possa accogliere ciò che fluisce da lassú. La personalità riceverà la sua nota da quanto egli sarà in grado di accogliere come conoscenze spirituali. La personalità diverrà qualcosa di totalmente diverso da prima. Prima l’uomo era una personalità in virtú di ciò che lo alienava dallo Spirito e gli veniva imposto dal corpo; in avvenire dovrà esserlo invece in virtú del grado di possibilità di accogliere ed elaborare in sé quanto attinge dal Mondo spirituale.

In passato le personalità venivano determinate dal sangue e dal temperamento, ed in esse irradiavano elementi impersonali provenienti dal sovrasensibile, ma in avvenire ciò accadrà sempre meno e si sarà personali grazie al carattere acquisito in virtú della propria partecipazione al Mondo sovrasensibile. Sarà questo l’effetto dell’impulso di Michele che introdurrà nell’anima umana la comprensione per la vita spirituale. In avvenire gli uomini con un pronunciato carattere personale trarranno questo carattere da ciò che esprimeranno grazie alla loro comprensione dei Mondi spirituali.

Alessandro, Cesare, Napoleone e gli uomini di quel genere appartengono al passato. In essi l’elemento sovrasensibile penetrava in certo modo da fuori; essi derivavano l’alto colorito personale da ciò che avevano ricevuto dal basso. A queste personalità, quali Alessandro, Cesare, Napoleone, sono chiamate a succedere quelle che saranno personalità per il modo con cui porteranno il Mondo spirituale nel sensibile, che introdurranno nell’umanità la personalità partendo dall’anima.

In avvenire l’energia delle azioni umane risulterà dalla forza del contenuto spirituale che penetrerà in esse. Tutto ciò costituirà l’importante trapasso da un’epoca all’altra, e ciò che appunto caratterizza al massimo il trapasso significativo, è quello che si effettua dall’epoca di Gabriele all’epoca di Michele nel momento di transizione in cui viviamo.

Anche con il semplice sano intelletto l’uomo può acquistarsi la comprensione di quanto si è detto sin qui (se però è abbastanza privo di preconcetti), osservando l’epoca nostra e rilevando come in essa, ancora fino all’ultimo terzo del XIX secolo, si riscontrino due possibilità.

La prima di tali possibilità è quella di costruire una concezione del mondo, partendo dalle scienze naturali. Oggi è già fuori di moda, è qualcosa di antiquato, non piú consono al carattere dell’epoca. Gli uomini proseguono a farlo, perché ancora portano in sé ciò che proviene dall’antico. Ma per il carattere dell’epoca, sarebbe consono formare la concezione del mondo, partendo dalle ispirazioni del Mondo spirituale e dalla comprensione di esse. Questa seconda possibilità dobbiamo accogliere nell’anima nostra con sentimento, come sensazione. Allora impareremo a comprendere che cosa significhi per le singole anime la concezione antroposofica del mondo, impareremo a sentire che cosa è l’evoluzione per l’umanità. Ci è dato in tal modo di partecipare a fatti di un’importanza senza fine.

Ed ora vi rammento qualcosa che ho inserito nelle conferenze tenute qui di recente, nelle quali si trattava del mutamento avvenuto nella funzione del Buddha, e che è pure il punto con il quale nella conferenza prossima ci riallacceremo a questa.

Le considerazioni di oggi possono chiudersi con una domanda che può presentarsi ad ogni anima e che, dalle cose importanti oggi considerate, ci farà salire ad altre piú importanti ancora. Se per Michele c’è stato un avanzamento, se Egli è divenuto lo Spirito dirigente la civiltà occidentale, chi prenderà ora il suo posto?

Questo posto dovrà pur venire occupato. Ognuno deve dirsi: avrà dunque anche un Angelo sperimentato un avanzamento, un’ascesa, ed essere progredito a rango di Arcangelo? E chi è quell’Angelo?

Con tale domanda voglio chiudere, per passare, nella prossima conferenza, a considerazioni ancora piú significative.

Oggi ho voluto porre dinanzi all’anima vostra il carattere importante del trapasso: il fatto che le anime in grado di raccogliere tutte le proprie energie, possono acquistare comprensione per la verità ispirata. Poiché tale è la volontà delle Potenze Universali dirigenti l’evoluzione umana, che stanno dietro l’umanità. Nel mondo dei sensi ciò si rispecchia nel fatto che la personalità assume un altro carattere. Mentre nell’epoca passata ciò che coloriva la personalità era il sangue, il temperamento, in avvenire essa riceverà il colore dall’elemento della comprensione spirituale. Questo elemento darà il tono.

È importantissimo comprendere ciò, ma ancor piú importante realizzarlo. Prenderemo da qui le mosse per poi passare ad una considerazione assai significativa, atta a penetrare nelle singole anime nostre.

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Rudolf Steiner

(per gentile concessione di MARINA SAGRAMORA www.larchetipo.com/2012/set12/gerarchie.pdf )

MICHELE - La Via del Pensiero, PASQUA, SCIENZA DELLO SPIRITO
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