11 Gennaio 2014

VERITÀ CONTRO MENZOGNA

BOCCA-1

Se devo essere sino in fondo sincero, non trovo affatto divertente dovermi occupare ogni volta di quel che scrivono tanti che si sono fiondati sull’esoterismo e sulla Scienza dello Spirito, come su di una preda appetitosa da spolpare e divorare. Una tantum, passi! Ma dover ogni volta ricominciare a rispiegar da zero quali cose non vanno e perché non vanno, porta rapidamente ad esaurimento la pazienza – la pochissima che ho – e altrettanto rapidamente genera in me una incoercibile forma di nausea compulsiva. Uno ha la sensazione del tempo inutilmente sprecato (che potrebbe esser davvero impiegato ben più proficuamente a livello spirituale) e del vano sciupio di molte forze preziose. Inoltre, temo di venire pure a noia a quegli amici, ben svegli, che con le loro proprie forze nella viva esperienza si sono conquistati la capacità di discernere il vero dal falso, il reale dall’apparente.

Del resto è generoso, ma invero ben poco savio e molto faticoso, voler passar la vita a raddrizzar le gambe ai cani, e a lavar la testa agli asini, rimettendoci pure – come dicevano gli Etruschi – il ranno e il sapone. E non si può nemmeno cavar sangue da una rapa, o luminosi pensieri da una testa di rapa. Tuttavia, come diceva l’Illuminato della nobile stirpe degli Shakya, il Buddha Gautama, vi sono pure molti che “hanno poca polvere sugli occhi”, e per loro è giusto spendere alcune parole chiare chiare, al fine di mostrar loro il giusto sentiero. Dopo di che, una volta mostrati secondo veridicità i dati del problema sui quali riflettere, è giusto che ognuno si faccia un proprio individuale giudizio, affaticandosi con le proprie forze nella ricerca e nella conquista della Verità.

Conciosiacosaché, essendomi io stufato di ripetere polemicamente sempre le stesse cose, e temendo altresì di annoiare amici ben più provveduti e vispi del sottoscritto, daremo qui per l’ultima volta il quadro eloquente di quel che si muove nella palude mefitica e nell’immensissima fogna dello pseudoesoterismo – e fantaesoterismo – italiota. Poi ognuno sarà responsabile delle savie o stolte scelte che vorrà fare e si sciropperà altresì tutte le conseguenze piacevoli o meno della scelta fatta.

Detto questo, faccio formale promessa – con grandissimo gaudio degli esultanti scarrafoni – che non tornerò più sulle vessate questioni delle presenti polemiche.

Nel fantasioso e variegato mondo dell’esoterismo d’accatto oggidì si incontra veramente di tutto. Usa dire che il mondo è bello perché è vario, ma si dimentica talvolta quanto il mondo sia tragico perché contraddittorio e quanto la vita di molti sia drammatica perché in tale mondo contraddittorio si deve necessariamente lottare contro la menzogna.

Ma non è che la menzogna si presenti in forme palesi, facilmente distinguibili dalla verità. La menzogna è tenebra, ma possiede le sue ambigue e fallaci luci, le quali illudono, talvolta affascinano o sconcertano, sovente fuorviano. La menzogna si paluda di variopinte e attraenti vesti, e coloro che non riescono a distinguere la veste illusoria dalla menzogna che di essa si riveste, difficilmente giungerà a scorgere l’autentica realtà, quella verità che in questo immondo mondo porta sovente vesti dimesse e poco appariscenti.

Se la menzogna affermasse apertamente : quel che dico è falso, ciò sarebbe apprezzabile e sotto certi aspetti, nella sua sincerità, persino una mezza verità. Ma, siccome l’intento della menzogna volontaria è quello di avvelenare deviare dal retto sentiero le anime, nonché distorcere, deformare, ammalare la realtà umana, difficilmente una tale menzogna deporrebbe le mentite spoglie e si presenterebbe nel suo ributtante aspetto.

Nel campo dell’esoterismo autentico già da molto tempo si è infiltrato un menzognero esoterismo d’accatto, uno pseudoesoterismo – come direbbe il mio sapientissimo amico C. – da “mercanti di birra e venditori di trippa”, che cerca di fare una sorta di pot-pourri, o – come dicevano gli Antichi –  olla putrida nella quale si fa entrare di tutto: il tutto generosamente condito nella dolciastra e sentimentaloide salsa di sapore new-age.  Coloro che stanno dietro questo giuoco infame, sono ben più svegli e cinici dei servi sciocchi dei quali si servono, ed hanno una visione ben più ampia e ‘sulfurea’ di quella bottegaia, che traspare dagli scritti dei servi sciocchi e degli utili idioti dei quali essi così spregiudicatamente si servono.

Naturalmente, vi sono a giro persone che sciocche non sono, che non trangugiano il contenuto, davvero immangiabile, di tale olla putrida, e non sono disposti a bersi il cocktail di menzogne, che con fare accattivante essi ammanniscono al loro stupito e ammirato popolo catecumeno. Le persone ‘vispe’ sono ritenute pericolose perché, strappando brutalmente le variopinte vesti della cortigiana, possono mettere a nudo il ripugnante corpo della meretrice con tutte le sue piaghe infette. In tal caso, contro chi si dimostri inopportunamente troppo ‘vispo’ e riottoso all’omologazione dell’universal menzogna, ed anzi intenda energicamente lottare per smascherarla, vengono messe in atto due abili strategie.

Da una parte si invita con magniloquente verbosità all’universale concordia, ad una sorta di buonismo di maniera che giustificherebbe ogni sincretismo, alla ostentazione di una sciropposa sentimentalità, per cui chi ad essa vuol sottrarsi sarebbe un “egoista”, un “presuntuoso”, un “separatista”. E di afferma ad altissima voce che sarebbe uno scandalo che coloro che avrebbero il dovere di esser concordi discepoli di un solo Maestro, si dividano, si contrappongano, polemizzino tra loro. Mentre nulla è più falso dell’affermazione che siamo discepoli dello sesso Maestro, e quanto segue lo mostrerà ad abundantiam.

Dall’altra, “si cuce un vestito addosso” a coloro che veramente vogliono essere fedeli alla Verità e all’insegnamento autentico del Maestro, e si dice che costoro dicono questo e quello, che sono unilaterali ed intolleranti, che mutilano l’insegnamento del Maestro, portando avanti per es. una concezione unilateralmente unicitaria della Concentrazione e così via. Naturalmente, ciò non è vero, e viene data una ‘versione’ menzognera e caricaturale di ciò che affermano coloro che vogliono difendere – anche aspramente lottando, quando necessario – la Verità, l’insegnamento e la figura del Maestro. Poi si adoprano i sempre luridi strumenti dell’ingiuria, della calunniosa diffamazione. Ed anche – potendo e avendone l’occasione –  la persecuzione.

Ci si serve di quella vasta platea di smarriti, o di furbi, o di perditempo, che si rivolge alla “rete”, ai ‘social network’, alla ricerca di improbabili certezze dogmatiche, di sensazioni emozionanti, di divertente intrattenimento. E a loro si propone d’ingurgitare l’edulcorata brodaglia della horrenda potio, ma non si trascura di additare i ‘cattivoni’, i ‘presuntuosi custodi’ di un insegnamento rigido e cristallizzato, i ‘negatori delle esigenze dell’anima’, gli ‘ignobili inquisitori’e via dicendo. Se su tali social network ci si permette la volgare ingiuria e l’aperta calunnia, lo si fa per provocare l’inopportuno e importuno avversario, smascheratore della da loro spacciata menzogna. Si provoca nel tentativo di trascinare nella polemica, e di abbassare l’avversario al proprio livello fognardo, sia pure imbellettato e profumato come conviene ad una illudente cortigiana. Ma tali ingiurie ed espressioni volgari appaiono telematicamente visibili solo per poco tempo – a volte solo per pochissimi minuti – perché deturperebbe in maniera controproducente l’immagine falsamente ingenua e buonista, che si vuole ammannire al poco scaltrito popolo catecumeno.

Lo scopo – al di là delle vanità e delle presunzioni personali – è quello di snaturare, deformare, paralizzare l’insegnamento che Rudolf Steiner e Massimo Scaligero hanno dato come vivente e autentica Scienza dello Spirito. A parte la banalizzazione sentimentale e buonista della Sapienza spirituale, si introducono in essa elementi indebiti di vie spiritualmente irregolari, che vengono accolti ben mascherati dall’unanimismo buonista – una sorta di ipocrita “ecumenismo esoterico” – che difficilmente fa scorgere agli sprovveduti l’aspetto esiziale di tali ‘inserimenti’, che arrivano da una parte a paralizzare il contenuto spirituale originario, dall’altra surrettiziamente propongono una “via sostituita”, come la chiamava con un’immagine efficace, decenni fa, un esoterista francese.

Per cui nell’immangiabile pastone troviamo – accanto a Maestri della Iniziazione rosicruciana come Rudolf Steiner e Massimo Scaligero – la Fraternité Blanche del felicemente defunto Mikhail Omraam Aivanov, col suo sentimentalismo luciferico da quattro soldi ed uno pseudokabbalismo, con i contenuti ch’egli rubò allo Steiner e al Deunov, la solita magia sessuale e la forsennata commercializzazione. Troviamo l’esaltazione di un maestro della forma più pura di iniziazione ahrimanica come G. I. Gurdjeff, o quella dei suoi discepoli Uspenskij e Orage, ora addirittura pubblicati da una cattolicissima casa editrice, che si spaccia per “antroposofa”, e spaccia le indicazioni di costoro come vie all’amore sacro. Vi è l’esaltazione di Valentin Tomberg, con tutto il suo liquamoso e infido gesuitismo. Vi sono strambi apostoli vari, che a mani basse depredano ovunque tutto quello che possono. Troviamo l’esaltazione e l’indicazione di un maestro della iniziazione ahrimanica – e peggio – come Ciro Formisano, alias Giuliano Kremmerz, il mago di Portici, con la sua magia cerimoniale spacciata per teurgia, e la sua magia sessuale spacciata per alchìmia palingenetica e angelificante. Vi sono vari dichiarati avversari e nemici acerbi dell’Antroposofia. E tra le righe qua e là, ovviamente, non può mancare un po’ di Aleister Crowley, con la sua magia asurica e le sue porcherie di magia auto-etero-omosessuale. Il tutto  nascondendosi dietro l’immagine di Rudolf Steiner – usata da vari di loro anche come ‘avatar’ nei social network – dell’Antroposofia, della Scienza dello Spirito.

Vi è anche un dichiarato integralista cattolico, ispiratore di una discussa casa editrice ultraintegralista cattolica, volta ad operare quel mirabile “trasbordo ideologico inavvertito”, teorizzato in Brasile da Plinio Correo de Oliveira, e ampiamente praticato in Italia da Alleanza Cattolica. Costui – che mostra la sua inimicizia all’Italia, rivestendo sui social network il mantello del borbonico e antitaliano Ordine Costantiniano – viene fatto scrivere su una delle pagine il cui amministratore – da sempre suo amico e seguace – si cela dietro l’immagine del Dottore.

E non può mancare la strumentalizzazione della Scienza dello Spirito per inconfessate – neanche poi tanto – finalità politiche di destra, di centro di sinistra, e persino  a finalità sedicenti antipolitiche. Per ‘portare lo Spirito’ nella politica. Al tale scopo sono state organizzate persino scuole a pagamento in distensivo e bucolico ambiente rurale.

Ma c’è sempre qualche angelo malizioso che pone una fortunosa “buccia di banana”, sotto il piede  di questi imbonitori e millantatori, e la vanità prima o poi tradisce la mal congegnata mistificazione: le persone perdono sempre l’occasione di stare zitte, e viene fuori la patente menzogna e la natura bugiarda dei furbastri. Infatti, oggi ci è capitato di leggere, su uno dei sopra citati social network, la «commossa» evocazione dell’improvvisa scomparsa di un nostro caro amico. Sono tante le menzogne, e piuttosto maldestre, che – pur nella tristezza del momento – ci è venuto da sorridere.

Si tratta di un personaggio di origini ciociare, delle cui millantate imprese abbiamo avuto modo di occuparci talvolta in passato. Imprese dagli aspetti decisamente circensi e clowneschi. Costui vanta – falsissimamente – una conoscenza ed una frequentazione personale di molti anni con Massimo Scaligero mai avvenute, avendo egli confessato in passato – ed avendo avuto io modo di accertarmene tramite suoi amici di gioventù – di aver sentito il suo nome solo diversi anni dopo la morte di lui. Ora costui scrive:

« Nella seconda pagina delle vecchie edizioni delle Opere di Massimo Scaligero, sotto l’elenco dei testi pubblicati dall’Autore c’è una scritta “Per informazioni bibliografiche rivolgersi al Dr. Alfredo Rubino, Via Rubicone 42-Roma”. Alfredo Rubino, “Il Discepolo Indefettibile” di Massimo è morto oggi, dopo una lunga malattia che lo aveva da molto tempo, unitamente a gravi problemi familiari, fatto isolare dal mondo. Conobbi Alfredo circa 40 anni fa, a casa di Massimo: era un uomo molto schivo, timido, silenzioso, che amava rimanere dietro le quinte ma si capiva subito che Massimo ne aveva una enorme considerazione ».

Che il suddetto individuo abbia incontrato quarant’anni fa Massimo Scaligero è non solo una menzogna, visto che ne aveva udito il nome solo dopo anni dalla sua scomparsa, ma anche una impossibilità perché, per motivi banalmente anagrafici,  quarant’anni fa costui aveva solo dodici o tredici anni, essendo nato – a quanto ci costa – nel corso del 1960 ben inoltrato, in un paesino di mezza montagna della provincia di Frosinone. Inoltre Massimo Scaligero non riceveva a casa sua, bensì nello studio che si trovava nell’attico dello stabile che si trovava al numero 7 di Via Cadolini, messo a sua disposizione da Marina Sagramora.

Ma il nostro affabulante ciociaro, fantasioso mandriano  di ‘bufale’ non si ferma qui, e dà una descrizione alquanto errata delle riunioni che Massimo Scaligero teneva a Via Barrili 12 a Monteverde, dapprima solo al sabato e, poi da metà degli anni settanta, due volte a settimana, il mercoledì e il sabato, dimostrando di non avervi mai partecipato. Da come il nostro affabulatore descrive lo svolgimento di quelle riunioni, chi vi ha partecipato capisce subito ch’egli non vi è mai stato presente: neppure una volta. Infatti, così prosegue nella sua «commossa» evocazione della scomparsa del nostro amico:

« La conferma dell’enorme stima e della totale fiducia che Massimo nutriva nei Suoi riguardi si ebbe dopo la morte terrena del Maestro, di cui sta per ricorrere il 34° anniversario, dal momento che Massimo, nelle Sue ultime volontà lasciò ad Alfredo il compito di dirigere quelli incontri bisettimanali (il mercoledì ed il sabato pomeriggio) che Massimo conduceva per amici e discepoli a Monteverde Vecchio. Si trattava di riunioni molto particolari: Massimo arrivava, si sedeva dietro un tavolo e leggeva, a volte accompagnando la lettura con brevi commenti, Opere di Steiner o Sue medesime. Quindi, da un recipiente posto sul tavolo, estraeva a caso, uno o due biglietti, preparati in precedenza: erano domande scritte dai Discepoli o dagli Amici di Massimo, che, guarda caso, erano sempre straordinariamente correlate con il discorso immediatamente prima fatto da Massimo. Alfredo lasciò immutato lo stile di questi incontri riuscendo peraltro a ricreare perfettamente la profonda atmosfera Spirituale che si percepiva quando Massimo era vivo ».

Tutto ciò è una ‘fiaba’, o meglio una menzogna pronunciata per accreditare una personale conoscenza ed intima frequentazione del nostro affabulante mandriano di ‘bufale’ col Maestro. Massimo Scaligero svolgeva quelle due riunioni sempre alla stessa maniera: entrava nel silenzio totale dei presenti, faceva un gesto di saluto con un ampio gesto della mano destra, si sedeva, e leggeva tutte le domande scritte che erano state poste sul tavolo. Ma in quelle due riunioni mai egli lesse o commentò – come invece afferma il nostro affabulante mandriano – opere di Rudolf Steiner o proprie. Mai in anni e anni. Non estraeva le domande a caso ‘da un recipiente’, che su quel tavolo non è mai esistito, bensì le raccoglieva dal tavolo dove erano poste direttamente, oppure da una antica copia di un libro nel quale chi domandava a volte, ma non sempre, le poneva. Non ne leggeva una a caso, bensì nel silenzio meditativo le leggeva tutte, e poi cominciando da una le commentava tutte, intessendole e connettendole l’una con l’altra. Oltretutto vi è la testimonianza delle integrali registrazioni delle riunioni di Massimo ad attestare questa nostra affermazione.

È vero che Alfredo Rubino, per volontà di Massimo Scaligero, proseguì quelle due riunioni del mercoledì e del sabato, ma anche allora non esisté nessun recipiente nel quale le domande venivano poste. Semmai è da osservare che fu Alfredo ad introdurre la lettura di un testo di Massimo Scaligero ed uno di Rudolf Steiner nelle riunioni del mercoledì e del sabato. Il nostro imperial affabulatore, forse a conoscenza di questo particolare, lavorando di fantasia, ha creduto di dedurre una verosimile identità nelle svolgimento di quelle riunioni prima e dopo la morte del Maestro.

Poi – e sarebbe persino comico rilevarlo, se non fosse per chi lo ha conosciuto e amato un momento  così triste – il nostro imperiale affabulatore scrive che:

« Alle, purtroppo non infrequenti, polemiche sorte nei c.d. “Ambienti Scaligeriani” Alfredo non partecipò mai, come pure fu sempre assai misurato nei confronti dei giudizi su ambienti esoterici “rivali”(quasi sempre PRESUNTI TALI) contro i quali troppo zelanti (o semplicemente ottusi) discepoli di Massimo si scagliavano o continuano a scagliarsi ancora oggi. MAI udii Alfredo esprimere commenti negativi nei confronti di CHICCHE E SIA (come Totò avrebbe detto), era al contrario ,sempre gentile, affabile, cortese e disponibile con CHIUNQUE come un VERO Discepolo Occulto dovrebbe essere! ».

Chiunque sia stato vicino ad Alfredo Rubino, invece, sa bene quanto egli sia stato osteggiato, indegnamente vilipeso, quanto egli abbia dovuto aspramente lottare – con parole anche dure e con l’azione coraggiosa – contro la pampuriesca centrale gianicolense, per difendere la figura spirituale di Massimo Scaligero, la centralità della Concentrazione, l’adamantina purezza della Via del Pensiero contro coloro che la sfiguravano o la alteravano. Io udii la sua voce vibrare energicamente per difendere la verità contro la menzogna, lo udii denunciare apertis verbis le machiavelliche macchinazioni di un politicantismo esoterico, lo udii e lo vidi difendere a viso aperto il rapporto e la realizzazione graalica di Massimo Scaligero. E soprattutto questa coraggiosa presa di posizione, contro la menzogna e la diffamazione, volte a colpire l’adamantina sostanza celeste di tale rapporto e realizzazione, oltre la fedeltà alla Concentrazione, non gli sono mai state perdonate.

Il nostro bucolico imperial pastore di mandrie ciociare dimostra una ‘creatività’ veramente ‘artistica’, ch’egli ovunque dispiega nell’etere, a beneficio del colto e dell’inclita, ostentando la multiformità stupefacente del suo versatile ingegno anche nel propalar la sua iniziatrice ‘sapienza’ servendosi altresì di vari ierofantici e faraonici alias – che più che degli eteronimi o degli ieronimi, sono degli autentici (si fa per dire…) pseudonimi – come Pontifex Maximus Unas (faraonico ierofante di un tutto e solo suo Anticuus [sic!] Ordo Aegypti, almeno fino a che alcuni classicisti gli fecero più volte notare che Antiquus in latino si scrive con la ‘q’ e non con la ‘c’…) e Ta Merit, 33.’. 66.’. 90.’. 95.’., Gran Conservatore, Gran Cancelliere, Gran Ministro di Stato etc. etc., di uno degli innumerevoli Ordine di Memphis-Misraim (di schietta origine ‘ambelainiana’, naturalmente, come ci teneva a precisare…) che in Francia, in Terra d’Ausonia, ai Caraibi e nell’Oceano Indiano, pare che sorgano come i funghi dopo la pioggia in una giornata di sole. E in tale funzione, costui si faceva redattore e scrittore di una telematica rivista ‘egiziaca’ di nome Sophia Arcanorum, e nella parte segretissima e riservatissima del sito di cotal occulto Ordine, ei si faceva altresì mirabile Maestro d’occultismo, prescrivendo esercizi vari di editazione e di respirazione di sua propria  invenzione, ed altri saccheggiati a tradizioni varie, facendo persino strame di insegnamenti e mantram del Dottore. Il violare la segretezza e la riservatezza di un tale massonico consesso telematico fu ed è un giuoco banale per chiunque sappia che cos’è un ‘tegolatore’ massonico, acquistabile in ogni buona libreria, o anche on line da chiunque vi sia interessato, e quindi conosca parole sacre e di passo dei vari gradi.

Ma ad un certo punto il nostro elegiaco e bucolico pastore di ciociare mandrie di ‘bufale’, ha deciso di non fermarsi lì, e – come dicono a Roma – si è «allargato» con la ‘creativa invenzione’ di ancora una volta un tutto e solo suo Sovrano Santuario Egizio-Mediterraneo – Regime Rettificato dei Riti di Memphis-Misraim del quale si è impancato a Gran Maestro, di un Ordine Martinista Isiaco Osirideo, facendo rivoltare nella tomba il povero Louis Claude de Saint-Martin, il quale nella sua vita ha sempre odiato l’Egitto, i Riti Egiziani, l’Ermetismo, scrivendo contro di essi, e soprattutto mai si sognò di ‘inventare’ un Ordine Martinista, che noi dobbiamo interamente all’affaccendata solerzia involgarizzatrice del Dr. Gérard Encausse, alias ‘Papus’, contro il quale Rudolf Steiner ebbe sempre parole di fuoco, che alla bisogna potremmo tranquillamente citare. Costui ci rivoga altresì una Ecclesia Gnostica Egizia e i suoi esorcismi scritti in un latino pieno zeppo di errori grammaticali  a dir poco esilaranti. E dire che il nostro imperial ierofante ha fatto il liceo classico!

E anche l’evoliano, sufico, guénoniano, battiatiano, giorgiogaberiano, ecceteriano, Diamond Moor, col suo ‘rivoltante’ e ‘antimoderno’ blog. Infine egli ora è diventato il legittimo erede – a suo dire anche in via sanguinis – del principe Raimondo di Sangro di Sansevero, del principe Leone Caetani, dell’enigmatico Pasquale de Servis, preteso Maestro di Ciro Formisano, alias Giuliano Kremmerz, il mago di Portici, di Giustiniano Lebano, del suo maldestro elettricista Vincenzo Gigante, autoeleggendosi Gran Hierophante dell’Ordine Osirideo Egizio: vertice unico e legittimo di tutto l’Ermetismo occidentale. Buuuuuummmmmm!!!!!!!!!!

Davvero la vanità non è la minore delle sue eccelse ierofantiche virtù! Ei si fa persino dogmatizzante teoreta, scrivendo – come Haiaiel Maestro dell’Ordine Egizio – un lunghetto anziché no articolo “Sul Sacro Amore”, ove si spaccia per amore graalico la solita porcheria magico-sessuale. Sarebbe davvero curioso sapere cosa ne penserebbero della sua concezione dell’amore graalico alcune fedeli discepole del nostro Maestro: penso oltremodo perplesse di fronte allo spacciar tali ‘teorie’ e ‘pratiche’ non precisamente cavalleresche ed eroiche, e neppure da gentiluomo. E per parlar bene.

In questo «fritto misto di totani, calamari e gamberi» – come lo chiamerebbe il sapientissimo C., mio ottimo amico e commilitone di tante battaglie contro la falsificazione esoterica – si fa strame di insegnamenti e mantram del Dottore e di Massimo Scaligero, mescolati e accostati alla rinfusa e in maniera improbabile a tutto quel che si può trovare di personaggi esoterici e delle rispettive dottrine, ancorché contraddittorie e in aspro conflitto tra loro: Julius Evola, René Guénon, Robert Ambelain, René A. Schwaller de Lubicz, Giuliano Kremmerz, Aleister Crowley, il Buddhismo Tibetano, la Magia Celtica e quella Runica (o pretese tali…) e di tutto, di più, e di ogni. Rendendo ogni cosa orribile all’aspetto oltre che immangiabile.

Onde egli è stato eletto, recentemente, all’unanimità dall’assemblea plenaria degli occultisti italici – con acclamazione e standing ovation – Gran Califfo di Lambrate – espressione, questa, sempre del mio ottimo amico C. – dando luogo poi ad una rumorosa festa alla napoletana, “tipo Piedigrotta”, con fuochi, tricche, ballacche e putipù.

Ho voluto un po’ briosamente scherzare sugli aspetti comici e circensi che la tragedia della sacrilega profanazione – e il simoniaco sfruttamento bassamente commerciale – della Sapienza Celeste, della Scienza dello Spirito, dell’Antroposofia, porta inevitabilmente con sé. Quello dell’imperiale affabulatore e mandriano è solo un esempio – forse particolarmente pittoresco – fra vari altri: poi ci sono alla grande rockettari emiliani e romagnoli, ‘ultras’ laziali, e ‘cervi bianchi’ partenopei, strambi apostoli, antropo-gesuiti e tomberghiani, antropo-esaltatori del pontefice gesuita, giunto a finibus terrae.

Tutti costoro, vorrebbero disarmare – servendosi della ‘predicazione’ di una ipocrita tolleranza, equanimità, positività e spregiudicatezza di comodo che predicano agli altri, e che si guardan bene dal praticare loro – coloro che invece si ostinano a voler essere fedeli a Massimo Scaligero, alla Via del Pensiero e alla Concentrazione dal lui sempre e poi sempre indicate. Si arriva – e questo è il colmo della loro disgustosa ipocrisia – a citare le parole di Massimo Scaligero – che loro strumentalizzano e combattono – contro i discepoli che gli vogliono essere fedeli. E stupisce quanti nostri amici caschino – in buona fede, certamente – in cotale sporco, bieco, e cinico giuoco, la cui totale malafede è evidente a chiunque vi guardi a fondo.

Ma il tempo è giusto  e la verità si farà strada. I ‘mercanti del tempio’ riceveranno dal Cielo l’adeguato salario dei loro sporchi e porchi traffici. Ma nel frattempo, è anche necessario – anche in questo momento per noi  così triste – pronunciare parole di verità per smascherare la menzogna, la mistificazione, le ruberie, gli oltraggi, le sacrileghe profanazioni, che vengono perpetrate contro la Sapienza Celeste, e le cattiverie operate contro gli amanti di Lei, e svegliare dal sonno sentimentale e dogmatico alcuni nostri amici cari, i quali per troppa bontà dànno credito  e plauso a tali menzogne e scellerati sacrilegi.

Non sono così folle ed asino da pretendere di essere il ‘possessore della Verità’, ma so che è mio dovere – e vari amici sono con me in questa impresa – lottare per Essa, e combattere contro la menzogna non dandole mai quartiere, e bollandola a fuoco – come ingiungeva Rudolf Steiner – ogni volta ch’essa presenti il suo deforme e disgustoso volto. Se non lo facessi, se tacessi di fronte alle buffonate, alle ciurmerie, alle menzogne, alle profanazioni, allora sì che sarei veramente un asino da bastonare energicamente!

Qui vult capere, capiat!, diceva l’ottimo Cagliostro.

Un cordialissimo  e gioioso saluto

all’intera Armata Brancaleone

da parte del cattivissimo Hugo,

che si è stufato di far lo stracotto col sugo.

 

 

SCIENZA DELLO SPIRITO

COL SILENZIO SI FERMA IL MONDO

Ur

Come i lettori di Eco sanno, lo scopo di queste note è, nella loro modesta forma, un costante invito formulato in storie, riflessioni e indicazioni pratiche per chi vorrebbe aprirsi un varco verso la sperimentazione del sovrasensibile.  Il titolo di queste righe l’ho preso dalla via sciamanica, della cui esistenza il mondo conobbe qualcosa attraverso i fortunati scritti di Castaneda

La mia disponibilità interiore non risente di trascorse affinità verso una via antica e sciamanica ma, molto più semplicemente, ho avvertito in diverse osservazioni e comunicazioni di “don Juan”, l’interiore vitalità della corrente spirituale a cui apparteneva. Ciò per me è più importante della complessiva valutazione critica.

In taluni ambienti che verso Scaligero e la sua Opera avevano già stabilito i canoni dell’ortodossia, questo non fu compreso, al punto che girarono divertenti voci sul mio ennesimo tradimento aggravato da un gastronomico contorno di funghi allucinogeni. Questo attraverso persone che credevo amici fidati.

Nel mondo sciamanico, alcune nozioni ascetiche di fondamento sono coniate con grande felicità d’espressione. A mio parere l’immagine di ‘fermare il mondo’ è accomunabile al Silenzio Occulto ma sottolinea vigorosamente le grandi implicazioni di questa tappa della coscienza. Per quei vecchi stregoni estremo-occidentali, l’uomo comune con il suo continuo, accecante dialogo interiore, crea un mondo a sua immagine, meno reale di un fondale di cartapesta: Schopenhauer sarebbe stato d’accordo, la psicologia in parte converrebbe, l’occultista sa che ciò è radicalmente vero.

Se il ricercatore ferma il continuo dialogo interiore ossia domina il pensiero ordinario e mantiene con la massima continuità possibile tale inusitato non-pensare, può anche uscire dal teatrino del mondo conosciuto per metter piede su terreni ignoti e respirare con l’anima.

Certamente il Silenzio non s’improvvisa e non si apparenta a nessuna delle centinaia di forme di rilassamento psicofisico che vengono spacciate, ormai anche in Oriente, come meditazioni.

La confusione si è fatta tale che il significato di meditazione è stato sepolto nel mondo contemporaneo sotto uno spesso cumulo di assurdità e idiozie su cui è inutile intrattenersi per quanto queste appaiono come fatti. Invece è piuttosto grave, nel contesto che qui si tratta, l’incapacità religiosa, esoterica e antroposofica, di realizzare che le Vie spirituali che ci hanno calamitato, anche se ci fosse una per ciascuno di noi, dunque tante o tantissime, hanno o avrebbero in comune come nucleo fondante l’anelito a rintracciare la nostra Patria spirituale, dunque, in un modo o nell’altro, un elementare bisogno di trascendimento, che inizia sempre con il tentativo di una o più azioni interiori.

Nei confronti di un deliberato lavoro nell’anima è l’inerzia, la passività che domina. Comprendo e compatisco la passività  dei molti esseri a cui non è stata ancora data alcuna possibilità di conoscenza (e nemmeno questo è completamente vero perché in tanti l’evolversi dell’anima, esteriormente irriconoscibile, si manifesta assai spesso in difficili sacrifici e dure prove, apparentemente esteriori ma che modificano e maturano l’interiorità), mentre in esoteristi ed antroposofi, allegramente intenti ad opinare, schematizzare, formulare, ecc., immersi nel sottile piacere dell’autocompiacimento, l’esenzione dalla azione interiore è una colpa grave.

Persino la pratica del  Rosario, snocciolato dalla vecchietta nella penombra della Compieta, supera in qualità le moresche affabulazioni dei teorici dei Misteri.

Cari amici, condividiate o meno le mie parole, posso, per quel poco che mi è concesso, assicurarvi che, per il nostro normale metro di giudizio, il Mondo Spirituale, cioè gli Esseri Creatori, sono ‘immensamente’ severi (oppure: buoni come la folgore) e pesano sulle loro bilance (come ripete in molti modi Maître Philippe) ogni nostra azione. E’ bene ricordare che la valutazione Divina e quella umana hanno poca coincidenza ma per la vita pratica è utile ricordare che ogni nostro superamento, a qualsiasi livello si esplichi, è accettabile per il Cielo e tutto il resto di cui sovente andiamo fieri è un bel zero, comunque giudicato negativamente. E’ Legge, non dissimile a quanto regola impeccabilmente la natura sensibile: tutto quello che l’uomo produce tangendo con il subumano, non passa i confini dello Spirito.

Però è anche vero che fare gli esercizi, quali essi siano, non può mai essere soltanto una riproposta tecnica di quanto è stato assimilato con la lettura. Già la lettura, quella con cui sovente ci si ‘presenta’, può essere solo un passaporto fasullo, un contenitore vuoto.

Spiegando l’ampio ventaglio della realtà ci sono coloro che leggono per la prima volta Teosofia e le parole si trasformano in immagini pregne, dotate di propria vita mentre per altri la medesima lettura fa il paio con l’acquisto di banane dal fruttivendolo.

I testi donatici da Rudolf Steiner, nonostante i rischi insiti nelle traduzioni (generalmente preferisco le edizioni d’annata perché tradotte da valenti cultori dell’antroposofia, bilingue dalla nascita), andrebbero almeno letti con la più alta attenzione possibile, interpunzioni comprese, anche se la prosa sembra piana e la scelta dei vocaboli piuttosto semplice. Tutto sommato per molti non sarebbe neppure una sorta di sacrilegio se la lettura s’arrestasse per molto tempo a poche pagine: spesso sono frasi assai brevi quelle che superano la barriera della testa (intellettualismo) e scendono a germogliare come forza al centro dell’anima.

Vorrei a questo proposito ricordare nuovamente Giovanni Colazza. Come molti sanno, al di là dalle rivisitazioni di maniera, fu, tra i tanti aspetti di una vita palese ed occulta, il perno di quell’irripetibile esperimento che è stato il Gruppo di Ur (e anche il motore della catena operante, fatto che i bibliografi ed i bibliomani non sanno o preferiscono ignorare), mentre Evola ne fu il direttore organizzativo e letterario.

Colazza, in accordo a degli obblighi sovrasensibili, non scriveva nulla. Per quello che è stato il contributo documentale dei partecipanti, Colazza (sotto lo pseudonimo di Leo) parlava ed Evola scriveva.

Talvolta pasticciando un poco: come ad esempio è accaduto per un passo importante dell’articolo intitolato Avviamento all’esperienza del corpo sottile, in cui a pagina 59/60  (Vol. I, Ed. Tilopa-Roma-1980) Evola scrive: “si consegue sentendo lontana e al di sopra di noi la nostra testa, quasi che essa fosse esteriore a noi” (il corsivo è originale). Dando alla frase il senso della comunicazione di un esercizio fondamentale.

Non era e non è così. La frase di Colazza descriveva soltanto  un notevole aspetto della fenomenologia dell’esperienza. Pertanto la frase originaria, in tutta probabilità poteva essere: “si realizza quando si sente lontana….”.Quasi una sciocchezza se non si pensa a quelli che in buona fede si sono esercitati per prendere… fischi per fiaschi!

Considerate le ultime righe come un piccolo contributo alla verità oppure una mia digressione.

A pagina 296 dello stesso volume Colazza, in un successivo articolo dice: “Queste note si rivolgono a coloro che non hanno soltanto letto ciò che ho esposto fin’ora; ma che di fronte agli insegnamenti hanno sentito e voluto.”

Alcune righe più sotto ribadisce più dettagliatamente: “Di fronte a ciò che viene comunicato, non bisogna reagire e afferrare soltanto con la mente (questo è il primo ostacolo che incontra l’insegnamento occulto, e che può arrestare e neutralizzare tutto) – i pensieri devono invece dar luogo ad immagini viventi e queste debbono venir sentite. Voglio dire che lo stato che viene descritto deve essere immaginato come formantisi in noi – quasi come se noi stessi lo ‘inventassimo’ – e contemporaneamente avere e trattenere nel cuore un corrispondente stato di sentimento.”

Sono parole semplici e inascoltate, più o meno alla pari di quelle scritte da Rudolf Steiner a pagina 17 di un suo testo fondamentale (L’Iniziazione. E.A.- Milano, 1971): “Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza. Soltanto chi possiede questa disposizione fondamentale può divenire discepolo dell’occultismo.”(il corsivo è mio). Osservate come il termine ‘fondamentale’ viene riscritto tre volte su quattro righe e magari rileggete la frase che ho evidenziato.

Forse tra chi  legge queste righe ci saranno (e ci sono) quelli che penseranno: ”Troppo alla lettera; è fideismo spinto. Lo ‘Steiner dixit’ è insopportabile e le imposizioni sono in contrasto con l’anima cosciente”. Se questa è la loro opinione (coerentemente mantenuta durante gli studi scolastici e poi alle lezioni di guida?), beh…se la tengano!

D’altronde esiste da sempre un codazzo di poveri diavoli che non vogliono comprendere nulla se non le proprie ‘immani’ sofferenze e le ‘abissali’ contraddizioni che lacerano la loro anima: incompresi dal mondo, da Steiner, da Scaligero e, permettetemi, pure da chi scrive, persi come sono in una personalissima e ingarbugliatissima presunzione blindata. Chi pensa e sente in tal maniera non vuole conoscere affatto la Scienza dello Spirito che, se viene vissuta operativamente, sviluppa senza limiti indipendenza e libertà anche da sé stessi, e ancora: le esperienze interiori corrette possono andare allo stesso passo con lo sbalordimento che ti prende quando scopri che l’esperienza coincide sino nei più minuti particolari, a quanto viene espresso da Steiner e Scaligero anche nei singoli aggettivi usati: il rispetto e la devozione per queste individualità è andata crescendo nel vostro articolista anche per questi avvenimenti, testati sul campo.

Perciò a chi è disposto a seguire con spirito d’ amicizia questa nota è sinceramente doveroso ricordare che senza un cuore caldo di devozione e venerazione è possibile capire tutto fuorché le Vie Sacre.

Non v’è uomo (“normalmente organizzato”) che non possegga una fiammella di questo fuoco. Occorre solo distinguerla dalla banalità e dai fuochi impuri, difenderla e alimentarla senza paura. La devozione e la venerazione per la conoscenza e la verità (occultisticamente conoscere e realizzare sono la stessa cosa) non è un sentimento, la confusione deriva dal fatto che questo e quelle occupano la stessa sede, ma ‘quelle’ sono uno stato interiore e, come tale, stabile oltre le tempeste. Come ogni stato interiore, esso può essere alimentato, coltivato e sviluppato ulteriormente.

Con una minima buona volontà è possibile scoprire che qualsiasi immagine e ogni percezione, mantenute nella loro risonanza in una condizione meditativa, in cui non si pensa ulteriormente, non si deduce, portano al cuore. Nutrono il calore dell’anima.

Il calore dell’anima è il sangue dell’Antroposofia Vivente. Parlare di antroposofia come negli ultimi decenni si usa in diverse comunità è un involontario atto di necrofilia: insepolcrato il vivo si amoreggia col morto.

Quando con la concentrazione si dominano i pensieri e si attiva la volontà e con la meditazione si scalda l’anima, le forze sono in equilibrio attivo e allora è facile realizzare il Silenzio: si potrebbe affermare che il Silenzio diventa una intima necessità. Può succedere che il Silenzio si instauri da sé e ti rapisca, anche nel mezzo di una festa fragorosa. Esso è una tappa del lavoro interiore ma è una tappa con molti gradini: il silenzio dell’ego e il silenzio dell’Io sono in linea, ma diversi.

Il primo gradino è quello che si consegue perché il pensiero è stato volitivamente dominato: esso è una sorta di passaggio obbligato ma finché lo si raggiunge dopo la concentrazione, seduti immobili in una stanza silenziosa per pochi minuti, è solitamente una tensione interiore supportata dall’atto precedente e dalla immobilità corporea. Però è comunque un inizio.

Un grado superiore di silenzio potrebbe venir sviluppato indirettamente:

a) con il progredire della forza-pensiero nella concentrazione quando ci si sia resi capaci di togliere da quest’ultima ogni traccia di parola sub-vocalica;

b) con l’abituarsi a brevi meditazioni distribuite a volontà nell’arco giornaliero. Tali meditazioni possono consistere in una parola o un’immagine tolta dalle comunicazioni di Scienza dello Spirito, o ancora, da un fenomeno naturale in movimento. Le più semplici sono anche le migliori. Facciamo qualche esempio, magari ricordandoci che sulla Via del Pensiero, l’attività messa in moto è più importante dell’oggetto che la supporta: basta l’isolamento che deriva dalla certezza che nei prossimi tre minuti nessuno chiederà una vostra risposta o che non stiate viaggiando in corsia di sorpasso in autostrada, alla guida.

Prendete, ossia evocate una parola che, magari soltanto oggi, impressioni la vostra anima ( Luce – Logos – Folgore, ecc.). Non ripetetela come pappagalli: frenatevi! Evocatela una volta soltanto e ponetevi in silenzioso ascolto dell’eco interiore che essa ha provocato.

Provate e riprovate con desta serenità: quando funziona è come una delicata vibrazione, comunque avvertibile, che si espande nell’anima. Ogni intervento arresta l’esperienza che già  dura poco; poi si ascolti pazientemente il nulla successivo per uno o due minuti ancora. E’ ancora più semplice rievocare un fenomeno naturale che, se portate un poco di giovinezza dentro, quale sia la vostra età biologica, vi ha incantato per la sua caratteristica o per nessun motivo plausibile (una goccia di rugiada pendente dalla curva estremità di una foglia, il continuo e mutevole flusso di un torrente, il colorato tappeto delle foglie cadute ecc.). Evocate l’immagine e permettete che l’impressione/sentimento irraggi in voi, senza aggiungere altro, evitando il compiacimento estetico. Non sforzatevi  di trattenerla e quando va via attendete ancora un poco. “Ma non devo fare proprio nulla?” Infatti tutto ciò è anche la palestra del non-fare personale.

Questi piccoli esercizi possiedono diverse implicazioni e non sono piccoli esercizi poiché tutto nella vita dovrebbe diventare meditazione.

Il silenzio può venir sviluppato direttamente però occorrono tempo, pazienza e buoni muscoli interiori.  Il principio è semplice: si porta il pensiero potenziato dalla concentrazione (dopo la concentrazione, oppure staccandosi da essa appena si ravviva o in momenti del tutto diversi, in questo ultimo caso però quando si è capaci di contemplare, nella concentrazione, l’immagine finale) a un nulla silenzioso e quieto, “raccogliendo intorno ad esso i poteri dell’anima”.

E’ bene ricordare che la forza-pensiero persiste ma raccolta in se stessa. Si tronca di netto il pensiero dialettico e anche le eventuali immagini. Quando ciò riesce, l’esercizio consiste nel sviluppare (prolungare) il silenzio in qualità e durata. La pratica indica con un sentimento liberatorio di interiore riposo la realizzazione dello stato di silenzio. Se un moto d’insofferenza insorge all’improvviso, non reagire ad esso, realizzando adialetticamente che è una cosa qualsiasi: esterna ed estranea al silenzio. Essere indifferenti a tutto.

Il tempo che si impiega nell’esercizio del silenzio è per principio un fatto individuale, inoltre risente interiormente dal grado e dalla profondità raggiunta ed esteriormente dal tempo concesso dagli obblighi della vita corrente. Se si avverte un cedimento verso il sonno è meglio concludere subito l’esperienza: non aprirsi a delle condizioni ipnagogiche che sono i quattro quinti delle vantate veggenze!

Il silenzio non fa male.  Anzi guida l’anima verso il proprio originario essere, verso il Fondamento, e questo è un immenso beneficio per la sua natura, e di conseguenza, per il corpo: in particolare per lo stravolto sistema nervoso e per gli organi di senso.

Con la pratica prolungata nel tempo, il silenzio interiore può divenire una condizione stabile dell’interiorità, come nella vita ordinaria lo è la propria casa a cui si torna dopo aver svolto la fatica del lavoro; ma il paragone non è esaustivo poiché concentrazione e silenzio interiore formano nell’anima un assetto permanente che ci permette di mantenere una parte di noi immobile e imperturbata anche quando si sia del tutto immersi nelle vicende del mondo, intendendo con questo termine pure  le azioni e le rappresentazioni che paiono nostre ma appartengono in sostanza al mondo esteriore.

“Si elimina il pensare, se accogliamo l’intero contenuto percettivo, riempiendocene completamente, più intensamente di quanto, come di solito, quel contenuto viene attenuato dai pensieri, dalle rappresentazioni” (R. Steiner: I confini della conoscenza della natura. E.A. 1979, pag. 99). Con questa premessa possiamo tornare a quanto Colazza indicava come disciplina basilare nel primo dei suoi articoli citati prima (Avviamento all’esperienza del corposottile), ossia di avvertire una speciale risonanza interiore davanti al percepito che inizialmente è quello fuori di noi, poi più avanti, quando risulta possibile, si volge l’attenzione verso qualsiasi moto o impulso dell’anima finché al senso di sé corporeo si sostituisce o si aggiunge uno nuovo, più ampio, mobile ed a-spaziale.

Il silenzio è la condizione base dell’esperienza. Esso è la prima forma di immobilità interiore che permette al sovrasensibile incantato intorno a noi di resuscitare dalla fissità della (nostra) caduta. Si faccia una lunga passeggiata tra boschi e prati con la mente ricondotta al silenzio, magari mantenendo lo sguardo rivolto a qualche albero distante o al mare d’erba sottile nel suo moto ondoso provocato dal vento, oppure all’invisibile aria che riempe lo spazio di una radura (per l’occultista l’aria è tutt’altro che invisibile). Nelle prime fasi (positive) dell’esperienza può essere necessario un cuore coraggioso poiché ciò che si osserva acquista intensità. Nell’ordinario non sperimentiamo intensità dal mondo ma solo immagini. Ora tutto si intensifica e l’anima non esercitata può sentirsi minacciata, aggredita e si spaventa subito. Diverso è il caso di chi ha sviluppato lo stato della devozione e venerazione: con esso non si respinge l’esperienza ma anzi la si incontra con gioia. Più esattamente la contemplazione silenziosa intensifica quello che il Dottore chiama venerazione che diviene dinamica o “estasi attiva”. Tutto diventa possente: è Volontà operante quella che ci viene incontro (vedasi di R. Steiner: Il Mondo dei Sensi e il Mondo dello Spirito, II Capitolo) e cresce ancora: qualcosa ci balza dentro…oppure è da dentro che qualcosa incontra quello che c’è fuori.

In definitiva è come se la triade composta dall’oggetto, dall’anima e dallo spazio, venisse modificata. La spazialità si altera o svanisce e l’oggetto e l’anima si fondono partorendo una rapida immagine vivente.

Più in generale diventa ormai possibile avvertire, correlata a ciò che si osserva, una nota, un’impressione animica che però proviene dall’oggetto osservato. Ma occorrerà maturare un silenzio più intimo e profondo (Scaligero lo chiamava “profonda quiete” e anche “riposo”) per favorire la discesa della coscienza verso il suo vero centro, analogicamente corrispondente al cuore.

Naturalmente la grande difficoltà non sta nella tecnica. Non dobbiamo dimenticarci  che tutte le azioni umane sono interiori (non esistono per l’uomo ‘azioni esteriori’) e poiché l’uomo è un essere spirituale, esse sono anche morali e implicano delle scelte.

Per addentrarsi in quello di cui accenno nelle precedenti righe occorre, con vita e discipline, agire su scelte radicali: si tratta di morire al mondo personale o se volete, scendere da esso (fermare il mondo) e fare con il punto di autoconsapevolezza che permane, alcuni passi concreti in ciò che per lo stato di esseri fisio-psichici è ignoto e pare persino (alla coscienza usuale) inumano. Non importa che ciò si realizzi per un attimo o per sempre: occorre la medesima attitudine, un grandissimo coraggio e un ‘atomo’ di vero amore per lo Spirito. Nessuno incolpa nessuno ma, diciamocelo francamente, sono forze che mancano a quasi tutti i sostenitori della realtà dei Mondi Spirituali.

La capacità e la possibilità di sostare lungamente nel silenzio interiore, utilizzando un’intera giornata di cammino solitario sulle alte vie di montagna o una condizione d’obbligata immobilità causata da un malanno o un incidente, possono produrre risultati eccezionali. Succede che si avvia un temporaneo risveglio di sensi sottili e nella lunga camminata silenziosa dapprima si percepirà il significato delle rocce, dei laghetti, la loro interazione estrasensibile; poi appariranno gli esseri elementari: all’inizio come labili impressioni, poi sufficientemente percepibili. In questo caso occorre mantenere davvero imperturbabilità e silenzio: non tutto ciò che si vede ha caratteristiche carine o buffe! Sembra che questi esseri apprezzino (a modo loro) la presenza di asceti silenziosi e una moltitudine di essi ti accompagna anche per lunghi tratti di strada.

I luoghi quieti ma assai più mondani, ad esempio i parchi pubblici e frequentati, possono essere fonte di sorprese.

Avevo accennato alla percezione silenziosa dell’aria che nel vedere comune sembra soltanto ciò che non si intromette quando guardiamo le cose vicine o lontane. Ora invece l’aria diviene visibile e la avvertiamo alla stregua di una sostanza minerale traslucida dotata di forme in continuo movimento; poi la sentiamo come se ad  essa si aggiungesse sostanza animica. Ma questa non le appartiene poiché esala dell’attività interiore umana. Si riconoscono (nell’aria) istinti, sentimenti e pensieri. Questa impressione è sorprendente perché tali istinti e sentimenti sono assai diversi da come vengono normalmente conosciuti quando essi vivono dentro l’uomo, cioè dentro noi stessi.

Ma è su un fatto singolare che volevo indirizzarmi: si percepisce con netta chiarezza la differenza, tra tutte le emanazioni di pensiero, quelle di coloro che pensano o discutono con passione di argomenti spirituali! Compresi i più goffi e disarticolati. . . I pensieri che abbiano un minimo contenuto spirituale irraggiano nel mondo circostante un elemento diverso da tutti gli altri  pensieri pensabili!

Non andrebbe comunque dimenticata la disciplina della parola: essa non porta direttamente al Silenzio (ma nei Monasteri sì. In quei luoghi l’obbligo del silenzio funziona: dall’esterno all’interno), però ridurre, con un po’ di disciplina cosciente,  la montagna giornaliera di parole inutili che esce dalla nostra bocca, anche se si parla poco, fa bene a noi stessi, all’Umanità e all’intero Universo.

                                                                                                                   

SCIENZA DELLO SPIRITO
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