SULLA TECNICA DEL MEDITARE

 Alba su mare -

 

Mesi fa ho incontrato (si dice per caso) un giovanotto che è membro della Società Antroposofica da parecchi anni e che è stato molto attivo nell’ambito di questa.

Ora mi è sembrato un po’ arrabbiato, deluso e sperduto. In un troppo breve abbozzo di discorso, mi ha fatto una domanda che riguardava la modalità della Meditazione. Non sono riuscito neppure ad iniziare a rispondergli, richiamato dal meccanico che stavo aspettando. Ho dovuto lasciarlo in fretta e la domanda è rimasta nell’etere.

Se fosse stata una cosa molto seria, avrebbe avuto da aspettarmi per pochi minuti…tutto normale dunque: sembra che in realtà la Meditazione interessi tiepidamente. Oppure che essa sia una operazione talmente ovvia…

Ma così non è. Non solo io trovai difficoltà verso essa, ammettiamo pure che la mia esperienza non conti, ma mi è parso che sia stata un bel problema per tutti quelli che ho incontrato nel mio, ormai lungo, viaggio terreno tra mistici, maghi e occultisti.

Ne abbiamo talvolta parlato in Eco. Ripassiamo brevemente, come in una scaletta, ciò che può servire. La Meditazione, il meditare, da un certo momento in poi, cammina di pari passo con la Concentrazione.

Anzi, per analogia alle cose del sensibile, essa può diventare per l’anima, vasta come l’aria: diviene il necessario respiro dell’anima, la riscalda e la trasporta in alto.

In pratica, iniziare con un serio lavoro interiore partendo dalla Meditazione (cosciente) non porta lontano o è del tutto impossibile: l’uomo attuale deve prima attuare un rapporto reale tra pensiero e volontà.

Ciò è ben espresso dall’interazione che si forma con la pratica assidua del I e II esercizio dei 5 ausiliari: controllo del pensiero (dominio del pensiero comune) e atto puro. Un gradino oltre, con la Concentrazione vera e propria.

Non si dovrebbe essere troppo rigorosi nella sistematicità del prima, del dopo del cosa e del come, perciò prendete quello che scrivo con molte cucchiaiate di sale.

Se attendiamo di giungere alle vette della Concentrazione non faremo mai la Meditazione. Possiamo introdurla per il buco della serratura: abituiamoci, a Concentrazione conclusa, col rimanere in silenzio per una manciata di minuti . Abituiamoci a questo non-agire, lucido e paziente.

Quando la condizione  di paziente silenzio diviene famigliare e stabile, possiamo passare alla “Concentrazione meditativa”. Gli spunti, nella Scienza dello Spirito, ci vengono offerti in grande quantità.

Sotto la formula di Concentrazione meditativa possiamo collocare gli esercizi dell’aria e del calore, dati su Ur dal dott. Colazza e quelli anche più facilmente fruibili che Scaligero ha dato in Meditazione  e miracolo. Poi, sempre di Scaligero, i più difficoltosi esercizi con le rappresentazioni di triangoli, che troviamo nella II parte della Logica contro l’uomo (questi ultimi sono veramente più difficili, poiché – esperimenti personali a parte – implicano una certa stabilità  o autonomia nell’immagine suscitata).

Trovate anche precisi esercizi di Concentrazione meditativa nelle prime, densissime pagine di Tecniche della concentrazione interiore. Tutti questi esercizi non hanno un vero limite. Sono tracciati, in cui la parte del leone la fa l’immaginazione saturata di volontà e soprattutto di dedizione che il soggetto riesce a poco a poco ad immettere nell’operazione. Ho già scritto da qualche parte di aver trovato, forse per mia complessione, in Concentrazioni immaginative in movimento del tipo “Il vento solleva corpi leggeri”, risultati di una certa rilevanza.

Poi, con o senza l’aiuto di quanto ho indicato (ma il dominio del pensiero è davvero indispensabile, insieme al silenzio), si può e si dovrebbe tentare la Meditazione.

Se rileggete le indicazioni di Scaligero, tutto dovrebbe essere chiaro e limpido. Però di solito non va così.

Cosa dice Scaligero? Prendo un testo a caso: “La meditazione è una concentrazione simultanea del pensare del sentire e del volere su un contenuto spirituale che non ha bisogno di essere elaborato, essendo già compiuto e sufficiente nella forma in cui si presenta. Il tema sorge immediatamente come pensiero, ma va lasciato nella sua forma immediata, perché agisca direttamente nell’anima: non va pensato”.

Tutto bene? Per me malissimo poiché non riuscivo a comprendere, in pratica, come si potesse concentrare simultaneamente il pensare, il sentire ed il volere.

Mi complicavo la vita già non molto facile, perciò accantonai la Meditazione per lungo tempo. Fu Massimo in persona ad estrarmi dalle ubbie in cui ero caduto.

Quando gli confessai che non facevo alcuna meditazione, non ci fece su una malattia ma si mostrò sinceramente stupito: “E’ persino più facile della concentrazione!”. Questa frase non mi convinse affatto. Lui si accorse della mia resistenza (o abissale incapacità) e decise di darmi una prova diretta della meditazione: la fece lui per me…in me.

Immaginate un grande disco di rame sospeso, fatto apposta per vibrare sonoramente, quello che viene chiamato gong.

Ebbene, Massimo scandì una sola parola e tutta la mia anima (pensare-sentire-volere) vibrò, come un gong centrato da un forte impatto.

Ciò durò sino all’ultima vibrazione. Poi Massimo, guardandomi, aggiunse: “Hai visto che è facile!” Rimasi in silenzio. Cosa avrei potuto dire?

Già! Per lui era facile e quello che era successo incredibilmente potente, ma assai meno per me…senza il suo intervento. Però aveva ragione e le strane problematiche che avevano incartato nella nullità i pensieri nel merito, e quello che più importa, paralizzato l’azione o, almeno, il tentativo, persero di colpo ogni diritto di asilo.

E’ vero! La Meditazione è semplice e facile, sempre che si abbia raggiunto il minimo dei requisiti…e non si cerchi di aggiungere, complicare o barare.

Rileggete la seconda frase riportata sopra dal testo di Scaligero: ecco che taluni, evocata nella coscienza la frase o l’immagine meditativa, cercano subito di tirar su dalla zona del sentimento un qualcosa che possa, in un certo qual modo, nutrire il contenuto evocato. E’ un errore comune.

Uno…due: si compiono così due atti e il secondo non dovrebbe neppure iniziare.

Peccato veniale se si sbaglia per imperizia, piuttosto grave se si continua nell’appiccicare sentimenti al tema.

Bisogna prendere la strada più breve: si evoca un contenuto, anche breve o brevissimo (es: Siate desti! Oppure: Il coraggio!) e si permetta che l’impressione, forse anche minima, come un lontano diapason, vibri per virtù e impressione propria.

NON C’è ALTRO DA FARE; NULLA DA AGGIUNGERE. E’ IMPORTANTE CAPIRLO.

Quando la minima eco interiore che fu accesa dalla parola o dalla frase, si spegne del tutto, l’operazione può venir ricominciata. Forse ora l’impressione animica sarà minore…e se poi manca del tutto l’esercizio è concluso. Per chiudere completamente l’Opera, è meglio dedicare una brevissima frazione di tempo al Silenzio, quello che non rifletta alcun nostro turbinio, sia nel pensare che nel sentire.

La Meditazione non ha limiti: oggi una parola e domani la sintesi delle condizioni dell’Antico Saturno, le immagini di Giovanni sull’essere cosmico del Verbo o alcune delle parole che Krishna mormora ad Arjuna prima del conflitto.

Ognuno fa quel che vuole, poi anche qui, in linea di massima, il consiglio è di non mirare subito a mantra lunghi e complessi. Il “più è meglio” funziona assai male. E’ una questione di sensibilità e buon senso: meglio iniziare con poco, per poco, infrequentemente e senza pregiudizi o tentazioni irragionevolmente positive verso “oggetti” che stanno sugli altari di tutti gli addetti ai lavori.

Sorge invece l’esigenza di meditare, a poco a poco, le righe degli scritti fondamentali di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero: il “leggere” diventa del tutto insufficiente.

Per i forti potrebbe valere anche l’errore perfetto, come la frase che il fu Attila scrisse verso la fine di Eco-forum: “La luna è di formaggio”.

In questo ultimo caso usiamo l’arbitrio di Lucifero, come l’eventuale esattezza e concordanza con la realtà sensibile nella ricostruzione dell’oggetto per la Concentrazione l’abbiamo tolta ad Arimane.

Ecco: qui toccate con l’anima ciò che può essere usato a nostro favore dalla potenza degli Ostacolatori e si può intendere che queste operazioni occulte non sono uno scherzo, come l’Io debba essere davvero desto e presente durante tutto l’esercizio.

L’abitudine alla Meditazione, col tempo, diventa un organo dell’anima e  a questo punto qualsiasi cosa può diventare oggetto di meditazione: la parola di un amico, la fisionomia di altri esseri umani, l’albero che giganteggia davanti a noi, il riso di bambini che giocano, la luce di un raggio di sole che si riflette su una pietra…

L’abitudine alla Meditazione, col tempo, ci assorbe in un quid interiore che avvertiamo nettamente più reale della realtà comune, avvertiamo l’eco di un linguaggio che ogni cosa pronuncia, avvertiamo di essere sulla soglia di una realtà più vera.  Avvertiamo concretamente il senso del Sacro.

Il sensibile che è morta immagine, la parola che è stanco suono iniziano ad integrarsi ad una sostanza di profondità. Nella quiete dell’anima, più si va dentro in queste silenziosi impressioni e più il cosmo annuncia la sua vita, che è anche nostra.

SCIENZA DELLO SPIRITO