2 Gennaio 2014

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 7

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

 

21 dicembre 1930

 

Dopo l’esecuzione della “Sonata di Natale”, composta da Sigwart e suonata da una delle sue sorelle

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I suoni di Natale che un tempo risuonavano sulla terra, continuano a riecheggiare; risuonano ora nelle nostre sfere e impregnano lo spazio che vi circonda e ci circonda.

I suoni che ci uniscono sono stati creati un tempo a partire dallo spirito e sono stati incorporati nella materia; al presente, divenuti dei luminosi legami alati, tessono i fili che ci uniscono.

Formano una rete che, dolcemente, si posa su di noi. Festeggiamo insieme il Natale, perché le sacre cerimonie, i cui irraggiamenti impregneranno le nostre sfere, sono già iniziate.

Il suono delle campane si rivolge ai cuori degli esseri umani per innalzarli verso l’alto, verso le regioni dello spirito in cui saranno santificati e purificati per la santa notte di Natale.

Ascoltate, il suono delle campane si rivolge anche a voi!

 

17 febbraio 1931

Miei cari, oggi posso infine parlarvi e dirvi ciò che riempie interamente il mio cuore. Improvvisamente, mentre mia sorella eseguiva la mia Sonata (opera composta in trincea da Sigwart poco prima del suo decesso), mi sono ricordato dei momenti che ho vissuto creandola.

Anche se occupato da un duro lavoro, finché la componevo, ho vissuto tuttavia dei santi momenti .Luminosi sentimenti di felicità mi circondavano – non quella che gli esseri umani chiamano “felicità”-, no, qualcosa del tutto diverso si era impadronito di me.

Ora che siete dei saggi, miei fratelli e sorelle, posso ben dirvelo: all’epoca sapevo perfettamente che questa musica sarebbe stata il mio” canto del cigno”.Per questa ragione mi è stato dato di conoscere l’esperienza più alta che l’essere umano possa vivere e sentire nella sua esistenza terrena: il distacco assoluto e il presagio del volo verso i mondi superiori.

Credetemi, quando ho composto l’Adagio, ho pianto! Nel momento di prendere congedo da questo mondo, che avevo conosciuto nel suo aspetto più luminoso, il mio cuore si mise a tremare.

Avevo quasi voglia di fuggire, di scappare all’obbligo di creare, di strapparmi a questo commiato che, a poco a poco, prendeva forma. Ma essa mi teneva con una forza inflessibile, e un comandamento venuto dall’alto, mi ordinava di perseverare per finire quest’ultima opera nella quale stavo riversando il sangue del mio cuore, ma mi sembra che al presente siete forti abbastanza per poter ascoltare serenamente questo racconto.

Ho vissuto ore difficili a causa della tristezza che provavo nel dover lasciare tutto.

Il mio amore per la vita era immenso, perché avevo vissuto il cielo sulla terra. Ero capace di gioire intensamente della vita, ed ero più spesso trasportato dall’allegria che dalla tristezza.

E’ necessario che sappiate questo, affinché comprendiate ciò che sentivo quando creai la mia ultima opera. Essa non cessa di attirarmi e di collegarmi a voi, così come tutto ciò che mi era caro.

Fermiamoci qui per oggi, perché questa comunicazione mi ha troppo emozionato.

Con il mio profondo amore.

 

23 febbraio 1931

In quest’ora, qualcuno che non ha mai comunicato con voi si rivolge a voi, ascoltatelo!

Io, Sigwart, taccio.

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Il Messaggio del Maestro.

 

Voglio darvi conoscenza oggi, di un grande sacrificio d’amore che è stato fatto per voi.

Un tempo camminavate insieme sul sentiero terrestre cosparso di spine.

Uno dei vostri è uscito dal gruppo e vi ha lasciati. Circondato dai raggi del vostro amore, questo spirito di Luce è venuto a noi animato dall’intenso desiderio di dedicare ad una sacra meta le fiamme che il suo cuore nutriva. Il suo desiderio era così forte, che fu toccato da un raggio di benedizione divina sorto dai mondi più luminosi.

Ricolmo di felicità si prostrò, perché questo raggio gli dimostrò comprensione per l’esaudimento del suo desiderio. Raggiante, prese conoscenza di un compito enorme, santo e impregnato dalla presenza del Divino.

Quando egli divenne pienamente cosciente del compito che prendeva su di sé…. nel nostro spazio celeste risuonò il suo “SI” , grande, vasto, che espanse in tutte le sfere.

Così ebbe inizio la grande opera alla quale voi siete associati e alla quale, più tardi, molti altri si aggiungeranno. Un’ onda, nata dalle sfere più alte, impregna la sua entità che è divenuta amore.

Essa passa attraverso di lui con una forza di qualità così elevata, che le sue parti più luminose e fini si staccano da lui e trovano le vostre anime e i vostri involucri spirituali. Così vi impregna della sua entità che diviene una parte del vostro proprio Io.

Fiamma egli si offre a voi, affinché il fuoco rimannesse presso di voi. Tali azioni sono rette da alte Leggi: ora non gli è più permesso di lasciarvi prima che l’opera della vostra liberazione sia compiuta!

Potete dunque considerare che colui che voi chiamate “vostro” è veramente incorporato in voi.

Si tratta di un’opera di liberazione per amore – un’opera di valore inestimabile.

Avendo voi il privilegio di vivere questo, potete essere certi di essere stati colmati di favori divini.

Tuttavia, la vostra riconoscenza non deve limitarsi all’amore; deve essere animata dalla volontà di liberare a vostra volta questo salvatore, con la vostra propria elevazione e crescita.

Nel grande momento in cui vi avrà portati tutti alle sue altezze, alle cime rosseggianti, nell’istante in cui sarete maturi per unirvi a lui, alla sua entità, egli sarà libero!

Libero di elevarsi come gli dei! Allora il vostro lavoro, il vostro amore e ciò che avete creato saranno le fondamenta che gli permetteranno di spaziare liberamente nelle altezze e in direzione di infinite lontananze celesti.

Ho potuto annunciarvi questo oggi perché, ora che voi provate e sapete elevarvi poggiando sulle vostre forze, vi è permesso di accogliere in voi questo santo mistero.

Mostratevi degni della grazia che ho potuto concedervi, che consisteva nell’aprire i vostri occhi!

Io sono, unito con Sigwart, vostra guida e lo sarò fino a quando la sua missione sarà compiuta. Non dimenticate mai questa grande ora. Ci rivedremo il giorno in cui, inondati di luce, lui e voi confluirete in una unità che non avreste mai immaginato.

Sono l’Istruttore e il Maestro di Sigwart ,così come il vostro.

Amen!

 

1 giugno 1931

Si, è Sigwart che parla. Sì, ora siamo in contatto. Devi trasmettere le mie parole, ho spesso bisogno delle tue vibrazioni più sottili: quando esse sono compenetrate di pensieri, devo attendere.

Vorrei dare a tutti una comunicazione, come ho sempre fatto nell’anniversario del mio richiamo nell’altro mondo, nell’anniversario del giorno in cui ho dovuto lasciarvi.

Si è compiuta una profezia degli antichi tempi, nei quali noi vivevamo insieme sulla terra. Non eravamo una famiglia: fratelli, sorelle, genitori dello stesso sangue, ma una comunità.

Successivamente sono arrivati altri tempi in cui dovetti lottare molto e in cui il nostro reciproco amore spirituale si infiammò. E’ stato necessario vivere e sopportare tutto ciò per trarne insegnamenti e maturare.

Dopo questo ebbe luogo la santa promessa, il sacrificio che io ho compiuto per voi. Ho pronunciato quelle parole in un momento solenne, in ricordo del grande amore che ci univa.

Con la forza della sacra volontà, quel momento è rimasto vivente per millenni.

Quella promessa fatta da così lungo tempo, ora è compiuta!

Sappiate che il desiderio di compiere delle azioni importanti ha la forza di sussistere per dei millenni. Questa promessa non l’ho fatta nella mia ultima vita – oggi mi è permesso dirvi questo-

essa è stata fatta molto, molto tempo prima. In quei tempi, le forze magiche degli esseri umani erano molto sviluppate, la passione ardente per una santa causa agiva con la forza originale che è propria agli dei.

Oggi volgete lo sguardo verso il passato e sentite -non ne verrà che un leggero oscuramento- quella grande esperienza che avete vissuto allorché uno tra voi si è creato lui stesso il suo Karma con il suo sacrificio e con la sua volontà impregnata di santa forza e di gioia, che non sono mai impallidite nel corso di molte vite.

Sì, la felicità e la gioia furono le conseguenze di questo sacrificio compiuto volontariamente.

Valeva la pena che facessi il sacrificio? Giudicate voi stessi.

La mia volontà ha aspettato millenni per ottenere lo scopo che si era prefissata. Ha vissuto fino al momento del compimento. Ora il bocciolo è diventato fiore: in questa vita, in quest’epoca nell’ambito dell’unione che questa volta noi formiamo.

Oggi, nell’anniversario del compimento del mio desiderio che risale a migliaia di anni, volevo e avevo il permesso di raccontarvi questo, dopo che il nostro grande Maestro ve ne ha già dato conoscenza. Immergetevi profondamente nelle mie parole…silenziosamente…. lasciate agire le vibrazioni intorno a voi…allora vi ricorderete….vedrete delle immagini che si riferiscono all’origine del grande giorno.

 

Oro solare

Poi porpora incandescente

La notte cade.

 

L’oscillare e la danza di migliaia di partecipanti nelle loro ampie vesti… nuovi fuochi vengono accesi…

una pietra piatta è stata scaldata e su di lei viene versato del profumo….

Silenzio solenne…..allora io parlai

All’inizio la mia sola voce, poi il mormorio del cuore….

 

La folgore cadde e suggellò il mio giuramento

 

Il seguito fu un amore immenso e la grande devozione di cui avete tutti avuto prova.

 

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Cari amici di Eco, termina qui il mio lavoro di trascrizione di alcune comunicazioni “dall’aldilà” di un’anima molto evoluta.

Egli ha avuto la forza ed il privilegio di mantenere il contatto con la terra per lunghi anni dopo la sua morte, tramite una delle sue sorelle, con il gruppo di familiari e amici che si erano  raccolti intorno a lei.

Il modo di esprimersi, a volte, può sembrare un po semplice, (dobbiamo tener presente che c’è di mezzo anche una traduzione), ma i contenuti, per chi ha letto le numerose conferenze tenute dal dottor Steiner sulla vita dopo la morte, concordano in maniera stupefacente con quanto viene comunicato da Sigwart! Molto altro viene raccontato di alto e importante; gli interessati, ora, dovranno attendere la traduzione e la stampa ufficiale…. prima o poi arriverà!

Mi auguro che questo mio modesto lavoro, sia riuscito a portare un po di consolazione e di coraggio in chi ne aveva bisogno…. credo in tutti noi!

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

EQUANIMITA' E DINTORNI

bilancia

Sembra che l’approccio disciplinare verso la sfera del sentimento sia ancora più ostacolato e confuso di quello che dovrebbe essere l’esercizio di fondamento ossia la Concentrazione, anche quando essa sia vista riduttivamente soltanto come una decente padronanza del mondo dei pensieri senza l’assistenza delle cose sensibili.

In Eco scrivo volentieri riguardo l’asse operativa che si costituisce tra pensiero e volontà e che, sebbene un po’ alla buona (però non c’è limite alla sua intensificazione), può essere interpretata, almeno finché non si sia capaci di…sopravvivenza nella vera Concentrazione, come la risultanza del potenziale che si sviluppa nell’interazione tra il I ed il II dei cinque esercizi ausiliari (controllo del pensiero e atto puro).

A dire il vero, non faccio mistero del fatto di essere convinto che la Concentrazione sia completamente sufficiente per raggiungere la massima reintegrazione concepibile e concessa all’uomo di questo periodo storico e spirituale.

Basta che la Concentrazione non venga rappresentata come un liscio palo verticale:essa è piuttosto un albero con i suoi rami: se c’è l’albero (Concentrazione), crescono di pari passo pure i rami (il silenzio con i suoi diversi gradi, a cui segue un certo distacco dall’inerimento col sensibile che dà mobilità al corpo eterico che permette di cogliere il quid creativo presso le cose create: perciò l’inizio dei risultati della percezione pura, ecc.).

Ditemi se è poco! Inoltre è dalla Concentrazione che risultano altre eccelse attività dell’anima, come, ad esempio, la Meditazione e la Contemplazione che non vengono comprese o fatte male specialmente per la carenza di quanto si può formare nell’anima con la Concentrazione.

Ma questa era una parentesi, mia sebbene condivisa da altri amici che seguono la medesima pratica. Su Eco non è condivisa da tutti, ma restiamo amici lo stesso.

Ora ritorno ai cinque.

E qui poi le cose si complicano. Sempre che non si consideri l’”equanimità” come una sorta di placido e saggio atteggiamento cerchiobottista verso le opposte fasi della vita pratica. Ma per questo ruolo mi pare giochi molto il carattere e l’immaginazione personale, nella quale ci si veda come bonari arbitri che, stando alla finestra, sanno dare ragione a tutto e a tutti.

Questione di gusti…il solo “ma” è dato dalle grandi difficoltà che si hanno, che sorgono appena si tenti di far fare onestamente una virata “innaturale” al corso ordinario delle potenze dell’anima. Allora si avverte di essere entrati in zone pericolose, dove manca il terreno sotto i piedi e soffiano fortissimi venti contrastanti. Infatti i tentativi di dominare direttamente la zona del sentire che è condominio di possenti forze extra-umane di vita che ci subaffittano un certo uso, è pura follia: la zona toracica è intessuta alla corporeità che è per il soggetto ordinario una inavvertita sostanza di brama.

Tale brama non è avvertita, tanto che uno può giudicarsi assai poco bramoso di questo e quello, anche di ogni cosa, eppure è manifesta come è manifesto il bisogno di respirare: dal primo vagito all’ultima espirazione. Non a caso, nella Concentrazione profonda, nella meditazione profonda o nella contemplazione succede che il respiro si riduca al minimo e persino cessi per brevi momenti. Ancora oltre, esso cessa completamente poiché si accende il misterioso circuito della respirazione interiore. Swedenborg conseguì una vasta veggenza in concomitanza a tale accensione.

Se qualcuno ha letto le indicazioni del Dottore date per gli “Esercizi principali” della Scuola esoterica, ha potuto osservare come i brevi mantra da concentrare su specifiche zone corporee siano sostenuti da una specie di controllo del respiro, suddiviso in porzioni di tempo praticamente inverse rispetto al pranayama tradizionale e alle sue salutistiche traduzioni moderne. A rispettarne i tempi, specie nella seconda versione, ci si scontra con l’auto-soffocamento: lì avvertiamo in noi l’urlo incontrastabile della immensa potenza della brama di vita.

Il cuore delle discipline che riguardano il sentimento è sempre un prudente, progressivo e indiretto arresto del passivo sentire personale (perché lo sentiamo così prezioso? A causa di un equivoco: poiché è indissolubilmente intrecciato con la nostra percezione della vita, allora lo confondiamo con il fondamento di noi stessi e con la verità più assoluta).

In effetti l’impersonale sentire (il termine stesso indica una peculiare attività) è il grande organo di percezione: se liberato dalla deformante contrattura personale esso percepisce la vita dell’Infinito e le Forze e gli Esseri che a buon diritto agiscono archetipicamente nel cosmo. Come il raggio di un faro nel buio della notte, esso illumina lo “spazio” dello Spirito. E’ un organo elettivo di percezione dello Spirito.

Esso diviene attivo anche nei mistici, in cui non essendosi operata la netta separazione tra coscienza pura e personalità, tra potenza estracorporea del pensare e le forze organiche, diviene una capacità spuria, nella quale la visione obbiettiva e la vicenda personale (sensazioni e sentimenti) sono mescolate e sfrenate. Ciò al punto che, come in basso lo scoppio dell’ira ci porta via, così in alto, nel mistico, l’eccesso emotivo cancella l’Io dall’apice dell’esperienza.

Rileggete con attenzione le parole dello Steiner nei riguardi dell’equanimità: “L’anima deve soltanto arrivare a dominare l’espressione della gioia e del dolore, del piacere e del dispiacere”.

A meno di non atteggiarsi stupidamente imperturbabili, se si tenta davvero una simile disciplina, scorrerà del sangue (animico) per molti anni, prima di giungere a essere dotati dell’intima calma di cui il Dottore scrive in qualche riga successiva, mentre si diviene “più ricettivi di quanto prima non si fosse,per tutta la gioia e il dolore che ci attorniano”. E, per l’appunto, ciò non è possibile fintanto non ci si renda capaci di sollevarsi oltre il proprio astrale.

Scaligero consigliava di iniziare avvertendo l’irrealtà delle tragedie, commedie o farse umane, in maniera di separare quello che succede intorno a noi dal nostro sentimento personale, lasciando che ogni cosa possa scorrere secondo la sua propria dinamica davanti all’anima che vede ma lascia che tutto accada poiché così deve accadere.   Più che un semplice esercizio – pochi minuti e via – è un lento lavoro di separazione della luce dal fuoco che va fatto all’interno senza metterci le mani. La “separazione del sottile dal denso” dura tutta la vita.

Però è possibile ed augurabile fare dei fruttuosi tentativi, come scrive Scaligero nelle poche pagine di un libretto che circolò dappertutto (Massimo diede una lavata di capo ai zelanti amici che lo avevano stampato a causa del suo anonimato) in cui consiglia di dare un breve stop alla reazione emotiva. Pure ciò non è per niente facile, per la qual cosa sarebbe meglio prepararsi con brevi e vivaci immaginazioni di situazioni in cui rimanere distaccati, ossia non permettendo l’immancabile reazione. Del resto Scaligero mi disse che quasi tutti gli esercizi avrebbero dovuto essere preparati meditativamente.

Questa equanimità può essere avvertita come un impoverimento per la propria anima, però se viene compresa a fondo, non è rinuncia ma via di conoscenza: divenire tanto tersi da poter afferrare le forze che stanno dietro le passioni. Faccio il più classico degli esempi: finché aderisco col mio sentire al ossessivo attaccamento umano generale alla natura inferiore (Prakŗti), finché mi sento coinvolto e leso dall’ingiustizia, dalla falsità, finché prendo sul serio la cattiveria e le passioni altrui, rimango giocato dall’illusione. Che consiste nel fatto che non riesco a cogliere le realtà che mi vengono incontro, nella misura in cui la mia reazione cala un velo di cecità sui miei organi percettivi interiori.

Abituarsi dunque alla solitudine ed al silenzio, e da questa profondità dell’anima volgersi verso fuori. Osservare, con una crescente meraviglia ed indulgenza, la ferrea immedesimazione degli uomini, nella illusione rappresentativa. Sorge allora il senso della vanità dei sentimenti incontrollati ma, da un punto di vista diverso, controllatissimi perché obbliganti secondo leggi non dissimili dalle oggettive leggi naturali.

E’ vero che le azioni degli altri possono giovarmi o nuocermi, ma questo sempre più non è il motivo per il quale debba, per forza, provare dei sentimenti verso di essi.

Scaligero ricordava spesso una frase di Lao-Tzë: “Il saggio è buono coi buoni, buono coi cattivi” (questo non significa, come i superficiali pensano – ma che Bernardo da Chiaravalle ben sapeva e insegnava – che le carezze debbano sostituirsi agli sganassoni ma piuttosto che questi vengano somministrati con conoscenza e compassione commisurata all’energia del loro impatto)

Così, lentamente, i moti paralizzanti dell’ego vengono allontanati dalla sfera del sentire e la sua forza, non alterata, si ridesta come una potenza pura, originaria, in cui l’autocoscienza può espandersi. In effetti non più come “emozione” ma come “manifestazione di vita” del nostro essere, in comunione con enti celesti che operano magicamente nelle altezze e negli abissi cosmici della nostra anima e dell’Infinito.

SCIENZA DELLO SPIRITO
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