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VINCERE LA PAURA

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Sembra strano pensare al sentimento della paura all’inizio di una primavera, quando il buio delle notti si sta riducendo sensibilmente, ma basta guardarsi intorno ed è indubbio che il sentimento della paura è il sentimento più diffuso e più generalizzato nell’umanità moderna.

Svariate sono le forme in cui si presenta, paure percepite “vicine” o un po più “lontane” nel tempo, ma comunque sempre incombenti.

Insicurezza generalizzata dell’esistenza, timore di sbagliare in campo morale e sociale, paura di perdere la salute, il lavoro o un affetto, forme che si traducono in sostanza, in paura della vita e della morte.

Vive quale sentimento di fondo, una fredda, grigia ragnatela che tenta di imprigionare sempre più gli esseri umani: paura del mondo esterno ma anche paura della propria vita interiore.

L’essere troppo identificati con il proprio corpo fisico porta con se il terrore di perderlo, ma anche il bramare con troppa intensità a una via di fuga verso lo spirito, può portare a degli squilibri nella vita psichica.

L’anima cosciente avanza e con essa avanza la possibilità di una sempre maggiore libertà per l’uomo, ma paradossalmente, pur essendo la libertà l’essenza suprema dell’umano ed il suo bene più prezioso, anch’essa fa paura ed in genere si preferisce il tepore del conosciuto al coraggio di qualcosa di nuovo, fossero anche solo dei nuovi pensieri.

Esistono anche paure che sono soltanto uno specchio delle nostre debolezze, della nostra volontà di sopraffazione, delle nostre invidie, dei nostri egoismi, delle nostre insincerità.

Queste deformazioni dell’anima ci impediscono di superare i momenti di paura, perché sono paure nascoste, non compenetrate di coscienza.

Dato che la paura è un fattore così reale nella vita dell’uomo singolo e del contesto sociale, è necessario, per tentarne il superamento, appellarsi a forze profonde dell’anima, perché non è sufficiente fare dei semplici appelli al coraggio.

Si può discernere tra elementi giustificati e ingiustificati, quali sorgenti di timore, e si può con coraggio spirituale cercarne il superamento.

Naturalmente, le capacità necessarie per distinguere fra una paura giustificata e una ingiustificata, si raggiungono soltanto con uno sforzo serio, che porti sempre più ad un’ auto conoscenza e ad una conoscenza del mondo priva di preconcetti.

Le paure possono certamente essere anche degli avvisi importanti nei confronti di pericoli imminenti ed è importante tenerne conto.

Siamo ancora capaci di provare un sano timore di fronte a certi aspetti distorti della vita che a molti sembrano normali?

Sappiamo restare vigili e quanto più possibile coscienti quando le modificazioni che la scienza ci impone in svariati campi ci assalgono in modo sempre più violento, o la rassegnazione, il relativismo, l’appiattimento e le uguaglianze ad oltranza, hanno spento questo sano campanello d’allarme, accendendone nel contempo altri non giustificati?

Il fenomeno paura è molto complesso!

Partendo da un auto osservazione, si può dire che una delle premesse fondamentali per superare la paura è il compenetrare con la coscienza i propri timori, ponendoseli di fronte, uno alla volta, e prestando attenzione alla forza che li vuole illuminare e comprendere.

Questa forza è ben conosciuta al singolo ricercatore della Verità. Quando egli si dedica in modo attivo a questa ricerca, il pensare si potenzia, così da giungere all’esperienza che la sua vita di pensiero, in un primo momento soggettiva e creduta erroneamente senza valore, si rafforza in modo tale da divenire oggettiva e percepibile come facente parte della realtà stessa del mondo.

Questa è l’unica forza capace di riunificare il particolare con il Tutto, l’unica forza capace di stemperare il sentimento della solitudine e dell’isolamento e anche l’unica strada che dia la possibilità all’uomo di raggiungere la conoscenza del mondo soprasensibile: il porto sicuro dove la paura non trova ormeggio!

Su questa via, se si vogliono raggiungere delle mete significative, è necessario ritrovare un rapporto con due sorgenti di forza che nel corso dei tempi sono andate in gran parte perdute: la fiducia e il coraggio spirituale.

E’ indispensabile ritrovare la fiducia nei confronti di una guida del proprio destino e la fiducia di fronte alla guida spirituale dell’umanità.

Se la fiducia è stata distrutta, questo non significa che non possa venir riconquistata!

Una tranquilla osservazione dei molti segni che il destino ci porta incontro, al di là di ogni cieca casualità, ci consente di ascoltare nuovamente la nostra “voce interiore”, la presenza silenziosa e forte che giuda i nostri passi nella vita.

Chi coglie questa voce, inizia a intravedere l’operare di elementi soprasensibili nell’uomo. Da questo sentore nasce la fiducia e dalla fiducia la sicurezza necessaria per tenere testa ai timori della vita.

Però, nella condizione in cui le onde di un agitarsi interiore o esteriore salissero minacciose, rischiando di sommergerci, potremmo chiedere aiuto a Colui la cui Forza può dominare gli sconvolgimenti di ogni mare.

Nei Vangeli viene descritto come “il Signore degli elementi” come “la Forza che placa le tempeste” o che “cammina sulle acque”.

Egli è Colui che ha detto: “…nel mondo avrete paura, ma fatevi coraggio, Io ho vinto il mondo”.

Per l’uomo moderno, c’è naturalmente il pericolo di considerare tali parole come espressioni di una fede che non ha più nessun collegamento con la pratica della vita. Ma se si provasse a tenerle nel cuore senza preconcetti, come se risuonassero in noi per la prima volta, potremmo trovare o ritrovare in esse tutta l’originaria potenza e ogni paura, per quanto forte, potrebbe mitigarsi al calore della sua Vita, vivendo nell’anima l’acquietarsi degli elementi.

L’anima, dopo essersi rifugiata in questi meravigliosi contenuti per meditarli, si potrà accostare all’esercizio della calma interiore che piano, piano l’aiuterà a riprendere quota e coraggio in quel volo meraviglioso che può essere la vita.

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AMULETI E TALISMANI

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Vorrei brevemente affrontare una caratteristica umana che è antichissima ma perdura in tantissimi atti della vita contemporanea. Ognuno può osservarsi e vedere da sé quanto, sia poco o molto, riesca ad incidere nei fatti più comuni.

Devo purtroppo iniziare partendo da una ambiguità originaria, cioè presente nei termini antichi.

L’amuleto deriva dal latino amoliri (rimuovere) o dall’arabo himālah (ciondolo o pendaglio)? Io non lo so e non essendo filologo continuo tenendo per me questo angosciante interrogativo.

In ogni caso l’amuleto si riferisce ad oggetto “ capace di stornare influssi negativi di vario genere per colui che lo indossa”.

Nell’uso corrente l’amuleto è anche sinonimo di talismano per il fatto che entrambi portano vantaggi a chi gli adopera.

La differenza consisterebbe che l’amuleto ha un precipuo scopo protettivo, mentre il talismano garantirebbe al possessore il raggiungimento di beni desiderati.

L’uso degli amuleti è documentato fin dalla preistoria. La materia di fabbricazione poteva (può) essere tratta da ciascuno dei tre regni naturali e le forme erano (sono) svariatissime: forma e sostanza erano (non ripeto più il verbo al presente ma ci sta sempre) in relazione con quella che sarebbe stata la loro funzione, anche in virtù del mana che erano capaci di sprigionare.

Oro (incorruttibile), rami di corallo…e in genere oggetti o rami puntuti (molto potente è un ramo biforcuto di larice falciato dall’albero in luna piena, tenuto a riposo in lino bianco), capaci di infilzare l’influsso molesto. Poi si usava l’ambra con la magica capacità di elettrizzarsi, radici con forma somigliante ai genitali umani, ecc.

Usatissime le piante: la ruta contro l’invidia, il ciclamino propizio alle partorienti, la verbena adoperata in Roma dai feziali che si recavano in territori ostili. Infine chiodi di ferro (le punte ferrose spaventano anche ora certi esseri fisicamente invisibili), ferri di cavallo e altro ancora.

Con il Cristianesimo mutò, in parte, l’atteggiamento e parte degli oggetti: vennero usati come amuleti crocette, monogrammi, reliquie di martiri, perlopiù false.

Divertente la distinzione che la Chiesa cavalcò quanto prima: tutto ciò era diversissimo dalla vecchia superstizione pagana, poiché tali oggetti erano muniti di “virtù intrinseca” capace di preservare dai mali naturali o dagli attacchi diabolici per la particolare protezione di Dio e dei Santi.

Dunque sappiate che dire “amuleti cristiani” è ciò che vi confina tra i protestanti ed i razionalisti.

Naturalmente i cristiani più primitivi continuarono a paganeggiare in beata ignoranza e perciò ad usare ferri di cavallo, campanelli, pietre semi-preziose, chiodi e legni stappati dai sepolcri, per non parlare di antichi segni e simboli zodiacali.

Abbiamo negli attuali musei scongiuri scritti su piombo o marmo e gremiti da nomi angelici insieme a indecifrabili parole mai pronunciate da uomo. Furono impressi sui casolari (e in lapidi funerarie) disegni di ruota, svastika, pesce, ecc.

Il Rinascimento portò in auge i misteriosi rapporti tra i pianeti e, a seconda dei casi, il loro riflesso terreno in certe pietre preziose, minerali rari, piante e animali singolari.

Poi, l’isteria verso le streghe aumentò alla pari del malocchio (pura superstizione…ma andate a raccontarlo a chi non c’è più, defunto senza cause apparenti. Gli occultisti calcolarono che solo nel sud dell’Italia nei primi decenni del secolo scorso, furono ben oltre il migliaio le vittime della…superstizione).

Avendo scambiato tali fantasie per realtà, fiorirono tutti i mezzi possibili per difendersi contro la stregoneria e altri incidenti di percorso.

Del resto, anche nel presente, molte persone, spesso istruite, praticano seriamente l’uso della mascotte, credono al benefico tocco del ferro, non usano certi colori sulla propria persona, ecc.

Dimenticavo di segnalare che la Chiesa cattolica definisce due gradi di peccaminosità in tali pratiche: più blanda la prima, è chiamata di “vana osservanza”, la seconda è più severa ma scusate, non ricordo il nome che ha a che fare con la magia: in ambedue i casi siete in condizione di peccato mortale.

Vorrei che ciò fosse del tutto chiaro per quanto vi indicherò ora.

In Medio Oriente viene chiamato “il talismano di Bidouh” La leggenda vuole che si chiamasse con tal nome il carovaniere a cui tutte le cose andavano sempre bene.

Ora fate attenzione: prendete un cartoncino quadrato, poi tirate due righe equidistanti in verticale e fate lo stesso in orizzontale.

Devono venir fuori nove caselle tutte uguali. Poi riempite ogni casella con un numero. Facciamolo in orizzontale.

Allora, le prime tre caselle (orizzontali) saranno, da sinistra a destra riempite con: 4, 9, 2.

La seconda fila con: 3,5, 7.

E la terza con: 8,1,6.

In qualunque direzione, anche diagonalmente, si sommino i numeri di una fila, il totale è 15, numero sacro poiché l’uno e il cinque corrispondono alle due prime lettere del nome Jehovah.

La tabella può essere modificata per usi buoni o malvagi e questo non lo scrivo.

Se ci credete, legatela come una collana sul petto e sotto i vestiti.

Se non ne vorreste più saperne, dopo aver compilato questo Sudoku magico, abbiate l’attenzione di bruciarlo completamente.

Buona fortuna!

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ORTIGIA

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Sono tornata e ho ritrovato le mie montagne ancora rivestite di neve, la stessa candida neve che ricopriva anche la parte più alta dell’Etna. Provo quasi stupore nel sentire l’aria ancora così fredda dopo il tepore dell’isola….avevo quasi dimenticato che siamo in febbraio, e questo, nel quale sono nuovamente immersa, è il febbraio del nord!

A Ortigia invece si respirava un’aria dolce, tiepida di primavera. Un po perché l’Africa è più vicina e un po perché Ortigia è prepotentemente mare. Un mare che la circonda da ogni parte e l’avvolge in un abbraccio ancestrale, isola collegata tramite due ponti a Siracusa e all’isola madre: la Sicilia.

Mille odori. La brezza marina, il pesce fresco sulle bancarelle, la frutta e la verdura, i formaggi e i salumi. Mille colori. L’azzurro del cielo che si confonde ovunque con il verde del mare e l’arancio-oro dei suoi tramonti. Il grido rauco dei pescivendoli, le urla dei fruttivendoli, il chiacchiericcio della gente. Mille suoni. E li, in mezzo a tutto questo frastuono e movimento, un tempio dorico solo e maestoso, superbo, nonostante le sue mutilazioni dovute al tempo, silenzioso e incastonato come gemma preziosa tra la modernità: è il tempio di Apollo.

La storia di Ortigia ha inizio circa tremila anni fa, quando, come narra Tucidide, Archia da Corinto cacciò i Siculi, fondando la nuova Siracusa con una colonia di Corinzi e ben presto la città assunse un’importanza fondamentale nell’economia del bacino del Mediterraneo.

Questi tremila anni di storia sono racchiusi e sintetizzati mirabilmente fra le pietre e i vicoli di questo piccolissimo lembo di Sicilia, conteso dal mare, non più lungo di millecinquecento metri e non più largo di settecento.

Non si può che provare ammirazione per quei molteplici monumenti e costruzioni che nel brevissimo spazio quasi ovoidale dell’isola, si compenetrano, si sovrappongono senza creare squilibri, ma che anzi, nella varietà infinita degli stili e delle epoche, costituiscono un tutto armonico e assolutamente unico al mondo.

Ortigia lascia incantato il visitatore che scopre i suoi tesori. Dai templi greci, al suo teatro greco dove in primavera tra quelle antiche pietre, risuonano ancora i suoni delle tragedie di Sofocle o di Euripide; dal suo duomo, famoso per la sua bellezza in tutto il mondo, che ingabbia in se un tempio dorico dedicato alla dea Atena e del quale sono ancora ben visibili le sue possenti colonne che emergono dai muri della navata di destra, alle fortificazioni spagnole sulle quali corre per tutta l’isola una passeggiata a picco sul mare; dai monumenti dell’arte normanna e sveva, ai numerosi palazzi del periodo catalano e poi barocco, fino al tempo presente…. ahimè non paragonabile alle glorie passate.

Lo “Scoglio”, come viene chiamato affettuosamente dai suoi abitanti, è la parte antica di Siracusa e, si può dire, il primissimo inizio della civiltà europea.

E’ la terra d’Alfeo e d’Aretusa, il mito dei miti, il simbolo più eccelso del legame tra la Magna Grecia e la Madre Patria. E’ qui che l’Occidente viene generato dall’Oriente.

Sono qui le più profonde radici del vecchio continente Europa.

Sul lungomare di Ortigia, si trova una meravigliosa fonte d’acqua dolce separata dal mare da una sottile striscia di terra, nella quale vivono una bellissima pianta di papiro e delle oche bianche: è la famosa fonte Aretusa.

E’ questa fonte che ispirò il mito che affascinò gli uomini di ogni epoca, perché racconta la profonda unione fra le colonie greche e i loro fondatori.

Aretusa, la bellissima ninfa che si trastullava nelle acque limpide di un fiume greco, un giorno fu vista dal dio Alfeo figlio del dio Oceano. Egli si innamorò perdutamente di lei, ma le sue attenzioni morbose non piacquero ad Aretusa che si rifugiò ad Ortigia dove la dea Artemide la tramutò in una fonte.

Il dolore di Alfeo per la perdita di Aretusa commosse Zeus che lo trasformò in un fiume, permettendogli così di raggiungere l’ amata, dopo aver attraversato tutto il mare Ionio. Da allora, narrano i poeti, quando ad Olimpia si sacrificavano degli animali lungo il fiume Alfeo, la fonte Aretusa si tingeva di rosso.

Anche il Carducci, ma non solo lui, si interessò a questa fonte e nelle “Primavere elleniche” scrisse: “….Amore, amor, sussurran l’acque e Alfeo chiama nei verdi talami Aretusa….”

Il legame tra Aretusa ed Alfeo era insomma la trasfigurazione lirica, mitologica di quel cordone ombelicale che univa la Magna Grecia alla Madrepatria e fu il mito più bello e più caro per una città che nacque greca e che tutt’ora, dopo tanti secoli e tante dominazioni, ha conservato l’anima greca, nella sua gente.

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ELOGIO DELLA FOLLIA

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Ogni “paese che si rispetti” ha i suoi matti, conosciuti, coccolati, derisi, presi come termine di paragone, nutriti e accuditi come figli e fratelli di tutti.

E’ buffo osservare le reazioni che suscitano: ci sono quelli che li accolgono sempre a braccia aperte, offrono caffè e cibo, scambiano quattro chiacchiere e due sorrisi. Oppure quelli che se ne discostano, li additano da lontano, ne hanno paura e preferiscono non averci nulla a che fare. Eppure, volenti o nolenti, i matti non lasciano indifferente nessuno, hanno la rara capacità di metterti di fronte a te stesso, nudo e senza appigli. E questo spaventa e affascina al contempo.

La funzione del matto di paese è la stessa antica del giullare di corte: spezza i limiti delle convenzioni e dei pregiudizi sociali, mostra apertamente che oltre la barriera ereditata di cosa è giusto e sbagliato, del “abbiamo sempre fatto così’”, ci sono altre vie, altri modi sconosciuti e temibili di vivere. Strade senza indicazioni e, come tali, strade per folli che decidono di uscire dal seminato, dal già visto e già fatto ed esplorano territori vergini, mettendo in campo tutto ciò che sono, fino a perdersi per ritrovarsi diversi e sempre più reali.

Il matto è metafora vivente di possibilità ignote e per questo riverito e temuto. E’ esorcizzazione visibile di quella paura dell’ ignoto che ciascuno si porta dentro, non vista né, spesso, presagita. E’ un capro espiatorio e un perenne monito delle debolezze che non ci permettiamo di affrontare né superare. Il senso ultimo della lotta per la normalità che, in definitiva, non esiste se non come idea errata che, continuamente e inconsapevolmente, facciamo nostra e ci àncora alla stessa illusoria realtà, giorno dopo giorno.

Il matto ci sfida, è lui che ci deride; attore di un ruolo tragicomico nel quale paventiamo di riconoscerci, senza sapere che è porta di accesso ad altri piani in cui solo i più coraggiosi sono pronti ad avventurarsi. Emblema della libertà da schemi comportamentali e, perciò, familiari e sociali, rigidi e meccanici, che intrappolano dentro ruoli e convinzioni formali e stereotipate. Simbolo di quella terra di mezzo, ponte sospeso tra genio e follia, istmo interiore mai vissuto fino in fondo, che regola i ritmi e traccia una parvenza di percorso per arrivare alla libertà e comprendere cosa farne.

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COMUNICAZIONI DA SIGWART – 7

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

 

21 dicembre 1930

 

Dopo l’esecuzione della “Sonata di Natale”, composta da Sigwart e suonata da una delle sue sorelle

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I suoni di Natale che un tempo risuonavano sulla terra, continuano a riecheggiare; risuonano ora nelle nostre sfere e impregnano lo spazio che vi circonda e ci circonda.

I suoni che ci uniscono sono stati creati un tempo a partire dallo spirito e sono stati incorporati nella materia; al presente, divenuti dei luminosi legami alati, tessono i fili che ci uniscono.

Formano una rete che, dolcemente, si posa su di noi. Festeggiamo insieme il Natale, perché le sacre cerimonie, i cui irraggiamenti impregneranno le nostre sfere, sono già iniziate.

Il suono delle campane si rivolge ai cuori degli esseri umani per innalzarli verso l’alto, verso le regioni dello spirito in cui saranno santificati e purificati per la santa notte di Natale.

Ascoltate, il suono delle campane si rivolge anche a voi!

 

17 febbraio 1931

Miei cari, oggi posso infine parlarvi e dirvi ciò che riempie interamente il mio cuore. Improvvisamente, mentre mia sorella eseguiva la mia Sonata (opera composta in trincea da Sigwart poco prima del suo decesso), mi sono ricordato dei momenti che ho vissuto creandola.

Anche se occupato da un duro lavoro, finché la componevo, ho vissuto tuttavia dei santi momenti .Luminosi sentimenti di felicità mi circondavano – non quella che gli esseri umani chiamano “felicità”-, no, qualcosa del tutto diverso si era impadronito di me.

Ora che siete dei saggi, miei fratelli e sorelle, posso ben dirvelo: all’epoca sapevo perfettamente che questa musica sarebbe stata il mio” canto del cigno”.Per questa ragione mi è stato dato di conoscere l’esperienza più alta che l’essere umano possa vivere e sentire nella sua esistenza terrena: il distacco assoluto e il presagio del volo verso i mondi superiori.

Credetemi, quando ho composto l’Adagio, ho pianto! Nel momento di prendere congedo da questo mondo, che avevo conosciuto nel suo aspetto più luminoso, il mio cuore si mise a tremare.

Avevo quasi voglia di fuggire, di scappare all’obbligo di creare, di strapparmi a questo commiato che, a poco a poco, prendeva forma. Ma essa mi teneva con una forza inflessibile, e un comandamento venuto dall’alto, mi ordinava di perseverare per finire quest’ultima opera nella quale stavo riversando il sangue del mio cuore, ma mi sembra che al presente siete forti abbastanza per poter ascoltare serenamente questo racconto.

Ho vissuto ore difficili a causa della tristezza che provavo nel dover lasciare tutto.

Il mio amore per la vita era immenso, perché avevo vissuto il cielo sulla terra. Ero capace di gioire intensamente della vita, ed ero più spesso trasportato dall’allegria che dalla tristezza.

E’ necessario che sappiate questo, affinché comprendiate ciò che sentivo quando creai la mia ultima opera. Essa non cessa di attirarmi e di collegarmi a voi, così come tutto ciò che mi era caro.

Fermiamoci qui per oggi, perché questa comunicazione mi ha troppo emozionato.

Con il mio profondo amore.

 

23 febbraio 1931

In quest’ora, qualcuno che non ha mai comunicato con voi si rivolge a voi, ascoltatelo!

Io, Sigwart, taccio.

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Il Messaggio del Maestro.

 

Voglio darvi conoscenza oggi, di un grande sacrificio d’amore che è stato fatto per voi.

Un tempo camminavate insieme sul sentiero terrestre cosparso di spine.

Uno dei vostri è uscito dal gruppo e vi ha lasciati. Circondato dai raggi del vostro amore, questo spirito di Luce è venuto a noi animato dall’intenso desiderio di dedicare ad una sacra meta le fiamme che il suo cuore nutriva. Il suo desiderio era così forte, che fu toccato da un raggio di benedizione divina sorto dai mondi più luminosi.

Ricolmo di felicità si prostrò, perché questo raggio gli dimostrò comprensione per l’esaudimento del suo desiderio. Raggiante, prese conoscenza di un compito enorme, santo e impregnato dalla presenza del Divino.

Quando egli divenne pienamente cosciente del compito che prendeva su di sé…. nel nostro spazio celeste risuonò il suo “SI” , grande, vasto, che espanse in tutte le sfere.

Così ebbe inizio la grande opera alla quale voi siete associati e alla quale, più tardi, molti altri si aggiungeranno. Un’ onda, nata dalle sfere più alte, impregna la sua entità che è divenuta amore.

Essa passa attraverso di lui con una forza di qualità così elevata, che le sue parti più luminose e fini si staccano da lui e trovano le vostre anime e i vostri involucri spirituali. Così vi impregna della sua entità che diviene una parte del vostro proprio Io.

Fiamma egli si offre a voi, affinché il fuoco rimannesse presso di voi. Tali azioni sono rette da alte Leggi: ora non gli è più permesso di lasciarvi prima che l’opera della vostra liberazione sia compiuta!

Potete dunque considerare che colui che voi chiamate “vostro” è veramente incorporato in voi.

Si tratta di un’opera di liberazione per amore – un’opera di valore inestimabile.

Avendo voi il privilegio di vivere questo, potete essere certi di essere stati colmati di favori divini.

Tuttavia, la vostra riconoscenza non deve limitarsi all’amore; deve essere animata dalla volontà di liberare a vostra volta questo salvatore, con la vostra propria elevazione e crescita.

Nel grande momento in cui vi avrà portati tutti alle sue altezze, alle cime rosseggianti, nell’istante in cui sarete maturi per unirvi a lui, alla sua entità, egli sarà libero!

Libero di elevarsi come gli dei! Allora il vostro lavoro, il vostro amore e ciò che avete creato saranno le fondamenta che gli permetteranno di spaziare liberamente nelle altezze e in direzione di infinite lontananze celesti.

Ho potuto annunciarvi questo oggi perché, ora che voi provate e sapete elevarvi poggiando sulle vostre forze, vi è permesso di accogliere in voi questo santo mistero.

Mostratevi degni della grazia che ho potuto concedervi, che consisteva nell’aprire i vostri occhi!

Io sono, unito con Sigwart, vostra guida e lo sarò fino a quando la sua missione sarà compiuta. Non dimenticate mai questa grande ora. Ci rivedremo il giorno in cui, inondati di luce, lui e voi confluirete in una unità che non avreste mai immaginato.

Sono l’Istruttore e il Maestro di Sigwart ,così come il vostro.

Amen!

 

1 giugno 1931

Si, è Sigwart che parla. Sì, ora siamo in contatto. Devi trasmettere le mie parole, ho spesso bisogno delle tue vibrazioni più sottili: quando esse sono compenetrate di pensieri, devo attendere.

Vorrei dare a tutti una comunicazione, come ho sempre fatto nell’anniversario del mio richiamo nell’altro mondo, nell’anniversario del giorno in cui ho dovuto lasciarvi.

Si è compiuta una profezia degli antichi tempi, nei quali noi vivevamo insieme sulla terra. Non eravamo una famiglia: fratelli, sorelle, genitori dello stesso sangue, ma una comunità.

Successivamente sono arrivati altri tempi in cui dovetti lottare molto e in cui il nostro reciproco amore spirituale si infiammò. E’ stato necessario vivere e sopportare tutto ciò per trarne insegnamenti e maturare.

Dopo questo ebbe luogo la santa promessa, il sacrificio che io ho compiuto per voi. Ho pronunciato quelle parole in un momento solenne, in ricordo del grande amore che ci univa.

Con la forza della sacra volontà, quel momento è rimasto vivente per millenni.

Quella promessa fatta da così lungo tempo, ora è compiuta!

Sappiate che il desiderio di compiere delle azioni importanti ha la forza di sussistere per dei millenni. Questa promessa non l’ho fatta nella mia ultima vita – oggi mi è permesso dirvi questo-

essa è stata fatta molto, molto tempo prima. In quei tempi, le forze magiche degli esseri umani erano molto sviluppate, la passione ardente per una santa causa agiva con la forza originale che è propria agli dei.

Oggi volgete lo sguardo verso il passato e sentite -non ne verrà che un leggero oscuramento- quella grande esperienza che avete vissuto allorché uno tra voi si è creato lui stesso il suo Karma con il suo sacrificio e con la sua volontà impregnata di santa forza e di gioia, che non sono mai impallidite nel corso di molte vite.

Sì, la felicità e la gioia furono le conseguenze di questo sacrificio compiuto volontariamente.

Valeva la pena che facessi il sacrificio? Giudicate voi stessi.

La mia volontà ha aspettato millenni per ottenere lo scopo che si era prefissata. Ha vissuto fino al momento del compimento. Ora il bocciolo è diventato fiore: in questa vita, in quest’epoca nell’ambito dell’unione che questa volta noi formiamo.

Oggi, nell’anniversario del compimento del mio desiderio che risale a migliaia di anni, volevo e avevo il permesso di raccontarvi questo, dopo che il nostro grande Maestro ve ne ha già dato conoscenza. Immergetevi profondamente nelle mie parole…silenziosamente…. lasciate agire le vibrazioni intorno a voi…allora vi ricorderete….vedrete delle immagini che si riferiscono all’origine del grande giorno.

 

Oro solare

Poi porpora incandescente

La notte cade.

 

L’oscillare e la danza di migliaia di partecipanti nelle loro ampie vesti… nuovi fuochi vengono accesi…

una pietra piatta è stata scaldata e su di lei viene versato del profumo….

Silenzio solenne…..allora io parlai

All’inizio la mia sola voce, poi il mormorio del cuore….

 

La folgore cadde e suggellò il mio giuramento

 

Il seguito fu un amore immenso e la grande devozione di cui avete tutti avuto prova.

 

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Cari amici di Eco, termina qui il mio lavoro di trascrizione di alcune comunicazioni “dall’aldilà” di un’anima molto evoluta.

Egli ha avuto la forza ed il privilegio di mantenere il contatto con la terra per lunghi anni dopo la sua morte, tramite una delle sue sorelle, con il gruppo di familiari e amici che si erano  raccolti intorno a lei.

Il modo di esprimersi, a volte, può sembrare un po semplice, (dobbiamo tener presente che c’è di mezzo anche una traduzione), ma i contenuti, per chi ha letto le numerose conferenze tenute dal dottor Steiner sulla vita dopo la morte, concordano in maniera stupefacente con quanto viene comunicato da Sigwart! Molto altro viene raccontato di alto e importante; gli interessati, ora, dovranno attendere la traduzione e la stampa ufficiale…. prima o poi arriverà!

Mi auguro che questo mio modesto lavoro, sia riuscito a portare un po di consolazione e di coraggio in chi ne aveva bisogno…. credo in tutti noi!

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

CANI, UOMINI E BESTIE

                       cora sola                                

Il mio ultimo cane è una biondina, un po’ piccola per la sua razza, ma è leggera e veloce. Ora ha compiuto tre anni: dicono che ormai, rispetto al bambino lei resterà così, ma ciò non è vero, contrasta col fatto che impara sempre cose nuove. Magari per associazione.

Uno dei suoi più grandi divertimenti consiste nella lotta con i quadrupedi pelosi che ci stanno. Assisti ad un continuo intrecciarsi di corpi, zampe, zanne e code e devi schivarti spesso poiché un furibondo rotolamento di 60/80 e più chili può spezzarti una gamba. Può succedere che uno dei due sia irrefrenabile, più eccitato. Cosa si fa allora? Ognuno dei padroni afferra il proprio peloso e gli ordina il ‘seduto’. In meno di un minuto, già stanchi e soddisfatti, riprendono la loro attività primaria: immergersi nel  vasto e misterioso mondo degli odori.

Sono solo cani, perciò abbaiano poco, non si mordono per farsi male e rimangono amici.

E se non c’è amicizia? Qualche impercettibile segnale (un movimento della coda, il rizzarsi dei peli dorsali, un sordo ringhio) e ognuno per la sua strada.

Mi si domanderà: e quelli che abbaiano forte, che tendono il guinzaglio ed esibiscono una dentiera feroce? Lo crediate o meno sono una sparuta minoranza di cui, la maggior parte, nasconde solo paura. I cattivi sono pochissimi e sono tutti squilibrati. Ossia portano nell’anima gravi e irrimediabili ferite, sempre provocate dall’uomo.

Noi siamo un gradino più su, ma è un gradino importante e non perdo tempo a parlare dell’uomo ad antroposofi (poi preferirei parlare di cani o con cani: meno stress).

Allora chiedo a uomini e cultori di antroposofia: perché tanto astio tra personalità che vorrebbero o dovrebbero comunicare qualcosa, dare qualcosa?

Certo, i motivi ci sono e ci sono stati, con feritori e feriti, ma è davvero impossibile dominare lo spirito malvagio che trova facilmente giustificazione razionale, anzi, tutte le giustificazioni del mondo? E’ impossibile scrivere una frase che non stilli, freudianamente all’incontrario, biasimo su ogni cosa? E tanto meno è logico ritenere che il male provenga tutto da ovest ed il bene tutto da est? Chi affermasse ciò sarebbe da immediato ricovero. E’ impossibile per un antroposofo separare l’individualità col suo destino da eventuali pensieri che, da cristallini sono passati alla cristallizzazione, divenendo una gabbia per chi li ha pensati?

C’è persino qualche ossessivo…professionista che generalmente nuota in acque bassissime  a cui non dispiacerebbe respirare, fingendo nobiltà di sentimenti, l’odore del sangue (degli altri, beninteso).

Beh, anch’io ho sempre ritenuto più coerente la civiltà che dirimeva gli oltraggi con la spada o la pistola: non ditemi che coerenza e coraggio (anche a rischio di vita) siano miserabili difetti mentre valanghe di insinuazioni e maldicenze siano preclaro esempio di virtù.

Non ditemi che spruzzare getti di moralismo a parole su altri esseri umani che hanno un punto di visione diverso, un carattere diverso, e allestire lo spettacolino con esibizioni di virtuosità finta come un fondale per marionette, sia nient’altro più che miserabile.

E’ una fissazione questa, di inforcare lenti monocromatiche per obbligarsi a vedere tutto sotto una sola, personalissima, luce colorata.

Sembra che l’arena esoteristica sia la continua dimostrazione del pensiero leviatanico di Hobbes.

Una cosa sola m’addolora profondamente: vedere il Dottore usato come zerbino o trattato da cavia di vivisezionatori dilettanti (per diletto).

Potete anche non credermi, io posso solo darvi la mia parola che è vero.

Arrivo al concreto: ognuno a suo modo, incontra l’Opera del Dottore, poi legge: diffidente o con grande apertura, comprendendo poco o molto, trova affermazioni che lo scandalizzano o riempiono di gioia la sua anima. Ognuno a suo modo.

Ma poi, se possiede un briciolo d’autocoscienza e d’attenzione, trova necessariamente in tutti i Testi indicazioni per una lettura più rigorosa di cui un’anima sufficientemente sana sente con maggior forza il bisogno.

L’Autore non gli chiede di credere a quanto scrive ma di pensare quei pensieri. Se guardiamo le cose con obbiettività, è l’esperimento necessario. In caso contrario saremmo degli sprovveduti che si fanno abbindolare da ogni Guru che passa (e ciò succede nella realtà quotidiana poiché i cialtroni sono innumerevoli e moltitudini genuflettono coscienza e anima con fedeltà canina, cioè ad un grado subumano che nel cane è bellissimo, nell’uomo no) e l’antroposofia – come in effetti lo è l’antroposofismo – sarebbe l’ennesima cialtronata “usa e getta”.

Se i pensieri della Scienza dello Spirito vengono davvero pensati succede che trovino ognuno il suo posto in un “edificio di pensieri” e ci si accorge che esso è capace di reggersi da sé. Sembra poca cosa ma osservate per un momento come tutto il mondo percepito deve reggersi su altro da sé: il bicchiere sul tavolo, il tavolo sul pavimento, eccetera. E nel mondo della cultura e del pensiero ordinario non cambia niente: tutto si riferisce ad altro che lo convalidi e lo sostenga. Nella religione abbiamo persino la “dogmatica” per mantenere fisse ed immutabili le colonne ed i puntelli. E chi crede di uscire dall’oppressione del sacro prefissato, spesso s’infila nel giogo delle Logge o delle chiesuole estemporanee…o al bar.

L’attività che l’anima applica nello studio della scienza occulta rosicruciana porta davvero alla dimostrazione  della sua realtà.

Poi si può anche confrontare questa impressione di realtà con le altre costruzioni di pensiero del mondo e si osserverà (forse con genuino stupore) che simile auto fondatezza non esiste in nessun’altra concezione di pensiero. Provai una sera a seguire con desta attenzione il discorso scientifico di un noto volto tra i fondatori del CICAP, l’organizzazione dalla maschera benigna…un tantino diversa dagli scopi meno palesi e e molto più oscuri. Bene! Anzi molto male! Rintracciai in quel discorso una impressionante e continua sequenza di affermazioni campate nel vuoto, senza alcuna base seriamente scientifica e senza nessi logici. Su Eco, ora, si parlava del gesuitismo, ma anche questi non sono mammole…

Nella sfera dell’attività che porta il pensatore nello studio della Scienza dello Spirito, valutare se c’è chi sa più o meno antroposofia è uno scivolone: se l’antroposofia è una esperienza consapevole ciò non ha senso. Anzi ha un significato trascendente per un ex gesuita che fa l’ antroposofo: ero presente quando si faceva conoscere e dopo nome e cognome, la sua pistola fumante era “Ho letto tutta l’Opera omnia”… (e una mentalità di questo tipo viene seguita ed esaltata da tanta gente).

Notate, prego, che non tiro fuori di tasca, trinità, deva o “cosa succede nei mondi spirituali”. Specie questi ultimi sono solo patacche.

Non credo serva incensare gli Immortali per trovare quel tenore di pensiero, d’anima e destità che  serve a pensare il pensiero come è stato plasmato in accuratissime parole dal Dottore.

Qualora tale pensiero sia stato veramente pensato si è anche sperimentato un ‘essere sé stessi’ un po’ oltre la inamidata e spesso rabbiosa reazione della personalità, quella più elementare e contingente.

Sono d’accordo sul fatto che l’anima non può mantenere elevatezze tutto il santo giorno: prodursi in simile atteggiamento significherebbe torcersi in una falsa immagine di sé stessi: una menzogna stabilizzata. Né sembra utile l’immane tentativo di modificare artificiosamente il carattere, anzi: prendere treni deviati su binari di sosta non porta a destinazione. In tali casi si dilapidano tutte le poche forze in atteggiamenti che consumano la sana spontaneità del tessuto interiore. Tutto già visto..e troppo spesso.

Ciò vale anche per l’hobby della demonizzazione dei caratteri di Tizio e Caio, specie se sospetto che non facciano quello che io faccio o facciano quello che io non faccio.

Però, ritornando a quelle esperienze di base sopraddette e che già non fanno parte del “sapere comune”, che già traggono anima e pensiero oltre il comune sensibile, non sarebbe forse possibile imparare da esse un minimo tenore interiore che si protenda verso il senso dello Spirito? Non sarebbe possibile la coerenza di rispettare e onorare (gratitudine) l’Autore che è stato capace di donare i pensieri che sono divenuti una direzione alla nostra più intima vita (anche se occorrerà tanto di più per intuire l’immensa grandezza sua e della Comunità Interiore a cui partecipa)?

E magari ricordarsi di ciò tra le mille difficoltà dei rapporti umani?

Difendere con forza le proprie idee, con ardore…ma tentando di rispettare l’individualità che difende le sue con pari energia. Se manca il minimo punto d’incontro, basta che ognuno vada per la sua strada con il meglio di sé: ricordatevi che se le idee si accendono a causa dello scontro, sono idee deboli: idee galvanizzate dall’adrenalina? Che cavolo sono?

Concludo il mio inutile sermone con poche righe  assolutamente serie.

Non si usino frasi del Dottore come pietre. Non le si frantumi fuori dal contesto. Non se le ritraduca come fossero secrezioni personali. Non si svilisca nel sapere straccione le  rivelazioni del sovra-umano!

Ciò non è accettato dai Mondi Spirituali che poco si occupano della superficie della vita quotidiana ma sono davvero severi per quanto riguarda quello che l’uomo riesce a fare con contenuti spirituali strappati dal livello d’appartenenza per interessi ben poco encomiabili.

Di sfuggita ricordo che tale abuso ottiene l’effetto inverso a quanto vorrebbe prefiggersi: è una ‘gridata’ manifestazione di infantilismo (e spesso di incredibile ignoranza strutturale) in personalità che si stimano adulte (poi nel campo che vorrebbe essere considerato esoterico, tra professori, iniziati e gran maestri, tutto ciò diviene solo un perfetto Hellzapoppin’).

Scusate queste dolèances, di cui Eco e i suoi commenti non c’entra per nulla.

Su queste allegre note, colgo, come si dice, l’occasione di augurare al mondo, insieme a Zeno Cosini, mio più famoso concittadino, una fine…scoppiettante!

ALTRO

IL GIGANTE EGOISTA

gigante-egoista-wilde-1-hrTutti i pomeriggi, quando uscivano dalla scuola, i bambini avevano l’abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante.

Era un giardino spazioso e bello, con morbida erba verde. Qua e là sull’erba si trovavano bei fiori come stelle, e vi erano dodici peschi che a primavera si aprivano in delicate infiorescenze rosa e perla, e in autunno portavano ricchi frutti. Gli uccelli posati sugli alberi cantavano in così dolci suoni che i bambini solevano interrompere i loro giochi per ascoltarli. – Come siamo felici qui! – gridavano l’un l’altro.

Un giorno il Gigante fece ritorno. Era stato a far visita al suo amico orco di Cornovaglia, e si era fermato da lui per sette anni. Una volta trascorsi i sette anni aveva detto tutto quello che aveva da dire, dato che la sua conversazione era limitata, e così decise di rientrare al proprio castello. Quando tornò vide i bambini che giocavano nel giardino.

– Che cosa state facendo qui? – urlò con voce molto altera e i bambini fuggirono.

– Il giardino mio è il giardino mio, – disse il Gigante; – chiunque può capirlo, e io non permetterò che nessuno ci giochi al di fuori di me –. Così vi costruì intorno un alto muro ed espose un cartello: I TRASGRESSORI SARANNO PERSEGUITI PER LEGGE

Era un Gigante molto egoista.

I poveri bambini ora non avevano dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era piena di polvere e di duri sassi, e a loro non piaceva. Solevano girovagare attorno all’alto muro quando le lezioni erano finite e parlare di quel bel giardino là dentro. – Come eravamo felici là, – dicevano l’un l’altro.

***

Poi venne la Primavera e il paese fu pieno di uccellini e boccioli. Solo nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Là gli uccelli non avevano voglia di cantaregigante-egoista-wilde-2-hr perché non c’erano bambini e le piante si dimenticavano di fiorire.

Una volta un bel fiore mise la testa fuori dal prato, ma quando vide il cartello fu così addolorato per i bambini che si immerse di nuovo nel terreno e si rimise a dormire. Gli unici a essere contenti erano Neve e Gelo. – La primavera ha dimenticato questo giardino, – esclamarono, – e così noi vivremo qui per l’intero anno –. La Neve coprì il prato con il suo grande manto bianco e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Poi invitarono il Vento del Nord a stare con loro e lui accettò. Era impellicciato e ululava tutto il giorno per il giardino e soffiando buttava giù i comignoli. – Questo è un ottimo posto, – diceva. – Bisogna chiedere alla Grandine di farci visita.

Così venne la Grandine. Tutti i giorni per tre ore tamburellava sul tetto del castello, tanto da rompere la maggior parte delle tegole, e poi correva tutto intorno per il giardino quanto più forte poteva. Era vestita di grigio e il suo respiro pareva ghiaccio.

– Io non riesco a capire perché la primavera stia arrivando così tardi, – diceva il Gigante Egoista mentre sedeva alla finestra a guardare il freddo giardino bianco. – Spero che ci sia un cambiamento del tempo.

Ma la Primavera non arrivò mai e nemmeno l’Estate. L’Autunno portò frutti d’oro a ogni giardino, ma al giardino del Gigante non ne portò. – È troppo egoista, – disse. Per questo motivo, là era sempre Inverno e il Vento del Nord e la Grandine e il Gelo e la Neve ballavano tra gli alberi.

***

Un mattino il Gigante se ne stava a letto sveglio, quando udì una piacevole musica. Quel suono era tanto dolce per le sue orecchie che pensò fossero i musici del Re che passavano di là. In realtà era solo un fanello che cantava davanti alla sua finestra, ma da così tanto tempo non sentiva cantare un uccello nel suo giardino che gli sembrò fosse la musica più bella del mondo. Allora la Grandine smise di danzargli sulla testa e il Vento del Nord cessò di ululare, e un delizioso profumo lo raggiunse attraverso gli scuri aperti. – Penso che alla fine sia arrivata la Primavera, – disse il Gigante; e saltò giù dal letto a guardar fuori.

Che cosa vide?

C’era una vista meravigliosa. Da un piccolo buco nel muro erano scivolati dentro i bambini, e stavano seduti sui rami degli alberi. Su ciascuno degli alberi che riusciva a vedere c’era un bambino. E ad avere di nuovo dei bambini, gli alberi erano così felici che si erano coperti di germogli e muovevano gentilmente le braccia sopra il loro capo. Gli uccelli volavano là intorno e gorgheggiavano gioiosi e i fiori occhieggiavano dal verde dei prati e ridevano. Era una bella scena, solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e là se ne stava in piedi un bimbetto. Era così piccolo che non arrivava ai rami dell’albero e gli stava girando intorno piangendo amaramente. La povera pianta era ancora coperta di gelo e neve, e il Vento del Nord le soffiava e ululava addosso. – Arràmpicati, piccino! – diceva l’Albero, e curvava i rami quanto poteva; ma il ragazzino era troppo piccolo.

E il cuore del Gigante si sciolse quando guardò fuori. – Come sono stato egoista! – disse. – Ora so perché qui non veniva la Primavera. Metterò quel povero ragazzino in alto sull’albero e poi abbatterò il muro, e il mio giardino sarà per sempre il campo di gioco dei bambini. Per sempre –. Era realmente molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.

gigante-egoista-wilde-3-hrCosì scese di nascosto le scale e aprì in silenzio la porta principale, e uscì nel giardino. Ma quando lo videro, i bambini ne furono così spaventati che scapparono via e nel giardino ritornò inverno. Solo il bambinetto non scappò, perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non vide il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli girò dietro pian piano, lo prese in mano delicatamente e lo posò sull’albero. E l’albero si mise di colpo a fiorire, e gli uccelli vennero a cantare là sopra e il bambinetto distese le braccia e cinse il collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, quando videro che il Gigante non era più cattivo, ritornarono di corsa, e con loro arrivò la Primavera. – Ora è il vostro giardino, bambini, – disse il Gigante, e prese una grande scure e buttò giù il muro. E a mezzogiorno, quando stava andando al mercato, la gente trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto.

Giocarono per tutto il giorno e alla sera ritornarono dal Gigante per salutarlo.

– Ma dov’è il vostro piccolo compagno? – egli disse. – Il bambino che ho messo sull’albero –. Il Gigante voleva bene più a lui perché l’aveva baciato.

– Non lo sappiamo, – risposero i bambini. – È andato via.

– Dovete dirgli di stare tranquillo e venire domani, – disse il Gigante. Ma i bambini dissero che non sapevano dove abitasse e prima non l’avevano mai visto; e il Gigante si sentì molto triste.

Tutti i pomeriggi, finita la scuola, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambinetto a cui il Gigante voleva bene non fu mai più rivisto. Il Gigante era molto cortese con tutti i bambini, ma desiderava quel suo primo piccolo amico e spesso parlava di lui. – Come mi piacerebbe vederlo! – soleva dire.

***

Passarono gli anni e il Gigante diventò molto vecchio e debole. Non poteva più giocare e così stava su un seggiolone a guardare i bambini che giocavano, e ammirava il suo giardino. – Ho molti bei fiori, – diceva, – ma i bambini sono i fiori più belli.

Una mattina d’inverno guardò fuori dalla sua finestra mentre si stava vestendo. Ora non odiava più l’Inverno perché sapeva che era solo la Primavera addormentata e che i fiori stavano riposando.

All’improvviso si strofinò gli occhi per lo stupore e rimase a guardare… a guardare… Era certo una visione meravigliosa. Nell’angolo più lontano del giardino c’era un albero tutto coperto di belle gemme bianche. I suoi rami erano tutti d’oro e ne pendevano frutti d’argento, e là sotto c’era il ragazzino a cui aveva voluto bene.

Il Gigante scese con grande gioia per le scale e uscì nel giardino. Si affrettò ad attraversare il prato e si accostò al fanciullo. E quando gli fu vicino, diventò rosso in volto per l’ira e disse: – Chi ha osato ferirti? –. Perché sulle palme delle mani del fanciullo c’erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano pure sui piccoli piedi.

– Chi ha osato ferirti? – gridò il Gigante. – Dimmelo, che io possa sguainare la spada e ucciderlo.

– Ma no! – rispose il fanciullo. – Queste sono le ferite d’Amore.

– Chi sei tu? – chiese il Gigante. Una strana paura lo invase ed egli cadde in ginocchio davanti al fanciullo.

E il fanciullo sorrise al Gigante e gli disse: – Tu mi hai fatto giocare una volta nel tuo giardino, oggi verrai tu con me nel mio, che è il Paradiso.

E quando quel giorno i bambini corsero là, trovarono sotto l’albero il Gigante che giaceva morto, tutto coperto di petali bianchi.

Oscar Wilde

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ALTRO

COMUNICAZIONI DI SIGWART – 6

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

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22 agosto 1919

Affronteremo oggi un argomento del tutto  nuovo sul quale vorrei darvi dei chiarimenti.

Gli spiriti umani che sono pronti per una nuova incarnazione, sono inviati in una specie di scuola, presso Maestri o Guide che sono stati loro affiancati già da lungo tempo.

Devono essere informati con precisione sullo scopo dell’incarnazione, che è imminente, e su ciò che dovranno imparare da questa nuova vita. Ogni spirito, che ha raggiunto un certo livello di evoluzione, decide lui stesso i principali avvenimenti della sua futura incarnazione.

Da quando sono qui, ho assistito frequentemente a delle preparazioni di questo genere e sono meravigliato dal coraggio con il quale gli spiriti sperano di vivere una vita terrestre complicata e piena di ostacoli. Spesso ho temuto che il loro zelo fosse troppo grande e che ne sarebbe seguita una delusione. Tuttavia mi è stato detto che, senza questo zelo forte ed entusiasta, l’evoluzione progredirebbe troppo lentamente.

Avevo anch’io sperato in una vita piena di resistenze, ma sapevo che – malgrado i macigni di cui è cosparso il cammino di coloro che sentono più profondamente, e che hanno l’ardente desiderio di essere creativi – sarei comunque andato incontro ad una vita piena di sole e ripiena d’amore. La causa di ciò si colloca in un lontano passato.

Vorreste certo sapere come si svolge il processo di incarnazione. E’ come un bagno. Lo spirito vive nell’attesa del momento, come una persona che, accaldata da un lungo lavoro, aspira ad immergersi nell’acqua fresca. Questo desiderio si accresce fino alla brama più ardente!

Lo spirito cerca la madre che ha scelto di riceverlo e non la lascia più, come se fosse legato a lei con un filo, per fare un immagine. Egli aspetta, circonda la sua futura madre con grande sollecitudine per paura che un malore possa mettere in pericolo la sua incarnazione. Poi viene il momento in cui l’embrione è pronto e, malgrado il desiderio intenso, è un momento sconvolgente e forse anche tragico perché, in quell’istante, lo spirito sente realmente ciò che significa “ritornare in un involucro fisico”…..e non è più possibile tornare indietro!

Con un grido si tuffa nei flutti e rabbrividisce, ma un solo istante; poi immediatamente dopo si dedica a sua madre per la quale egli aveva pregato e che aveva circondato con il suo amore e la sua sollecitudine. Ecco, vi ho dato una breve descrizione del processo di incarnazione.

E’ importante, particolarmente per la donna, conoscere il grande ruolo che gioca nella sua vita. Quanti peccati sono commessi in questo campo per incoscienza ed egoismo!

23 agosto 1919

Gli spiriti che desiderano vivere una vita piena di ostacoli sono coloro che hanno l’amore più profondo per l’Onnipotente e per ciò che è divino. Non avete alcuna idea di questi processi profondamente religiosi, né della sublime e potentissima direzione sotto la quale si svolgono certi avvenimenti, tra i quali per esempio ,quello della reincarnazione.

Finché la Terra sarà il centro dell’umanità che continuamente si reincarna, questo momento della vita sarà per noi esseri umani e spiriti, l’instante più importante, l’avvenimento degli avvenimenti!

Gli esseri umani non possono sapere quando arriverà il grande momento. Questo varia e dipende dal livello di evoluzione dell’Io. Le individualità con un Io molto evoluto, decidono solo all’ultimo istante di entrare nell’involucro, perché esse collaborano fino all’ultimo al lavoro che si effettua su quest’ultimo. Gli altri si legano più presto all’involucro, perché non sono in grado di interessarsi al processo.

28 settembre 1919

Oggi vorrei raccontarvi una scena interessante alla quale ho assistito.

Prendevo parte ad una festa d’addio per l’imminente incarnazione di uno spirito evoluto.

Egli si teneva coscientemente sulla soglia della discesa e voleva ancora istruirci, mostrandoci lo svolgimento del processo attraverso il quale un tempo passeremo anche noi.

All’inizio lo spirito inizia a distaccarsi dal suo mondo di quiete e di pace, rivestendosi per suo proprio sforzo, della sostanza delle sfere la cui densità aumenta gradualmente.

Questo processo è paragonabile a quello del bruco che sta tessendo il suo bozzolo. Egli raggiunge così il primo gradino della scala che lo conduce verso il basso e annoda delle relazioni. Tutto affluisce a lui e lo influenza. Il suo compito è quello di scegliere tra queste influenze: buone o cattive. Ambedue gli saranno utili in vista della sua ulteriore evoluzione.

A volte, le influenze cattive sono sorgenti di combattimenti e questi ultimi ci permettono di mettere alla prova le nostre forze.

Poi la discesa prosegue; gli strati diventano sempre più densi e perciò diventa sempre più difficile distinguere chiaramente. Discende così, lentamente, fino a raggiungere la soglia della materia reale, cioè il corpo fisico, secondo i vostri termini. E là comincia il lavoro che vi ho descritto da poco, e che, secondo il suo grado di evoluzione, lo spirito fa con totale coscienza o guidato dagli esseri superiori.

Lo spirito che ci ha trasmesso questi avvenimenti ha vissuto coscientemente tutto il processo di immersione e ce ne ha fatto parte con lo scopo di istruirci. Raramente succede questo, perché una discesa così cosciente non avviene spesso.

Ci eravamo accordati prima che cominciasse il processo, e così è stato fatto.

Io Sigwart vi ho parlato.

22 novembre 1921

Si, sono qui, io Sigwart!

Abbiamo ritrovato il contatto come era un tempo, ma con una grande differenza.

Ora non è più un corpo astrale costituito di sostanza grossolana che vi parla, ma un corpo spirituale affinato. Abbiamo creato una sostanza che faccia da legame tra noi, così non è più necessario implicare ogni volta il mio io profondo. Questo vi rassicurerà; so che temete sempre che la nostra relazione mi tiri troppo in basso. Noi tutti abbiamo preso la decisione di continuare, perché bisogna che le mie comunicazioni proseguano affinché un giorno quest’opera sia finita.

Potete immaginare la felicità che provo in questo momento in cui ritroviamo il contatto e in cui possiamo nuovamente comunicare come facevamo una volta.

 

Notte di san Silvestro, 31 dicembre 1924

Sì, sono presente io Sigwart.

Le vostre navi solcano un calmo oceano di fiducia. Più avanzate nell’età, più vi avvicinate alla Patria, la nostra Patria celeste.

L’afflizione che provate quando un membro del nostro cerchio lascia il corpo fisico, dovrebbe trovarsi diminuita. Non sono forse essi liberati dalla vita terrena che non è che una serie di afflizioni? Oh! Come sarei felice di vedervi seguire con il cuore coloro che vi precedono sulla strada che conduce al cielo con gioia e senza alcun dolore. Ma è difficile, lo so!

Il nostro amico M.H., recentemente deceduto, mi prega di trasmettervi i suoi saluti. Egli è già molto avanzato individualmente. Con il grande amore che mi porta e con la sua incrollabile fede nella mia attuale esistenza, ha già potuto legarsi a me, non del tutto naturalmente, ma solo alla parte più densa del mio essere, cioè con quella che non ha quasi più rapporto con la mia reale entità.

E’ molto felice di trovare la conferma di ciò che aveva appreso tramite le mie comunicazioni.

Vi ringrazia di tutto cuore dell’amore, dell’amicizia e della comprensione che gli avete dimostrato, e vi è grato per aver compreso il suo reale essere. Non si è mai sentito spaesato tra voi; eravate divenuti la sua patria, il suo focolare e tutto ciò non poteva che accadere.

 

(continua)

 

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 5

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

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13 giugno 1916

Parlo io, Sigwart.

Oggi non parlerò che della natura dei Deva. Essi devono compiere qui dei lavoro ben definiti e devono sempre aver terminato il loro compito in un certo lasso di tempo.

Sorvegliano, per così dire, questo mondo celeste del devachan. Decidono se qualcuno può entrarvi oppure no. Abbracciano con un sol colpo d’occhio gli spiriti e riconoscono subito il loro grado di maturità devachanica. Qui essi dirigono tutto; anche i Maestri, che sono i nostri istruttori, sono loro sottomessi perché non è passato così molto tempo da quando ancora portavano l’abito fisico.

I Deva sono sette e sono a capo di diversi gruppi di servitori. I servitori sono indescrivibilmente buoni e il loro unico pensiero è quello di colmare di benefici coloro che hanno bisogno di aiuto o di qualche consiglio per fare del bene. D’altro canto aiutano e servono principalmente i sette dirigenti.

Questi ultimo sono molto più severi perché sono divinità che portano tutta la responsabilità, che promanano le leggi e che non hanno il diritto di fare delle eccezioni. Essi sono i dirigenti dell’evoluzione della terra anche se sono sottoposti a Dei superiori, ma di questo non posso parlare.

Non ho ancora incontrato i sette Grandi, vedo solo i servitori che sono molto numerosi.

Mi fa piacere incontrare queste nature magnetiche, sante e devote.

Sono sempre loro che abbelliscono il sonno degli esseri umani incoscienti (quelli che qui dormono) con spettacoli meravigliosi, ma per questi addormentati non sono che bei sogni.

Quando ho saputo che qui esistevano delle grandi potenze, ho creduto da principio che fossero gli Arcangeli, di cui si sente spesso parlare, ma non sono loro. Gli Arcangeli sono altre entità ma non posso dirvene nulla.

Ho anche iniziato a godermi il riposo. Tutto ciò che ho cercato l’ho già trovato e ora sono pronto per far fronte alla più forte corrente di felicità.

 

28 giugno 1916

Parlo io, Sigwart

Voglio oggi parlarvi di diversi gradini di evoluzione che si incontrano qui, nel mondo celeste.

Ve ne sono molto meno che nel mondo astrale, perché ciò che si pone al di sopra dei Deva non ha qui il suo posto. Qui i più elevati sono i Deva, è così che noi li percepiamo.

Al di sotto dei Deva, si trovano differenti stati o livelli di evoluzione.

Il più basso è quello degli esseri umani che qui dormono. Sono coloro che sulla terra si dedicarono unicamente e costantemente agli interessi inferiori.

Al successivo livello si situano coloro che forse erano dei grandi sulla terra, ma che sono rimasti piccoli nello spirito. Anch’essi passano generalmente il loro tempo del devachan dormendo.

Seguono coloro che sono svegli a metà. Sono già molto più evoluti e pur tuttavia non sono ancora maturi per vivere tutto coscientemente. La maggior parte dell’umanità, senza dubbio si situa a questo semi-livello.

Poi vi sono coloro che hanno più maturità, che si erano sforzati di trovare lo spirituale sulla terra, ma che non si sono ancora sbarazzati delle loro numerose idee errate.

Troviamo in seguito coloro che sono ancora più evoluti grazie agli sforzi prodotti nel corso delle loro ultime vite terrene. Questi sono qui gli esseri coscienti e sono essi che costituiscono la mia cerchia perché -ve l’ho già detto- vivo totalmente in questo mondo celeste e sono totalmente cosciente.

Al di sopra di questi ultimi si collocano esseri umani superiormente evoluti, dotati di ogni sorta di forze, che tutto dominano. Sono coloro che impartiscono insegnamenti, e poi i Maestri. Per loro non esistono più leggi. Sono ciò che vogliono essere, vivono nella sfera nella quale vogliono vivere, tutto è loro possibile senza pena. Sono i nostri aiuti, i nostri amati maestri.

Con ciò spero avervi dato un’immagine chiara degli abitanti di questo mondo.

Tutto vostro Sigwart.

 

26 ottobre 1916

Io, Sigwart, voglio parlarvi di ciò che si trova al di sopra di voi, del firmamento luminoso, della regina della notte e delle stelle che, come punti luminosi appaiono nella volta celeste notturna.

Le stelle là in alto sono dei mondi che si trovano a differenti livelli di evoluzione e sui quali ci siamo spesso incontrati durante la notte. Abbiamo bisogno di loro per l’evoluzione del nostro Sé. Sono stati creati per ricondurci sulla via, affinché si possa tornare ad essere le entità spirituali che siamo stati all’origine.

Mondi d’origine, voi che in tempi lontani siete stati la nostra patria! Mondi che sono stati sottratti allo sguardo umano fino a che le nebbie diraderanno e gli uomini sapranno di nuovo servirsi delle loro ali!

E’ così che ho visti tutti questi mondi, la cui grandezza vi intimorirebbe.

Le stelle, che voi contate nelle notti di nostalgia, si trovano davanti a me come un libro aperto.

Possiate pensare alle stelle in questa maniera, non come bambini che accettano le cose ingenuamente, ma come dei saggi che comprendono sempre più ciò che vive e si muove intorno a loro!

 

11 gennaio 1917

Si, sono presente io Sigwart.

Quando avevo delle difficoltà a percepire i vostri fluidi e a raggiungervi, questo era dovuto a correnti che non erano corrette. La causa erano i vostri pensieri o perché voi stessi non eravate nell’armonia richiesta. Tutto ciò ha un forte impatto sulla nostra relazione!

Bisogna che sappiate che dovete trovarvi in certe disposizioni quando desiderate entrare in relazione con me, perché spesso potreste facilmente eliminare tutti questi ostacoli.

Per esempio, quando siete attorniati da persone che producono correnti contrarie, queste correnti agiscono, indirettamente, così fortemente su di voi e sul vostro stato, che difficilmente mi apro un varco. Gli esseri umani non sospettano il ruolo che anche la più piccola cosa possa giocare nel mondo spirituale.

Ogni pensiero agisce ed equivale a delle azioni! Innumerevoli errori vengono commessi su questo piano, perché gli uomini credono sempre di esseri liberi di pensare quello che vogliono. Per tutto il tempo che questa idea falsa persisterà, l’umanità non potrà elevarsi.

L’elevazione non sarà possibile fino al momento in cui ciascuno avrà il dominio dei suoi pensieri.

Agiscono ancora fortemente le azioni di numerosi spiriti malvagi che sono soddisfatti quando le persone pensano male. Essi si insinuano dappertutto e soprattutto presso coloro che cominciano a sorvegliare e a controllare il loro pensiero; rendono la vita dura specialmente a questi ultimi perché sanno che l’essere umano acquista improvvisamente un potere quando si sforza in questo senso.

Anche se dovete faticare, credo che potrete fare ancora meglio. La vostra vita interiore sarà molto più calma; è l’unico modo per trovare la felicità che gli umani continuamente cercano.

Dunque ciò che conta sono i pensieri non le azioni, perché queste ultime non ne sono che le conseguenze! La cosa più importante è ciò che le precede cioè il pensare.

La faticosa esistenza terrestre è sopportabile solo se ciascuno ha trovato in sé stesso la felicità e la calma. Trovare la felicità in se stessi significa: non cercarla mai al di fuori, ma sempre in sé e costruirla tentando costantemente di vincere le tentazioni che si avvicinano dall’esterno.

Certamente presagite come tutto può diventare più luminoso e facile grazie a questi consigli.

Vostro Sigwart

8 marzo 1917

Vorrei dirvi qualcosa riguardo a mio figlio. Le vostre idee, per ciò che lo riguarda, sono false!

Ciò che a voi sembra tragico riguarda solamente le circostanze fisiche.

Tutti voi dite: “Il bambino non ha più il padre”. Se sapeste quanto questo pensiero a noi sembra falso! Vorrei aiutarvi raccontandovi come ci siamo trovati, lui ed io.

Egli ha desiderato questa incarnazione, perché lo avrebbe liberato da un pesante fardello che portava. Lo scopo al quale aspiravo era di portarlo alla vita, ma che in seguito, avrebbe completato il percorso senza di me. Eravamo d’accordo. L’abbiamo fatto rispondendo ad un desiderio pienamente cosciente e con lo scopo di progredire: lui ed io.

Sapevo che sarebbe arrivato quando io dovevo partire; dovevo dargli degli elementi di cui aveva assolutamente bisogno per la sua vita terrestre. E’ per questa ragione che ci siamo incrociati.

Se non fossi partito, giustamente non sarebbe venuto nel presente, perché si è nutrito della mia vita o ne è nutrito. Era la determinazione fondamentale della sua vita; è soltanto così che può arrivare al grado di evoluzione al quale deve giungere. Sono molto vicino a lui, non veramente perché io sono o ero il padre, ma perché gli ho dato delle forze che provenivano da me, e perché già in altre vite sono stato suo amico e consigliere.

Io Sigwart vi ho detto questo.

 

24 marzo 1917

Vi tendo le mani, miei amatissimi, per parlarvi di nuovo di questo mondo.

Ascoltate: succedono qui avvenimenti esattamente come possono capitare tra di voi.

Relazioni meravigliose si stabiliscono qui tra coloro che sono dello stesso livello. Ritrovamenti, auguri di benvenuto, felicità di riconoscersi e ritrovarsi…è questo che noi viviamo!

E’ paragonabile ad un onda luminosa che irrompe improvvisa e che, secondo la forza del suo contenuto, diviene incandescente. Della stessa qualità è la corrente che cambia in mille modi, che si illumina di mille colori, che si dispiega in un mare di colori e che risuona in un modo così bello… come le sinfonie più maestose. La festa è di entrare nella corrente degli altri, in quelle dei fratelli e delle sorelle di questo mondo che sono, si potrebbe dire, risvegliati a nuovo, dunque anche rinati.

Festeggiamo tutti coloro che riappaiono e che appartengono al nostro grado di evoluzione.

E’ un eterno arricchimento in tutti i sensi. Ciò che vivo con la musica, mi rende sempre infinitamente felice perché vibro al suo ritmo e perché, durante questo tempo, creo opere attingendo dalle profondità dei miei sentimenti. Più si ha del sapere, in qualunque campo, più si può mettere a profitto cogliendo gioia.

Conoscenze e “saper fare” non vengono perduti qui, restano per l’eternità.

Dunque mettetevi al lavoro con coraggio!

Sigwart

 

25 marzo 1917

Vi sono molto grato per avermi chiamato, perché spesso vorrei incontrarvi ma siete troppo occupati.

Chiamatemi il più spesso possibile perché, al presente, posso raggiungervi in ogni tempo.

Sono indipendente, lontano da ogni sfera di ostacolo o di perturbazione. In questo consiste la grande felicità della beatitudine nel devachan. E il “vivere il proprio essere”, è l’attività di cui, inconsciamente, abbiamo nostalgia e che è il desiderio fondamentale della nostra vita terrena.

Tutti i sentimenti di felicità che vi può procurare una “gioia perfetta”, non sono che dei piccoli presentimenti di ciò che noi viviamo qui.

Più l’essere umano sulla terra assimila, sente e comprende intensamente, più la sua vita devachanica sarà ricca. Qui la vita dipende dalla nostra capacità più o meno grande di “sentire”.

Pochi lo sanno, non comprendono per niente la profondità di questo mondo che si estende in tutte le direzioni. Credono che il punto più alto del godimento sia quello materiale, ma questo fa loro molto torto perché, abbandonandosi alle gioie e ai godimenti solo fisici, si uccidono le gioie dei piaceri spirituali. Non dimenticatelo al fine di arricchire la vostra vita qui! Aprite i vostri occhi, le vostre orecchie e i vostri organi di sentimento -questi organi che si trovano nel profondo di voi stessi, e che, nella sfera della vostra coscienza ancora dormono.

L’ho fatto anch’io, e quale ricchezza ne ho ricavato!

 

(continua)

 

 

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 4

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

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19 gennaio 1916

Oggi posso dedicarmi completamente a voi. Sono molto felice di passare questa serata in vostra compagnia, miei amatissimi; non saremo disturbati da influenze che vengono dall’esterno. Siate lieti, io sono qui, comprendo ciò che dite e voglio essere gioioso in vostra compagnia.

Forti correnti passano da uno all’altro e questo legame mi permette di avvicinarmi più facilmente a voi, perché posso immergermi in esse e in questo modo sentirvi molto distintamente. Siete uniti dalla spiritualità, cioè dalla meditazione, e queste correnti vi uniscono anche sul piano fisico. Anche se uno o l’altro non lo percepisce, ugualmente tutti ne siete impregnati. Non dimenticate che noi cerchiamo comunità che coltivino la spiritualità, perché esse ci fanno progredire, voi e noi. Ciò vi stupisce, ma credetemi, numerose alte e buone entità spirituali si rallegrano sovente del vostro cerchio. Tuttavia, anche altre tentano di prendervi posto con la forza e noi non siamo sempre così forti per scacciare gli impuri. Spesso mi sono preoccupato a questo proposito, ma ora sono tranquillo. Tutto questo già voi stessi lo sentite, e questo è un grado di sviluppo spirituale che non va sottovalutato.

Ora devo ritornare ad un mio spiacevole compito. E’ stato un gradito rilassamento aver potuto trascorrere questo tempo in vostra compagnia, miei amatissimi!

21 gennaio 1916

Cara sorella, c’è voluto molto tempo prima che tu potessi ritrovare la calma.

Si avvicina il tempo in cui tutto si farà più chiaro in voi. I cambiamenti sono iniziati e ora li sentirete sempre di più. Oggi sono felice perché sono stato reso libero da un penoso lavoro. Lode e grazie al Signore! Ho vissuto giorni veramente spaventosi. Ho partecipato alla distruzione di forze malvagie. Ho fatto ciò che mi è stato richiesto e al presente, posso di nuovo agire secondo la mia volontà.

3 febbraio 1916

Ti detterò una difficile comunicazione: ti prego di essere molto attenta.

Già da qualche tempo sono in quella sfera chiamata “devachan”, un mondo che è il “cielo” nel vero senso del termine. (Il 31 marzo Sigwart rettificherà questa comunicazione).

Qui non esistono più né sofferenza né desideri: tutto è spirito “denudato” e puro. Per giungere così rapidamente a questo livello bisogna aver preparato le vie. Il germe di questo rapido sviluppo, l’avevo già creato nella mia precedente vita terrena. Bramavo questa evoluzione, la desideravo.

Poi venne l’intervallo, durante il quale dovevo prepararmi per questa mia vita terrena, e durante questo tempo ero sempre animato da questo pensiero: “Progredire, progredire, per niente al mondo restare fermo, soprattutto non perdere tempo!”

Questo forte sentimento viveva ancora in me quando ero giù presso di voi. Sulla terra, ho concretizzato una gran parte dei miei voti.

All’inizio era molto difficile, perché nonostante i miei desideri interiori, mancavo di energia. Sovente ho sofferto molto della mia incapacità di domare il corpo, fino al giorno in cui L., la mia cara sposa, è entrata nella mia vita e mi ha mostrato come giungervi. Poco a poco è divenuto la mia seconda natura, e da allora ho conosciuto la fortuna di poter realizzare le mie intuizioni attraverso il mio lavoro. Ve lo dico, si conosce la vita, la sola vera vita, quando si è stati creativi in un qualsiasi campo.

Per questa ragione vi è sempre e dappertutto del lavoro che ci attende. E’ una condizione della vita.

Io l’ho assolta tardi, per me è stata una vera rivelazione. Ho tutto ritrovato. L’aspetto spirituale di ogni mia opera, anche la più piccola, l’ho veduta e risentita come un vecchio intimo amico.

Fate in modo da poter vivere anche voi questa fortuna. Ora, voi comprendete meglio ciò che io devo alla mia sposa. Essa mi ha donato l’accesso a questa grande verità, lei sola. Ella doveva entrare nella mia breve vita terrestre perché soltanto lei comprendeva ciò totalmente.

Dio sia con te!           Sigwart

 

8 febbraio 1916

Gli insegnamenti che vi do, non provengono da me ma dai Maestri. La coordinazione delle meditazioni e l’ordine nel quale esse devono succedersi richiedono un tale sapere. Soltanto spiriti di grande levatura e di grande saggezza possono concederle. Sono divenuto loro allievo e faccio anche delle meditazioni, non esattamente le stesse vostre, ma alcune di loro hanno del tutto lo stesso senso. I Maestri ricevono tutta la loro saggezza dalle alte divinità che si trovano sopra di loro.

Ma tutto ciò è ancora molto lontano da noi. Noi, e anche voi, abbiamo appena un presentimento delle forze di questa suprema potenza. Anch’io, che ne sono tuttavia già molto più vicino, non ho che un oscuro presentimento del livello ascendente della divinità. Alla loro estremità regna Colui che ci conosce totalmente e a Lui noi tutti apparteniamo. Egli è tutto.

12 febbraio 1916

Oggi ho assistito a qualcosa di particolare. Ho aiutato qualcuno che si trovava in una situazione molto spiacevole. Mi è stato detto che questa era l’occasione per compiere una buona azione e mi sono deciso molto rapidamente. Si trattava di un povero essere umano che era stato lui stesso la causa della sua sofferenza, e che nella sua vita non aveva conosciuto che dolore. La sua evoluzione ne era stata deviata sorprendentemente. E’ morto nel delirio dell’anima che da sola si era torturata.

E’ arrivato qui, sprovveduto, privo di esperienza, come un bambino, ma rinchiuso in un mondo di pensieri di sofferenza, pensieri creati da lui stesso. Era difficile far capire a questo povero essere, completamente smarrito, che era venuto il momento di pensare a se stesso e alla propria evoluzione.

Con infinita pazienza ho potuto ottenere che egli credesse in me, che mi ascoltasse e che accettasse ciò che gli dicevo. Ne sono felice perché ora si apre, anche se per ora inconsciamente, alle correnti spirituali e il resto verrà da se. Spesso si presentano casi strani, enigmatici.

In generale questi casi anomali sono dovuti a grande ottusità o a stordimento scientifico.

Ricondurre degli eruditi alla ragione è di gran lunga lo sforzo più difficile. Quando i problemi sono il risultato dell’ottusità, la riuscita è quasi assicurata, soprattutto se si agisce con amore.

Siamo invece impotenti di fronte ad un alta erudizione che ha i paraocchi. In questi casi, raramente ho registrato un successo nello spazio di tempo che è trascorso dalla mia separazione dal corpo fisico. E’ triste. A mio avviso, sembra che manchi loro la scintilla divina. A cosa serve tutta l’erudizione del mondo se manca l’elemento principale: la voce interiore divina?

31 marzo 1916

Insieme abbiamo ammirato oggi la bellezza della terra e ne ho provato un grande piacere. Mentre voi accoglievate le meraviglie della natura che Dio vi ha donato, mi sono legato ai vostri fluidi e, attraverso voi, ho potuto vedere nel vostro mondo. Sono stati per me momenti di esaltazione.

Qui, dopo essere stati liberati dalla materia, tali visioni sono accordate alla condizione di averle meritate. Sulla terra, al contrario, potete ammirare ogni bellezza senza chiedere il permesso a nessuno. Qui è tutto molto più severo, vi sono dappertutto e sempre delle leggi. All’inizio è molto difficile, perché si dimentica che ogni pensiero viene visto e controllato.

Vorrei darvi qualche ulteriore spiegazione.

Il Devachan è il cielo. Solo coloro che hanno tutto superato e si sono spogliati dei vari involucri vi hanno accesso. Non sono ancora in grado di parlarvi del Devachan, perché non trovo i termini per descriverlo. Devo dirvi che non ho ancora raggiunto totalmente questa sfera. Mi trovo ad un livello di transizione che si situa tra l’ultima sfera astrale e il Devachan .Qualche tempo fa avevo creduto di aver raggiunto quest’ultimo, perché ne avevo avuto un presentimento e perché vedo interiormente al di là dello stato in cui mi trovo.

Questo mondo celeste sorpassa tutto ciò che voi, esseri sulla terra, potreste immaginare. Offre una tale profusione di vaste esperienze e di sublimi visioni, che nessuno potrebbe trovare le parole adatte a descrivere queste impressioni. Certamente vi stupirete che parli del Devachan, nel quale non sono purtroppo ancora.

Qualche tempo fa vi avevo detto che lo avevo raggiunto. Allora avevo veramente creduto di essere nella sfera celeste, invece avevo raggiunto solo quella in cui mi trovo tutt’ora. Con il passare del tempo mi sono accorto che esistono altre sfere che, per ora, mi sono inaccessibili. Perdonatemi questo errore. Certamente comprenderete che abbia potuto crederlo perché qui si trova già tutto ciò che ci procura la felicità suprema. Devo ancora imparare a vedere perfettamente e a riconoscere tutte le Entità luminose: non ho ancora questa capacità.

Nondimeno sono circondato da un mare di Luce, che mi procura senza sosta nuove forze che mi permettono di creare delle opere musicali e di compiere altre ricerche.

Queste attività mi preparano all’entrata nel Devachan.

Quando pensate a me, vedetemi totalmente felice perché tutta la mia vita è improntata da una profusione di esperienze e di felicità.

Discendere da voi non mi crea difficoltà, sto acquisendo sempre più forze che me lo permettono.

Mi avvolgo con i vostri fluidi che mi sono così cari e, ben presto, sono nella vostra sfera.

Qui, come là in basso, vivo nella pienezza. Mi sembra di scendere da sante montagne e di entrare nelle vallate in cui la fioritura terrestre ed il profumo dei fiori mi immergono nel rapimento.

Vedetemi così, voi che attraverso il vostro amore, mi avete ricondotto alla terra e che, attraverso voi, amo ancora, perché ci unisce.

(continua)

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 3

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

*

14 dicembre 1915

Ho sentito quanto avete detto e voglio rispondervi.

I miei messaggi rappresentano per voi delle rivelazioni: le più sacre che possiate ottenere grazie all’amore che vi ha innalzato alle sfere che rendono possibile il nostro rapporto. Voglio adesso innalzarvi ancora e condurvi con me fuori dai residui dei pesi terreni. Dovrete imparare a respirare e a contemplare in libertà, nella misura che vi verrà concessa.

Desidero elevarvi per far maturare i germi che sono in voi e mostrarvi come far fruttificare i vostri più intimi tesori.

Non ho dimenticato la prigione terrena e posso ancora sentire la mia umanità. Provo perciò compassione per voi e voglio indicarvi la via che permette di evadere da tale prigionia.

E’ la vostra libera volontà a dover rispondere alla mia chiamata. Interiormente ciascuno sentirà quello che è giusto fare. Non temiate mai che possa condurvi a trascurare i vostri doveri terreni.

No, dovrete anzi diventare più forti e abili per poterli affrontare da padroni e non da servi.

Dovreste rendervi conto di quanto possiate crescere ancora e di come possa germogliare e maturare tutto ciò che vi circonda allorché sarete capaci di elevare con regolarità il vostro spirito e renderlo signore del corpo.

Noi sappiamo quanto ciascuno di voi può avanzare e deploriamo il fatto che i terreni fertili vengano portati incolti verso l’estate. Voglio pertanto aiutarvi ad ottenere quei benefici di cui io godo liberamente che, pur se vivete sulla terra, sono ugualmente alla vostra portata. Se crescerete, il vostro agire si riscalderà e illuminerà dall’interno così da aumentare la forza con cui assolvete quei doveri che anche per noi sono sacri.

Di certo non vivete sulla terra per rimanere immersi nella materia e ricercare soltanto in quest’ambito l’area dei vostri doveri. Tale area si eleva con voi e consegue ogni volta il livello che voi stessi conseguite. A ogni livello dovete imparare a chiedervi: “Cosa devo fare? Cosa mi viene richiesto? Per cosa devo vivere?”.

La forza di assolvere i propri doveri scaturisce sempre dall’Alto. Ma elevandovi alle sfere superiori apprenderete il modo di svolgerli secondo la volontà del Creatore. Giudicate, decidete e agite affrontando ogni cosa con grande coraggio! Non dimenticate mai che il tempio di Dio da voi edificato, potrebbe essere scosso violentemente anche soltanto da una menzogna.

Oltre ai pensieri, controllate pure le parole. La forza della vostra ascesa dipende dal vostro atteggiamento interiore e dalla purezza del vostro stile di vita. Siate saldi su questi due punti.

17 dicembre 1915

La grande missione che dovevo qui svolgere è terminata: ora sono libero. Posso scegliere se continuare o meno a lavorare nella medesima direzione: se voglio cioè acquisire nuove forze, per evolvermi il più rapidamente possibile, oppure assumermi ancora dei grandi e importanti impegni di carattere musicale. Sceglierò la cosa che mi permetterà di rimanere più vicino a voi.

Per la vostra salvezza, sono pronto a rinunciare volentieri a ogni ulteriore e rapido progresso. Devo decidere entro oggi. Finora tutto si è evoluto nel rispetto di norme e leggi ben precise. Adesso però sono giunto al punto in cui posso decidere l’indirizzo da dare alle mie future attività.

Di solito, una cosa del genere -usando il metro terrestre- si realizza soltanto dopo molti anni. Potete quindi capire quanto sia felice e grato per aver ottenuto il permesso di iniziarvi, quale maestro, alle verità dello spirito: le uniche che contino davvero.

(La sua opera musicale, terminata poco prima dello scoppio della guerra, venne per la prima volta rappresentata in questo periodo, a sei mesi dalla morte).

19 dicembre 1915

M. sorella mia, mi hai chiesto spesso se c’era qualcosa che tu potessi fare per me. Ho buone notizie: ti dirò cosa puoi fare per me muovendo dalla tua libera volontà.

Ho ricevuto il permesso di assistere alla rappresentazione della mia opera, e di vedere e udire, nella sfera terrestre, gli effetti del mio lavoro. Per questo ho però bisogno di avere a mia completa disposizione un anello di congiunzione. Vuoi esserlo tu? Saresti disposta a rinunciare del tutto ai tuoi sensi fisici per permettermi, utilizzandoli al posto tuo, di vedere e udire fisicamente?

(Più tardi)

Ti ringrazio! Sapevo che questa mia richiesta ti avrebbe resa felice. L’esaudimento di questo mio desiderio è per me un sacro dono, il migliore che potessi farmi. Ti ringrazio in tutte le maniere in cui è possibile ringraziare da questa sfera! Tuo Sigwart.

Dovreste cogliere gli echi della verità e del sublime che risuonavano in me, allorché composi la mia opera, e calarvi nelle loro profondità. Il sacro sentimento di cui è intessuto questo mio lavoro vi apparirà ancora più bello se gli porterete incontro una maggiore lucidità spirituale.

Le porte del mio tempio sono spalancate e ne sgorga un mare di luce che fonde i vostri esseri e il mio in un’unità.

Sono più vivo che mai e posso ascoltare tutto. Quando si riaffacciano dei pensieri tristi, relativi alla mia morte, non pensate di potermeli nascondere. Dispongo di una sensibilità maggiore della vostra in quanto è il mio Io superiore a percepire: a voi, invece, tutto viene oscurato dalla materia.

Anche noi sperimentiamo ancora la sensazione del pianto: soltanto però quando ci troviamo di fronte alla Grandezza.

Vi prego ancora, cercate il mio spirito, il mio vero Sé, non la veste materiale che non indosso più. Pensate a una figura di luce somigliante alla mia immagine terrena.

Dispongo ora della mia libera volontà e posso fare tutto ciò che desidero. Per voi è difficile immaginare cosa significhi qui una cosa del genere: l’essere liberi dai vincoli terreni, liberi da ogni occupazione materiale, liberi dal desiderio di un corpo fisico, liberi dal cordoglio di coloro che abbiamo lasciato. Sono indicibilmente fortunato. Posso ora elaborare tutti i pensieri che albergano in me. Qui si deve esercitare con fermezza la più grande pazienza. Per quanto sublimi possano essere le opere che ha creato, un artista non può utilizzarle a beneficio degli altri finché non ha superato tutte le prove e conseguito un certo grado di sviluppo. Ho voluto dirvelo perché sappiate che non si può essere subito attivi nel lavoro che si è scelto.

Ho deciso per la musica, la mia diletta musica! Potrò così esservi particolarmente vicino.

Proprio adesso mi trovo impegnato in una composizione. Conterrà tutte le mie sacre e sublimi esperienze recenti. Quale “pegno di riconoscenza” la dedicherò al miei Maestri che, come mediatori della Divinità, mi hanno reso possibile una vita grande e illuminata. Sin tratterà di una sorta di inno eseguito da numerosissimi esseri messi a mia disposizione. Potete facilmente immaginare quanto mi piaccia questo lavoro! Non sono in grado di parlarvene in maniera più dettagliata perché io stesso non so ancora come risulterà. Per il momento ho chiaro solo il motivo conduttore, la chiave e, in modo approssimativo, le linee di sviluppo. E’ esaltante poter di nuovo creare da solo qualcosa di grande!

Per il resto sto bene. Ho trovato molte care anime umane che mi consolano della nostra separazione spaziale. Sono tutte stupite del mio saldo e intimo rapporto con voi perché è considerata cosa rara il poter mantenere relazioni così strette con i propri cari in terra. Nessuno mi è comunque più caro di voi. Con quanta gioia guardo al giorno in cui ci ritroveremo uniti qui, nel mondo spirituale!

L’uno per l’altro significheremo molto più di prima perché qui non esiste alcuna separazione.

Vostro Sigwart.

(continua)

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 2

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

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Cari amici di Eco,

come promesso, trascriverò per voi delle comunicazioni inviate da Sigwart Graf zu Eulenburg alla sua famiglia, dopo la sua dipartita dalla terra. Ricordo brevemente che Sigwart era un giovane artista, un musicista e che, se pur per un breve periodo, aveva conosciuto e seguito Rudolf Steiner e la sua Antroposofia.

All’inizio della guerra mondiale, si arruolò volontario con l’ardente entusiasmo che all’epoca poteva ancora essere suscitato nella gioventù europea. Dopo un primo addestramento nella cavalleria, fu trasferito al fronte russo. Qui, in Galizia, il 9 maggio del 1915, durante un assalto venne colpito ai polmoni. Morì il 2 giugno dello stesso anno. Aveva 31 anni.

Sigwart era molto legato a una delle sue sorelle e fu a questa che si rivolse, subito dopo la morte nel tentativo di creare un contatto fra di loro e con la famiglia nell’angoscia. Dopo quasi due mesi riusci finalmente a convincerla della sua identità.

La sorella sperimentò i primi tentativi di approccio del fratello nella forma di una agitazione interiore che culminò nella certezza che Sigwart si attendesse qualcosa da lei. D’altro canto non riusciva a sopportare l’idea di associare la memoria del fratello alle pratiche spiritistiche o medianiche. Dopo qualche tempo tuttavia, un risveglio interiore le consentì, in piena coscienza, di stabilire un contatto con l’amato fratello, contatto che durò per circa 30 anni.

Queste comunicazioni vennero custodite gelosamente dalla famiglia e apparvero per la prima volta nel 1950 a Whitsuntide, nella forma di una trascrizione edita privatamente e in numero limitato di copie. Successivamente venne stampato in Germania con il titolo: “ Bruecke ueber den Strom”. Da poco tempo è stato tradotto anche in italiano, al momento solo privatamente ed in poche copie. Sono sicura che prima o poi uscirà anche nelle nostre librerie.

Intanto io trascriverò le comunicazioni, a mio parere, più belle e interessanti. Seguirò l’ordine cronologico delle comunicazioni per dar modo di cogliere, oltre ai contenuti, anche il progressivo “risveglio” dell’anima di Sigwart nei mondi spirituali e l’espandersi della sua coscienza in sfere sempre più alte.

“E’ giunto il tempo in cui abbiamo concesso a vostro fratello di estendere il dono di Dio a cerchie più ampie. Quanto gli è stato concesso di trasmettere a voi, dovrebbe essere ora diffuso per benedire, curare, infervorare gli uomini e additare la via della Luce. IL TEMPO E’ VICINO!”

(25 aprile 1932)

4 dicembre 1915

Quelli che vi circondano vi stanno rendendo la vita difficile! Vi è davvero impossibile liberarvi in spirito dai pesi e dagli affanni terreni? Per noi che viviamo nel mondo spirituale non è facile sopportare una tale tormentosa confusione. Tutte queste correnti d’ansia simile ad un mare in burrasca, si spingono fin qui. E’ una cosa terribile: appena venite inghiottiti da questi flutti, non mi riesce più di trovarvi. Posso rimanere con voi e aiutarvi soltanto se siete immersi nell’armonia e nella pace dell’anima.

6 dicembre 1915

Diventerete capaci di svilupparvi anche mentre assolvete i vostri doveri quotidiani: perciò non disperate, tutto andrà bene! Fidate in Dio e credete alla mia fedeltà.

7 dicembre 1915

(Sottoponemmo i messaggi al giudizio di Rudolf Steiner: il più importante ricercatore spirituale del nostro tempo. Li trattenne per più settimane e li esaminò con grande scrupolo, consapevole della responsabilità che comportava un giudizio del genere. Alla fine le giudicò assolutamente autentiche e di grado eccezionalmente elevato. Ne fu così interessato che ci chiese di tenerlo informato).

Sono molto contento! Vi aspettavate forse un giudizio diverso? Spero adesso che il nostro rapporto venga apprezzato anche dai profani. Comprendo le ragioni che vi hanno spinto a cercare una convalida definitiva: al vostro posto avrei fatto lo stesso. Ora lavoreremo in modo tale da far maturare in voi la certezza. Vedrete quanto ancora dovrà scaturire dal nostro lavoro. Sento la vostra gioia e ciò contribuisce a rendermi felice. Verrà un giorno in cui gli uomini, avendo sviluppato i propri organi spirituali, saranno in grado di comunicare con i propri defunti. Tali comunicazioni si manifesteranno in un primo momento come delle immagini di sogno: tuttavia si tratterà di qualcosa di più di un sogno perché tali rappresentazioni saranno molto chiare e fondate sulla realtà.

Tutto questo accadrà quando i tempi saranno maturi. L’orologio di Dio non si ferma e i suoi ingranaggi non si consumano mai. Aspettiamo quindi, con umiltà, che segni l’ora del superamento della morte tra gli uomini, e ringraziamo intanto il Padre nostro per i desideri già esauditi.

(in risposta a una domanda)

Anche dopo la morte, non possiamo vedere subito le Entità superiori. Occorre prima spogliarsi di tutti i propri involucri.

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 1

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

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Cari amici,

Isidoro ha ricordato Sigwart ed io penso possa farvi piacere leggere, in occasione della festa dei “cosiddetti morti” che è ormai dietro l’angolo, due comunicazioni dall’aldilà del “nostro” Sigwart, mandate alla sorella e alla sua famiglia i primi di novembre 1915, pochi mesi dopo la sua dipartita dalla terra:

2 novembre 1915 (giorno dei morti)

Oggi hanno suonato tutte le campane e gli uomini sulla terra hanno reso omaggio ai defunti.

Non voi, perché sapete bene che non sono “morto”.

Ai miei orecchi questa parola suona in modo orribile. Che significa “morto”, “scomparso”?

Sono forse scomparso io? Per fortuna voi usate raramente questa parola: se così non fosse potreste perdere tutta la vostra forza. Quando vi sfugge dalle labbra, non ne avvertite subito la falsità?

Dite che sono morto e poi, magari dopo qualche istante, mi sentite e mi ascoltate!

E’ davvero una fortuna per voi l’aver superato ciò che la gente chiama morire.

Per la verità qualcosa di mio è perito, qualcosa che però ha ben scarsa importanza a confronto del mio vero Io. Rapportata all’eternità, la mia esistenza fisica è stata invero brevissima. Grazie alla vostra forza e alla vostra abnegazione, il mio corpo si è dissolto molto rapidamente, a tutto mio vantaggio. Finché si vive sulla terra il corpo fisico va comunque curato. I grandi Maestri hanno nutrito e amato i loro corpi quali degni veicoli dello spirito. L’uomo deve curare il proprio corpo: quando questo infatti è malato, debole o deforme, lo spirito vi si sente allora infelice e il tempo fugace della vita viene avvertito lungo e tormentoso. Per potervisi sentire bene e a proprio agio, lo spirito deve educare il corpo in modo appropriato. Abbiate cura di voi così che lo spirito possa essere soddisfatto della propria veste.

L’anima dell’uomo è delicata e sensibile, e reagisce a ogni pensiero mutando di colore. E’ facile ferire l’anima: anche un semplice pensiero di fastidio può far male al suo sottile tessuto.

Capirete bene, perciò, quanto gradevoli risultino quegli uomini solari che in se stessi albergano prevalentemente gioia, speranza e amore.

4 novembre 1915

A causa vostra all’inizio ho sofferto. Troppi vincoli d’amore mi trattenevano e mai mi avrebbero lasciato andare via! Ho dovuto trasformarli e, avendo voi fatto la stessa cosa, il nostro legame si è fatto ora eterno. Niente ormai potrà separarci: né la vita né la morte. Il nostro amore è eterno!

Stanotte, cara sorella, hai sperimentato l’agonia del mio primo periodo. Senza di voi ho provato un’infinita solitudine. Voi, i più vicini, eravate rimasti tutti indietro.

Poi ho trovato qui nuovi amici e con loro mi sento adesso soddisfatto e felice.

Mi sono sentito solo perchè mi ero legato a voi con tutte le mie forze: per questo la mia dipartita è stata così dolorosa. Ora non soffro più, potete credermi. Anzi, mi è adesso quasi impossibile immaginare una vita con voi sulla terra, nel mio corpo fisico. Di certo non la preferirei alla mia vita attuale. Se l’Onnipotente mi dicesse: “Riprendendo il tuo vecchio abito potresti tornare ai tuoi cari”

io risponderei: “No Signore, io sono libero. Ho tutto quello che il mio cuore desidera. Persino i miei cari li ho qui più di prima e sperimento la gloria e l’eternità”.

Carissimi, vi lascio alcune parole di conforto:

Figlio dell’uomo, nella tua immensa e vuota solitudine, nel tuo incessante soffrire, nella tua aspirazione profonda al sublime, nel tuo amore per Me, ben volentieri ti aiuterei.

Vieni, vieni a me! Il tuo anelito è però ancora privo di ali. Il tempo curerà il tuo male, non posso sollevarti a me, alla vetta santa dell’eternità.

Devi essere solo e da solo devi lottare per guadagnare l’eterna beatitudine. Così svilupperai le tue ali e verrai a Me con un volo beato .Mai più sarai solo perché con le tue forze hai raggiunto la vetta della gloria e Me, Signore dell’eterno.

Se saprete farcela da soli, assolverete il più grande dei compiti terreni: il superamento della morte.

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

PESSIMISMO E OTTIMISMO

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(Leibniz)

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Stefan Zweig, che negli anni venti e trenta del secolo scorso era uno degli scrittori in lingua tedesca maggiormente conosciuto in patria e all’estero, ( le sue opere venivano tradotte in più di cinquanta lingue) intitola “Il mondo della sicurezza” il primo capitolo della sua biografia che inizia così:

“ Se tento di trovare una formula comoda per definire quel tempo che precedette la prima guerra mondiale, il tempo in cui sono cresciuto, credo di essere il più conciso possibile dicendo: fu l’età d’oro della sicurezza. Nella nostra monarchia austriaca quasi millenaria tutto pareva duraturo e lo Stato medesimo appariva il garante supremo di tale continuità…..”

In questo capitolo viene descritto come tutto funzionasse nel migliore dei modi e come il cittadino di quell’impero, ritenuto da tutti solido, potente e indistruttibile, vivesse nella sicurezza, nella cultura, nell’arte, nell’ordine e nella tranquillità che derivava da un giusto benessere e da giuste leggi osservate da tutti…..un piccolo paradiso in terra!

Ma si sa, i paradisi in terra non hanno vita lunga e la caduta-risveglio fu tragica perché nessuno poteva immaginare che dietro l’angolo dorato si nascondessero ben due guerre mondiali!

Lo scrittore Zweig, con la prima visse la distruzione di quell’impero tanto amato, e la seconda fu per lui particolarmente tragica in quanto ebreo. Le sue radici vennero brutalmente divelte e costretto all’esilio dalla persecuzione nazista.

Oggi i cittadini d’Europa, ed in particolare noi cittadini d’Italia, stiamo vivendo l’opposto di quanto Vienna poteva offrire alla fine del diciannovesimo secolo alla sua popolazione.

Per noi c’è abbondanza solo di insicurezze, paura, disordine, immoralità……..questa è l’altalena della vita, ma l’altalena è in continuo movimento.

Questi movimenti non vengono certo mossi dal caso, ma sappiamo bene come l’uomo, ne sia cosciente o meno, sia l’artefice del suo destino e il suo destino non è certo quello di arrivare ad un benessere fisico e animico in terra, perché appena ci arriva vicino, per fortuna, salta tutto e la realtà chiede nuovamente sofferenza, sacrificio, dolore e tensione verso qualcosa di molto più alto.

Se l’uomo capisse, o almeno sentisse, che la meta che lo attende e per la quale è stato creato è qualcosa di grandioso, allora riuscirebbe ad ampliare il suo piccolo orizzonte e invece di guardare al suo futuro dal buco della serratura, cosa che gli può dare solo angoscia, potrebbe arrivare a considerare la vastità del tempo e gli aiuti che ha ancora a disposizione per la sua evoluzione. Forse riuscirebbe a dare una dimensione più reale alle sue preoccupazioni e alle sue paure e a trovare in se stesso delle forze che non sa di avere.

Nella “Filosofia della Libertà” si trova un meraviglioso capitolo intitolato: “Il valore della vita” (pessimismo e ottimismo).

Ognuno, se vuole, seguendo i pensieri del dottor Steiner e guardando in se stesso, può trovarvi o Leibniz, il classico ottimista, motivato nel suo ottimismo da alte riflessioni, oppure Schopenhauer il pessimista, altrettanto giustificato nel suo atteggiamento da altri pensieri sulla vita.

La preminenza nell’anima dell’uno o dell’altro, perché, secondo me, si tratta proprio di un atteggiamento animico radicato nel profondo, dipende da molti fattori e ognuno conosce, o dovrebbe conoscere, i suoi.

In me, forse si è capito, vive l’ottimismo di Leibniz, che non ho certo ricevuto in dono dalla natura, ma che mi è venuto incontro da un certo momento in poi della mia vita.

Tra i vari motivi che posso trovare per questo mio atteggiamento, senz’altro il più importante si trova nella fiducia che ho in quella parte di me che, a seguito di un serio lavoro spirituale che continua sempre, si è liberata dal buio e dalla paura…….qualsiasi cosa accada!

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LA REALTA' TRACOLLA

pescecane

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Allora, serve qualcosa scrivere intorno a discipline di fondamento, ampiamente descritte da Steiner in libri e conferenze; poi sottolineate anche da Scaligero, il quale in colloqui individuali consigliò a molti di praticarle?

Il fatto è che, dopo molti dei miei incontri con brave persone, mi sento un tantino scoraggiato.

Mi guardo intorno come molti altri e vedo nel nostro Paese, come nel resto del mondo, una situazione di crisi che pare senza vie d’uscita. Si dà colpa alla politica, alla speculazione economica, ai grandi e palesi gruppi di potere, a grandi e occultati gruppi di maggior potere, e così via.

Per carità, c’è molto di vero in tutto questo, ma se il pensiero non si arresta a quello che si sceglie come oggetto di risentimento, esso non trova una giustificazione razionale nemmeno ai vertici delle massime conventicole del potere economico e politico globale.

Pur esse sono gestite da uomini che, sebbene si mostrino – nel male più che nel bene – molto intelligenti e dotati, paiono a loro volta ben poco capaci di dirigere le forze che stanno spazzolando intere nazioni. Certamente i grandi capitalisti traggono ogni possibile vantaggio dalle crisi (così è stato anche nel passato), ma alla fine pure questi paiono simili alle remore che, aggrappandosi al grande pescecane, prosperano della sua forza e ferocia.

A farla breve, guardo il fenomeno umano ma esso non basta a soddisfare l’osservazione che mi rimanda (più su o più giù) al grande pescecane invisibile che muove come burattini i sedicenti padroni del vapore.

Vi assicuro che non è il frutto dell’elucubrazione o del saputo antroposofico: da immagine a immagine salgo fino ad un punto in cui vedo un nulla che eppure c’è, analogicamente all’aria, del tutto invisibile ma del tutto reale.

E gli uomini vivono e respirano in questa immensa entità spettrale che avverto sostituirsi alla comune realtà fisico-sensibile. Questa spettralità determina cause ed effetti propri alla sua natura, rendendo impotenti le buone intenzioni, inutili i tentativi di salvare le cose della realtà oggettiva.

E, purtroppo, gli uomini sono affascinati dalla potenza dello spettro: sia stimandolo, sia aborrendolo. In entrambi i casi l’affascinazione è potente poiché esso è di natura spirituale e l’uomo inconsciamente è effettivamente attratto dallo spirito.

Ciò che accadeva in tempi antichi e antichissimi là dove avveniva un’inversione nei Misteri e nelle comunità spirituali, quando scienze e coscienze venivano corrotte e l’io e l’astrale di iniziati e iniziandi riportava sulla terra forze spirituali malvagie e distruttive, ora accade dappertutto nel mondo.

In tal senso i “responsabili” umani dei destini del mondo e i loro servi, sono i solerti mediatori degli impulsi del grande pescecane (forse è lo stesso che Saint Martin chiamò coccodrillo: sono solo immagini diverse). Nei termini tradizionali dell’occulto si potrebbe parlare di una medianità straordinariamente diffusa, celata dietro una lucentezza intellettuale.

Per equilibrare tale stato di cose avrebbero dovuto sgorgare un po’ dappertutto fonti di spiritualità sana, integra, fondata sull’Io e non su sognanti canalizzazioni passive.

Mi pare che da quando Scaligero teneva gli incontri bisettimanali sia passato un secolo – intendo cent’anni solidi – e cent’anni fa diceva che persino i politici (in fondo) fanno il loro mestiere e che solo i seguaci della Scienza dello Spirito non fanno il loro dovere.

Dal mio modesto punto d’osservazione quel biasimo ha assunto lo scenario di una tragedia.

Dopo tutte queste mie chiacchiere torno alle righe di partenza: perché dentro tutte le brave persone accennate, quelle che si dedicano agli studi spirituali e che persino seguono le corrispondenti discipline, non vedo traccia di un superamento del caos personale. Essenzialmente sono tutti tesi ad affermarsi: pensieri, parole e opere sempre inseriti tra sé e sé, mai oltre.

Mi chiedo: com’è possibile che più o meno nessuno non abbia mai sperimentato per un secondo una Realtà più possente, un barlume di Infinito, un raggio di luce del Sole interiore?

Qualcuno mi può ribattere che non so, non vedo queste cose nei miei fratelli umani e che, dunque il mio lamento sorge dal mio limite. Se così fosse mi acquieterei, zittito. Però, se così fosse vedrei sbucare da ogni dove silenti operatori con una sicura bussola stretta nella mano.

Perché, cari amici e lettori, è pressoché impossibile, per chi abbia avuto un atomo di illuminazione, non sapere cosa fare, non sapere verso dove dirigersi.

Non è questione di etichette ma di vivente comprensione che non va più perduta.

Le discipline sono la corsa che precede lo scatto impossibile oltre il parapetto dell’illusione di sé e del mondo correlativo. Tutto ciò che viene prima è gioco di ombre, palazzi di insussistenza, miseria umana che non ha alcun riflesso in Cielo.

Lo so, amici, siamo tutto fuorché “pezzi da novanta”, ci sentiamo deboli, fragili, inadeguati…ma i pochi Giusti se ne sono andati e la realtà tracolla. Non mi abbandono alla speranza di un loro ritorno, di un ritorno in massa. Lo so, “Steiner lo ha detto” ma mi limito a constatare che, almeno per ora, ciò non è avvenuto (Se avvenuto, abbiamo imbarcato un fardello, non un aiuto necessario).

Non per caso il dott. Colazza ricordava la narrazione biblica in cui Dio avrebbe risparmiato le sciagurate città se, in esse, si fosse trovato un pugno di giusti.

Ciò serve ora, per ricacciare l’ombra che ci sovrasta. Non antroposofi o scalig(g)eriani ma combattenti, eroi senza medaglie e nomi: questo è realismo spirituale, il resto è puro e semplice tradimento con centomila autoassoluzioni incorporate.

Prima di abbandonare queste righe come ovvie e infantili, pensateci un po’ su, verso dentro. Per favore.

PS: Questo scritto non si riallaccia al discorso di Mittel e Savitri. Quando loro postavano il mio modem era defunto, dunque non sapevo nulla delle loro osservazioni.

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