Giugno 2014

NOTE SUL GRUPPO DI UR E LA SUA RIVISTA

UR copertina

Marzia ha chiesto alcuni chiarimenti circa il Gruppo di UR.

È una storia abbastanza intricata per coloro che si accostano per la prima volta all’attuale edizione pubblicata da una casa editrice romana. Forse è buona cosa dare alcune notizie che possono gettare un po’ di luce su alcuni risvolti riguardanti la nascita del Gruppo di UR e sulla omonima rivista apparsa negli anni venti del trascorso secolo. A quanto mi risulta dai documenti in mio possesso e dai colloqui con persone qualificate, oltre da quanto comunicatomi a suo tempo da Massimo Scaligero, l’iniziativa della pubblicazione della rivista si deve al pitagorico ed ermetista fiorentino Arturo Reghini e non al giovane Julius Evola che allora aveva 28 anni.

Arturo Reghini aveva pubblicato già due riviste di carattere esoterico negli anni precedenti, e precisamente Atanòr nel 1924 e Ignis nel 1925. In queste riviste, il tono dei suoi articoli era ferocemente anticlericale, e dovettero essere chiuse ambedue per le persecuzioni del Regime allora imperante, il quale già preparava quel Concordato con la parte clericale, che tante sciagure avrebbe portato alla nostra amata Italia. Nel 1926, Arturo Reghini decise di far nascere una nuova rivista col nome di UR, rivista che avrebbe dovuto evitare i toni ferocemente polemici delle precedenti riviste ed occuparsi unicamente dei temi storici e dottrinali dell’esoterismo, e delle relative discipline. La nuova rivista apparve nel 1927 e fu molto apprezzata negli ambienti che si dedicavano all’esoterismo classico.

Essendo il suo nome ampiamente compromesso, ed avendo subito persecuzioni ed aggressioni personali, Arturo Reghini decise di affidare la direzione della rivista al giovane e relativamente ancora poco noto Julius Evola, nella speranza di evitare le passate difficoltà. Sulla rivista scrissero autori di varia provenienza: pitagorici, ermetisti e antroposofi. In particolare vi scrissero qualificati discepoli di Rudolf Steiner come il Dott. Giovanni Romano Colazza Leo, il Duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò Krur e Breno, che con la madre la baronessa Emmelina de Renzis aveva partecipato a Dornach al Convegno di Natale del 1925, e i poeti Arturo Onofri Oso, Nicola Moscardelli Sirius, e Girolamo Comi Gic. Non corrisponde a verità che dietro l’eteronimo di Arvo si celasse il Duca Colonna di Cesarò, come scrive l’evoliano Renato Del Ponte, perché è certo che Arvo era lo stesso Evola, come risulta da documenti degli anni trenta del Novecento, dal contenuto e dalla forma degli articoli firmati con tale eteronimo, e da quanto Evola pubblicò nella seconda e terza edizione – apparse sotto forma di tre volumi, editi nel 1955 dai Fratelli Bocca, e nella successiva edizione del 1971 delle Edizioni Mediterranee, ampiamente e arbitrariamente rimaneggiate da Evola – come ulteriori contributi firmati Arvo, allorché il Duca Colonna di Cesarò era già deceduto nel 1940.

Julius Evola, tutto preso dalla sua personalissima concezione dell’idealismo magico, per la quale si riteneva «Individuo Assoluto», «Signore del Sì e del No», volle scavalcare Arturo Reghini, alla cui iniziativa si doveva la nascita della rivista stessa, e si impose come «signore e donno» della medesima imponendo il proprio volere ed arbitrio nel tagliare e modificare a suo libito gli articoli, che i vari autori gli affidavano per la pubblicazione. Un tentativo di sanare tale arbitraria e antipatica situazione con l’associare nel 1928, secondo anno di pubblicazione, come direttori della rivista di UR i nomi di Pietro Negri e Luce, eteronimi dietro i quali si celavano lo stesso Arturo Reghini e il suo amico e sodale Giulio Parise. Ma in pratica  le cose non cambiarono affatto, perché Evola continuò indisturbato a perpetrare i suoi arbitri, ad onta delle promesse e del fatto che la rivista dovesse essere concorde espressione di tutto il Gruppo di UR. Questo portò allo scioglimento della rivista, per cui Evola, nel 1929, con molto materiale sottratto a Reghini, ne pubblicò un’altra col nome di Krur (e per tale motivo il Duca Colonna di Cesarò mutò il proprio eteronimo da Krur in Breno), mentre Reghini tentò di ripubblicare Ignis, ma dopo l’uscita del primo numero la Questura di Roma impose a tutte le tipografie di rifiutare di stampare la rivista, che così interruppe le pubblicazioni.

Dietro la rivista di UR agiva un gruppo operativo, il vero e proprio Gruppo di UR, che si riuniva per agire secondo un Opus Magicum meditativo in comune. A tale proposito ho anche dei documenti. Inevitabilmente, la rottura della concordia – a mio parere determinanti furono appunto le molte scorrettezze di Evola rese impossibile il proseguire tale Opus comune.

Le edizioni del 1955 e del 1971 dettero modo ad Evola di operare ulteriori notevoli arbitrarie modifiche. In particolare, ne soffrirono gli articoli di Leo-Colazza, di Breno-Colonna di Cesarò, di Oso-Onofri, dai quali – oltre a subire molte modifiche – scomparvero anche tutti i riferimenti al nome di Rudolf Steiner e alle sue opere. In tali edizioni comparvero sia la pubblicazione degli esercizi fondamentali della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner – che Evola fece passare per propri apponendovi il proprio eteronimo di Ea – che una parte di un commento di Colazza sui suddetti esercizi, anche questi fatti passare per propri. Vi appare anche uno scritto di Massimo Scaligero, Appunti sul distacco, al quale pure Julius Evola non si peritò di portare qualche non richiesta modifica. Infine, a sciupare il tutto, appaiono pubblicati, sempre ad opera di Evola, alcuni scritti del mago inglese Aleister Crowley, che Massimo Scaligero mi dipinse come «mago nero, assatanato di sesso».

Alla fine degli anni settanta, Massimo Scaligero volle che venisse ripubblicata l’edizione originale degli anni venti della rivista UR, alla quale egli fece una breve prefazione per spiegare il motivo della ripubblicazione in copia fotostatica. Tale edizione, che apparve per la neonata casa editrice Tilopa, ebbe poca diffusione, non essendo stata pubblicata in numero elevato di copie. L’Editore ha manifestato l’intenzione di non procedere ad una ristampa dei tre volumi, per cui quella edizione è divenuta piuttosto rara. Io ho la fortuna di possedere sia tale edizione, sia quelle del 1955 e del 1971, per cui posso fare i debiti confronti. Possiedo anche alcuni fascicoli originali di UR, appartenuti a Giovanni Colazza, ed uno con sopra gli appunti a matita di Massimo Scaligero.

Per questi motivi è bene che chi possiede la riedizione stampata per volontà di Massimo Scaligero la custodisca come un prezioso tesoro per la sua rarità, ma soprattutto perché in essa vi si trovano contenuti di sapienza spirituale scomparsi o alterati nelle successive edizioni.  

Riproduco qui di seguito l’Avvertenza di Massimo Scaligero alla riedizione da lui voluta e pubblicata dalla casa editrice Tilopa nel marzo del 1980: 

Si può considerare una novità necessaria – dopo mezzo secolo – la presente ristampa della prima edizione originale della rivista UR (1927), alla quale seguiranno UR (1928) e KRUR (1929). Tale ristampa si è resa inevitabile, a un determinato momento, in quanto l’edizione a suo tempo (1955) ripubblicata ad iniziativa di uno dei tre direttori, con successive riedizioni, si presentava, rispetto all’originale, completamente rielaborata, indubbiamente secondo un criterio personale nobilissimo, ma in qualche modo contraddicente l’impulso iniziale e l’orientamento del Gruppo del quale la rivista intendeva essere concorde espressione.

Oggi l’edizione da noi ripubblicata, mediante riproduzione fotostatica dell’originale, risponde soprattutto all’intento, condiviso dai continuatori del Gruppo di UR, di far conoscere, allato al contenuto integrale della famosa rivista, il senso della diversificazione di orientamento impressa ad esso retroattivamente mediante le successive ristampe. Il confronto non può che significare arricchimento della visione esoterica richiesta dai nuovi tempi, ma soprattutto necessità della saggia concordia dei cultori della Scienza dello Spirito, rispetto ai problemi posti dalla grande crisi umana, prevista per la fine del secolo: crisi che potrà essere dominata nella misura in cui venga obiettivamente riconosciuto il suo retroscena sovrasensibile.

LIBRI E AUTORI

MASSIMO SCALIGERO: APPUNTI E PENSIERI DA R. STEINER (6° PARTE)

Mas

Occorre che il R+C giunga allo spirito attraverso il pensare cosciente: per virtù dell’intima forza del pensiero, egli può varcare l’abisso. Nel periodo dell’anima cosciente gli Angeli operano nel corpo astrale: nell’uomo dormiente (ma anche negli stati di sonno compresenti nella coscienza di veglia), anche nell’uomo veramente immerso nella meditazione. Ogni angelo agisce per un singolo uomo, ma in cooperazione con gli altri.

Gli Angeli formano immagini nel corpo astrale, sotto la guida degli Spiriti della Forma; preparano la trasformazione dell’umanità secondo le Gerarchie, ossia secondo il Cristo. Essi preparano nell’uomo l’impulso della fraternità (per cui si giunge a non poter avere pace se altri soffrire), l’impulso a riconoscere il “divino” nell’uomo (tutta la religione libera che nell’avvenire si svilupperà nell’uomo: in ogni uomo il divino sarà realmente riconosciuto nella pratica della vita e non solamente in teoria: già fin d’ora il R+C che può riempire l’anima di celeste beatitudine quando riesce a percepire il divino nell’altro).

Dagli Angeli viene preparato il pensare celeste che porta oltre il limite (nel coltivare il pensare puro si va incontro all’opera degli Angeli e si sa che questo pensare è già l’inizio di tale opera). Risultati: a) – l’Angelo desta nell’anima un impulso a compenetrarsi dell’altro uomo, del proprio fratello: viene infuso dall’alto un essenziale segreto, “che cosa è realmente un altro uomo, la sua storia, il suo destino”. E ciò come qualcosa di realmente attivo; (mirabile la conseguenza risanatrice e il riflesso sociale). b) – Radicale adesione al Cristo e libera religiosità. c) – Conoscenza concreta della natura spirituale del mondo.

Questo evento futuro è già inserito nella volontà umana, secondo il Volere Divino. Gli esseri luciferici lo ostacolano cercando di oscurare all’uomo la pratica della sua libera volontà, nonostante che essi tendano a far di lui un essere buono (che sentirà invece come infrazione o eresia ogni moto o atto di libertà). Lucifero vuole realmente il buono e lo spirituale nell’uomo, ma in modo che divenga automatico, senza la libera volontà, che egli può sviluppare nello sperimentare il sensibile. In certo modo l’uomo deve essere portato automaticamente, secondo i buoni principi, alla visione superiore. In sostanza Lucifero tende a eliminare nell’uomo la libera volontà, la possibilità che egli conosca il male, per divenire un essere libero. Vuole che l’uomo agisca dallo spirito, ma non come un “IO”, bensì come immagine spirituale riflessa, automatica.

Gli esseri luciferici hanno interesse ad afferrare l’uomo, così che egli non giunga alla libera volontà, perché essi stessi sono indietro, non hanno acquisita la libera volontà: questa infatti può essere acquisita solo sulla Terra, ma essi non vogliono avere a che fare con la Terra: si arrestano alla Luna; odiano in certo senso la libera volontà dell’uomo. Agiscono in modo altamente spirituale, ma automatico. Con ciò vi sarebbe il pericolo che l’uomo, diventando troppo presto un uomo spirituale automatico, prima che funzioni la sua anima cosciente, lasci passare come in sonno la manifestazione dell’Angelo nell’Astrale.

Il discepolo deve regolare la sua vita in modo da non lasciar passare come addormentato ciò che deve verificarsi nella sua anima: altrimenti la sua evoluzione attraverserà serio pericolo. Certe entità spirituali evolvono attraverso l’uomo, in quanto l’uomo evolve con esse: gli Angeli che operano nel corpo astrale hanno una loro meta. Tutto sarebbe un inutile gioco se l’uomo attivasse le forze dell’anima cosciente, trascurando coscientemente ciò: diverrebbe un inutile gioco lo sviluppo del corpo astrale.

Se l’uomo non si apre alla conoscenza spirituale, vive come immerso nel sonno. Ciò che deve essere raggiunto con le “immagini” angeliche attive nel corpo astrale umano, può diventare un’azione degli Angeli per via diversa. Ciò che l’uomo impedisce che si attui nel suo corpo astrale allo stato di veglia, dovrebbe essere raggiunto in questo caso per il fatto che gli Angeli realizzassero i loro intenti nei corpi umani addormentati. Ciò che viene trascurato nello stato di veglia e che gli Angeli non possono raggiungere, può essere raggiunto con l’aiuto dei corpi eterico-fisici durante il sonno: ivi si cercherebbero le forze per raggiungere ciò che non è possibile raggiungere nell’uomo sveglio grazie al suo pensare autonomo (Filosofia della Libertà) quando le anime sveglie si trovano nel nel corpo eterico e nel fisico. Potrebbe accadere che gli Angeli dovessero portare via tutta la loro azione dal corpo astrale umano per immergerlo nel corpo eterico, affinché essa possa realizzarsi. L’uomo non sarebbe presente in essa: se fosse presente allo stato di veglia, la impedirebbe. Ma questo già si sta verificando.

Le conseguenze di tale non attuata coscienza interiore, possono essere:

A) quando l’uomo dorme verrebbe creato qualcosa che egli non troverebbe attraverso la libertà, ma al mattino al risveglio; gli diventa istinto qualcosa che dovrebbe invece sorgere in lui per via di coscienza attiva e libera. Ciò significa distruzione delle forze creatrici dello spirito. Certe conoscenze istintive che debbono penetrare nella natura umana e sono collegate con il mistero della nascita, della procreazione e del sesso, si presenterebbero in forma corrotta: taluni istinti penetrerebbero anche nella vita sociale, agendo attraverso il sesso nel sangue, e impedirebbero all’uomo lo sviluppo di qualsiasi fraternità. Si possono sviluppare istinti orrendi: gli scienziati saranno pronti a spiegare che si tratta di necessità naturali.

B) una conoscenza istintiva di certi mezzi di cura, dannosissimi: conquista di nuovi mezzi terapeutici che provocheranno danni gravi alla salute degli uomini. Ciò che è malato sarà chiamato sano.

C) si conosceranno determinate forze, per mezzo delle quali, attraverso armonizzazioni di vibrazioni, si potrà manovrare grande potenza meccanica.

L’uomo si sentirà soddisfatto del suo conoscere nuovi mezzi curativi e i segreti di certe sostanze; proverà benessere nel seguire certe aberrazioni degli istinti sessuali, esaltando tali aberrazioni come vie verso il superumano, o forme elevate di spregiudicatezza, di disinvoltura: ciò che è brutto diverrà bello e viceversa.

Se il guardare nello spirituale è un ulteriore svegliarsi rispetto allo stato di veglia abituale, così come questo è uno svegliarsi dal sonno, possiamo dire che la vita di veglia non ordinata è dannosa all’esperienza del sonno. Occorre essere ben desti nell’Io, nell’anima cosciente, affinché gli Angeli operino. Le idee sono come messaggeri che conducono agli ultimi esteriori risultati del pensiero, ma non hanno niente a che fare con tali ultimi risultati stessi. Esse vengono a vivere in noi nel loro universale tessuto, quale che sia il contenuto meditativo con cui ci apriamo ad esse.

Non passa giorno nel quale non accada un miracolo nella nostra vita: si tratta di accorgersene. Se qualche giorno non troviamo un miracolo nella nostra vita, è perché ci è sfuggito. Si può scoprire ogni giorno un avvenimento che – si potrà notare la sera – è entrato in modo strano nella nostra vita: si tratta di afferrare taluni delicati rapporti. Si può anche chiedere che cosa con un dato atto è stato impedito che accadesse.

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Soltanto nella concentrazione attuata secondo il metodo R+C, l’uomo realizza la volontà libera: la volontà si afferma nel ricondurre sempre il pensiero all’oggetto e col tenerlo fermo al tema. L’oggetto è il mezzo per il manifestarsi libero del volere. Questo volere viene sottratto al mondo istintivo e alla sostanza istintiva delle emozioni.

Quanto più l’uomo in rapporto al suo corpo fisico e in genere come essere del mondo fisico è vincolato alle necessità, tanto più è libero il suo corpo eterico: in quanto, allora, il corpo eterico è completamente affidato alle sue forze. Il corpo eterico rimane affidato a se stesso; invece per tutto ciò che vincola l’eterico ad una necessità, l’uomo è libero sul piano fisico. Mentre dunque il corpo fisico soggiace alla necessità, l’eterico dispone di una uguale misura di libertà.

Esempio: costringendo ad una disciplina il fisico, si libera l’eterico, il quale ordinariamente è necessitato invece dall’automatismo, (ossia dalla “falsa” libertà) del corpo. Costringendo secondo un ordine interiore l’eterico, esso svolge in libertà ciò che deve nei riguardi del fisico. Chi impara a riconoscere la necessità spirituale, si rende via via sempre più libero per tutto quanto concerne la vita sul piano fisico. Se ci uniamo alla corrente spirituale dell’Universo, se lasciamo scorrere in noi la corrente Cristo-micheliana, accogliamo in noi quel che si svincola dall’incatenamento del mondo fisico. Quanto più, di volta in volta, ci colleghiamo per via del corpo eterico con la necessità del piano spirituale (che è per noi la libertà), tanto più ci si libera dalla necessità del piano fisico.

Con la nostra coscienza ci protendiamo incontro ad Esseri che dal mondo spirituale ci compenetrano, e mentre accettiamo la necessità degli impulsi che vengono dal mondo spirituale, attendiamo che si riversi nella nostra spontaneità la virtù di quei Esseri. Si produce in tal modo quella relativa, profonda, “incoscienza” per la quale sentiamo l’azione di ciò che opera in noi spiritualmente, come di solito “sentiamo” un’azione incosciente. Questo ci dà la certezza che lo Spirito è in noi e che ci è lecito obbedirgli. Si è presso la soglia del supermondo, là dove la memoria ritorna memoria spirituale. La memoria agisce nell’uomo come uno specchio: riflette infatti le conseguenze delle impressioni sensibili. Questo specchio può essere superato, si può cercare quella realtà che è dietro la cortina speculare della memoria.

Per via dell’attività interiore libera, per via del pensiero, ogni volta nell’essere corporeo viene annientata la materia e con essa tutte le leggi della natura; la vita materiale viene rigettata nel Caos, così che dal Caos può risalire una nuova natura permeata di impulsi morali. Tutto ciò che agisce come processo di distruzione è sotto (o dietro) lo specchio della memoria: quando dunque possiamo guardare oltre questo specchio possiamo vedere che cosa in realtà siamo. L’uomo può guardare all’interno la sua malvagità, scoprire il Male Nascosto che opera e per forza del quale la materia viene distrutta; contemplare come là dove la materia viene respinta nel Caos aleggino le mirabili forze degli impulsi morali.

Si può contemplare così il principio dell’essere spirituale in noi: percepiamo in noi stessi lo spirito creativo. Mentre le leggi morali operano sulla materia-caos, abbiamo in noi lo “spiritualmente attivo” (che opera come la natura creatrice). Allora non siamo più entro il limite della soggettività, ma lo superiamo perché ci affacciamo sulla scena interiore del mondo. L’uomo penetra per mezzo di dedizione e di amore; oltre la cortina dei sensi e si protende a percepire le entità che si palesano a lui mediante la totale donazione di sé, per mezzo di quello che egli deve lasciar valere come parola interna. Possibilità questa di ogni uomo moderno che voglia.

Tutto ciò che viene percepito coi sensi è morente, è cadaverico: è ciò su cui si intessono pensiero e cultura moderna che vedono una materia esistente in sé e permanente attraverso tutti i fenomeni. Ma la Terra e il Cielo passeranno, ciò che vuol farsi valere attraverso i sensi sparirà. Quello che però sorge come vita interiore, parola occulta, nel Caos interiore dell’Uomo, nel focolare di distruzione, quello continuerà a vivere dopo che cielo e terra saranno passati. Attraverso le prove, il dolore, la dedizione e la volontà, si formano nell’anima segreta dell’uomo i germi dei mondi nei quali vive il Cristo: germi di un Cosmo futuro in sé perenne, per virtù del quale la carne ritornerà Verbo.

(continua)

MASSIMO SCALIGERO: APPUNTI E PENSIERI DA R. STEINER, MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 2 GIUGNO 1979

Massimo Scaligero

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02.06.79

(cliccare sulla data in azzurro per ascoltare)

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 “Tornare in luoghi dove si è molto sofferto, può produrre nell’anima angoscia e paura? L’antico dolore si riaffronta anche quando se ne è intuita la sua funzione purificatrice: perché avviene tutto questo?”

altalena

Avviene perché è così.

Avviene perché non siamo degli esseri compiuti. Siamo degli esseri che in una zona siamo molto avanzati, in un altra un po’ meno, in un’altra stiamo in mezzo equilibrio, in un altra siamo il contrario di quello che siamo in alto.

Però la parte più potente è proprio quella che sta in basso. Perché noi mediante il lavoro interiore troviamo dei momenti di elevazione e ci nutriamo di pensieri non transitori, di pensieri perenni; però quello è un nutrimento eccezionale e la vita ci riafferra… E la natura inferiore che è legata all’abitudine fisica – non perché il fisico sia il colpevole ma perché la psiche è legata al fisico –  malgrado la nostra evoluzione di pensiero la nostra natura reagisce alla maniera antica. E quindi in un luogo dove noi abbiamo ricevuto un grave dolore entriamo lì malgrado che abbiamo tutto superato interiormente, c’è una reazione automatica; quindi guardiamo un oggetto e pensiamo alla persona scomparsa, vediamo le impronte di qualcosa che un tempo c’era e ora non c’è più… E questo ha un potere che viene certamente dalla natura egoica, eppure c’è, e più potente dei bei pensieri di cui ci nutriamo. E è interessante perché così impariamo quale forza dobbiamo dare a quei pensieri, ai pensieri veri, perché all’atto pratico quello che c’è di inferiore è più forte, mentre dovremmo rovesciare la situazione: questo è il lavoro che dobbiamo fare.

Quindi, nel caso qui contemplato bisognerebbe provare se stessi e poi cercare di ritrovare le forze e poi ritornare in quel posto e riprovare se stessi. E piano piano tutto si rimette a posto. E quindi: c’è speranza.

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“Parliamo tanto di pensiero liberato e facciamo del tutto per metterlo in atto (Ecco lo stavamo dicendo).  Perché nonostante tutta la buona volontà ogni qualvolta ci soffermiamo su un pensiero a noi caro, piacevole, simultaneamente si presenta l’immagine del pensiero negativo, distruttivo?”

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(Pensare liberato di Marina Sagramora)

Qui si può dire che bisogna avere un minimo di autorità col proprio pensiero, a questo punto. Quindi quando ci soffermiamo su un pensiero a noi caro… non è un pensiero che ci vincola, è un pensiero che noi abbiamo deciso di volere. Allora dobbiamo avere l’autorità di impedire che altri pensieri si introducano e distruggano il pensiero giusto. Piuttosto occorre dire che: “Perché un pensiero è caro?” Se dentro c’è un minimo di bramosia riguardo all’oggetto allora già è un pensiero un pochino sospetto. Se invece è caro perché è un pensiero dello spirito allora noi dobbiamo veramente avere la fermezza di difenderlo rispetto a qualsiasi distrazione o deviazione.

E adesso qui cominciano delle domande piuttosto… Ce n’è una di… firmata… il logosgrammatico. Il logos grammatico… Però sembra… è scritta in maniera che si può leggere il logo sgrammatico. Comunque la firma non ha importanza perché tanto sappiamo chi è questo. Questo è Ciceruacchio sì quello… quello che… che Giuditta Tavani Arquati eccetera…

Dice così, cita un brano del Vangelo di Matteo e dice: “Andate a imparare che cosa significhi io voglio misericordia e non sacrificio poi che venni per i peccatori e non per i giusti”. Bellissimo. Che si può accordare con quello che è scritto in un’ altra domanda della nostra amica che forse può darsi che non ci sia. “Dal Vangelo di Matteo: <Preferisco la misericordia al sacrificio>. Puoi parlare della misericordia emotiva e della misericordia pensata”.

Ora, questo brano è seguito da un commento del nostro amico topo-grammatico: “Il verbo correggere prima di poter testimoniare la reggenza del cuore deve rimediare il corrotto.” Questo siamo d’accordo. “Poi che tutto si è conrupto nella rovina della corda da cui dipendevamo non pesi e rotta che fu ci fu di peso. Taglio della corda a cui l’oggetto è sospeso avevamo detto l’altro giorno… quindi… tagliata la corda è fatto. Il tutto si è con noi incorrotto, permettendosi nel corrotto… (senti amico mio questa volta…) Che noi nel percorso che ne sorte fuori da consortati a risorti perché allora vantarci esclusivamente della corruzione lasciando ai soli corrotti il titolo, la possibilità di sortire dalla vecchia sorte.”

E’ un pochino il gioco di colui che aveva un quattrino e lo voleva squattrire squattrare squattrovolducare e lo portò dal maestro squattrì squattrò squattrovolducatore dei quattrini…. 

Comunque questa volta l’amico lofogrammatico si salva solo per il fatto che lofos… il lofos sarebbe la parte più alta del cranio in cui, in cui c’è il supporto del loto a mille petali, quindi il  sahasrara-chakra,  quindi lofogrammatico… Invece lui si riabilita per il fatto che ha citato un versetto di Matteo importantissimo che siccome risponde ad alcuni pensieri di altre domande adesso ci soffermeremo proprio su questo.

Dunque, intanto un’altra persona che parla.. “Preferisco la misericordia al sacrificio…” e poi…il riferimento alla Pentecoste: “Il ciclo cristico dei 33 anni e il ciclo pentecostale dei 50 giorni nella coscienza storica di un popolo e nella meditazione del singolo.”

“Mentre venne all’improvviso dal cielo un rombo come di vento che si abbatte gagliardo. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono in ciascuno di loro ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo.”

Questi sono gli Atti degli Apostoli. E poi un altro piccolo brano:

“Io effonderò il mio spirito sopra ogni persona, il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue prima che giunga il giorno del Signore”. Atti.

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 Dunque, allora riprendiamo il discorso. Andate a imparare cosa significa:

“Io voglio misericordia e non sacrificio poiché venni per i peccatori e non per i giusti”.

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Questo cela un alto mistero di cui poi ci darà un pochino contezza l’amico Vercingetorige che sta qui ad aspettarci.  Però dobbiamo capire questo, che si riferisce al senso che noi dobbiamo risvegliare della azione del Christo sulla Terra, e credo che sia il momento giusto perché non solo gli avvenimenti ma anche il fatto che siamo … 2 giugno il 3 è la Pentecoste… e noi non ci possiamo permettere di considerare questi avvenimenti accademicamente oppure con buon spirito  antroposofico. Noi dobbiamo avere uno slancio impetuoso per afferrare veramente che cosa c’è in questo.

E lo slancio non è lo slancio soltanto del sentimento: è prima di tutto quello del volere intuitivo.

Perché se noi facciamo una sintesi di quello che ci viene insegnato noi possiamo a un certo punto capire – e ci viene detto parecchie volte – che il Christo poteva non intervenire nella storia umana. E’ Lui che lo ha deciso. E’ l’atto della libertà assoluta. L’atto più potente della libertà riguardo alla storia, a una storia che era avviata e che cosmicamente si andava compiendo con la salvazione di taluni esseri che avevano già vinto (prendiamo tutte le figure dell’Oriente e talune dell’Occidente).

E poi c’era una parte dell’umanità che andava verso una involuzione che non avrebbe avuto conseguenze tragiche, solo il ritorno di una parte spirituale in alto e un’altra come zavorra lasciata. E fu lìche il Logos guardò… (potremmo raccontarlo in linguaggio nostro, banale) e fu preso da compassione verso questi innumerevoli esseri lasciati, andati alla deriva, che andavano ormai verso una china prima grigia e poi buia, perché ormai non avevano più slancio interiore.

Cominciava l’epoca di un autentico materialismo, il peggiore, perché non era un materialismo cosciente ma era un materialismo accompagnato ancora da spinte spirituali… guardate la Grecia, il sensualismo greco, e guardate la potenza fisica dei Romani. E fu allora che ci fu il dono più potente, il dono più grande, inaspettato, qualcosa che fu un atto che noi non possiamo definire, un atto eroico, un atto di suprema donazione verso esseri che veramente erano destinati a decadere, non avevano più speranza di evoluzione, perché andavano veramente a… il Kali Yuga era ormai completo. Ed è venuto un essere che però per poter operare per la salvezza ha rivestito la forma della decadenza, la forma dell’umano; ha dovuto affrontare tutto quello che l’umano aveva ormai di deteriore e di avvilente e l’ha affrontato punto per punto. E’ un dono di cui noi non ci possiamo rendere minimamente conto se non ci mettiamo a contemplarlo col massimo della severità: perché noi corriamo il rischio questo dono di guastarlo. Perché è il dono di un atto assolutamente libero, di un atto che è: poteva anche non compiersi. E adesso spiego perché.

Possiamo spiegarci perché qualcuno diceva “questo esperimento può anche non riuscire”; perché l’uomo può anche respingere il dono. Ma come lo può respingere?  Lo può respingere proprio con la forza stessa che gli viene da questo dono. E che sia un dono non toglie niente alla libertà dell’uomo perché lo riporta a una condizione in cui lui deve veramente realizzare il dono. Lo deve, deve avere il coraggio di farlo funzionare: ossia egli si trova dinanzi a situazioni tragiche che sono superabili unicamente con quella forza, ma quella forza c’è, ma egli non ha l’abitudine a fare appello a quella forza. E quindi è incantato ancora dall’antica natura decadente. L’uomo è decadente mentre la forma della resurrezione è già in lui e si è espressa nella forma più bassa. Quindi… perché il Christo dice “Vengo per i peccatori e non per i giusti”?

Perché per i giusti già c’era qualcosa che operava. Ai tempi suoi c’era anche un Apollonio di Tiana il quale era un essere che non aveva bisogno del Christo perché già aveva l’impulso originario. C’erano anche in Oriente degli esseri formidabili, e c’erano anche in Occidente. Soltanto che il Christo non veniva per questi, veniva per gli esseri veramente sofferenti, per quelli che non avevano speranza di ritrovamento della Luce. Ora questo noi non possiamo saperlo intellettualmente, non lo possiamo sapere come un sapere: lo dobbiamo contemplare come qualcosa che si muove nell’anima come una forza, e che ci fa capire che cosa dobbiamo fare ora, perché questo dono è nel segreto del nostro essere, è nel segreto del nostro volere, nell’intimo del nostro sentire, e prima di tutto nell’intimo del nostro pensare. E quando noi pensiamo già c’è: e allora guardate che uso facciamo del pensiero. Però procediamo per ordine.

Pentecoste: quel dono funziona, e di colpo questi esseri sono investiti da una forza che vince la morte.

La morte.

Finora l’uomo non aveva conosciuto la morte. Tutto il mondo antico è pervaso dall’idea della vita. Non troverete mai il concetto della morte. Appena accennato, ma come qualcosa che non riguarda l’uomo, tanto è vero che i difensori della tradizione sottolineano questo, dicendo che l’uomo antico aveva questa facoltà di essere indipendente dalla suggestione della morte, dal pensiero della morte, ma la realtà è questa, che la vera forza dell’uomo comincia quando l’uomo si sente sfuggire la vita, e comincia a sentire l’esperienza della morte, e comincia a temere la morte perché sente che gli manca il terreno sotto i piedi. Perché ? Perché la sua coscienza è fondata sul fisico. Togliete il fisico e viene meno tutto. E allora la coscienza sente in questo momento che deve trovare un appoggio che non sia il fisico e allora trova il Christo, ma è questo che viene. E questo è contessuto in quello che noi abbiamo detto riguardo ad Arimane, che… povero Arimane… fino a un certo punto però, eh ? Perché bisogna… guai a sentire compassione per Arimane, quello ci dà certe mazzate! Arimane viene chiamato ad operare nell’evoluzione dell’uomo e Arimane lo accetta perché sente che diventa più forte. Perché?

Perché può entrare come dominatore nell’anima dell’uomo, ma ancora nella parte non cosciente, nella parte non cosciente. Però Arimane è paziente, perché il suo sogno… sa benissimo che se arriva alla coscienza dell’uomo, alla coscienza di veglia, lui avrà un’ espansione del dominio, come non si aspettava. E questo si può dire che carica la sua forza di una pazienza e di una tenacia che persino si esprime in ispirazioni sacrali per l’uomo. Guardate all’Egitto, è tutto ispirato da Arimane, tutto il mondo delle mummie:  l’idea di prolungare la vita terrestre alla maniera proprio fisica, per cui si imbalsamava quest’essere, si voleva prolungare questo cadavere… questo è una suggestione d’Arimane.

Quando si incarna il Christo, Arimane viene sconcertato, direi, possiamo dire: traumatizzato, perché sente sconvolto tutto il piano che lui si era fatto riguardo all’uomo. E per un certo periodo rimane sconvolto, e riprende speranza quando? Nei secoli in cui comincia l’epoca dell’anima cosciente, e in cui c’è la perdita del contatto mistico con il Christo. Perché noi sappiamo che questo contatto mistico fu provvisorio  perché l’uomo ancora non aveva l’Io, e quindi ci fu un periodo in cui solo il sentire poteva accogliere il Christo, e questa è l’epoca che noi conosciamo come l’epoca del cristianesimo mistico, l’epoca dei santi più grandiosi, meravigliosi, ma in cui non c’è un rapporto dell’ Io con il Christo.

Quando comincia il rapporto dell’Io questo rapporto si manifesta molto in basso, e comincia – e questo è il punto – e comincia nel grado più basso; laddove quel dono si manifesta come coscienza sensibile che cerca di avere contatto con la realtà, che cerca di connettere se stesso e di trovare correlazione col mondo. E comincia  l’epoca – da Cartesio in poi – comincia l’epoca in cui questa correlazione cristica funziona come indagine della scienza. Irriconoscibile, però riconoscibile da chi riesce ad avere una esperienza chiara del pensiero, perché si può dire che tutti coloro che hanno agito come primi indagatori erano tutti ispirati, erano guidati dai Rosacroce. L’indagatore non ispirato è venuto dopo, perché questi primi indagatori avevano ancora una parte di anima antica aperta all’ ispirazione, quindi erano degli esseri formidabilmente devoti.  Se voi pensate che Giordano Bruno era un religioso: Giordano Bruno viene bruciato.

Ora siamo al punto in cui questo limite, il mondo fisico, fa rinascere la speranza di Arimane, ossia Arimane ebbe il massimo della speranza al momento… fino al momento in cui venne il Christo. Dai primi di questo secolo la sua speranza comincia a rinascere, perché si accorge che l’uomo, abbandonato dalle antiche ispirazioni, e malgrado il soccorso della Scienza dello Spirito, sta perdendo quota. Comincia per Arimane la speranza di conquistare la coscienza dell’uomo, perché ha riconquistato tutto sul piano della subcoscienza. Lo ha riconquistato – adesso non stiamo a fare nuovamente il processo alla psicoanalisi, alla teosofia, a tutti gli occultismi di oriente, di occidente, e persino a certe sclerotizzazioni di quella che dovrebbe funzionare invece secondo l’insegnamento giusto – però la realtà è questa: che questo è il momento in cui Arimane ritorna ad avere la speranza di dominare la coscienza del mondo, e guardate: questa speranza è giustificata.

E questo è il momento in cui si prepara una scelta, il dilemma cosmico, il dilemma decisivo per l’uomo; perché non passeranno molti anni che saremo dinanzi a un bivio, e Arimane sa questo, ha riacquistato forza, perché ha visto che quello che era venuto dal Christo è stato velato, è stato appannato. E l’uomo sta lavorando per lui, questa è la realtà.

Questo non contraddice il fatto che ci siano degli esseri che, invece, lavorano per lo Spirito, che lavorano anche con grande zelo. Però, coloro che lavorano con grande zelo, bisogna che sappiano che non è sufficiente e questo è il senso delle domande che mi trovo davanti e delle risposte che devono essere date.

Non e’ sufficiente, perché il lavoro che noi facciamo, non riguarda solo noi stessi, non riguarda la mediazione, tutte le attività che svolgiamo di gruppo, l’asilo, riguarda anche la collettività a cui noi apparteniamo. Riguarda il mondo, e quindi, i problemetti, sono l’aspetto di una qualcosa che è molto più vasto. E alla vigilia della Pentecoste noi possiamo ricordare che, ogni volta, in questa data, si rinnova la promessa di un potere che l’uomo può riprendere.

Il Dottore parla persino di un testo in cui c’è il mistero della Pentecoste e c’è il segreto della resurrezione del potere dell’ uomo, e Lui dice che una copia di questo testo è negli archivi segreti vaticani e che però non può essere letto, se non da chi ha la sapienza delle cose iniziatiche, e un’ altra copia è nelle mani del Conte di Saint Germain.E allora non è che noi, privi di questo testo, dobbiamo rinunciare a comprendere il senso della Pentecoste, perché nella conferenza in cui il Dottore parla di questo, da’ delle immagini che sono decisive, soltanto che noi dobbiamo farle funzionare, perché due sono le novità che si connettono con la potenza della Resurrezione possibile ad ogni esperimentazione vera dello Spirito.Una è il segreto del Volere, l’altra è il segreto del Pensiero.

Il segreto del Pensiero è la sua trascendenza. Il segreto, ne abbiamo parlato per anni, abbiamo sottolineato questo, si può dire che sì, c’è la Filosofia della Libertà, c’è Verità e Scienza, Teoria Goethiana, Gnoseologia Goethiana etc., però lì c’è qualche cosa che va tratto, un succo da prendere e sono anni che noi facciamo questo lavoro, però ancora è un segreto perché il Pensiero contiene la trascendenza, altrimenti non potrebbe conoscere. Quindi il Pensiero già contiene ciò che conosce e l’uomo usa questo pensiero e ne ha tutti i risultati che vuole, ognuno può averne, ma ignora questo potere del pensiero perché non può rivelarsi solo per il fatto che l’uomo si eserciti, occorre che, veramente, questo sia deciso da un Mondo Spirituale e questo è il senso di tutto il lavoro della Scienza dello Spirito: che questa trascendenza divenga esperienza dell’uomo.

La trascendenza è la forza intima del pensiero, un’ intuizione in cui c’è già la forza dell’azione. Nella trascendenza del pensiero c’è già il Divino, c’è il Logos, quando questo pensiero intuisce delle verità, c’è l’azione della trascendenza, però la trascendenza non è conosciuta. Noi arriviamo alle verità, sappiamo qualcosa, che qualcosa ha folgorato in noi, ed è arrivato al segno giusto, ma se lo afferriamo, dove sta? Perché la trascendenza significa che l’ Io incontra il pensiero e il pensiero da all’Io la possibilità, finalmente, di muoversi, è tutto connesso con questo, quindi non può avvenire se ci sono certi limiti in noi.

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Adesso sospendiamo la questione della trascendenza e vediamo l’altro aspetto che ci spiega il perché sia possibile fare una domanda come questa:

“Inseguendo i pensieri psichici fino alla loro scaturigine, si può scoprire da che cosa sono originati e perché. Allora un raggio di luce riscalda l’oscura anima e si può preparare la presenza del Logos.”

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Ottimo, questo va benissimo, senonché è un’operazione difficile e qui incontriamo il tema del Volere. Il segreto del Pensare è la trascendenza, il segreto del Sentire è la Iside-Sophia, il segreto del Volere lo possiamo cogliere in una espressione del Dottore che noi conosciamo benissimo, perché tutte le volte che il Dottore parla di questo Volere, lui dice: “La forza del Pensare, la vita potente del Sentire”, del Volere dice: “il fine del Volere”. Non dice la potenza del Volere, dice “il fine del Volere”, perché il Volere è la massima forza dell’ uomo. Si può dire che la trascendenza del Pensiero è questo Volere, soltanto che è un Volere legato ai Troni, legato ai Cherubini, ai Serafini. E’ un Volere veramente divino: se noi pensiamo all’euritmia, vediamo un minimo il primo contatto che si può avere secondo quella Scienza, quell’Arte, con questo ritmo dell’Universo, ritmo del Volere.

Però ritorniamo al concetto di “fine del Volere”: questo Volere ci obbedisce, noi possiamo fare quello che vogliamo, se noi lo avessimo tutto, potremmo muovere le montagne e Maitre Philippe fece, Maitre Philippe faceva qualcosa che era qualcosa di simile, perché un giorno, a uno che voleva fargli un gioco di prestigio, disse: “ Beh, adesso faccio io un esperimento. Vedete il cielo come è azzurro? Ebbene, decido che in un quarto d’ora il cielo sia cupo di tempesta e che soltanto qui sopra, in un quadrato, ci sia l’azzurro e non piova.” Dopo un po’ ci fu un addensarsi di nubi, con lampi, tuoni, piogge scroscianti e sopra c’era una cupola azzurra e non piovve. Dopo di che, quel tale che voleva fare il bravone con lui, con gli esperimenti, s’è preso, s’è squagliato e non s’è visto più. Questo è documentato, quindi faceva quello che voleva. Perché? Perché era autorizzato. Quando lui spiegava, dice: “ Io sono autorizzato a fare queste cose, perché certe volte occorre che io faccia vedere qual’è la mia relazione col Divino.”

Questo Volere è possibile, però il Dottore perché dice “Il fine del Volere”? Perché quello è tutto! Perché ognuno ha il Volere che è relativo al fine che veramente persegue e quando uno crede di perseguire il Divino, non è vero, apposta non  viene quel Volere! Perché lui vuole il Divino per ornare la propria vita e per fare da cornice ad una vita nella quale lui si mantiene tutto il suo egoismo e se lo trasforma, se lo racconta in modo mistico. Ho conosciuto un amico, che è un uomo di gran valore, che aveva i calli, dù dita di calli ai ginocchi per quanto stava inginocchiato a pregare, ma io sapevo benissimo che lui per quante preghiere, lui voleva costringere il Divino a entrare in lui e lui rimanere quello che era. Perché, per esempio, negava la Scienza dello Spirito, quindi non voleva conoscere come far agire il Divino che era in lui, quindi il fine suo era un fine egoistico, malgrado i due dita di calli sotto i ginocchi, perché stava veramente, lo sorprendevo sempre in preghiera, in meditazione. Anzi, diceva che io perdevo tempo perché andavo qui, andavo là e il suo fine era quello e quindi non aveva altra forza che quella che, minimamente, lo soccorreva in certi momenti, ma ognuno ha quello che corrisponde al suo vero fine.

Che il vostro fine sia il Cristo, allora avrete il Cristo! Che il vostro fine sia veramente la donazione assoluta e allora il Volere è potente! Il Volere è in relazione al fine di cui si è capaci, ossia all’obiettivo che si è capaci di concepire! Ossia il fine che si può mettere a tutta la vita e che non è quello che noi perseguiamo mentalmente. Quello veramente risponde al nostro grado di evoluzione. Certamente una vita cosciente, una forma di coscienza del pensiero, aiuta a capire questo fine: ecco perché la via del Pensiero è importante, è importantissima perché l’uomo si rende conto di ciò che veramente avviene nella propria anima e non si fa illusioni, perché scopre che vuole il Divino fino ad un certo punto e se lo scopre, si spiega il perché questo Divino in lui non si realizza: perché lui non lo vuole ancora, non ha il coraggio di volerlo, non ha il fine che crede di avere, perché ognuno ha un fine. Ecco perché il Dottore dice “Il fine del Volere, la forza del Pensare, la Vita Cosmica del Sentire”. Il fine del Volere perché questo Volere agisce secondo il fine di cui noi siamo capaci.

A questo punto ero intenzionato di leggere la domanda di Vercingetorige ma Vercingetorige mi perdonerà, per oggi la dobbiamo lasciare, perché il discorso si sarebbe potuto completare proprio con questo e… però prometto di ritornare sull’ argomento nel prossimo mercoledì, perché altrimenti brucerei un argomento meraviglioso.

MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO, ,
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