25 Giugno 2014

ORO OLTRE IL DESERTO CAP.6

 MAESTA' D'AURORA (2)

(OROLDES)

 

4/9014

LIBERTA’ E CALORE

 

PASTOSITA’ BIOLOGICHE.

DENSE NUBI DI ENERGIE INABISSANTI

CHE RISUCCHIANO I PENSIERI NEL DOMINIO DELLE CORPOREITA’.

FRA LE POTENZE IN CUI L’INDIVIDUO MUTA INDIRIZZO INTERIORE.

 

LE INTEMPERANZE TELLURICHE IN CUI SOLO IL NOCIVO DIVENTA PLAUSIBILE.

LE DENSE FORZE IN CUI SOLTANTO L’AVVERSIONE AL BENE DOMINA INAVVERTITA.

 

INSOPPRIMIBILE ARGOMENTARE CEREBRALE ACCECA SE STESSO

E PROCEDENDO IN UNA FALSA SPONTANEITA’ : VOLGE AL MALE.

 

TURBINANTI MASSE DI MEMORIA ACCULTURATA E DI COGITANTI ENERGIE

PERDONO OGNI ACUME ED OGNI SENSIBILITA’ MORALE

IMMERGENDOSI NELL’OPACO VORTICARE DEL MEDIANISMO ISTERICO

IN CUI IMPERA LA VOLONTA’ NON UMANA DEL LACERARE IL BENE.

 

INFINE UN ENTE NE SORGE E  ABITA I DORMIENTI NELLA CEREBRALITA’ ACUTIZZATA.

L’ENTE DELLA CONTRO-ISPIRAZIONE CONTINUA.

AVVELENATORE DELLE SENSIBILITA’ PROFONDE.

ENTE DELLE RABBIOSE REAZIONI COLLETTIVE CONTRO IL BENE.

 

L’ANTICA SAGGEZZA SPONTANEA VOLGEVA L’ANELITO PROFONDO VERSO L’AUGURARE IL BENE AL PROSSIMO.

ORA SORGE E DOMINA L’OPPOSTO  :

UN VORTICE NON UMANO CHE VUOLE IL MALE E IL DOLORE DEL PROSSIMO

E CHE POI RICERCA ARGOMENTAZIONI RAZIONALI PER MOTIVARE IL MALE CHE DESIDERA INFLIGGERE.

 

IRRITAZIONE LATENTE E SEDIMENTATA AVVOLGE DI RABBIA LE CEREBRALITA’ FISICIZZATE.

CUPO CONTINUO MALEDIRE IN CUI L’ODIARE SI NUTRE DEL MANCATO AMORE

MUTANDO IN IMPLACABILE LIVORE QUELLA DEVOZIONE VERSO UNA PERFEZIONE AFFERMATRICE

CHE PIU’ NON SI RIESCE A CONCEPIRE.

 

I SERVI DEL DOPPIO ARIMANICO DIVENTANO ORDA

E I LAMENTI CHE LANCIANO INCONTRO ALLA NOTTE SONO ISTERICHE SFIDE DI CRUDA FOLLIA.

OGNI FERITA ALLA CELESTE BELTA’ DIVENTA UNA META IMPELLENTE DA PRETENDERE IN BRANCO.

IL DIRITTO DI ERIGERE INFERNI MORALI E’ PRETESO E OTTENUTO FRA NORME GIURIDICHE FORMULATE DA OSSESSI.

 

MA IL PROBLEMA REALE E’ CHE NON VIDERO MAI QUEL BENE CONTRO CUI PURE SI SCAGLIANO.

NON VISSERO MAI FRA LE ARMONIE SOVRUMANE CONTRO CUI  -ALLUCINATI- INVEISCONO.

MAI RESPIRARONO FRA LE POTENZE FORMANTI DELL’UNICO BENE.

 

OCCORRE UNA LUCE TANTO DIRETTA  CHE POSSA FOLGORARE IL MALE

IMPRIMENDO L’EVIDENZA DEL RICORDO SOVRUMANO NELLE COSCIENZE OTTENEBRATE.

ESSENZA LOGOS DELL’AUREO IRRAGGIARE DALLE FONTI IMMATERIALI DEL PENSARE.

SOLE SOVRUMANO DELLA SOLA MERAVIGLIA IN CUI LA NUOVA DEVOZIONE E’ DESTA E PUO’ ISPIRARE.

 

SOLTANTO L’ATTO DEL PENSARE PUO’ TACITARE IL CONTINUO BLATERARE DELLE CEREBRALITA’ IMMERSE NEL MALIGNO.

SOLTANTO L’ESSENZA COSCIENTE DELL’IO -CHE VIVE  ALL’INTERNO DEI PENSIERI-  PUO’ DECIDERE DI CONTEMPLARE LA FONTE DA CUI IL PENSARE SORGE.

 

SOLTANTO IL VIVERE STRENUAMENTE TENTANDO DI MANTENERE COSCIENTE E UNITO IL SENSO DI UN INSIEME DI CONCETTI CEREBRALI :

OSSIA UN INSIEME DI RICORDI LOGICI ERETTI PER POTERLI CONTEMPLARE NELL’ESSENZA LORO :

PUO’ INNALZARE OLTRE LE SOGLIE DELL’UMANO DECADERE E PUO’ PORRE AL COSPETTO DI UN VALORE SOVRUMANO

CHE E’ INTERNO ALL’ESSENZA STESSA DEL MISTERO DELL’INTELLIGENZA IN UOMO.

 

UN AUREO VALORE SORGE DALL’IMMERGERSI VOLITIVO NEL POTERE UNIFICANTE DEL PENSARE CHE CONTEMPLA UN INSIEME DI CONCETTI.

UNA QUALITA’ SOTTILE CHE SOLO NEL TEMPO VERRA’ RICONOSCIUTA COME SOLA MEDICINA NEI RIGUARDI DELL’UMANO DECADERE.

UN LIVELLO DI SANITA’ INTERIORE CONGIUNTO AL POTERE UNITIVO E COSCIENTE DEL PENSARE.

 

IL RITO DEI NUOVI TEMPI.

 

COME UN RESPIRARE NEL SOVRUMANO PER POI REIMMERGERSI NELL’UMANO QUOTIDIANO E GRADUALMENTE –STRENUAMENTE- CONSUMARNE I VELENI.

REINNALZANDO E REDIMENDO.

RICONSACRANDO.

 

ATTO DI SOLA LUCE VOLITIVA.

NELL’IMMANE CONTINUO FORARE LE TENEBRE CEREBRALI IN CUI SI DECIDONO I DESTINI DEL MONDO.

 

ATTO DI LUCE DI LAVACRO E DI RESPIRO IN CUI TORNANDO OGGETTIVA LA MERAVIGLIA  :  TORNA LA VERA DEVOZIONE.

 

IMPREVISTO IMPREVEDIBILE ED IMPOSSIBILE INTRICO DI ENTI CHE ABITAVANO I MEANDRI INTELLETTUALI E FETIDI DELLE CEREBRALITA :

MOSTRA I SUOI VOLTI ORRIBILI MENTRE CEDE LE SUE FORZE ALLE FISIONOMIE DIVINE CHE –NETTE LINEARI ARMONIOSE E CALDE- IRROMPONO.

VOLUTE E CONCESSE NEGLI ATTI DI LIBERTA’ COMPIUTI.

 

NEL CONTINUO IRRAGGIARE DELL’UNICO REDIMERE RIPOSTO IN CENTRO AL SOLE IN CUI IL VIVENTE LOGOS RISPONDE E INNALZA E CREA.

 

RICAMBIO MORALE NELLA LIBERTA’ DI ACUME.

 

E POSSENTE SI FA IL LIEVISSIMO VALORE.

 

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

 

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

ILLUSIONI SENSORIALI? (di Rastignac)

rifrazione

In questi giorni, altro cercando, ho trovato uno scritto riassuntivo che avevo preparato per una ‘conferenza’ poi svolta nel Gruppo Antroposofico. I limiti sono evidenti: comformità a quanto poteva esser detto in quell’ambiente, conoscenza ingenua della F.d.L., atteggiamento pedagogico di uno che voleva fare l’insegnante per tutta la vita (mentre la vita gli allestiva ben altro) e l’ingenuità dei vent’anni. Di buono mi risulta che cercavo di formulare pensieri chiari. Il nocciolo, molto semplice, può forse essere valido per chi inizia: promuove destità e lavoro di pensiero…ricordo ancora discepoletti di Steiner-Scaligero che, se passava un’auto di colore rosso, poi si ricordavano (e giuravano) che fosse di colore bianco… e su altro era anche peggio.

Illusioni sensoriali?

Le illusioni sensorie sono state oggetto di abbondante letteratura. Tuttavia, scrive M. Ponty (Fenomenologia della percezione) “ gli psicologi hanno da lungo tempo ignorato forzatamente tali fenomeni…la fisiologia verso cui si rivolgono come al massimo soccorso è nello stesso imbarazzo della psicologia”. I lavori, alle volte considerevoli, intrapresi ai giorni nostri al riguardo, hanno lo scopo evidente di fornire, per quanto possibile, un’interpretazione conforme alle teorie intellettualistiche più in voga.
Se gli autori non trovano inoltre il mezzo per superare le illusioni, può essere che ciò sia effetto di una infermità congenita della scienza tradizionale.
La Scienza dello Spirito, la cui base è epistemologica, ci permette forse di abbordare questo problema e di risolverlo?
Avendo acquisito che “la piena realtà di una cosa ci è data, nel momento dell’osservazione, dall’unione del concetto e della percezione”, ciò ci suggerisce che nel caso di illusioni sensorie abbiamo associato un concetto inesatto alla nostra percezione che, in effetti, non può essere ‘falsa’; si può al massimo giungere al fatto che utilizziamo male i nostri sensi. In verità ci sentiamo autorizzati a supporre che le illusioni sono dovute a errori d’ordine concettuale.
Del resto l’antroposofia ci indica il rigore della ricerca. Proviamo ad applicarlo a qualche illusione comune, non dimenticando che soluzioni generali non esistono proprio e ogni caso va studiato per sé stesso.

Un classico esempio ci è dato dal “bastone spezzato”. Un bastone, immerso parzialmente e obliquamente nell’acqua ci sembra spezzato (lo vediamo come spezzato): questo è l’esempio classico di illusione ottica, generalmente citato per primo nelle opere di fisica e psicologia e persino in alcuni dizionari.

In questo caso la nostra percezione non è certamente in causa. Quanto al concetto, non è falso, è semplicemente assente.
Infatti noi associamo la percezione alla rappresentazione di un bastone effettivamente rotto.
Per vincere l’illusione si dovrebbe elaborare il concetto esatto del fenomeno.
Si può allora porre la questione: non succede assai spesso proprio così? Le nostre percezioni non si congiungono assai frequentemente a delle rappresentazioni che non sono concernenti e non a dei concetti? Non è questa l’origine di illusioni, di tante, che sono ignorate dalla psicologia? Quelle, come la citata, sono le più facili a scalzare, ed è per questo che possiamo iniziare dalle illusioni ottiche.

“La rappresentazione occupa un posto intermedio tra la percezione e il concetto. Essa è il concetto definito, legato ad una precisa percezione, il concetto individualizzato”.
Poiché la rappresentazione è il concetto legato ad una precisa percezione, è solo a questa che io posso associarlo, ogni qualvolta essa cattura i miei sguardi. Se l’unisco ad un’altra, inizio ad allontanarmi dalla realtà. E’ però, per la maggior parte di noi, uno sbaglio assai frequente poiché le rappresentazioni si offrono a frotte nella nostra anima e se, per così dire, ignoriamo la possibilità di un adeguato concetto.
Inoltre non conserviamo soltanto “concetti individualizzati”ma pure concetti ‘congelati’ attraverso cui l’immobilismo si trasmette al nostro pensare.
Per questo è spiegabile la difficoltà che i i ragazzi a scuola provano nel disegnare un qualsiasi triangolo: tutti fanno pressapoco la medesima figura che non è altro che una lieve deformazione del loro squadretto o di ciò che hanno visto nei loro libri, di cui hanno acquisito e posseduto la rappresentazione. Perfettamente scusabili poiché nessuno ha gli ha mai insegnato l’idea generale di triangolo che permetterebbe loro di immaginare uno veramente qualsiasi.

Secondo che una percezione si unisca al suo concetto o alla sua rappresentazione, io ‘conosco’ l’oggetto percepito, oppure lo ‘riconosco’. Posso dargli il suo nome o, con minor eleganza, designarlo genericamente come ‘cosa’. Questo ultimo modo di parlare, sempre più frequente, merita d’essere segnalato: poiché sottolinea l’automatismo dell’unione tra pensiero e percezione che non esige l’intervento attivo del pensiero.
Ricordiamo anche che il nesso ideale tra due oggetti, due fenomeni e, in modo generale tra due percezioni, può non balenare immediatamente: intanto occorre che il nostro pensare sia attivo; la risultante scoperta della relazione concettuale può farsi attendere per molto tempo (com’è avvenuto per la fisica, la medicina, ecc.).

“Non vorrei che mio figlio crescesse.” Se non l’abbiamo detto noi, l’abbiamo ascoltato da altri, preoccupati da comportamenti, per essi inattesi, del proprio figlio. Qual’è il senso di ciò? Quando osservo il bambino o penso a lui, mi ricordo di fatti e avvenimenti passati, principalmente di quelli che hanno scosso il mio affetto, e la percezione che ho attualmente di lui si unisce alle rappresentazioni delle sue attitudini trascorse, ma non al concetto del suo divenire. Non lo vedo com’è veramente: come egli diviene, ma come mi piace immaginarlo.
E’ un caso, tra i più frequenti, in cui il nostro pensiero non elabora concetti ma rimane passivo in quello che, al contrario, richiederebbe una grandissima attività.

Si pieghi in due un foglio di carta al cui centro si siano fatte cadere alcune gocce d’inchiostro. Si ottiene una forma simmetrica, senza una forma netta.
Il test dello psichiatra svizzero Rorschach è costituito da dieci lastre, riproducenti ciascuna una chiazza simmetrica d’inchiostro, nero per le prime sette e policromo per le altre tre.
Si domanda al soggetto di indicare ciò che crede di vedere in ciascuna di esse. Poiché non figurano nulla di preciso, il soggetto unisce alle percezioni le rappresentazioni che in lui sono più vivaci al momento del test e lo psichiatra interpreta le risposte.
Talvolta succede che la persona interrogata non dà alcuna risposta. Allora si conclude che essa è inibita dai suoi complessi. Questa spiegazione non è sempre esatta: potrebbe essere che il soggetto disponga di tale libertà interiore da non essere costretto ad associare la percezione a delle rappresentazioni che sono sostanzialmente estranee.

In verità, nella vita corrente, siamo costantemente sottoposti a questo test, ripetuto nelle più varie forme. E’ così che nei dipinti fondali e nei bassorilievi che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, crediamo di vedere dei ‘motivi’ che il Disegnatore non ha messo. Ciò vale per una folla di fatti e oggetti, anche famigliari. In effetti il mondo intero si offre a noi come un’immenso test di Rorschach.

RASTIGNAC

SCIENZA DELLO SPIRITO
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