Gennaio 2014

EQUANIMITA' E DINTORNI

bilancia

Sembra che l’approccio disciplinare verso la sfera del sentimento sia ancora più ostacolato e confuso di quello che dovrebbe essere l’esercizio di fondamento ossia la Concentrazione, anche quando essa sia vista riduttivamente soltanto come una decente padronanza del mondo dei pensieri senza l’assistenza delle cose sensibili.

In Eco scrivo volentieri riguardo l’asse operativa che si costituisce tra pensiero e volontà e che, sebbene un po’ alla buona (però non c’è limite alla sua intensificazione), può essere interpretata, almeno finché non si sia capaci di…sopravvivenza nella vera Concentrazione, come la risultanza del potenziale che si sviluppa nell’interazione tra il I ed il II dei cinque esercizi ausiliari (controllo del pensiero e atto puro).

A dire il vero, non faccio mistero del fatto di essere convinto che la Concentrazione sia completamente sufficiente per raggiungere la massima reintegrazione concepibile e concessa all’uomo di questo periodo storico e spirituale.

Basta che la Concentrazione non venga rappresentata come un liscio palo verticale:essa è piuttosto un albero con i suoi rami: se c’è l’albero (Concentrazione), crescono di pari passo pure i rami (il silenzio con i suoi diversi gradi, a cui segue un certo distacco dall’inerimento col sensibile che dà mobilità al corpo eterico che permette di cogliere il quid creativo presso le cose create: perciò l’inizio dei risultati della percezione pura, ecc.).

Ditemi se è poco! Inoltre è dalla Concentrazione che risultano altre eccelse attività dell’anima, come, ad esempio, la Meditazione e la Contemplazione che non vengono comprese o fatte male specialmente per la carenza di quanto si può formare nell’anima con la Concentrazione.

Ma questa era una parentesi, mia sebbene condivisa da altri amici che seguono la medesima pratica. Su Eco non è condivisa da tutti, ma restiamo amici lo stesso.

Ora ritorno ai cinque.

E qui poi le cose si complicano. Sempre che non si consideri l’”equanimità” come una sorta di placido e saggio atteggiamento cerchiobottista verso le opposte fasi della vita pratica. Ma per questo ruolo mi pare giochi molto il carattere e l’immaginazione personale, nella quale ci si veda come bonari arbitri che, stando alla finestra, sanno dare ragione a tutto e a tutti.

Questione di gusti…il solo “ma” è dato dalle grandi difficoltà che si hanno, che sorgono appena si tenti di far fare onestamente una virata “innaturale” al corso ordinario delle potenze dell’anima. Allora si avverte di essere entrati in zone pericolose, dove manca il terreno sotto i piedi e soffiano fortissimi venti contrastanti. Infatti i tentativi di dominare direttamente la zona del sentire che è condominio di possenti forze extra-umane di vita che ci subaffittano un certo uso, è pura follia: la zona toracica è intessuta alla corporeità che è per il soggetto ordinario una inavvertita sostanza di brama.

Tale brama non è avvertita, tanto che uno può giudicarsi assai poco bramoso di questo e quello, anche di ogni cosa, eppure è manifesta come è manifesto il bisogno di respirare: dal primo vagito all’ultima espirazione. Non a caso, nella Concentrazione profonda, nella meditazione profonda o nella contemplazione succede che il respiro si riduca al minimo e persino cessi per brevi momenti. Ancora oltre, esso cessa completamente poiché si accende il misterioso circuito della respirazione interiore. Swedenborg conseguì una vasta veggenza in concomitanza a tale accensione.

Se qualcuno ha letto le indicazioni del Dottore date per gli “Esercizi principali” della Scuola esoterica, ha potuto osservare come i brevi mantra da concentrare su specifiche zone corporee siano sostenuti da una specie di controllo del respiro, suddiviso in porzioni di tempo praticamente inverse rispetto al pranayama tradizionale e alle sue salutistiche traduzioni moderne. A rispettarne i tempi, specie nella seconda versione, ci si scontra con l’auto-soffocamento: lì avvertiamo in noi l’urlo incontrastabile della immensa potenza della brama di vita.

Il cuore delle discipline che riguardano il sentimento è sempre un prudente, progressivo e indiretto arresto del passivo sentire personale (perché lo sentiamo così prezioso? A causa di un equivoco: poiché è indissolubilmente intrecciato con la nostra percezione della vita, allora lo confondiamo con il fondamento di noi stessi e con la verità più assoluta).

In effetti l’impersonale sentire (il termine stesso indica una peculiare attività) è il grande organo di percezione: se liberato dalla deformante contrattura personale esso percepisce la vita dell’Infinito e le Forze e gli Esseri che a buon diritto agiscono archetipicamente nel cosmo. Come il raggio di un faro nel buio della notte, esso illumina lo “spazio” dello Spirito. E’ un organo elettivo di percezione dello Spirito.

Esso diviene attivo anche nei mistici, in cui non essendosi operata la netta separazione tra coscienza pura e personalità, tra potenza estracorporea del pensare e le forze organiche, diviene una capacità spuria, nella quale la visione obbiettiva e la vicenda personale (sensazioni e sentimenti) sono mescolate e sfrenate. Ciò al punto che, come in basso lo scoppio dell’ira ci porta via, così in alto, nel mistico, l’eccesso emotivo cancella l’Io dall’apice dell’esperienza.

Rileggete con attenzione le parole dello Steiner nei riguardi dell’equanimità: “L’anima deve soltanto arrivare a dominare l’espressione della gioia e del dolore, del piacere e del dispiacere”.

A meno di non atteggiarsi stupidamente imperturbabili, se si tenta davvero una simile disciplina, scorrerà del sangue (animico) per molti anni, prima di giungere a essere dotati dell’intima calma di cui il Dottore scrive in qualche riga successiva, mentre si diviene “più ricettivi di quanto prima non si fosse,per tutta la gioia e il dolore che ci attorniano”. E, per l’appunto, ciò non è possibile fintanto non ci si renda capaci di sollevarsi oltre il proprio astrale.

Scaligero consigliava di iniziare avvertendo l’irrealtà delle tragedie, commedie o farse umane, in maniera di separare quello che succede intorno a noi dal nostro sentimento personale, lasciando che ogni cosa possa scorrere secondo la sua propria dinamica davanti all’anima che vede ma lascia che tutto accada poiché così deve accadere.   Più che un semplice esercizio – pochi minuti e via – è un lento lavoro di separazione della luce dal fuoco che va fatto all’interno senza metterci le mani. La “separazione del sottile dal denso” dura tutta la vita.

Però è possibile ed augurabile fare dei fruttuosi tentativi, come scrive Scaligero nelle poche pagine di un libretto che circolò dappertutto (Massimo diede una lavata di capo ai zelanti amici che lo avevano stampato a causa del suo anonimato) in cui consiglia di dare un breve stop alla reazione emotiva. Pure ciò non è per niente facile, per la qual cosa sarebbe meglio prepararsi con brevi e vivaci immaginazioni di situazioni in cui rimanere distaccati, ossia non permettendo l’immancabile reazione. Del resto Scaligero mi disse che quasi tutti gli esercizi avrebbero dovuto essere preparati meditativamente.

Questa equanimità può essere avvertita come un impoverimento per la propria anima, però se viene compresa a fondo, non è rinuncia ma via di conoscenza: divenire tanto tersi da poter afferrare le forze che stanno dietro le passioni. Faccio il più classico degli esempi: finché aderisco col mio sentire al ossessivo attaccamento umano generale alla natura inferiore (Prakŗti), finché mi sento coinvolto e leso dall’ingiustizia, dalla falsità, finché prendo sul serio la cattiveria e le passioni altrui, rimango giocato dall’illusione. Che consiste nel fatto che non riesco a cogliere le realtà che mi vengono incontro, nella misura in cui la mia reazione cala un velo di cecità sui miei organi percettivi interiori.

Abituarsi dunque alla solitudine ed al silenzio, e da questa profondità dell’anima volgersi verso fuori. Osservare, con una crescente meraviglia ed indulgenza, la ferrea immedesimazione degli uomini, nella illusione rappresentativa. Sorge allora il senso della vanità dei sentimenti incontrollati ma, da un punto di vista diverso, controllatissimi perché obbliganti secondo leggi non dissimili dalle oggettive leggi naturali.

E’ vero che le azioni degli altri possono giovarmi o nuocermi, ma questo sempre più non è il motivo per il quale debba, per forza, provare dei sentimenti verso di essi.

Scaligero ricordava spesso una frase di Lao-Tzë: “Il saggio è buono coi buoni, buono coi cattivi” (questo non significa, come i superficiali pensano – ma che Bernardo da Chiaravalle ben sapeva e insegnava – che le carezze debbano sostituirsi agli sganassoni ma piuttosto che questi vengano somministrati con conoscenza e compassione commisurata all’energia del loro impatto)

Così, lentamente, i moti paralizzanti dell’ego vengono allontanati dalla sfera del sentire e la sua forza, non alterata, si ridesta come una potenza pura, originaria, in cui l’autocoscienza può espandersi. In effetti non più come “emozione” ma come “manifestazione di vita” del nostro essere, in comunione con enti celesti che operano magicamente nelle altezze e negli abissi cosmici della nostra anima e dell’Infinito.

SCIENZA DELLO SPIRITO

L'ARCHETIPO – GENNAIO 2014

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In questo numero:

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 59

Socialità
L.I. Elliot Nutrire il drago

Poesia
F. Di Lieto Nel giardino d’inverno

Economia
T. Diluvi Oltre misura

AcCORdo
M. Scaligero La terapia dell’Amore umano

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e Arti figurative

Considerazioni
A. Lombroni Nel principio e cosí sia

Leggende esoteriche
R. Steiner Il mistero dei Rosacroce

Il Maestro e l’opera
I. Stadera Il potere solare del pensiero

Testimonianze
M.G. Moscardelli Danza Il mio ricordo di M. Scaligero

Uomo dei boschi
R. Lovisoni Il libro

Spiritualità
R. Steiner I figli di Lucifero

FiloSophia
Y. Uchiyama Dedizione ascetica

Inviato speciale
A. di Furia Un detto proverbiale di nonno Berlicche

Miti e saghe
R. Steiner Segni e simboli occulti

Esoterismo
M. Iannarelli Nessi esoterici del testamento di R. Steiner

Antroposofia
R. Steiner Nascita della luce terrestre…

Costume
Il cronista Offshore

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
O. Tufelli Il deserto di Atacama

Arretrati

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ANNUNCI, SCIENZA DELLO SPIRITO
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