Anno XXXI n. 1
Gennaio 2026


In questo numero:
Anno XXXI n. 1
Gennaio 2026



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HAI SPESSO AFFERMATO CHE LO STUDIO DELLO ZEN, TAOISMO E BUDDISMO, È UNA VIA DI LIBERAZIONE MA NON TROPPO ADATTA PER NOI OCCIDENTALI; MA CHE COMUNQUE SI È RIVELATA UTILE PER LA CONOSCENZA. COME, E IN CHE MODO, UNO STADIO PARALLELO TRA LO ZEN… UNO STUDIO PARALLELO TRA LO ZEN E LA SCIENZA DELLO SPIRITO PUÒ RIVELARSI UTILE?
Io ho scritto per questo Zen e psicanalisi, e credo di aver sviluppato l’argomento. Niente… lo Zen è una delle molte vie del passato e, siccome va di moda ne abbiamo parlato, in modo da cercare di isolare quello che c’è di positivo. Però qui abbiamo già detto tutto, perché per isolare quello che c’è di positivo bisogna esserne capaci, ossia essere già sulla linea di una conoscenza che sceglie con una certa autorità, perché se non c’è questo lo Zen è un errore come un altro. Non c’è niente di peggio di un occidentale che senza conoscere niente del proprio pensiero si mette a fare le meditazioni Zen. Tra zen e strazen e tazan e tz, poi alla fine: zum! E … altro che zazen.
E non c’è niente di peggio che questa mancanza di tessuto noetico, ossia nerbo cognitivo che non si dà a buon mercato, e che bisogna conquistarselo al di là di tutti i metodi orientali, come metodo universale ma che purtroppo, eh… solo in occidente fiorisce per ora. Abbiamo dovuto dire a questo proposito che, chi sa come stanno le cose, non dice più: ex oriente lux, ma dice: ex occidente lux. Quando questa lux fiorisce allora la via è aperta verso ogni contenuto: orientale, occidentale, antico, moderno, futuro; è tutto contenuto nel momento vivido del pensiero, che pensa e si libera, pensa e cessa di pensare stupidamente, perché il pensiero è stupido se non è vero pensiero, è sempre una dispersione di forze, è sempre la menzogna, è sempre il furto luciferico o arimanico che noi subiamo. Per cui se non ci accorgiamo di questo furto e ci immergiamo per esempio nel tantrismo viene fuori una confusione terribile che diventa confusione mentale e dopo anni bisogn… : due sono le vie: o c’è una specie di salvazione ad opera del salvatore che sta funzionando, oppure… psichiatra: non c’è altra via. Perché si arriva… oppure c’è anche una terza via: auto-guarigione, ma allora proprio per il fatto che ha incontrato l’amico Salvatore, salva tutti, salva l’anima e i brutti.
Quindi amico Silvio, potentissimo amico: prima di tutto pensiero auto-cosciente e nerboruto. E poi con questo pensiero puoi acciuffare tutto quello che vuoi, spremere tutto da tutti. Puoi leggere anche dei testi di magia nera, tanto li spremi, togli quello che c’è e vedi che rimane un cece soltanto e basta. Eh! Ma quel cece può anche essere… perché non è una… un male assoluto non esiste, non c’è male in cui non ci sia da salvare un cece, o un pisello. Come vedete non dico un cereale perché i cereali sono…alzano un’altra cosa.
Quindi… adesso qui mi fa sta fatica… a leggere tutta ‘sta lettera..

-Scenography by Franz Stassen (1869-1949) for Parsifal by Richard Wagner. 1937-
LA MATERIA È LA SOMMA DELLE SENSAZIONI; SCIENZIATI D’OGGI. E’ FORMATA DA ELETTRONI, PROTONI, NEUTRINI, ECC… , MATERIALISTI– adesso fa tutto l’elenco – ISPIRATI DA ARIMANE. LA MATERIA È UN BISOGNO ANIMICO DI ESSENZE, PSICOLOGI ISPIRATI DA ARIMANE E LUCIFERO. Qui aumenta la… LA MATERIA È VOLONTÀ PIETRIFICATA NEL DOLORE – SPIRITUALISTI PESSIMISTI – È VOLONTÀ SACRIFICATA NELL’AMORE – SPIRITUALISTI OTTIMISTI – ISPIRATI DA LUCIFERO. LA MATERIA È LA COORDINAZIONE, LA COMBINAZIONE DEI QUATTRO ETERI – SCIENZIATI, ANTROPOSOFI, FIDEISTI. LA MATERIA È CIÒ CHE RIEMPIE LO SPAZIO SPERIMENTATO COME IDEA – IDEALISTI ISPIRATI DA LUCIFERO CELESTE. LA MATERIA È UN AMMASSO DI MACERIE DELLO SPIRITO E L’ESSENZA DELLA MATERIA È IL LOGOS. STEINER
MA SE PÒ SAPÈ CHE COS’È QUESTA BENEDETTA MATERIA E IN CHE RAPPORTO STA CON LA FORMA di cacio? Ah no, con la forma…
La forma significa sparizione della materia quindi, anche se si tratta di forma di cacio… comunque ritorniamo a bomba o a maritozzo.
Perché la materia esiste? Esiste perché noi siamo dei rammolliti, perché il pensiero è impotente, perché siamo dei poveri esseri caduti in uno stato che… di cui… fammi ricordare quello che diceva… ah! Plotino! Che si vergognava di essere uomo, proprio perché era andato così in basso… e quindi ha costruito un sistema per poter risalire. Ed è un sistema veramente rispettabile: Plotino è veramente… altro che Zen. Lì c’è tutto lo Zen e c’è anche il Vedanta e c’è… si affaccia l’esigenza del Cristo. Comunque, però, quando afferma che si vergogna di essere uomo è segno che lì non ha capito, perché bisogna veramente sentirla questa vergogna e vedere che cosa cela di forze.
Quindi, perché noi vediamo la materia? La vediamo perché siamo in uno stato, io ho detto di rammollimento, e sembra che io scherzi, ma è veramente così, perché il nostro pensiero è caduto, è morto. Il Dottore non fa altro che insistere: non c’è un’opera in cui Lui non parli del pensiero come di ciò che è cadaverico nell’uomo.
Pensate che noi edifichiamo una civiltà col pensiero cadavere e infatti la culminazione è la macchina, la quale è l’oggetto più morto che esista. Oggi agli amici dicevo ancora una volta una cosa che è anche scritta: che in un seme di zucca c’è più potenza creatrice che non nel meccanismo più evoluto che abbia creato la civiltà meccanica. Perché il seme di zucca messo sotto terra crea un’altra zucca, un bel fiore di zucca; un meccanismo messo sotto terra arrugginisce, diventa inservibile.
Quindi bisogna svegliarsi e accorgersi di questo: che siamo in uno stato di rammollimento, di degradazione e ci crediamo potenti perché creiamo qualcosa che è il simbolo della morte.
E tutto quello che è scienza… la logica aristotelica l’abbiamo già detto, un giorno a un amico, che è un mio vecchio amico logico, che tu conosci, non è più tornato da quel giorno, perché ho detto che la logica di Aristotele è la logica della morte; ma è realmente così, non c’è niente di… come attacco di antipatia ad Aristotele, che se qui stiamo… non abbiamo né simpatie né antipatie: per Aristotele abbiamo la massima ammirazione, e La logica di Aristotele nel suo tempo fu una grande conquista del Logos. Però sono passati 2500 anni da allora, e noi stiamo ancora con la Logica di Aristotele, la quale è veramente utile unicamente per il pensiero cadavere. E con questo pensiero noi cerchiamo di risolvere i problemi dell’anima, i pro… tutti i problemi: i problemi dell’economia, ecco perché c’è l’inflazione, ecco perché gli equivoci spaventosi: proprio perché il pensiero è morto e nessuno se ne accorge. Goethe ha cercato di ridargli vita, ma ha avuto il terrore di dire che stava pensa… di scoprire che stava pensando. E guardava solo quello che poteva avere mediante questo.
Ora viene finalmente il Maestro dei nuovi tempi, il più grande Iniziato di tutti i tempi. Veramente il più grande. Eh! ma nemmeno coloro che sono suoi seguaci se ne accorgono. E veramente c’è da piangere nell’accorgersi che Lui ha dato la Via e l’ha data non nascostamente perché l’ha data in tutte le forme. Ha dato la Via per la resurrezione del pensiero; e ha ricongiunto questa esperienza con quello che è il compito sublime dell’uomo: il compito della redenzione.
La redenzione comincia con la redenzione del pensiero. Ha dato la Via e non l’ha data come una specie di formula mistica. L’ha data scientificamente, l’ha data filosoficamente, l’ha data in tutte le forme; e c’é persino oggi un occultismo che crede di conoscerlo e che parla con sufficienza di Lui ma devono passare anni e forse altre vite perché questi si accorgano di quale Maestro, di quale Maestro non si sono… non sono stati capaci di imbattersi.
Quindi Lui ha dato la Via e la Via è questa: riconquistate lo strumento mediante il quale siete; realizzate l’essere e troverete il pensiero; realizzate il pensiero e troverete l’essere. Hegel purtroppo lo tentò ma il suo pensiero per quanto fosse – questo a detta dello Steiner – il più grande filosofo del mondo, non aveva abbastanza forze di pensiero per poter dare la vera sintesi a priori. Quindi… Essere, non essere, divenire… Eh sì, Antitesi e sintesi quella Triade è bellissima e costruita in maniera tale che il Dottore dice che tutto il sistema di Hegel non è altro che un Vedanta moderno, è molto cosciente, è il massimo elogio che possa avere Hegel. Però, alla luce dell’esperienza del pensiero, purtroppo questo divenire, che non è il divenire di Eraclito ma è il divenire di ciò che crea, ossia: è il movimento che crea, e che diviene perché non è nell’essere ed è nel non essere; però l’essere e il non essere Hegel lo fa precedere al divenire, quindi è vero che a un certo punto diviene ma prima di divenire è, e c’è un essere che è indipendente dal pensiero che lo pensa.
E qui casca l’asino; non è irriverente per Hegel ma purtroppo per coloro che seguono Hegel, gli hegeliani, casca l’asino; perché c’è un essere che sfugge al pensiero e diventa una trascendenza mentre noi a un certo punto realizziamo, l’assoluta immanenza, il mondo comincia nel pensiero; l’idea è l’idea che deve arrivare al divino, deve avere tutto: non c’è niente di fuori dell’idea che si ritrova come l’inizio del Pensiero Vivente. E quindi il mondo comincia a risorgere in noi.
Che cos’è questo in sostanza: è il pensiero che noi dobbiamo conquistare. E come lo conquistiamo: come dice Parsifal con l’arma in pugno. Infatti non c’è un amico qui dentro che non mi racconti come sia difficile fare la concentrazione: si capisce, perché qui si tratta di riprendere una forza perduta, una forza… fa risorgere una forza morta, congiungere con il Logos, che è la resurrezione; congiungere la forza pensiero che è ciò che è morto. La resurrezione comincia nel pensiero. E questa resurrezione noi la dobbiamo conquistare impetuosamente; il Christo la conquistò attraverso sofferenze inenarrabili, sofferenze di cui i santi sentono l’ eco, e versano sangue, provano le stimmate, provano dolori terribili, seguono la via del Christo in quella forma.
Ora noi abbiamo la concentrazione e la concentrazione è una operazione eroica.
Nella concentrazione dobbiamo essere veramente dinamici, terribili, prepotenti, egoisti.
Non lo dico io, lo dice il Dottore, perché il Dottore nel ” Verso i mondi spirituali ” dice: “L’egoismo é un male sul piano fisico ma comincia a essere una forza sul piano sottile “.
Il primo piano sovrasensibile è il piano eterico, lì dobbiamo essere egoisti.
Se vogliamo riconquistare il pensiero lo dobbiamo strappare ad Arimane e Lucifero,
ecco perché é difficile; lì non c’è da essere teneri – aah! come se mancassimo di rispetto al mondo spirituale – lì bisogna essere aggressivi! E prendere il pensiero e strapparlo. Soltanto quando viene strappato e nuovamente reso vivo allora noi possiamo acquietarci e sentire reverenza per il pensiero che viene dal mondo spirituale.
Adesso ti do la risposta.
La materia è il potere allucinante di Arimane che arriva a essere un potere reale, realistico, tant’ è vero che ci sono degli esseri oggi che sono portati ad un superamento del limite umano, però si trovano in una situazione tragica perché non ci sono… è mancata la pedagogia, è mancato l’insegnamento, l’orientamento: noi cerchiamo di fare un minimo sforzo ma ci vuole molto di più. Allora ci sono dei giovani che prendono la droga. Ma perché prendono la droga ? Per cercare qualcosa che supera la realtà fisica ossia la realtà arimanica, e con questo peggiorano la situazione ma l’impulso é quello: di vincere questa realtà, questa realtà pesante che tu hai descritto benissimo, neutroni, elettroni, macerie dello spirito, volontà pietrificata, è che tutto questo però, è il segno di un potere che per i drogati sparisce appena prendono la droga perché muta per un momento la visione della realtà e pensate che tutti gli yogi, gli iniziati del passato per superare questa realtà dovevano andare in Samādhi, dovevano fare un movimento di distacco e lasciare la terra perché qui non avrebbero avuto quella comunione col divino. Ramakrishna, Vivekananda… e in queste condizioni viene un essere il quale dice: “No, il Christo è venuto per insegnarci come questo Samādhi si debba avere allo stato di veglia”.
Ed ecco la via della quale stavamo parlando.
Perché… e qui vorrei citare per esempio un santo cristiano: Padre Cottolengo.
E’ un santo che mi sono studiato veramente… direi attraverso ogni episodio perché volevo capire da dove gli veniva quella forza, sapevo che era la forza del Christo, ma come agiva in lui? Agiva in lui come una forza di ebbrezza, di ebbrezza che superava la realtà fisica per cui non c’era realtà tragica che lo impaurisse. Lui viveva in uno stato quasi… tant’è vero che diceva: ora è come se avessi bevuto vino. Però non beveva per niente e quando conosceva qualcuno che era capace di elevarsi diceva: “Ah gli piace anche a lui il goccetto, anche a lui gli piace…” – gli dava una piccola gomitata – “anche a te ti piace…” perchè anche lui sentiva questa gioia del divino.
Del resto, guarda, qui per coloro che conoscono Aurobindo etc…in fondo lo Shaktismo, il Vishnuismo, Radha-Krishna, la via delle Gopī, le pastorelle che ad un certo punto entrano in estasi per amore di Krishna… non è altro… non sono che vie per potere vincere questa terribile realtà che è terribile, è terribile perchè c’è la morte che sta lì continuamente…
E quando una volta Ramakrishna sentì il dolore di un essere, di un padre a cui era morto il figlio, sentì qualcosa di terribile che lui normalmente non sentiva perchè era sempre in stato di ebbrezza; e allora capì che doveva aiutare questo pover’uomo, e allora cominciò in una specie di estasi sveglia a cantare un inno alla Dea inventando le parole ” ARMATI, VINCI ! La morte non ha nessun potere, ritrova il rapporto con l’essere che è caro! ”
E qui è stato una specie di inno, ecco, un’ebbrezza. Che cos’è questo? Un modo di superare l’incantesimo della realtà arimanica, quella di cui stai parlando te; perché se noi non la superiamo ogni giorno noi riceviamo batoste terribili, ogni giorno c’è il terrore di perdere una persona che si ama, che si ammali gravemente un essere che noi amiamo…
Giorni fa ho conosciuto un giovane che è uno tra i più coraggiosi direi e che mi ha confessato: “Per quanto – dice – io segua la scienza …, per quanto sia bravo, è inutile, sono un matto perchè come mia moglie esce e ritarda qualche minuto a tornare io vengo preso da angoscia, da un’ angoscia terribile, perchè penso qualsiasi cosa terribile.
Ora queste cose accadono, è il potere della materia, è il potere di Arimane.
Quindi abbiamo citato le vie orientali, ma l’ebbrezza: ritorniamo all’ebbrezza. Uno che coltiva veramente la meditazione conosce l’ebbrezza lucida.
Io posso ricordare un periodo in cui ci fu una serie concatenata di disgrazie, nella prima fu difficile inserirmi, nella seconda ero allenato, nella terza comiciai a dire: ” E’ come un campo di battaglia.”
Da quel momento capii che qualunque cosa poteva succedere oramai stavo in quel livello, poi naturalmente il ciclo si chiuse e direi che quasi quasi ne ero dispiaciuto perchè sapevo che mi sarei nuovamente abbioccato e poi avrei dovuto fare nuovamente lo sforzo per ritrovarmi in quella zona. Comunque la chiave è questa, la chiave è avere un pensiero che non sia più morto, che sia vivo, che porti il Logos, che esploda in noi come una forza più potente di quella di Arimane, per cui non abbiamo bisogno della droga per essere in stato di ebrezza; ma io insisto sullo stato di ebrezza che non vuol dire – non lo raccontate fuori perchè se no diranno “ammazza però quello che insegna… – è un’ebbrezza lucida, ossia uno stato di certezza in cui si sente la sicurezza di tutto, qualunque cosa accada. Sono dei momenti però noi possiamo anche pensare che un momento può essere ripetuto, ripetuto. e poi fino a diventare a un livello. Eh! bisogna che qualcuno di noi lo faccia questo.
E qui credo di avere risposto anche all’amico Renato.

CONQUISTARE LA CERTEZZA DELLA LA SPERANZA
Il Conte di Montecristo, quel bellissimo romanzo di Dumas finisce proprio con questa immagine che è “attendere e sperare” dove lo sperare non è un’ operazione di passiva attesa ma è la certezza della speranza di un mondo meraviglioso che continuamente sta per verificarsi, realizzarsi, nella nostra vita, nei nostri atti e qui comunque credo di poter rispondere ancora.
SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA COSÌ RICCA SEI TU; PURA ED IMMENSA COME UN GIARDINO CHE SI DESTI ALL’ALBA. SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA TIENI SERRATE LE TUE PORTE D’ORO ‘SÌ CHE ATTENDA DI FUORI OGNI ALTRA COSA. (RILKE)
Ah, e io credevo che fossi tu Livio.
Dicevo: mamma mia Livio che bel poeta che è diventato! E invece c’è scritto Rilke.
E PUÒ MAI QUESTA ESSERE UNA PROFESSIONE DI EGOISMO DA MAGO NERO?
Ah ecco, adesso qui riconosco Livio.
Ecco, noi dobbiamo sempre ricordarci che non diamo regole, non diciamo “colui che si isola è un reprobo” oppure “colui che diventa solo attivista è un reprobo”. Ma no, noi sappiamo che ognuno deve essere il timoniere di se stesso e quindi uno di noi può anche arrivare ad una tale saturazione di attivismo esteriore che può decidere per un po’ di giorni di andarsene a Subiaco a fare l’asceta. Con questo sarebbe un errore dire ” Ah! Ecco questo si isola come gli asceti”. Ma ognuno di noi è libero. Se noi ci comportiamo così noi non abbiamo capito niente di Filosofia della Libertà e mi ricordo che questa fu una delle discussioni che proprio 40 anni fa, sostenni proprio questo con un antroposofo che diceva che assolutamente la via dell’ascesi solitaria era proibita.
Ma dico, ma chi l’ha detto ? Io proprio perchè so’ libero posso in certi momenti entrare qui e parlare eccetera, fare e sprofondare nell’azione esteriore e poi posso anche sentire che mi è necessario l’isolamento di 7 giorni.
Quindi questi versi sono bellissimi e posso aggiungere questo, che uno che abbia l’immaginazione viva, uno che abbia il senso della donazione insieme all’immaginazione viva, può anche realizzare questa solitudine purchè abbia qualche ora a disposizione di se stesso. E può persino immaginare il ghiacciaio in piena estate, immaginarlo con tale intensità che dopo un po’ sente il profumo della vetta e persino il respiro fresco. E quindi questa solitudine beata la realizza con un atto interiore in cui etericamente c’è tutto quello che c’è in un luogo dove sono presenti le forze della natura. Le forze della natura sono nell’etere mediante cui si opera questa immaginazione. Quindi: niente paura.
Qui ci sono molte domande interessanti, però… non credo di poter rispondere a tutte, e quindi, per ora quelle che sono connesse…

LE FORZE ETERICHE NELLA PIANTA E NELL’UOMO: QUALE È LA DIFFERENZA?
Ecco, l’uomo ha un grande aiuto nella possibilità di contemplare le piante, perché nella contemplazione della pianta l’ uomo ha l’immagine simbolica e anche il contenuto interiore del moto eterico allo stato puro, e quindi é molto aiutato da questo. E… e se voi ricordate, il Dottore annette un’ importanza decisiva a certi esercizi di Iniziazione, perché nel corpo eterico sono celate delle forze originarie: dobbiamo ricordare che quando I Due furono espulsi dal Paradiso Terrestre, dopo la seduzione di Lucifero, il Signore disse: “Cercate di allontanarli dall’Albero della Vita perché non rechino danno anche a questo”. E noi dal Dottore impariamo, vedi Scienza Occulta, che uno dei primi atti del Cristo é stato quello di preservare il corpo eterico dell’uomo dall’ influsso di Lucifero che ormai divampava nel corpo astrale dell’uomo. Allora il primo grande aiuto del Cristo fu proprio questo: di mettere nel corpo eterico una forza che lo rendesse indipendente dal corpo astrale, per cui il corpo eterico – malgrado che avesse perduto il potere di presa sul corpo fisico – e quindi il potere dell’ immortalità – il corpo eterico manteneva intatti dei centri di luce originaria che precedevano la caduta. E questo Lui l’ha fatto in attesa dei tempi in cui sarebbe venuto. E questo, Iniziati per esempio come Zarathustra, lo sapevano, perché sapevano che il Signore di Luce era colui che comunicava le massime verità mediante questo corpo eterico, ma sapevano anche che sarebbe venuta l’epoca in cui un essere nel corpo astrale avrebbe incarnato le stesse forze che agivano nel corpo eterico.
Ora, quello che é avvenuto: il Mistero del Logos, il Battesimo del Giordano, e poi il Golgota, é un evento che echeggia nella sfera eterica, come l’orientamento di una nuova storia e di una nuova esperienza interiore dell’uomo. Quindi, che cosa é avvenuto? E’ avvenuto che i centri eterici preservati dalla caduta hanno cominciato ad avere la possibilità di comunione con i centri astrali che hanno avuto l’inizio della loro possibile animazione, dall’intervento del Cristo: per esempio l’eterizzazione del sangue, e l’attività delle forze mentali del pensiero di cui stavamo parlando, la possibilità di collegamento con il corpo eterico.
La forza del Logos consiste nel poter congiungere la coscienza dell’uomo, la coscienza eterica, con i centri che sono rimasti intatti dal Paradiso Terrestre, e questo é il grande dono del Cristo: l’ uomo ha questa possibilità. E… soltanto che l’uomo deve volerlo. E per volerlo deve disincantare tutta la vita interiore dalla potenza di Arimane, e qui mi riferisco alla risposta che ho dato a Walter, ossia: quel disincantamento é importantissimo, significa vittoria sulla necessità materiale. Finché noi siamo presi dalla necessità materiale, qualunque forma abbia: paura, preoccupazione, brama di successo, brama di conquiste…: questa connessione non può avvenire. Quindi é importantissimo afferrare che cosa si deve superare perché questo collegamento coi centri eterici sia possibile.
Quindi: é tutto il senso della Scienza dello Spirito. Quando noi abbiamo a che fare con vie occultistiche che si dicono tradizionali, e che hanno un grande senso di importanza della loro missione, che é semplicemente dialettica, penso quanto siamo lontani da una simile possibilità; perché innanzitutto é necessaria l’auto-coscienza. Dall’auto-coscienza viene l’impegno della resurrezione del Pensiero. Dalla resurrezione del Pensiero viene la prova decisiva per il superamento dell’attaccamento del corpo astrale al mondo, alla necessità materiale. Dopo di che noi siamo sulla soglia del mondo spirituale, ma questo significa la possibilità che noi operiamo dai centri eterici, perché c’é un centro che si deve formare provvisoriamente nella testa, poi deve passare alla laringe, poi deve passare al cuore, poi deve passare al plesso solare, poi deve risalire, poi il compito finale é che risplenda nuovamente, come ha intuito qualcuno, come il Cuore Celeste. E il cammino é lontano… e il cammino è lungo, però é il cammino dell’uomo.
E adesso abbiamo solo pochi minuti per rispondere all’ amico che ci parla: PUOI CHIARIRE IL NESSO TRA IL PENSIERO DEL SINGOLO IN RELAZIONE AL KARMA DELLA COLLETTIVITÀ?
Prendo come premessa quanto abbiamo detto sul pensiero che deve risorgere, perché quando ci interessiamo del karma, dobbiamo capire che, da principio possiamo avere una nozione dialettica del karma, ma questo deve essere uno stimolo a qualche cosa di più, ossia essere informati, ma non ridurre tutto a causa ed effetto, e dire, ah beh, adesso ho capito, tutto quello che mi capita viene da cause precedenti, o da meriti oppure da demeriti. Tutto questo é molto semplicistico, perché il karma é un tessuto misterioso che viene pre-vissuto da entità divine prima che divenga qualcosa di umano. Viene preparato dalla prima Gerarchia, ed é qualche cosa in cui si muovono gli Dei, poi diventa una forma umana, e l’umano, nella misura in cui non sappia nulla, e non abbia nessuna attività, deve subirlo, e comincia ad avere una certa confidenza se educa la volontà, se educa il sentire, se educa il pensare. Però noi sappiamo che c’é quella via di cui abbiamo parlato, la Via del Pensiero, e scopriamo che in questo tessuto divino può agire unicamente una coscienza morale, ossia un’alta moralità.
Un’alta moralità é quella di cui si parla nella Filosofia della Libertà, quando si parla della fantasia morale; quindi é l’atto libero mediante cui si intuisce l’azione da compiere. E quando diviene una serie di azioni, e quindi un’abitudine interiore, allora noi formiamo una coscienza, possiamo chiamare morale, ma spero di non essere frainteso: una coscienza che supera la legge di causalità della natura. E questo l’abbiamo mostrato, sulla base della Scienza dello Spirito, quando abbiamo rievocato il processo del pensiero come un processo distruttivo, e il processo della volontà che interviene, volitivamente e determinatamente, come una potenza di resurrezione, una potenza di riedificazione, per cui si distrugge volitivamente e si riedifica mediante il potere della volontà. E lì veramente la virtù morale supera la causalitá fisica, perché realmente viene superata quella legge che dice che la materia non si crea e non si distrugge, invece viene distrutta e riedificata mediante forze della volontà.
Peró é questa la direzione, perchè noi abbiamo detto che il karma é un tessuto degli Dei, é un discorso degli Dei, un tracciato… un ricamo degli Dei che viene donato all’uomo, naturalmente in relazione a quello che egli è, che l’uomo vive, che l’uomo ha il dovere di conoscere.
L’uomo puó intervenire in questo unicamente mediante ció che é divino in lui, e questo comincia con la coscienza morale di cui abbiamo parlato. Allora il discorso diventa vasto, perché, abbiamo un minuto… Dobbiamo dire che continuamente noi assistiamo ad eventi in cui ci viene insegnato che questo Divino non é recludibile in una formula, ma spazia nella coscienza se l’uomo é sveglio. E noi abbiamo avuto l’esperienza di un dolore, e una serie di esperienze di questo genere: un dolore che a un certo punto scuote alla base l’anima per il terrore di perdere un essere caro. C’é una serie di eventi che costruiscono questo clima di preoccupazione, di malattia, di paura di perdere, di paura di una malattia gravissima, di un’operazione tragica. Tutto questo guardiamolo con l’ occhio disincantato.
Che cosa puó fare di diverso il Divino, se vuole destare delle potenze di Amore piú forti, che non agirebbero se non ci trovassimo dinanzi a qualcosa di terribile, qualcosa che sta lí a darci la paura di perdere un essere caro? Bisogna veramente svegliarsi, e accorgersi che il Divino agisce cosí. Fuori c’é questo, la causalità, una causalità che viene superata, la causalità che non c’é piú, ma perché non ci sia, bisogna che noi entriamo veramente nella corrente della liberazione interiore.
Quindi, il singolo, in questo senso, puó fare molto per la collettività. Peró, vedete, ho citato quest’esempio perché si diventa veramente preziosi per la collettività unicamente se si é capaci di afferrare l’elemento tragico, quello che De Unamuno, un pensatore veramente potente, chiamava il tragico – il senso tragico della vita – come lo stimolo piú potente alle forze interiori dell’uomo. C’é stato il mio amico Martin che ha paragonato l’Opera di Unamuno alla Filosofia della Libertà di Steiner, naturalmente é una cosa personale, peró c’é qualcosa di molto grande su questo pensiero.
Ora, abbiamo capito: come abbiamo bisogno dell’ebbrezza, come fece Ramakrishna per suparare il terrore della morte, un inno e una danza. Ora, a freddo non si vince… Il pensiero ha bisogno di essere potente, ritmico. Ci vuole tutto, il concorso del sentire, il volere, l’Euritmia; il concorso continuo di forze che ti diano quest’ebbrezza di superamento della realtà arimanica, della vittoria permanente del Cristo.
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Famoso brano scritto e composto da Plamondon e Berger, ripreso da famosi artisti come DIMASH. E’ un grido diaiuto esistenziale e cosmico, e “SOS” in generale significa “SALVATE LE NOSTRE ANIME” o “Soccorso occorre subito”.
Dimash (Dimaş Qūdaibergen) è un cantautore e polistrumentista kazako, famoso a livello internazionale per la sua eccezionale estensione vocale (oltre sei ottave), che gli permette di spaziare tra registri bassi e acuti estremi, incluso il registro di fischio (Il registro di fischio è il registro vocale che permette di raggiungere il range tonale più acuto dell’estensione umana. Nella scena musicale internazionale è utilizzato soprattutto da cantanti donne come Georgia Brown, Mariah Carey, Ariana Grande, Minnie Riperton e Giuni Russo; ma è padroneggiato anche da diversi uomini, come Piet Arion, Adam Lopez, Gabriel Henrique, Vitas, Dimaş Qūdaibergen e Nicola Sedda).
Dimash è considerato un “portento della natura”, un “genio musicale moderno”, e un ambasciatore culturale, celebrato per la sua voce unica che fonde elementi classici e contemporanei. Da far concorrenza agli Angeli. E dunque, con questa sorta di Angelo, anche questo anno il Blog
ECOANTROPOSOPHIA AUGURA BUON NATALE A TUTTI I SUOI AMICI E LETTORI.

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L’uomo è un dio caduto e al tempo stesso un dio che risorge dalla caduta. Il luogo della caduta è l’“umano” a cui tutti sono bramosamente legati.
Gli Dei, le Gerarchie, sono tessuti d’Amore Divino, ma non sanno che cosa sia l’Amore, perché essi lo sono. È l’uomo che da “fuori” di essi deve irradiare verso essi l’amore, perché essi lo sperimentino come dono di un essere “libero”: libero di non amare, dapprima. Essi non conoscono l’Amore perché sono fatti di Amore, sono dalla loro stessa natura costretti ad amare. Per loro la Beatitudine Divina è l’alimento naturale: se ne nutrono, ma è l’essenza loro propria. L’uomo può conoscerla..
La Forza-Cristo è la sola che può unire la coppia umana, la sola che può dare l’identità una a due esseri che si amano, perché è la forza che inizia la ricostituzione della coppia superumana, per la redenzione dell’umano dall’impulso dell’antico peccato.
Massimo Scaligero
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(Massimo Scaligero-Dicembre 1968)
Per gentile concessione de L’ Archetipo
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CON IL TEMPO LE FORZE SPONTANEE DELL’ANIMA SI USURANO. CIÒ È INEVITABILE. LE ANIME PROGRESSIVAMENTE SI IMPIETRANO E PERDONO LE EVIDENZE CHE EBBERO. PERDONO L’ATTITUDINE SPONTANEA ALL’IDEALISMO. PERDONO SOPRATTUTTO LA CAPACITÀ DI ARDERE; DI ILLUMINARSI NELL’ADESIONE ALL’IDEALE. PERDONO LE FORZE DI SPONTANEA ADESIONE SINCERA AL VERO.
RESTA LA FEDELTÀ.
OSSIA RESTA LA CAPACITÀ DI RICORDARE CIÒ VERSO CUI SI FÙ FEDELI. TALE FEDELTÀ, TALE RICORDO RIMANE L’UNICA FORZA. ED È IL TRAPASSO DALL’ANIMA AL PENSIERO. RICORDARE È RICREARE I VALORI CUI SI È PIÙ FEDELI. L’AMORE PER LA LUCE. LA DEVOZIONE, IL RISPETTO, LA PROTEZIONE VERSO TALE VALORE. MA APPUNTO TALE RICORDO DEVE RICREARE PER ATTIMI NELLE ANIME CIÒ CHE ESSE SPONTANEAMENTE NON RIESCONO PIÙ A DARE. CON IL TRASCORRERE ULTERIORE DEL TEMPO TALE RICORDO NON POTRÀ PIÙ TOCCARE LE ANIME.
RIMARRÀ SOLO.
SOLO E LUMINOSO.
SARÀ FEDELTÀ. FEDELTÀ NEI PENSIERI.
SARÀ ACUME.
OSSIA IN ALCUNE ZONE ALTE DEI PENSIERI TALE RICORDO POTRÀ REINTUIRE I VALORI CUI ADERÌ. TALE REINTUIRE SARÀ RICREARE. RICREARE QUEI VALORI IN UNO SPAZIO INTUITIVO IN CUI NEL PENSARE SI RIAFFACCIA IL SENTIRE. E QUESTA È LA VIA DEI NUOVI TEMPI. LA VIA DEL SOLE ETERICO. LA VIA IN CUI OLTRE L’INEVITABILE MORTE DELLE ANIME, ESSE POTRANNO RINASCERE NEL PENSARE, NEL PENSIERO. VI È UN LIVELLO ALTO DEL PENSIERO IN CUI DIVIENE ANCHE SENTIMENTO. UN LIVELLO IN CUI SI ANIMA DI INTIMO CALORE. UN LIVELLO IN CUI PENSARE E SENTIRE DIVENGONO TUTT’UNO. NEL VOLERE.
NELLA VOLONTÀ CHE È PENSIERO DI FEDELTÀ.
ED ALLORA TUTTO SI RIUNIFICA IN UNA REALTÀ DI DECISIONE INTERIORE IN CUI SI PUÒ RINASCERE AL VERO. ALLA VERITÀ
MEDIANTE ACUME FEDELE.
LA TECNICA AFFINCHÈ CIÒ ACCADA È LA TECNICA DELLA CONCENTRAZIONE INTUITA ED ESPOSTA DA MASSIMO SCALIGERO IN BASE AGLI INSEGNAMENTI DI RUDOLF STEINER.
MA L’ACUME È UNA FACOLTÀ INTERIORE CHE È AFFIDATA UNICAMENTE ALLA VERIFICA INDIVIDUALE. È AFFIDATA ALLA FEDELTÀ DEL SINGOLO. L’ACUME È LA CAPACITÀ SOTTILE DI RIUSCIRE A PENSARE I SENTIMENTI RIVIVENDOLI. È LA CAPACITÀ DI RIVIVERE I SENTIMENTI NELLE ZONE ALTE DEL PENSIERO. È LA CAPACITÀ DI CONQUISTARE UNA ZONA TRASPARENTE E INTUITIVA DEL PENSIERO IN CUI È POSSIBILE RICORDARE LE ESSENZE. RICREARE CIÒ CHE SI VISSE. RICORDARE LE SFUMATURE DEL SENTIRE CHE SI EBBE E CHE ORA L’ANIMA NON HA PIÙ.
TALE ACUME PERMETTE DI CAPIRE QUANTO DI MORENTE ACCADE NELLE ANIME. PERMETTE DI INTUIRE LA CONTINUA MORTE, LA PROGRESSIVA MORTE DI OGNI ATTITUDINE DELL’ANIMA, PERMANENDO VIVI. VIVI E DESTI. VIGILI. FEDELI. IMMUTABILI NELLA VOLONTÀ DI CONTINUARE A CONSACRARSI AGLI ETERNI VALORI. ANCHE SE LE ANIME DIVENGONO MUTE E SILENZIOSE. MUTE, SILENZIOSE ED ARIDE.
COSA CHE NORMALMENTE NON SI FA. ATTO CHE SPONTANEAMENTE NON SI COMPIE. IN QUANTO GENERALMENTE LA VITA È UN ABBANDONARSI A CIÒ CHE SI VERIFICA NELLE INTERIORITÀ. QUANDO TUTTA LA SPONTANEITÀ GUIDA VERSO L’IDEALISMO SI È IDEALISTI. QUANDO L’ARIDITÀ INGRIGISCE E OPACIZZA TUTTO, LE INTERIORITÀ SI ADEGUANO A TAL PUNTO DA NON AVERE PIÙ ALCUN RICORDO DI COME FURONO. E SI MUTA COSCIENZA. SI DIVENTA STRANIERI A SE STESSI. IN BASSO. NELLA PROSAICITÀ E BLASFEMIA. NELL’IMBARBARIMENTO RAZIONALE.
ED È PROPRIO IN TALE MISTERO INOSSERVATO CHE AVVIENE IL CONTINUO PERVERTIMENTO, IL CONTINUO PEGGIORAMENTO DELLA REALTÀ UMANA ESISTENZIALE. IL CONTINUO TRACOLLO NEL DISUMANO. L’INGIGANTIRSI DELL’INCUBO SUBUMANO NELLE COSCIENZE.
TUTTO CIÒ AVVIENE NEL MISTERO DEL MUTAMENTO RADICALE DI COSCIENZA FRA FRA LA GIOVENTÙ E LA PIENA MATURITÀ. UN MUTAMENTO PRIVO DI VERI RICORDI. UN MUTAMENTO CHE AVVIENE NELL’INCOSCIENZA E NEL TORPORE. NEL TRADIMENTO. NELLA MANCANZA DI MEMORIA SOTTILE. NELLA MANCANZA DI FEDELTÀ. FEDELTÀ CHE SE FOSSE MANTENUTA IMPEDIREBBE TANTE MORTI. POICHÈ DI QUESTO SI TRATTA. IL MUTAMENTO DI COSCIENZA CHE IMPLICA LA MORTE DELL’ANIMA.
L’INARIDIRSI DEL SENTIRE: EQUIVALE AD UNA MORTE. È UNA MORTE DEFINITIVA PER LA QUASI TOTALITÀ DEGLI UOMINI. UNA IMMERSIONE NEL SUBUMANO DA CUI MAI SI RISVEGLIERANNO DA SOLI. E DI CUI ANZI SI PERVERTIRANNO OGNI GIORNO DI PIÙ. SINO ALLA FOLLIA.
CIÒ PUÒ ESSERE INTERROTTO DALLA FEDELTÀ.
DALLA MEMORIA SOTTILE. DALLA MEMORIA CELESTE.
DALL’ACUME.
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Collana Helios Fuoco Solare – F. Caruso: “La Fedeltà” – cap. 4
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La produzione pratica del materialismo è qualcosa che soprattutto si perpetra sul piano politico. Il materialismo dell’attuale cultura, ossia il parossistico sistematismo, il dialettismo irrefrenabile, la possibilità dei mediocri di vincere la loro personale battaglia letteraria o artistica, l’arrangiamento e il conformismo continuo dell’intellettuale a ragioni politiche ed economiche, e la sua impotenza a muovere dalle ragioni da cui unicamente dovrebbe muovere, quelle ideali, certamente si debbono spiegare con la mancanza di spirito negli spiritualisti, o di intelletto negli intellettuali, o di arte negli artisti.
Ma, se ben si guarda, è la situazione che riconduce all’intervento dello Stato nella cultura, onde si dà la dipendenza della cultura da tattiche ed esigenze politiche, o da fatti economici. L’amministratore, o il politico, o il contabile controlla ciò che dovrebbe essere il lavoro dello Spirito e perciò non può piú esserlo: perché lo Spirito dovrebbe controllare l’amministrazione, la contabilità, la politica. Lo Spirito non può avere sorveglianti, essendo colui che solo può sorvegliare.
Il lavoro intellettuale non potrebbe mai essere comprato senza venir snaturato: per esempio, lo scrittore non dovrebbe scrivere per guadagnare: dovrebbe scrivere in quanto abbia veramente da dire qualche cosa. In un organismo culturale libero, il vanitoso non ha nulla o poco da dire, sarebbe subito scoperto. Lo scrittore vero potrebbe dare il meglio di sé alla società, al mondo, non stimolato dalla necessità del guadagno ‒ perché alla sua vita economica dovrebbe provvedere l’organismo economico, esplicando esso parimenti la propria autonoma funzione ‒ ma da necessità umane piú profonde e piú vere: che è la sua possibilità di essere d’aiuto all’umanità.
Esaminando come la metafisica della materia si traduca in una concezione di vita, si può non soltanto scoprire come nasca una tale metafisica, ma soprattutto come essa sia indice di una condizione mentale che non può essere se non alimentata dall’attuale cultura: ma può esserlo proprio perché, in sostanza, essa è l’attitudine da cui questa nasce. Si alimentano reciprocamente, cosí da recare all’uomo l’inevitabilità della loro correlazione e della loro alternativa.
Che uno non sia se stesso è forse l’ipotesi e l’imagine che può spiegare l’enigma materialistico. È possibile che ci siano creature umane, individui, che non siano se stessi? Che questa possibilità si dia, forse è la spiegazione di molti fenomeni di questo tempo. Alla base della marcia mondiale verso materialismo e meccanicismo, può essere veduta una sorta di “possessione” contagiosa: una malattia mentale che tende a essere collettiva e dalla quale in molti la difesa si manifesta sotto forma di nevrosi periodicamente affiorante. In altri tale difesa non riesce a funzionare, e allora il caso è grave. Ce ne stiamo accorgendo ogni giorno.
Come mostrano la scienza e la filosofia della storia, l’uomo evolve da una condizione di “gruppo” verso l’individualità. Il lungo cammino dell’uomo è il procedere da una società di tipo collettivistico, di cui ciascun individuo si sente membro, verso una società individualistica, in cui la possibilità di associarsi – almeno come ideale da conseguire – non è piú l’antica dipendenza dal gruppo, bensí la relazione dell’uomo libero: onde in generale la società comincia a valere in quanto è formata da individui, ciascuno avente con l’altro un rapporto cosciente e autonomo.
Massimo Scaligero
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Tratto da: Il marxismo accusa il mondo, Tilopa, Roma 1964.
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(Nota introduttiva. Questa conferenza, venuta in possesso di un nostro gentile e affezionato lettore, porta qualche refuso nel dattiloscritto, refusi che noi, nella trascrizione abbiamo voluto correggere in minima parte, quelli più ovvii, però lasciamo il resto com’è, perchè prendere appunti durante un conferenza apporta sempre qualche rinuncia alla scorrevolezza del testo, e vogliamo rispettarne l’originalità. Ringraziamo di cuore dunque il sig. Giovanni Fravili che ha desiderato condividere il documento con i lettori di Ecoantroposophia.)
*
Gli Elohim sono Spiriti della Forma. Occupano il terzo posto nella seconda Gerarchia formata dagli Spiriti della Saggezza, del Movimento, della Forma. Sono gli Elohim che dall’antico Sole portano abbasso l’impulso, come mostrai ieri sera, e danno perciò alla terza Gerarchia l’ispirazione a formare sul modello degli archetipi. Ecco perché, durante l’epoca dell’antica Luna formano tra loro una collaborazione basata sulla loro comprensione della vita nell’antico Sole (etere). È dunque una collaborazione che vuol mantenere per tutta l’ epoca lunare, questa integrità dell’impulso etere, come l’hanno preso dal Cristo sull’ antico Sole. Questa integrità di vita sull’antico Sole è sintetizzata nel numero sette, ed il Dottore ci dice che il numero degli Elohim è sette.
Bisogna ricordare che questi spiriti della Forma sono individualità di cui ciascuna ha il suo particolar modo di ricevere l’impulso Cristo, non sono uguali, ma sono in armonia nel modo di seguire il piano divino del Cristo e di sorvegliare la vivificazione della vita nell’etere astrale. Si può dire rappresentano una unità intera in quanto a volontà e vita ma non nel modo di attuarle. Sull’antica Luna si è formata l’ astralità e qui l’ attività degli Elohim si sarebbe formata se l’umanità non avesse dovuto passare sulla terra a quel nuovo impulso per il quale doveva esse individualizzata.
Quando giunge quest’epoca una differenziazione comincia a manifestarsi. Gli Elohim ricevono l’impulso a dotare l’umanità dell’ Io (Io non la manifestazione dell’ Io). Come lo faranno? Essi appartengono alla seconda Gerarchia, si dovrebbe immaginare logicamente che l’Io che esse danno all’umanità corrisponda alla qualità solare a cui essi appartengono. Sarebbe un Io che apparterrebbe al Cristo nella sua qualità di Figlio sul Sole. Ma non è così. Gli Elohim non si regolano sul fatto che appartengono al Sole, ma sul fatto che questa umanità che dovrà essere individualizzata riceve l’ Io sotto l’impulso di Lucifero, già preparato astrattamente dalla terza Gerarchia; Cristo nella sua qualità di Spirito Santo.
È l’impulso di Cristo sull’antica Luna, non sull’ antico Sole. Si arriva così a un concetto dell’ Io che sarebbe l’ Io dell’ umanità dello Spirito Santo o in corrispondenza all’impulso del Cristo entro la terza Gerarchia. Questo Io dell’ umanità si appoggerà sugli Angeli, Arcangeli e Arcai fin ché sarà in sviluppo nell’ umanità e nell’ uomo; più tardi sarà non ristretto a queste ma in contatto con queste. Tale questione entra nella nostra considerazione. Possiamo andare più oltre. Queste questioni verranno con quelle di Caino e Abele, col dramma di Steffen.
Una leggenda dice che Adamo prima di essere il marito di Eva aveva avuto un’ altra moglie, Lilith, l’aspetto femminile di Lucifero. Un’ altra leggenda dice che Eva prima di Adamo ebbe un’ altro marito: il primo Eloha. Riuniamo queste due cose e comprenderemo meglio. Eva è la questione interessante. Adamo prima di essere con lei, ha un’ esperienza di ciò che è femminile per mezzo di Lucifero; riconosce di essere maschile, lo riconosce lucifericamente, cioè puramente e castamente. Eva deve riconoscere di essere femminile non per mezzo di Lucifero ma per mezzo del più alto degli Elohim. Riconosce di essere femminile attraverso la vita solare che è amore puro e saggezza; il risultato è un figlio che si chiama Caino, non figlio di Adamo ma del più alto degli Elohim. Tale figlio avrà in sé l’ eredità del padre e dovrà conoscere la vita nel suo aspetto solare coscientemente non attraverso il padre o la madre ma attraverso sé stesso, nel suo proprio Io. Il padre gli dà questa volontà. Poi si uniscono Adamo ed Eva. Allora Eva non può più rivolgersi al più alto degli Elohim, si entra nella corrente luciferica vera e si produce qualche cosa fra gli Elohim.
Siamo sulla Terra nella qualità solare. Gli Elohim discendono con l’ umanità, con l’ involuzione, ma uno, il primo, discende di più; dal Sole va sulla Luna: È Jahvè. L’ultimo rimane dov’è, è il più alto Elohim di cui non si sa il nome. I cinque rimangono normali; uno è anormale discendendo Jahvè, l’altro è anormale nel senso più alto. Abele nato da Adamo ed Eva, ha regolare sviluppo. Avrà direzione verso Jahvè sulla Luna. Ecco perché Jahvè opera nello Spirito Santo essendo di contrappeso a Lucifero. Abele non cede a Lucifero; molto meno vuol andare a conoscere la vita solare attraverso l’io terrestre, vuol conservare il connesso con Jahvè. Caino ignora Jahvè, non vuole un contrappeso con Lucifero che gli offre occasione di salire; fumo in alto (Abele), fumo lungo la terra (Caino), fumo del sacrificio ed egli commette il delitto, contro la vita per conoscere la vita, si associa con le forze che più tardi sotto Arimane saranno forze di morte; collera. Assassina Abele e così Adamo si mette in connessione e deve discendere verso Arimane; ecco perché la leggenda lo condanna ad andare nel centro della terra con Arimane e con gli Elohim. Jehova s’ è fatto lunare; il più alto Eloha si è fatto solare, gli altri cinque sono frammezzo.
Noi siamo partiti da una domanda: se possiamo stabilire un rapporto con il più alto che con la terza Gerarchia. Possiamo stabilire un rapporto col più alto Elohim che si porterà sul Sole. Sviluppo del Sé spirituale.
Come avviene la redenzione di Abele e Caino?
Abele in noi è Luciferico.
Abele e Caino non sono uomini nel nostro senso; il loro dramma non è terrestre ma astrale quindi è astrale tutto quello che da loro segue. Caino continua, Abele non ha avvenire. Ciò che Caino produce è lavoro della terra; arti e mestieri. Caino produce nell’ astrale per preparare l’uomo a ricevere Arimane sulla Terra. Senza l’azione di Caino non si può conoscere Arimane, né il Cristo risorto né l’ arimanicità della terra. Abele apre la strada per ritornare a Jehova.
In questa leggenda è compresa tutta la storia dell’umanità.
L’immagine si svolge in due dimensioni, ma non bisogna pensare che l’immagine sia piana. L’amore della vita nell’etere solare è una dimensione. Quando si ha l’immaginazione si ha l’impressione di avere la vita; perché la terza dimensione è l’amore.
Sulla Luna l’aspetto del Cristo è Spirito Santo. Il Signor Meebold immagina il padre e lo Spirito Santo come entità differenti. Il signor Mebold risponde che il Padre è un’entità per sé a cui non possiamo arrivare che attraverso il Figlio. L’Io dell’umanità, essendo di natura Spirito Santo si ha la tendenza a personificare. Le persone della Trinità sono l’ Io stesso. Quel concetto di Padre, Figlio, Spirito Santo si conserva sino al Mistero del Golgota. Dopo si deve realizzare il Cristo in sé, prima attraverso l’anima senziente (Graal), secondo attraverso l’Antroposofia (Figlio); terzo in un epoca futura attraverso l’anima cosciente. Questo ci da la base per la grazia.
Si domanda: perché la Genesi comincia – In principio erano gli Elohim –
Risp. Si tratta della creazione dell’uomo in rapporto agli Elohim. L’astralità si forma nell’antica Luna in dodici grandi gruppi che sarebbero le dodici parti del corpo fisico. In queste forme astrali gli Elohim fanno entrare l’ Io che unisce i dodici modelli e ne forma uno che è il corpo fisico dell’uomo.
Si chiede se i pensieri antroposofici sono ombre, ma se si vedono le ombre questo significa che c’è il Sole. Finché non si arriva all’immaginazione non c’è realizzazione. Questi pensieri pensati che sono una realtà in quanto ai pensieri nella coscienza della notte danno la spinta all’immaginazione e lo stesso avviene dopo la morte; ma non fanno la realizzazione. L’azione imprime degli impulsi nella terra. Il pensiero pensato aiuta gli esseri spirituali, ma non serve per la terra; se non è seguito dall’azione non ha influenza sulla Terra per quello che è la sua preparazione alla fase su esposta di evoluzione nel ciclo Giove. Ogni pensiero che noi avviamo è un’ evocazione alle Gerarchie; un pensiero egoistico evoca gli spiriti luciferici, un pensiero materialista evoca le potenze arimaniche, dipende dai pensieri e dai sentimenti che conducono all’azione.
Fare il bene per il bene, oppure, se guardando i miei vestiti penso al lavoro che li ha prodotti li guardo con rispetto sono già questi due modi che conducono a Giove. L’impulso del pensiero si svolge nel mondo astrale; per compiere l’azione dobbiamo adoperare il corpo fisico; la volontà.
Spesse volte le condizioni in cui siamo non ci permettono di dare le idee antroposofiche, ma se siamo come dobbiamo essere, e cioè la nostra moralità è nella linea evolutiva, produrremo l’effetto voluto. Fortunatamente gli esseri spirituali non sono severi; vale anche lo sforzo per poter pervenire a tanto anche se non si riesce. Occorre per questo la tecnica morale che un giovanetto non può avere; occorre mettere il discernimento al di sopra dei pensieri.
Anno XXX n. 10
Ottobre 2025




AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI
(29 SETT. 2024)
1/18071
SILENZIO LUMINOSO DELLA GIOVENTU’
EMERGONO DENSE NEBBIE DALLE SPINE DORSALI
E ALEGGIA IN ESSE:
OLTRE ALLA BLASFEMIA SOLFUREA:
OLTRE ALLA NEGAZIONE DEL COSMICO E DEL SOVRUMANO:
OLTRE ALLA VOLONTÀ PUERILE DEL BESTEMMIARE:
IL PARLOTTIO AUTOMATICO DEL SENZA PENSIERO.
I PESANTI VIRGULTI DELLO ZOLFO OPACIZZANTE.
MA PER DECIFRARE E VIVERE E DISVELARE TUTTO CIÒ:
OCCORRE CHE IN ALTO L’IDEA POSSA SFIORARE
L’ELEMENTO UNITIVO CHE È INDENNE E LIBERO.
OCCORRE TANTA IMMATERIALITÀ CHE POSSA
TAGLIARE IL DENSO E LIBERARSENE.
LA VOLONTÀ CHE PERSEGUE E SOSTIENE L’ATTO DELLA SINTESI:
PUÒ SFIORARE IL CONSACRARE.
– TANTA INTENSITÀ DA PERCUOTERE UN INFERNO –
SI RACCOLGONO ESSENZE INCONTAMINATE
OVE L’ALTO UNIRE MANTIENE L’EVIDENZA
DI UN SIGNIFICATO CHE È IL CUORE DELLA SINTESI.
AVE LONTANISSIMA FOLGORE
INTERNA AL POTERE LOGICO DELL’INTELLIGENZA.
OVE LA SANITÀ ALBEGGIA NELLA LUCE ESTREMA DEL RICORDO E CREA.
ATTO DELL’ASCESI IN CUI PUÒ RINNOVARSI IL COSMO MORALE
E PUO’ RINVERDIRE IL SILENZIO IDEALISTICO
DELL’ETERNA GIOVENTÙ.
OVE L’ESSENZA DELLA FOLGORE È OPERATIVA PRESENZA SOVRUMANA
POICHÈ VI È CHI SPERIMENTA LA SOLA VERITÀ
NEI CIELI DELL’IDEA.
________________________________
2/18072
NEL FUOCO DELL’IDEA
ZOLFO CARNEO DELL’ELASTICO INSUPERBIRE
NEI MEANDRI DELLA BASSA CEREBRALITÀ
IN CUI LE ENERGIE CORPOREE SONO ANIMATE
DA UNA SUBUMANA INTELLIGENZA CHE BRAMA IL CAOS.
MANDRIE DI INSUPERBITI NEL NULLA ANIMICO
IN CUI NON VI SONO SENTIMENTI
MA SOLO TENACI LAMPI DI MALIGNITÀ VOLITIVA.
NELLA SPONTANEITÀ DEI SENZA IO.
LA VOLUTTÀ DEL LACERARE A TRADIMENTO
SUPERA DI MOLTO LE RECITATE APPARENZE UMANE
ORMAI PALESEMENTE INCRINATE E CROLLATE E ABBANDONATE.
I SERVI MAGGIORI DI ARIMANE
NON HANNO PIÙ RITEGNO
E INFRANGONO I LIMITI DEL SEMPLICE MENTIRE
MOSTRANDO INFINE LE PROPRIE INFERNALI DEFORMITÀ.
MA È SOLO LA DEBOLEZZA CHE LI SPINGE A DISVELARE QUANTO NASCONDEVANO NELLA PERFIDIA MILLENARIA.
LA MOSTRUOSITÀ RESA PALESE
PERDE PROSELITI NEI CUORI DELLE GENTI
E NON PUÒ PIU’ FARE TENDENZA.
NON PUÒ PIÙ CONVINCERE MENTENDO.
UNA MISTERIOSA LUCE CONSUMA I MOSTRI
E LI SPINGE ALLA DISFATTA.
IN ALTO
FRA LE FORZE FORMANTI
CHE PLASMANO I DESTINI
SI CREANO SQUARCI DI VIVENTE VERITÀ
CHE APRONO BRECCE FRA LE MURA DEL MENTIRE.
POTENZE UNITIVE NELL’ALTO PENSARE
ATTUATE IN PIENA LIBERTÀ
PERMETTONO DI OPERARE VIVENTEMENTE OVE NON ESISTONO OPINIONI
MA SOLO VOLUTI ATTI DI LUCIDITÀ NEL RICORDARE.
FRA LE PURE ESSENZE DEL LOGICO BENE.
E IL MENTIRE È DISSOLTO O CONTRASTATO
OVE PRIMA OPERAVA SOLITARIO E DOMINANTE.
FOLGORE E FERRO CELESTE
POSSONO MINIMAMENTE RECIDERE
LE RADICI DEL MALEDIRE
IMPRIMENDO LA PURA ESSENZA LOGOS.
POTENZE DELLA SOLA VERITÀ
CHE È ANCHE UN VALORE OPERANTE :
PREPARANO ARMONIE E LE IMPRIMONO.
NEL FUOCO DELL’IDEA VOLUTA CONTEMPLANDO.
_________________________________
3/18073
VALORE OPERATIVO
IL TEMPO IL FUOCO L’ORO LA SPERANZA.
IL TEMPO RISALITO NEL FUOCO DELL’IDEA
E’ ORO CHE RIACCENDE LA SPERANZA
POICHÈ IN ALTO SFIORA I PALPITI DI FORZE
CHE PRECEDONO I DESTINI
E NE INTACCANO I VELENI.
RISANANDO.
SPIRE RAGGELANTI NEI SOLFUREI MARI
DEL PULVISCOLO CHE ODIA ENERGIZZANDO:
VENGONO SQUASSATE DALL’URTO DELL’ALTO UNIFICARE NEL PENSARE CHE GIUNGE A FARSI ESSENZA DI UN SEMPLICE RICORDO.
NEGLI APICI IN CUI LA SINTESI VOLUTA È MANTENUTA:
È VERITÀ
PUREZZA
EDIFICAZIONE DI POTENZE.
GLORIA.
STRENUO L’OPERARE INNANZI AL PROFONDO OTTENEBRARE:
OTTIENE COMUNQUE VITA DI VERITÀ REALE E AGENTE.
NEL CUORE DEL SANARE E DEL RIEDIFICARE.
ED È AUREO SUGGELLO DI VITA SOVRAMENTALE NELL’AURA INTELLETIVA DELLE GENTI.
E LA VITA DELLE SENSIBILITÀ INTERIORI
CHE È DIRE LA VISTA PROFONDA DELLE ANIME
NELL’INTENSISSIMO RIUNIRE LE EVIDENZE DELL’IDEA:
PALPITA NEL RISORGERE E NEL RETTIFICARE AUREO DELLA VERITÀ
CHE È VALORE OPERATIVO.
IL SOLO FONDAMENTO.
L’ULTIMA FRONTIERA LOGICA
IN CUI È PRESENTE L’ESSENZA LOGOS
DELL’AUREA INTELLIGENZA.
FOLGORE ARCANGELICA
E CUORE DI METEORA.
__________________________________
4/18074
SINCERI NEL VIVENTE
OVE LA MALVAGITÀ È PROFONDA
ED È UNA CORRENTE ESTRANEA ALLA COSCIENZA DELL’INDIVIDUO:
LÀ FRA IMPERCETTIBILI SFUMATURE
DILAGANO POTENZE CHE PRECLUDONO L’ACUME
E L’INTELLIGERE VERO.
A CIÒ NON VI È ARGINE NÈ DIFESA
SE NON LO STRENUO AGIRE NEL CENTRO DELL’ASCESI.
NEL CUORE DELLA SINTESI.
OVE L’ATTO COSCIENTE CONTEMPLA IL PROPRIO
UNIRE I SIGNIFICATI DELL’ANALISI.
NEL CENTRO DEL CONTEMPLARE:
AVVIENE IL DENUDARSI DELLA MENZOGNA
CHE ALTROVE
– AI BORDI DELLA COSCIENZA –
ESTRANEA OSTILE E PERSISTENTE
IMPONEVA NUOVE SENSIBILITÀ PERVASE DA POTENZE DEL NEGARE.
POTENZE – FORZE – CHE NON ERANO ARGOMENTI
NE OPINIONI MA ESTRANEE – SUBUMANE – BRAME.
PULVISCOLO DI ENERGIE
IL CUI SCOPO È OCCLUDERE E PARALIZZARE
OGNI LUCE MORALE.
IMMALVAGENDO.
MENTRE IL FARFUGLIARE CEREBRALE
OSTRUIVA OGNI CONCEPIRE SECONDO VERITÀ.
L’ATTO DELL’ASCESI
IN VARIO GRADO E MISURA
LACERA TUTTO CIÒ.
REIMMETTE LÀ OVE L’ACUME
PER POTER PENSARE NEL CUORE DELLA SINTESI:
OSSIA PER POTER MANTENERE PRESENTE
UN SIGNIFICATO PRIVO DI PAROLE MENTALI:
DEVE MANIFESTARE FEDELTÀ COSCIENTE
ALL’ESSENZA LOGICA RICORDATA.
AZIONE DI VOLONTÀ NELL’ESTREMO PENSARE
CHE OTTIENE DI REINNALZARE I LIVELLI DI PENSIERO.
ALLA LUCE DEL LOGOS.
A TAL PUNTO PERENNEMENTE
RISORGE IL LIVELLO MORALE
DELL’ESSERE SINCERI NEL VIVENTE.
SULL’ONDA DELLA VOLONTÀ
CHE PUO’ FINALMENTE CONSACRARE.
OVE LE FIAMME DELL’ARCANGELO
REINNALZANO IL PENSARE
E LO PORTANO AD AGIRE
QUALE FORZA DIRETTA DELL’ETERICO SOLARE.
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5/18075
FERRO INCORONATO
LA MISERIA DI ANIME RAPPRESE NEL CREPUSCOLO
INTRALCIA L’OPERARE DEL VIVENTE AUREO.
IL CREPUSCOLO È LA STASI DELL’ACUME.
LA PARALISI DIALOGANTE IN CUI MASSE DI PAROLE MENTALI IN URTO FRA LORO
SI ACCALCANO MOSSE SOLTANTO DALL’OPACO CAPRICCIO DEL MOMENTO.
TEMPESTE DEL FARFUGLIARE CEREBRALE
IN CUI ANNEGA E SOFFOCA
L’ANELITO PROFONDO DELLE ANIME.
ANELITO CHE NON TROVA CONCETTI E IDEALI
ATTI A FARLO RICONOSCERE.
ANIME SPLENDENTI NON TROVANO CONTATTO
CON L’ESSERE PENSANTE DELLA LORO INDIVIDUALITÀ PERSA NEL CHIACCHIERICCIO CEREBRALE.
PICCOLE E GRANDI MALIGNITÀ CEREBRALI
PERCORRONO I SENTIERI DELL’INTELLIGENZA
E LA SPENGONO.
MANCANO GLI ESEMPI
E LE GRANDI VIE VERSO L’ASSOLUTO.
NEL CENTRO DI TALE PROLIFERARE DI OTTUSITÀ
E BLASFEMIA CEREBRALE:
SOLO L’ATTO DELL’ASCESI
PUÒ OTTENERE L’IMPOSSIBILE RISVEGLIO.
STRATI E STRATI DI ANIME BANALI
POSSONO OTTENERE ATTIMI DI ASSOLUTO
SE UN MINIMO DI LUCE ETERICA È RIACCESO.
SE UN MINIMO LAMPO SOVRAMENTALE
SQUARCIA I PLUMBEI ORIZZONTI
E LI SOVRASTA.
AVE NELL’AURORA PALPITO DI LUCE SOVRUMANA
CHE GIUNGE OVE L’IMPOSSIBILE ATTESO:
PER ATTIMI PERCORRE I SENTIERI DEGLI UMANI.
REINNALZANDO I CIELI DELLE SENSIBILITÀ INTERIORI.
FOLGORE CHE – IMPREVISTA – APRE LA VIA
AI NUOVI CONTORNI DELLA MERAVIGLIA
IN CUI È RIPOSTO IL SACRO.
SOLE DEL RITO D’OCCIDENTE
CHE PUÒ TRAVOLGERE GLI INFERNI GLOBALISTI.
ARA DEL SIGNORE DEL FERRO INCORONATO
NELL’ORO VIVENTE DELL’ARCANGELO.
ALTARE DELL’ASCESI CHE GIUNGE A FARSI RITO.
OVE IL PENSARE È ATTO SOVRUMANO
CHE RIEDIFICA IL SOLARE.
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HELIOS FK AZIONE SOLARE
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Al termine del secolo XVIII, da condizioni fondamentali diverse da quelle in cui oggi viviamo sorse da sostrati profondi della natura umana l’aspirazione verso una nuova costituzione dell’organismo sociale. Si proclamarono allora, come segnacolo di questa nuova costituzione, le tre parole: Fratellanza, Uguaglianza, Libertà. Ognuno di noi che abbia meditato o meglio sofferto il problema sociale, non può non aver sentito, davanti a questo motto, il piú vivo anelito, misto però a strani sensi di ripugnanza. Come non sentire, per esempio, la piú forte attrazione per tutto ciò che è fraternità fra gli uomini? Eppure, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che nella vita vissuta, nella vita sociale attuale, vi sono, al raggiungimento di questa fraternità, barriere che i diritti della nostra individualità non ci consentono di abbattere. Cosí pure le esigenze della giustizia gridano ad alta voce nella nostra coscienza i diritti all’uguaglianza tra gli uomini; eppure quale problema piú insolubile, che quello di armonizzare, in molti casi, l’uguaglianza con la libertà individuale? Vi è in ciascuno di noi qualche cosa che sentiamo non essere uguale a qualche cosa che è negli altri, e che nella sua eterogeneità domanda libertà di manifestazione al di là di qualsiasi giogo livellatore. Sono contraddizioni cosí profonde e stridenti, che possono veramente portare alla disperazione un’anima che sia viva e abbia palpiti non solo per ciò che la colpisce individualmente, ma per tutto ciò che riguarda l’umanità intera. Eppure sarebbe falso disperare di noi e crederci inumani o perversi appunto quando ci sentiamo soffrire di tali contraddizioni. È precisamente allora che la nostra profonda e completa umanità fa meglio valere i suoi diritti. Tali contraddizioni esistono veramente nella vita vissuta e sono pienamente giustificate.
L’uomo è un’unità; ma è un’unità assai complessa. Se noi guardiamo alla sua individualità interiore dobbiamo riconoscere ch’essa consta, per cosí dire, di tre grandi sfere fondamentali, che non si possono confondere l’una con l’altra: quella del pensare, del sentire e del volere. E se ogni individuo, dapprima per educazione altrui, poi per auto-educazione, non sa prendere in mano le redini di se stesso e assegnare a ciascuna di queste tre sfere il suo campo d’azione e i suoi limiti, ne deriva la piú grande disarmonia nella vita interiore dell’uomo, disarmonia che porta con sé tutte le debolezze, gli scetticismi e le nevrastenie, per non nominare il peggio, che sono oggi all’ordine del giorno. Cosí il non riconoscere che queste tre sfere dell’individualità umana corrispondono a tre sfere dell’organismo sociale, altrettanto diverse tra loro, e il non assegnare a ciascuna il suo campo d’azione e i suoi limiti, porta alle disarmonie sociali, alle crisi, alle scosse rivoluzionarie in cui il mondo attuale si dibatte. Il nostro organismo fisico, che è soggetto alla sapienza primordiale di madre Natura, mostra ben altra sapiente spartizione di funzioni da quella che noi abbiamo finora saputo coscientemente introdurre, sia nel nostro organismo morale individuale, sia nel nostro organismo sociale. Nel nostro organismo fisico noi vediamo tre sistemi, operanti simultaneamente, l’uno accanto all’altro, ma ciascuno con una certa indipendenza, e precisamente: l’organismo della testa che comprende la vita dei sensi e dei nervi; l’organismo del petto, che comprende la respirazione, la circolazione del sangue, e tutto ciò che si manifesta con atti ritmici; e finalmente, tutto quel complesso di organi e di attività connessi con il ricambio della materia. E noi vediamo come questi tre sistemi della testa, della circolazione e del ricambio, riescono a mantenere il funzionamento generale dell’umano organismo, appunto perché operano con una certa autonomia, perché non esiste un assoluto accentramento nell’organismo umano, e ciascuno di questi tre sistemi ha un rapporto speciale, per sé stante, con il mondo esterno: il sistema della testa per mezzo degli organi di senso, il sistema del petto per mezzo della respirazione, e il sistema del ricambio per mezzo degli organi della nutrizione. Che cosa avverrebbe nel nostro organismo fisico se il cervello volesse digerire, lo stomaco respirare, il polmone pensare ecc., o se queste funzioni venissero compiute confusamente da tutti e tre i sistemi fusi insieme? Eppure quest’idea cosí grottesca noi la mettiamo in atto nella nostra unità statale, dove le funzioni sociali che corrispondono analogicamente alle funzioni fisiche suddette, vengono compiute nella piú caotica confusione, con i bei risultati che tutti possiamo constatare. Perché non imparare da madre Natura come un organismo debba funzionare per avere possibilità di vita sana, e come da una savia scissione di funzioni possa derivare da sé, come risultato, una superiore armonica unità?
Nell’epoca attuale, in un organismo sociale sano la grande sfera della vita economica, che comprende tutto ciò che è produzione, scambio e consumo di merce (e non deve comprendere altro che questo) dovrebbe essere interamente separata dall’altra, radicalmente diversa, che è quella dei diritti, dei rapporti di giustizia che devono intercedere tra uomo e uomo, indipendentemente da tutto ciò che è produzione, scambio e consumo di merce; e, distinta da queste due, dovrebbe agire in piena autonomia una terza sfera che comprende invece tutto ciò che ha origine dalle facoltà individuali dei singoli uomini. In tre grandi organi fondamentali collaboranti, sí, ma in piena autonomia l’uno dall’altro, dovrebbe essere suddiviso oggidí l’organismo statale per avere possibilità di vita sana e inconturbata: la vita economica, la vita politica e giuridica, e la vita spirituale. In quest’ultima deve dominare la libertà. Qui lo spirito umano, sia esso quello di un umile lavoratore che escogita il modo di far funzionare un congegno, oppure quello di Galilei dinanzi alla lampada oscillante, deve esser solo di fronte al suo dèmone (per dirla con Socrate), al suo Genio; e una vera ispirazione non potrà mai aver luogo se non nella piú assoluta libertà. Ma appunto per ciò tutto quello che scaturisce dalle sorgenti dello spirito umano deve anche fluire dentro l’organismo sociale nella piú piena libertà, senza restrizioni di sorta né da parte della vita economica, né da parte dello Stato. Quando invece scendiamo alla zona intermedia, là dove devono venir stabiliti e amministrati i diritti degli uomini come uomini, cessa il regno della libertà e comincia quello dell’uguaglianza. Sí, vi è una zona nella quale chiunque porta effigie umana è veramente uguale al suo simile. Questa è la sfera della giustizia, dove uomini e donne, vecchi e giovani, (non si parla naturalmente di bambini), ricchi e poveri, lavoratori di testa e di braccia, hanno l’identico diritto di voto; poiché qui non si trattano questioni per le quali occorre una speciale competenza, bensí questioni d’interesse generale umano; e qui l’uguaglianza è al suo posto. Ma nella terza zona, dove si provvede alla produzione, allo scambio e al consumo di merci, la libertà porterebbe al caos, l’uguaglianza all’assurdo. Qui invece è al suo posto la fraternità; e cioè la fraternità dell’associazione, sulla quale soltanto può fondarsi un lavoro proficuo per la collettività; l’associazione tra i lavoratori di una stessa azienda, delle varie aziende tra loro, dei produttori con i consumatori e cosí via.
Considerati sotto questo punto di vista, i tre ideali di libertà, uguaglianza, fraternità manifestano il loro valore effettivo. Se in una forma sociale astrattamente centralizzata portano a inestricabili contraddizioni, in un organismo sociale sano, suddiviso nelle sue tre grandi sfere fondamentali, ognuno di quei tre ideali darà ad ognuna delle tre sfere la forza e l’ispirazione ch’essa particolarmente richiede, e soltanto cosí potranno cooperare insieme in maniera feconda.
Della necessità di questa tripartizione dell’organismo sociale e del modo come introdurla a poco a poco nei singoli organismi statali ora esistenti, a seconda dei bisogni particolari di ciascuno, cosí che nulla vada perduto di ciò che è preziosa conquista del passato, tratta il libro di Rudolf Steiner I punti essenziali della questione sociale nelle necessità vitali del presente e dell’avvenire, la cui lettura raccomandiamo vivamente ai nostri lettori, essendo questo cenno assolutamente inadeguato a darne un’idea. Diceva il Giusti: «Il fare un libro è meno che niente / se il libro fatto non rifà la gente». E aveva ragione. Ma, conveniamone: perché un libro possa rifare la gente, occorre pure che questa sia disposta a fare lo sforzo necessario per mutare le proprie idee abituali, comode come le vecchie scarpe; che sia disposta ad accogliere le idee nuove, a studiarle e meditarle con la propria testa, a cimentarle al contatto con la vita vissuta; ad offrir loro, insomma, quella materna elaborazione che la terra dà al seme, e senza la quale nemmeno il granello piú turgido di vita può germogliare.
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Lina Schwarz, La tripartizione dell’organismo sociale secondo lo Steiner, in «Bilychnis», Rivista di studi religiosi edita dalla Facoltà della Scuola di Teologia Battista di Roma, agosto 1920, anno IX, f. VII, vol. XVI.2
Per gentile concessione de L’Archetipo
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Sulla questione dell’avvelenamento di Rudolf Steiner al ‘Rout’ svoltosi la sera del 1° gennaio 1924, vi è la triplice concorde testimonianza, in primis della stessa Marie Steiner, poi di Ilona Schubert-Bögel e di Lidia Baratto Gentilli.
Il suddetto episodio criminale si inserisce nella feroce e serrata lotta – una vera guerra senza quartiere – che la Parte Avversa decise attuare contro la persona di Rudolf Steiner e la sua corrente spirituale.
Per attuare con efficacia tale guerra venne inviato ad Arlesheim come parroco un sacerdote di nome Max Kully, il quale non si ritrasse di fronte ad alcuna mala azione nei confronti del Dottore, diffondendo le calunnie più inverosimili, e facendo opera di vasta diffamazione contro di lui. E ad un certo dalle parole la Parte Avversa passò ai fatti: prima serie di minacce velate o aperte sui giornali stessi di Basilea, nei quali si avvertiva Rudolf Steiner di stare bene attento a che “una ‘scintilla spirituale’ non mandasse in cenere il Goetheanum”, alle quali seguì una riunione della locale Lega Cattolica, diretta dal suddetto Max Kully, la sera prima dell’incendio del Goetheanum alla Taverna Ochsen di Arlesheim, nella quale furono pronunciate alte minacce contro il Goetheanum e lo stesso Rudolf Steiner.
Nel pomeriggio del giorno dopo – ed abbiamo la testimonianza scritta di Ilona Schubert-Bögel che vide salire sulla colina di Dornach un membro attivo di tale Lega, di nome Jakob Ott, di professione orologiaio, il quale in precedenza si era infiltrato – con la doppiezza tipica ellai “jesuitica schola” – nella Società Antroposofica. Ilona Schubert disse a sua madre,che l’accompagnava: “Cosa ci viene a fare costui quassù?”, ed ebbe un brutto presentimento. In effetti, costui agì come incendiario, e il suo scheletro calcinato fu trovato, assieme ad oggetti personali che la famiglia riconobbe, tra le macerie incenerite del Goetheanum.
Vi fu – sempre ad opera della Parte Avversa – il tentativo dopo la prima guerra mondiale di staccare gli stati tedeschi cattolici e di unirli all’Austria ultracattolica, al fine di ricostituire il Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca. Tale tentativo viene riferito dallo stesso Dottore all’interno della Scuola esoterica, invitando i membri della medesima alla massima vigilanza. Nella stessa occasione Rudolf Steiner riferisce che, per realizzare un tale nesfasto e nefando progetto, i loro ideatori vedevano necessario lo spazzar via la Società Antroposofica, la neonata Christengemeinschaft, e l’eliminazione fisica di Rudolf Steiner stesso. E ci sono anche i riferimenti documentari di una tale lucida e cinica follia. Discorsi esattamente simili venivano fatti in Italia una venticinquina d’anni fa dall’integralista cattolico, ‘maître-à-penser’ di Alelanza Cattolica e della Lega Nord, Gianfranco Miglio, ossia unire Baviera, Austria e Italia del Nord sotto una restaurata monarchia asburgica. Come diceva quel ottimo paganaccio impenitente di Arturo Reghini, l’immonda belva d’Oltretevere perde il pelo ma il vizio, quello no!
Ed infatti – ad ulteriore conferma della “invarianza del metodo” – così scrive, nella nota biografica su Reghini, Giulio Parise, suo amico, riferendo eventi dell’epoca del Gruppo di UR: “e poi venne in abito talare l’agente provocatore della mai troppo infamata compagnia, che fu a un pelo dal salvare l’anima di Arturo Reghini e mia a colpi di rivoltella”.
Non vi fu – a mio parere – “ispirazione” proveniente dai Palazzi chiusi dalle Mura Leonine: vi fu un preciso ordine omicida per quel che riguarda l’incendio del Goetheanum a San Silvestro del 1922, e ordine omicida fu impartito dalla stessa fonte mandante per l’avvelenamento Di Rudolf Steiner, che, pur non riuscendo interamente nell’intento, fu un colpo fortissimo contro la vitalità del Dottore. Anche se a trascimarlo alla tomba furono poi decisivi l’imbecillità, la faciloneria, il pressappochismo, la mancanza di serietà, i tradimenti, gli errori e le colpe degli stessi antroposofi.
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Anno XXX n. 9
Settembre 2025

