ARTE

SOGNO DI NATALE ( di Luigi Pirandello)

Auguri amici lettori, sulle magnifiche note di un brano musicale ormai così tanto amato da essere entrato nel canone dei canti natalizi nonostante il testo possa esularne alquanto; il brano, di L. Cohen, è interpretato in questo live dell’anno passato in maniera magistrale dall’artista Elisa, e ne consigliamo l’ascolto completo, perché in certi momenti tocca apici difficilmente imitabili. Di seguito vi proponiamo poi la lettura di un racconto del grande Pirandello.

………………. 

*
SOGNO DI NATALE

luigi-pirandello

di Luigi Pirandello

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: – Buon Natale – e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

– Non dormono… – mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto…

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:

– Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

– E per costoro – disse Gesù entro di me – sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

– Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.

– La città, Gesù? – io risposi sgomento. – E la casa e i miei cari e i miei sogni?

– Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

– Ah! io non posso, Gesù… – feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

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BUON NATALE

a tutti Voi da Ecoantroposophia.it

 

ALBERO DI NATALE, ARTE, MUSICA, POESIA

ETERNA AURORA

11 LUGL 2018 FKHSIFS 012

HELIOS SOLE INVITTO 23 GIU 25 LUGL 2018 FKHSIFS 005

INFINE S’ANNUNCIA LA LUCE NEL CIELO DA CUI TENEBRA FUGGE

E PIU ALTO IL FUOCO S’ACCENDE AMPLIANDO IL CALORE

MENTRE IL GELO SI ESTINGUE POICHE’ LA SPERANZA DIVENTA REALE MIRACOLO ECCELSO.

RINASCERE AL SOLE IN ETERNO E’ IL RITO CHE COMPIE CHI SEPPE MORIRE.

CHI EBBE LA FORZA DI RICONOSCERE AMORE QUANDO TUTTO IL PLAUSIBILE IMPONEVA IL DESERTO DEFORME DEL NOTTURNO INCUPIRE.

E’ NATO E RISORGE IN ETERNO IL SOLARE.

CALORE : E DIVINA BELTA’ SCOLPISCE ARMONIA NEL CUORE DEI FEDELI IN ACUME.

E’ SORTO E RINASCE IN ETERNO IL CALORE DELL’IO CHE SEPPE INNALZARE L’UMANO NELL’AURA DEL LOGOS.

ETERICA FIAMMA PENSIERO CHE VIVE NEL RINATO FRAMMENTO DI LUCE CHE UNISCE I CONCETTI E LI PONE DINANZI AL VALORE ASSOLUTO IN CUI PALPITA L’IMPOSSIBILE AMORE.

AVE SUPREMA SCINTILLA DEL SOLO VALORE CHE INCORONA L’ALTARE DEL DIVINO FANCIULLO IN CUI L’UMANO RISORGE AL SOLARE DI CUI MANTENNE IL RICORDO E L’ANELITO ESTREMO.

E PER ATTIMI ETERNI NELLA LUCE VI E’ SOLO POTENZA SCULTOREA DEI CIELI.

NITIDISSIMA ALATA VIRTU’ CHE PALPITA E INFIAMMA.

SOVRUMANO CHIARORE SI APPRESTA E RISANA.

ELEVANDO.

ETERNA E’ L’AURORA CHE INFINE PERMETTE IL VIVENTE RISTORO.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

HELIOS-FUOCO-SOLARE-FK-18-OTT-2012-FK-0041

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ALBERO DI NATALE, ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI (29 SETT. 2018)

 30MAGG 2018 FKHSIFS 063 2

1/18041

NUOVO AMORE

AFFILATA INTELLIGENZA NEGLI ISTRUITI DALL’ELETTROMAGNETISMO.

DILIGENTE E PRECISO ACUME EDUCATO FRA I MISTERI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE.

DEDITI ALL’ELETTRONICA SOPPORTANO TUTTO TRANNE LE ARMONIE.

SALINA RABBIA SPREZZANTE LI DIVORA SE LUCE SOVRAMENTALE URTA LA LORO SOGLIA.

I DISCEPOLI DI ARIMANE NON SANNO COSA AMARE.

NON SANNO DOVE AMARE.

LA LORO DEVOZIONE E’ SOLO UMILTA’ OBBLIGATA DINANZI AI MOSTRI DELLA MEMORIA OSCURA.

VIVACI NELLA PIETRA SONO ATTERRITI DAL VIVENTE IN CUI DOMINA IL SOLE.

EPPURE DALL’INCONCEPIBILE PUO’ SORGERE IL SOVRUMANO SGUARDO CHE LI FOLGORA.

ACCESO OVE REGNA L’AMORE CHE SOLLEVA.

OVE LO SCULTOREO LAMPO CONTEMPLA IL POTERE DELLA FORMA

IN CUI L’ESSENZA DEL CONCETTO E’ VOLITIVAMENTE RICORDATA.

NEGLI APICI IN CUI

-PER ATTIMI SENZA TEMPO-

IL SOVRAMENTALE VIVE E RESPIRA.

CONSACRANDO.

ARGINE ALLA FOLLIA MECCANICA E SUA POSSIBILE REDENZIONE.

MENTRE SCOMPARE LA SALINA RABBIA DEL TENACEMENTE INSERITO NEL SUBUMANO ACUTAMENTE CALCOLARE IL GELO.

TUTTO SPAZZATO VIA DINANZI ALL’IMPREVEDIBILE TEMPESTA

IN CUI L’ETERNITA’ –PER ATTIMI- IRRAGGIA LA FERREA IMPRONTA CELESTE

CHE RIEDIFICA  L’UMANO.

ARCANGELICA IRRUZIONE DEL RISORGERE CREANDO.

OVE L’IMPERCEPIBILE ALTO RESPIRO DEL PENSARE MUOVE GLI UNIVERSI

ED ATTRAVERSO LA LIBERTA’ DELL’UOMO : LI RIEMPIE DI NUOVO AMORE.

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 2/18042

DAL CENTRO DELL’IDEA

ALTA IMMATERIALITA’ ERIGE IL SUO SCOLPIRE.

E NEL PROFONDO DELLE CARNI ENERGIZZATE :

SI IMPRIME LA LA POTENZA FORMANTE CHE NON HA APPETITI.

NEL VILUPPO DI FORZE IN CUI LA FRENESIA SANGUIGNA FINGE DI POTER PENSARE :

ED ESPRIME INFINE OPINIONI CHE PROVENGONO DAL BUIO :

E GIURA SU EVIDENZE CHE ESISTONO SOLO PER POTER NEGARE :

SI AFFERMA E SI IMPRIME  UN VALORE CHE LE TAGLIA.

ATTIMI IN CUI VI E’ IL DISVELARSI DELL’IMPURO.

APICI IN CUI L’ILLOGICITA’ CHE MENTE VIENE ISOLATA

ED APPARE QUALE E’  : ENERGIA CHE BRAMA NEL MENTIRE.

– MENTRE RIFULGE LA STELLA INCORONATA –

AUREO FERRO TENUISSIMO CHE IRRAGGIA DAL CENTRO DELL’IDEA.

APICI IN CUI IL CONCETTO CONTEMPLATO ASSURGE A VIVENTE METRO DELLA SOLA VERITA’.

ESSENZA REDIMENTE DEL REALE

CHE SOLO L’UMANA LIBERTA’ PUO’ GIUNGERE A FAR MANIFESTARE.

LUNGO GLI UMANAMENTE IMPERCEPIBILI SENTIERI DELL’ASCESI

IN CUI DALLA VOLONTA’ IMMESSA NEL PENSARE

L’ARCANGELICO VALORE PUO’ IRROMPERE SANANDO.

UNICA ARMA CAPACE DI SBIOLOGGIZZARE IL DENSO DISSOLVENDO IL MALE.

UNICA ARMA IN CUI L’ETERNA MERAVIGLIA E’ L’IMPOSSIBILE REDIMERE.

ARGINE E INALZAMENTO NEL CUORE DELLA FOLGORE.

ATTO DEL PENSARE NEL RITO DELL’IDEA IN CUI IL GIUSTO ANELITO ENUCLEA L’ESSENZA DELLA FIAMMA.

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 3/18043

RESPIRO SOVRUMANO

I LUOGHI ESISTENZIALI IN CUI LA VOLONTA’ GALOPPA TRISTE E SPIETATA.

NELLA FALSA EVIDENZA DI UN EFFICIENTISMO SENZA GARBO.

L’AFFANNO DI CHI SENZA SPERANZE MUOVE NEL CAOS

E VIGOROSAMENTE AL CELESTE RESPIRO SI SOTTRAE.

MORENDO AL COMPITO DELL’IO.

TURBINIO DI VOLONTA’ CHE INFINE GIUNGONO AL MALIGNO.

ACUTI NELLA DENSITA’ DELLA MATERIA NON SANNO PERCEPIRE ESSENZE

E QUINDI NON SANNO RAGIONARE.

PERDONO LE CONNESSIONI LOGICHE QUANDO SI TRATTA DI VERITA’ E GIUSTIZIA.

NON POSSONO MUTARE : POSSONO SOLTANTO PEGGIORARE.

SOLO DALL’ATTO LIBERO DI ALTRI

SUBIRANNO IL RESPIRO SOVRUMANO CHE POTRA’ PLACARLI.

SOLO L’ATTO ETERICO DELL’INTELLIGENZA IN CUI SI MANIFESTA L’AUREITA’ DEL LOGOS : POTRA’ RESTITUIRE IL RESPIRO SOVRUMANO A QUELLE VOLONTA’ SCHIACCIATE NELPESO INCAROGNITO DEL PLAUSIBILE.

SOLO NEGLI APICI IN CUI IL CONCETTO CONTEMPLATO GIUGE A FARSI VITA DELLA FOLGORE :  PUO’ SORGERE DALL’IMPOSSIBILE IL RIEQUILIBRIO DELLE FORZE.

FISIONOMIE CELESTI DISSOLVERANNO I TRATTI DEL BESTIALE.

CUORE DI METEORA CHE INTERNO AL CONCESSO LAMPO DELL’IDEA

PUO’ PORRE AL COSPETTO DEGLI DEI QUANTO DI ABERRANTE SI ANNODAVA NEL CAOS DELL’UMANO DECADUTO.

PERMETTENDO IL CONSACRARE.

ATTO LIBERO DI CHI FEDELTA’ MANTENNE  NEL PERENNE RIASCENDERE ALL’ESSENZA TRAMITE L’INSIEME DEI CONCETTI CONTEMPLATI RICORDANDO.

UNICO ELEMENTO CHE PERMETTE IL DIVINO FOLGORARE.

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 4/18044

NUOVO ORO

CERTI SOLO DELLA CONFORMITA’ AI CODICI

ALBERGANO ANIME BALBETTANTI E PRIMITIVE.

ANIME GIURIDICHE IN CUI NON ALITA ALCUNA VITA INTERIORE.

INTENSO ACUME FRA GELIDE NORME E VITA ISTINTIVA RICOLMA DI MOSTRI.

VIVONO SEPARATI DAL RESTO DEGLI UMANI

ADORANDO ENTITA’ DI GELO E DI MISERIA.

FRA PIETRE INTELLETTIVE DI CUI NON COLGONO L’ORRORE.

ACIDE CARNI RECITANTI PENSARE

IL CUI UNICO IMPEGNO E’ RINNOVARE LA MORTE INTERIORE ED INFLIGGERLA.

SUBISCONO VERTIGINE E DOLORE QUANDO UN VALORE AUREO VIVE LE LORO ESSENZE E DALLE ARMONIE GIUDICA QUEI MOSTRI.

INTACCANDO LA SOLIDITA’ INFERNALE  DI QUEL RAZIOCINIO SORDO ED IMPLACABILE.

ALTRE EVIDENZE –LE VERE- PERCORRONO QUEI LUOGHI DEL MORIRE.

ED UNA ESSENZA SACRA SI IRRAGGIA DALLE FORZE DEL CONNETTERE

IN CUI IL SILENZIO ACCOGLIE LA VOLONTA’ PROTESA NEL MANTENERE UNITO IL SENSO DEL RICORDO CHE E’ LA FORMA DI UNA INTELLIGENZA SPESA FRA I CONCETTI.

POICHE’ INTERNO ALL’UNIRE LOGICO SI MANIFESTA IL SOLO VALORE.

LAMA DELL’ARCANGELO E SUO SCETTRO.

MENTRE AVVAMPA DI NUOVO ORO QUANTO DI SACRO AVVIENE NELL’ASCESI.

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 5/18045

BIANCO VISO

DEFORMITA’ E VECCHIAIA NEL TURBINE DELL’ANTIUNIRE.

FLUSSI DI ENERGIE NEL SANGUE INFETTO

GENERATO DA VOLONTA’ SPESA NEL FALSO AGIRE.

COLORO CHE PORTANO A COMPIMENTO UMANO IL FALSO CONCEPIRE.

ABOMINEVOLI OPINIONI DIVENUTE AZIONI PROLUNGATE

TRAPASSANO NELLA FUTURA DEFORMITA’.

NOTTE DELLA SECONDA MORTE ATTENDE AL VARCO I FUTILI DEL MAGICO INCRUDELIRE.

MA OVE LA BELTA’ FOLGORA DAL BIANCO VISO :

PUO’ ACCENDERSI LA FORZA DEL SOLO RISANARE.

FUOCO DELL’IDEA CHE –FORTE DEL GIUSTO ANELITO- GIUNTA A CONTEMPLARE IL SENSO DI QUANTO HA RICORDATO  (MANTENENDO E RINNOVANDO GLI APICI RAGGIUNTI) : SI PONE QUALE STRANIERA FORZA NEL CAMPO DEL DEFORME E LO CONSUMA.

RITO DEL TEMPO ULTIMO

IN CUI LA LIBERTA’ DELL’UOMO

PUO’ GIUNGERE NEI CIELI A RIPLASMARE IL FATO.

PUO’ GIUNGERE A INDEBOLIRE LE TRAME DEL CATASTROFICO

SINO AD ARGINARE EVENTI GIA’ DECISI CHE POTRANNO ANCHE NON ACCADERE.

NEL LAMPO DELL’ARCANGELO IN CUI IL PENSARE OTTIENE ATTIMI DI VOLONTA’ CREANTE.

VETTE DALLE QUALI GLI ATTIMI DI BELTA’ ERIGENTE POSSONO GIUNGERE LONTANO.

RISANANDO.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, MICHELE - La Via del Pensiero, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

CRISTO SALVEZZA DELL’UOMO

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(Per informazioni sul programma: mara.maccari@libero.it cell. 338.3878657)

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L’iniziativa dell’artista Mara Maccari è un bel tentativo di aprire un fiore d’Arte e Conoscenza in un tempo e in un panorama troppo avvolto da nebbie scure. Insomma essa accende una luce che non dovrebbe venir perduta e (sappiamo che) non andrà perduta. Le attività rivolte allo Spirito entrano benefiche nel mare animico in cui tutti ci troviamo e tutti ne beneficiamo poiché non sono limitate da spazio e tempo ma irraggiano con forza. Medicine quanto mai necessarie.

Ecoantroposophia

 

ANNUNCI, ARTE, MARA MARIA MACCARI, SCIENZA DELLO SPIRITO

SPAZI DI LUCE : ATTI DELLA FOLGORE

thumbnail_Copia di 20 FEBB 7 MARZ 2018 FKHSIFS 028

L’INGRESSO DELLA LUCE ATTUA MOMENTI DI VERITA’

LAMPI DI INCONSAPEVOLE ISPIRAZIONE

CONCETTI DI POTENZA ESPRESSI CON FACILITA’

ENTRO RISRETTISSIMI SPAZI DI TEMPO IN CUI IL SINGOLO INDIVIDUO E’ SORRETTO DAGLI DEI.

E’ IL CONTRARIO DELL’INDEMONIAMENTO.

SPAZI DI LUCE  :  ATTI DELLA FOLGORE.

 

COME IMMATERIALI ONDE DI RINVIGORIMENTO DEL PENSARE

IN CUI LA LUCIDITA’ ATTINGE OLTRE LE INTENZIONI UMANE.

ATTINGE OVE L’IMPRONTA DEL LOGOS E’ OPERATIVA.

E PUO’ INCIDERE CARATTERI DI SOVRUMANA LIBERTA’ NELL’UMANO.

AVVENGONO IMPOSSIBILI SCULTURE INTESSUTE DI ORO NELL’ARGENTO.

MENTRE L’ACCIAIO CELESTE TRACCIA I SUOI SENTIERI.

NELLE MENTI E NEI CUORI DI COLORO CHE NON RIESCONO A CONCEPIRE UMANAMENTE CIO’ CHE PURE SOVRUMANAMENTE COMPIONO.

 

MUTANO IMPERCETTIBILMENTE E MINIMAMENTE I SENTIERI DEL DESTINO.

 

MA E’ VERSO L’ALTO  CHE VOLGONO IMPREVEDIBILMENTE LE METE E GLI INDIRIZZI ESISTENZIALI.

 

E’ LUCE ED E’ FULGORE.

 

TUTTO IN OGNI TRATTO DEL CAMMINO PUO’ SPEGNERSI E PRECIPITARE

IN BASE A EVENTUALI INTERIORI TRADIMENTI.

MA PER ORA VI SONO SOLTANTO IMPREVEDIBILI ED IMPOSSIBILI AVVISAGLIE DI UN ‘AURORA IN CUI IL VOLTO LOGOS PUO’ GIUNGERE AD ESSERE CONCEPITO E VENERATO.

E POI INFINE – IN VARIO GRADO – ERETTO.

VIVENTEMENTE ERETTO PER L’ETERNITA’.

 

OVE SI SPEGNE L’ALITO DEL DRAGO.

ED OVE LA NOTTE MUORE POICHE’ LA LUCE DELL’AURORA

NELLE VIVENTI FORME DEL BENE LA TRASMUTA.

TUTTO PUO’ ACCADERE SE NEL SOVRAMENTALE L’ANGELO RESPIRA.

 

APICI DEL RITO DELL’IDEA IN CUI L’ESSENZA DEL REALE

PUO’ ESSERE IMPRESSA DALL’IMPOSSIBILE CREARE IN CUI NEL SOLE L’ORO SI CREA

E TRACCIA LE VIE DEL FATO RINNOVATO E POI REDENTO.

 

NELL’ATTIMO IN CUI

PROTESO NEL CONTEMPLARE UN CONCETTO APPENA FORMULATO :

IL PENSARE E’ COSTRETTO AD ATTIGERE NEL POTERE UNITIVO DELL’INTELLIGENZA.

IN QUELL’ATTIMO SORRETTO DALLA VOLONTA’ :

L’IO E’COSCIENTE EPPURE RESPIRA FRA LE FORZE FORMANTI IN CUI NASCONO I PENSIERI UMANI.

IN QUELL’ATTIMO L’IO E’ COSCIENTE EPPURE SFIORA L’ESSENZA SOVRUMANA DELL’INTELLIGENZA POICHE’ E’ FEDELE ALL’ESSENZA LOGICA DELLA VERITA’.

 

IN QUELL’ATTIMO L’AUREITA’ DEL LOGOS  -IN VARIO GRADO- LAMPEGGIA, SI IMPRIME, IRRAGGIA NEL MONDO, SCOLPISCE GLI EVENTI DEL REDIMERE.

L’IMPOSSIBILE SI VESTE DEGLI ATTI ASCETICI INDIVIDUALMENTE ACCESI.

E QUANDO LE VESTI (OSSIA LE FORZE FORMANTI) SONO MINIMAMENTE SUFFICIENTI : POSSONO ISPIRARE ED INNALZARE GLI ATTI DELL’UMANO.

REDIMENDO.

TRACCIA DI TUTTO CIO’ E’ L’EVIDENTE IRROMPERE DI IPOTESI E TEORIE CHE FRANTUMANO LE NEBULOSE IDIOZIE FURENTI DELLA BESTIA CHE PARLAVA ATTRAVERSO I DEVOTI DEL MARCIUME.

ALL’IMPROVVISO IL “68” E’ CONTRADDETTO CON AUTORITA’ E VIGORE.

VIGORE NEI PENSIERI FINALMENTE E’ RIVOLTO A FAVORE DELLA LUCE.

E TALE VIGORE NON E’ DI QUESTO MONDO.

LA SUA FONTE E’ FAMILIARE A CHI OLTRE A PRATICARE L’ASCESI SFIORA LA NUOVA DEVOZIONE  CHE NE COSTITUISCE L’INTIMA STRUTTURA OCCULTA.

LUCE SCULTOREA CHE NELLA NUOVA DEVOZIONE IMMETTE LA VOLONTA’ COSCIENTE DELLA PERENNE AURORA.

OPERATIVA LUCE DEL LOGOS.

E SUO ALTARE.

E SUA ARMA.

 

FRA LE LIBERE SCELTE DEL PENSARE.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

GIORDANO BRUNO, IL GUERRIERO DELL’IO (di F. Giovi)

18082017101647

Dalla sua morte sul rogo, a Roma, in Campo dei Fiori, l’altera figura di Giordano Bruno, che in nome della libertà respinge con il sacrificio supremo ogni compromissione, ha generato nei secoli – quasi che le fiamme del suo supplizio e impregnate dalla sua essenza si fossero riaccese di continuo nei petti umani – l’ideale riferimento per i singoli o i gruppi di pensatori che in ogni tempo successivo hanno tentato di dare al mondo idee nuove, perciò indipendenti dalla oppressione dei precedenti modelli: quelli che immancabilmente divengono poi i tiranni della società che ad essi deve conformarsi.

Ancora oggi chi ha sentito il nome di Bruno lo associa ad un individuo che seppe resistere a testa alta davanti all’ottusa potenza del potere costituito, sia esso secolare, ideale o religioso. Quasi nessuno conosce la sua opera e sa di quanto possiamo essergli debitori quando prendiamo consapevolezza dell’ultimo nato in casa nostra: l’Io. È difficile rendersi conto del contributo di Giordano Bruno nello sviluppo dell’autocoscienza. Del resto è incredibile la cecità degli uomini verso quello che credono di possedere come un semplice dato di fatto: sono malauguratamente troppi coloro i quali, nei confronti della coscienza desta e pensante, hanno la medesima impressione di chi, vedendo un vaso di pregiata fattura, pensasse ad esso come un capriccioso e casuale prodotto di forze naturali. Del resto la banalità che oggigiorno si stima essere in ogni cosa è il prodotto del pensiero banale, ossia del pensiero monco: il pensiero che collassa prima di pensare a fondo le cose e con ciò superando la parvenza di esse.

Ma torniamo a Bruno: il fatto importante della sua vita e della nostra evoluzione è stato lo spezzare i rigidi limiti della volta celeste, infranta la quale ciò che va concepito è l’infinità.

Oltre un secolo prima, già Nicolò Cusano aveva embrionalmente esposto questo terrificante concetto, ma a farlo valere con forza dirompente fu Bruno.

Secondo la concezione tolemaica (che spiritualmente vale ancora e che il sottoscritto ama con passione), il cosmo è formato da sette sfere planetarie e racchiuso dalle stelle fisse, dietro le quali va pensata la Divinità quale motore dell’universo.

In questa concezione il “cielo cristallino” chiude da fuori l’universo.

Il pensiero di spazio di Giordano Bruno si lanciò nella vertigine dell’Infinito-Illimitato. E ciò lo spinse a immaginare mondi molteplici, soli remotissimi, altri sistemi planetari.

Con la cosiddetta “rivoluzione copernicana” la Terra aveva già perduto la posizione centrale, fissa, intorno alla quale orbitava l’intero cosmo: Bruno radicalizzò la visione di Copernico estendendo anche al Sole un ruolo di stella tra altre innumerevoli stelle. Questa totale mancanza di centralità divenne, dai secoli seguenti ad oggi, un contenuto di coscienza.

Non si ha, di solito, contezza del substrato di smarrimento e terrore che si accompagnò a questa dissoluzione di limiti e certezze nell’abisso dell’infinità fisica.

I grandi come Copernico e Keplero furono rivoluzionari, ma per essi era ancora un presupposto indiscutibile il sistema planetario inteso come un’organica unità cosmica, un intero definito. Anzi, Keplero contestò“la fantasticheria sull’infinito” e confessò di provare un tenebroso brivido «al solo pensiero di trovarsi errante in uno smisurato Tutto al quale fossero contestati i confini».

In queste parole confessate dal poeta Arturo Onofri troviamo con chiarezza il sentimento di ogni uomo nei confronti della “perdita del centro”:

…Un tragico silenzio

ottunde la stanchezza che mi duole…

un mutismo irreale, antecedente

alla natività dei mondi,

scava abissi impossibili, i cui fondi

precipitosi, intimano alla mente

un nulla smisurato.

Nei tempi remoti, Terra e uomo, in quanto creazione e mèta degli Dei, furono in assoluto al centro dell’universo, mentre intorno ad essi, quale periferia, si intrecciavano le gesta delle potenze universali. Occorre davvero rievocare nel pensiero e nel sentimento l’antica visione del cosmo per immergersi in essa, averne sensazione. Solo cosí avremo un barlume di quello che abbiamo perduto e cosí potremo anche prendere consapevolezza di quello che abbiamo conquistato.

Il tradizionalismo si è volto all’antico ma, irrigidendosi in ciò, esso ha rifiutato senza condizioni l’arido e detestabile mondo moderno: questo atteggiamento può essere comprensibile ma zoppica nella logica: infatti, a penetrarlo troviamo che esso è soprattutto romanticismo elevato a potenza.

E pigrizia: poiché le anime si sdraiano nella confortante luce degli splendidi tesori delle compiute spiritualità, ma non osano avventurarsi nel mistero del presente, ove la concezione promossa dalle forze propulsive di cui Bruno fu veicolo ci ha guidato al desto sguardo sensibile che si specchia in un mondo privo di Dei, in un cosmo fisico infinito.

Il problema – per molte anime la tragedia – si potrebbe racchiudere in una “semplice” domanda: a cosa può servirci un mondo spoglio e arido, un infinito senza un centro di valore?

Il mondo senza Dei e senza Spiriti è il mondo che può essere visto e contemplato con sguardo sveglio, netto e obiettivo: è il mondo in cui l’uomo può porsi sul primo gradino della destità non condizionato dallo Spirito universale, perciò in piena libertà individuale. In tale mondo senza centro, senza sostegno, l’uomo può essere lui stesso il centro del cosmo, purché intuisca che a ciò è stato eletto: a reggersi su se stesso.

Magari rendendosi conto che gli spiritualismi e gli idealismi appartengono alle certezze del passato: ora divenute le comode grucce per chi non sa stare in piedi.

Tant’è che attraverso la concezione matematica dell’idea dell’infinito, divenuta un mezzo di sperimentazione spirituale, Giordano Bruno giunse alla dottrina delle monadi, le quali costituiscono l’uomo e ogni altro fenomeno: attraverso le monadi che stanno alla base di tutti gli esseri, il divino è attivo e presente all’interno di ogni evento e non supporta da fuori l’esistenza del cosmo, come nella concezione aristotelica: il Deus ex machina.

Secondo quanto scrive il Dottore nel suo libro L’evoluzione della filosofia dai presocratici ai postkantiani, la dottrina delle monadi di Giordano Bruno è il riflesso della lotta combattuta dall’Io per la sua esistenza nell’epoca moderna. Quello che traspare di questa lotta è esprimibile con questa frase: Io sono una monade e una monade è increata e imperitura.

È da questo punto realizzato che, come ancora Onofri ci rivela nei suoi versi, possiamo contemplare a nuovo le sfere celesti, la nuova conoscenza dell’universo:

O musica di limpidi pianeti

che nel sangue dell’Io sdemoniato

articoli i tuoi cosmici segreti:

nella tua chiarità, che ci riscatta

dalla tenebra morta del passato,

la densità ritorna rarefatta.

.

Franco Giovi

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per gentile concessione de http://www.larchetipo.com/2014/set14/

ARTURO ONOFRI, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA STELLA DI NATALE (di Boris Pasternak)

Introduciamo la poesia con la versione originale di una famosissima canzone di Natale. Una delle canzoni di natale più famose viene chiamata Carol of the bells, o Bells carol, o Carola delle campane. In genere è cantata in inglese, ma è la canzone ucraina Scedrik (rondinella) composta un secolo fa su una base popolare contadina dal bravissimo compositore russo-ucraino Nikolaj Dmitrievič Leontovič, ucciso negli anni ’20 con un colpo di pistola da un agente della ceka, la polizia politica sovietica leninista.

LA STELLA DI NATALE

Era pieno inverno.
Soffiava il vento della steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
Sul pendio della collina.

L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio,
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
e recinti e pietre tombali
e stanghe di carri confitte nella neve,
e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d’un lucignolo
alla finestrella d’un capanno,
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

Per quella stessa via, per le stesse contrade
degli angeli andavano, mescolati alla folla.
L’incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l’impronta d’un piede.

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
E a loro, “chi siete? ” domandò Maria.
“Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due”.
“Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia”.

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell’abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l’alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell’apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d’un asino e le nari d’un bue.

I Magi, nell’ombra, in quel buio di stalla
Sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell’oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

(Boris Pasternak)

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BUON NATALE

a tutti voi da Ecoantroposophia.it

ALBERO DI NATALE, MUSICA, POESIA

VIVERE ARDENDO…

Oggi, in un mondo sempre più automatizzato, ubriaco di effimero e di agitazione, in un mondo che sempre più vive in una spenta routine e in reazioni automatiche, si ha – fortissima – l’impressione di vivere in ogni campo come in un vasto cimitero. Sta dilagando quella qualità che, in Oriente, nel Sâmkhya e nello Yoga viene chiamata tamas, ossia l’elemento torpido, inerte, pigro, accidioso, che porta l’anima ad essere avida d’inerzia e di passiva dipendenza dall’abietto servaggio corporeo. Questo elemento tamasico intossica e oscura l’anima, le preclude la speranza dell’altezza e la avvilisce al punto di renderle inconcepibile una condizione diversa dalla schiavitù che la astringe alla vicenda mediante la quale gli dèi distruttori divorano la sua vitalità spirituale prima, e poi anche quella corporea. La Via del Pensiero – la pratica assidua, alacre, intensa della Concentrazione – è oggi l’unica cura, LA cura radicale alla dilagante malattia dell’anima. Via dura e faticosa, proprio perché l’anima schiavizzata è avida d’inerzia e di servaggio, ed è ostile al richiamo salvifico che indica il risveglio e la liberazione.

Abbiamo avuto modo di vedere come l’infida natura inferiore tenti incessantemente di ridurre al proprio dominio e di rendere inoffensivo persino l’elemento spirituale che la dovrebbe dissolvere e trasformare. Pigrizia e torpida inerzia portano ad evitare il coinvolgimento decisivo con la pratica interiore, in particolare con la Concentrazione. Magari a preferire le comode e “morbide” vie del misticismo e dell’emotività più torbida, illudente, e traditrice. È proprio quel «vivere a metà» della quale parla – mirabile ammonizione – la poesia di Khalil Jibral, donatami da un’anima eletta e pura, e che con grandissima gioia ho voluto trascrivere su questo audacissimo blog.

Khalil-Gibran

Vivere a metà…
Khalil Jibran

Non frequentare coloro che sono innamorati a metà.
Non essere l’amico di coloro che sono amici a metà.
Non leggere coloro che sono ispirati a metà.
Non vivere la vita a metà.
Non morire a metà.
Non scegliere una metà di soluzione. Non fermarti a metà della verità.
Non sognare a metà.
Non ti attaccare a metà di una speranza.
Se taci, conserva il silenzio sino alla fine, e se ti esprimi, esprimiti pure sino in fondo.
Non scegliere il silenzio per parlare, né la parola per essere silenzioso…
Se sei soddisfatto, esprimi pienamente la tua soddisfazione, e non fingere di essere soddisfatto a metà…
e se rifiuti, esprimi pienamente il tuo rifiuto, giacché rifiutare a metà è accettare…
Vivere a metà, è vivere una vita che tu non hai vissuta…
Parlare a metà, è non dire tutto quello che vorresti esprimere
Sorridere a metà, è rinviare il tuo sorriso,
amare a metà, è non raggiungere il tuo amore,
essere amico a metà, è non conoscere l’amicizia.
Vivere a metà, è ciò che ti rende estraneo a coloro che ti sono più vicini, e renderli estranei a te…
La metà, delle cose. È finire e non finire, lavorare e non lavorare, è essere presente e… assente.
Quando fai le cose a metà, sei tu quando non sei te stesso, giacché non hai saputo chi eri.
È non sapere chi sei…
Chi ami non è l’altra tua metà… sei tu stesso in un altro luogo, nello stesso momento.
Bere a metà non placherà, mangiare non sazierà la tua fame…
Una strada percorsa a metà non ti porterà da nessuna parte
e un’idea espressa a metà non darà nessun risultato…
vivere a metà. È essere nell’incapacità e tu non sei affatto incapace…
Perché tu non sei la metà di un essere umano.
Tu sei un essere umano…
Tu sei stato creato per vivere pienamente la vita, non per viverla a metà.

ARTE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

FOGLIE (di F. Di Lieto)

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FOGLIE

Un vento di gran lasco, 

un soffio teso, 

preludio di partenze, 

raso ai tetti, 

agita gonfaloni, 

banderuole sposta 

al capriccio dei suoi colpi. 

Quando sarà il momento, 

quale strappo avrà ragione 

del peduncolo che tiene la foglia 

unita al vincolo del ramo? 

Ora lassú, nel sole che declina, 

è un luccicare, un brivido arpeggiante 

degli alberi che sentono, 

insidiato dalla buriana, il popolo vociante, 

già chiazzato di ruggini, scambiarsi, 

da cima a cima, gli echi dell’estate:

il frusciare di nuvole, 

l’azzurro venato d’oro e cremisi al tramonto,

nel crogiolo salino, rara alchímia,

il raggio verde che gli innamorati 

coglievano in un lampo all’orizzonte.

E conchiglie sonore, e voli a stormo, 

orme incalzanti le orme fuggitive.

Tutto questo è memoria che si estenua 

nel febbrile stormire arborescente, 

suggendo al tempo l’ultimo respiro. 

Poi, a un urto piú secco il tronco freme, 

scrolla nel vuoto la sua chioma, 

allenta l’eterico dominio delle linfe.

Cosí la foglia si abbandona 

al flusso della vita che va e che ritorna.

Poiché, se il vento chiama,

deve andare,

leggera, nell’eterno navigare.

 

ARTE, FULVIO DI LIETO, POESIA

AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI (29 SETT. 2017)

Copia di 30 APR 21 MAGG 2017 FKHSIFS 025 

AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI (29 SETT. 2017)

 

1/18031

FARMACO DI ARMONIA

 

LA SCONFINATA OTTUSITA’ SULL’ORLO DELLA BESTIA

IN CUI L’ELEMENTO TEMPESTOSO DEL SELVAGGIO

IMPRECA FRA FLUSSI DI SUPERBIA.

 

BRANCHI DI OSCURE FIGURE CHE SENZA VERAMENTE VOLERLO CERCANO IL DIAVOLO CHE POSSA RIEMPIRLI.

 

INTRICO DI ENERGIE CHE DAI CORPI FISICI ESTRAGGONO BESTEMMIE OSSEE.

NELLA CECITA’ ANIMICA DEL BELLUINO OLTRAGGIO.

 

SONO I SENZA UMANITA’ POICHE’ MAI CONOBBERO L’APOLLINEA AURORA.

 

INTRICO DI FLUIDE POTENZE VITALISTICHE

CHE EMERGONO DALLE PROFONDITA’ DEL SANGUE

PER TENDERE IRREVOCABILMENTE VERSO L’OSSEITA’.

 

CORPOREITA’ ENERGIZZATE IN CUI IL VOLTO INTERIORE E’ SPENTO.

 

RIFUGGONO IL PENSARE POICHE’ LA DEVOZIONE E’ SOMMERSA DAL TUMULTUARE DI APPETITI CHE IMPONGONO SUPERBIA.

 

TANTO LONTANI DALLA LUCE IN QUANTO OLTREMODO OCCULTAMENTE DENSI NEL CORPOREO.

 

DEVASTANTE IMPRONTA DI MATERIALITA’ ESISTENZIALE

CHE GIUNGE VENEFICA  NEL CUORE IMMATERIALE DELLA LUCE D’OCCIDENTE.

 

MA – OLTRE L’IMPOSSIBILE – TUTTO PUO’ ESSERE GRADUALMENTE RISANATO.

 

NEI PROLUNGATI APICI IN CUI LA LUCE DEL PENSARE ATTINGE NEL POTERE UNITIVO DELLA FOLGORE : L’AUREO VOLTO DELLA NORMA MANIFESTA L’UNICA ESSENZA DELLA VERITA’.

 

AVVIENE L’IRRAGGIARSI DELLA SCULTOREA IMPRONTA.

 

DALL’IMPOSSIBILE SI RICREA IL VALORE IN CUI LA DEVOZIONE DISSOLVE IL VITALISMO SUBUMANO.

 

UN ARGINE APPARE NEL COSMO DELLE FORZE FORMANTI.

 

UN POTERE IRROMPE OVE IL DESTINO – PRIMA DI COMPIERSI –

PREPARA LE SUE VESTI.

 

E TALE POTERE

– ATTINTO OVE IL PENSARE RESPIRA NELLA LUCE UNITIVA DEL RICORDO –

MANIFESTA L’ESSENZA LOGICA DELL’UNICA VERITA’.

 

RIVESTITA DI FERRO CELESTE

LA POTENZA SCULTOREA DEL VERO

IMMETTE IL FARMACO DI ARMONIA

CHE DISSOLVE IL BESTIALE.

 

NELL’AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI

DA CUI IRRAGGIA IL VOLTO DEL SOLARE.

 

OVE IL PROTENDERE ALLA LUCE NON E’ UN TENUE SENTIRE PROSSIMO AL TRADIRE

MA E’ STRENUO ATTO DEL VOLERE CHE GIUNGE OVE LE FOLGORI PERCORRONO IL DESTINO E LO MUTANO NEL SEGNO DELL’ARCANGELO.

 

OVE L’IDEA GIUNGE A CONTEMPLARE CIO’ CHE LA TIENE UNITA FRA LE POTENZE LOGICHE DELL’UNICA VERITA’.

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2/18032

VIRTU’ ALATA

 

PRIMA ANCORA DI PENSARE SI IMMERGONO NELL’AMARA CALUNNIA.

 

I LAMENTI LUNARI DEGLI ISTERICI NEL CRUDELE SINGHIOZZO NEGANTE.

 

UNA NUBE CHE DESIDERA IL MALE LI AVVOLGE E LI MUOVE.

 

CAPRICCI FEROCI ENTRO PICCOLE ANIME PROTESE AL FERIRE.

 

I SENZA DIMORA CELESTE IL CUI FURORE PIANGENTE

INSEGUE LA SCIMMIA E NE IMITA L’IMPROVVISO NEGARE.

 

PICCOLE ANIME DELL’ETERNA PLEBAGLIA

CHE GREMISCE LE SPONDE DEGLI INFERI E NE VIVE ILTERRORE.

 

IL LORO AGIRE NEGA LA LUCE

E ODIA IL PENSARE CHE  -RISORGENDO-  DISTACCA DAL MAGNETE CORPOREO.

 

L’IMPRONTA CHE CONSEGNANO AL MONDO E’VOLONTA’ SENZA SENSO CHE TENDE AL MALIGNO E LO ADORA.

 

MA E’ UNA DEBOLE IPNOSI DAL TENACE FURORE CHE HA PAURA DEL BENE.

 

IL FATO ATTENDE DAL LIBERO ARBITRIO DELL’UOMO IL LAMPO CHE POSSA ARGINARE E DISSOLVERE L’OSCURITA’ PRECEREBRALE DI QUELLA POTENZA MEDIANICA.

 

E INFATTI OGNI ATTO D’ASCESI CHE GIUNGE OVE L’UNIRE I CONCETTI E’ RESPIRO CHE CONTEMPLA UN VALORE :  EQUIVALE AD UN LAMPO.

 

EQUIVALE AD UNA LUCE INSISTITA CHE URTA E CONSUMA QUEL MALE.

 

UN ATTO VOLITIVO CHE MEDIANTE IL PENSARE RIESCA A MANTENERE EVIDENTE L’ESSENZA MOBILISSIMA DEL POTERE UNITIVO DI UN RICORDO : RESPIRA NELLA FONTE LOGICA DEL BENE.

 

ED E’ UN LAMPO CUI PUO’ ESSERE CONCESSA L’AURA FERREA DELLA REDENZIONE.

 

IN VARIO GRADO PUO’ ESSERE CONCESSA  :  MA SEMPRE IMMERSA NELLA VIRTU’ ALATA DELLA CONSACRAZIONE.

 

OVE IL SIGNORE DELLE FOLGORI ACCOGLIE L’ESSENZA SPONTANEA DI PREGHIERA CHE GIUNGE OVE IL FERRO METEORICO SOSTIENE L’ANELITO DEL CUORE.

 

OVE IL CREARE E L’ATTO DEL REDIMERE COINCIDONO.

 

NELLA LONTANISSIMA E ALLEATA AURA DELL’ARCANGELO.

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3/18033

SOTTILISSIMA LUCE

 

LE CEREBRALITA’ OBERATE DALL’INCONSAPEVOLE DISGUSTO ESISTENZIALE.

 

INTENSO SPENDERE LA VOLONTA’ UMANA OVE L’UMANO NON PUO’ CHE ACCUMULARLA NEL DISGUSTO.

 

OVE LA FORZA SPESA NEL BANALE PORTA ALLA FOLLIA.

 

UMANITA’ CHE INFRANGE LE FRONTIERE DELL’UMANO

PRECIPITANDO AL CENTRO DELL’INFERNO.

PRECIPITANDO OVE LA POTENZA NON HA PIU’ PENSIERO E QUINDI NON RAGIONA.

PRECIPITANDO NELLA MULTIFORME BOLGIA IN CUI L’UNICA DIREZIONE E’ CONTRADDIRE IL LOGOS.

 

SENZA ORIZZONTI NE’ CONFORTO.

 

L’INTENSO IMPEGNO OVE L’ANIMALITA’ CREDE SOLO NELLA MORTE :

GENERA OCCULTE FIGURE DI MENZOGNA CUI ULTIMO SBOCCO E’ LA FOLLIA.

 

SONO I VOLITIVI DELL’OTTUSO AGIRE SENZA DIO.

 

FORZE DEFORMATE ATTINTE NEL CAOTICO VENGONO IMPRESSE DALL’IMPEGNO NEL TROPPO UMANO INARIDIRE RAZIONALE.

 

GROVIGLI DI ENERGIE INFERNALI TUMULTUANO OVE LA RAGIONE GALLEGGIA FRA GLI ABISSI DEL DISGUSTO.

 

-OCCORRE UN ASSOLUTO CHE OTTENGA DA QUELLE VOLONTA’ ATTI COSCIENTI DI RICONSACRAZIONE-

 

ATTI DI SOVRUMANITA’ IN CUI REDIMERE E INNALZARE QUANTO E’ PRECIPITATO AL DISOTTO DELL’UMANO.

 

OCCORRE CHE SI RINNOVI IL RITO DELL’AURORA NELL’AMPIO DELLA RESURREZIONE RESPIRO ELETTO.

 

AZIONE DEL PENSARE CHE GIUNGA CONTEMPLARE IL POTERE CHE UNISCE I CONCETTI NEL LAMPO DEL RICORDO.

 

ASCESI DEL PENSIERO IN CUI LA VOLONTA’ E’ SPESA PER UNIRE APICI DI PURA LUCIDITA’ COSCIENTE OVE L’INTELLIGENZA RESPIRA OLTRE L’UMANO.

 

OVE NEL CUORE DEL METALLO

SPLENDE   -CELESTE  –  LA STELLA  DELLA DIVINITA’ CHE OPERA DALL’IMPOSSIBILE CONNETTERE NEL CENTRO AUREO DELL’INTELLIGENZA.

 

NELL’APPARENTE SOLITUDINE IN CUI MOLTITUDINI ERRANTI RICEVONO DAI POCHI : AIUTO ED ATTIMI DI SOTTILISSIMA LUCE.

 

OVE NELL’APOLLINEO VOLTO SPLENDE L’IMPRONTA DELL’ARCANGELO.

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4/18034

SOVRAMENTALE LUCE

 

PROFONDA NELLA BLASFEMIA LA RABBIA AGITA LE PAROLE.

FORMULA OPINIONI CHE NON SONO PENSIERO MA OMBRE DI VOLONTA’.

 

SEMPLICI APPETITI DELLE TENEBRE DIVENTANO CONTORTA IDEOLOGIA

NELLA MEDIANITA’ DEGLI SPROFONDATI.

 

MA FRA LE ANIME CHIUSE

PUO’ ACCENDERSI  -DIROMPENTE-  LO SPLENDORE.

 

COME LA TENEBRA

OPERATIVO NELL’INCONSAPEVOLE

MA  -OLTRE LA TENEBRA-  VOLUTO NELLA LIBERTA’ :

SI PUO’ IMPRIMERE L’ATTO DEL REDIMERE.

 

LUCE UNITIVA CHE AGISCE IRRAGGIANDO QUALITA’ SOVRAMENTALI

NEGLI APICI IN CUI L’IDEA OTTIENE ATTIMI OVE RESPIRA OLTRE I FRANTUMI DEL PICCOLO RAZIOCINIO.

 

COME I VOLERI DELL’INCUBO ALITANO FRA LE MASSE ASSETATE DI BLASFEMIA :

COSI’ ALTRETTANTO OPERATIVI

–  DALL’IMPOSSIBILE  –

POSSONO SCOCCARE LAMPI DI RESURREZIONE

CHE MEDIANTE ATTIMI DI LIBERO ARBITRIO

–  ASCETICAMENTE —

TOCCANO ANIME OBERATE

PERMETTENDO IL REINNALZAMENTO.

 

NEL LIBERO GIOCO DELLE FOLGORI

IN CUI ALL’AUREO SIGNORE DEL PENSARE

E’ FORNITA LA POSSIBILITA’ DI AGIRE SCULTOREAMENTE SUI DESTINI UMANI.

 

ASCESI DEL PENSIERO PRATICATA DA COLORO CUI INASPETTATAMENTE E’ CONCESSO DI CREARE SPAZI OCCULTI PER IL MANIFESTARSI OPERATIVO DELLA SOVRAMENTALE LUCE.

 

NEL MONDO DELLE CAUSE IN CUI NELL’INCESSANTE LOTTA DELLE VOLIZIONI

E’ STRENUAMENTE ATTESA LA LIBERTA’ DELL’UOMO SPESA NEL LOGOS.

 

FRA LONTANISSIME E ALLEATE LUCI DELLA NETTISSIMA ARCANGELICA PRESENZA NEL LAMPO DELLA CONTINUAMENTE RINNOVATA ASCESI.

_____________________________

5/18035

GLI ATTI DEL FUTURO

 

LA CARNE ENERGIZZATA CHE RATTIENE NEL NEGARE.

OVE LA TENEBRA SPROFONDA NEL PESO DEI CERVELLI FISICI E LI MUOVE.

 

NODI DISCETTANTI IN CUI LA FALSA VITA FINGE IL RAZIOCINIO.

 

SONO I LUOGHI DELLA MORTE IN CUI GLI AUTOMI DEL PLAUSIBILE FINGONO DI VIVERE RECITANDO UN CAOTICO PENSARE.

 

NELL’OMBRA IN CUI IL NEGARE ESERCITA IL CONTRARRE

SI MUOVE SENZA SENNO L’AMARISSIMO CHE IMPRECA.

 

MA SI MOSTRA IN QUANTO OSTILE A CIO’ CHE HA IL POTERE DI ANNIENTARLO.

 

SI MOSTRA AL POTERE SOLVENTE CHE IN IDEA REINNALZA I LIVELLI DI LUCE MORALE IN QUANTO NE SFIORA LA FONTE CREANTE.

 

INVISIBILE E AGENTE NEL VIVERE USUALE :

IL MALE OSTACOLA QUANTO NEL RITO D’IDEA SI CREA E RISPLENDE E SI ELEVA.

 

NELL’ESTREMO SILENZIO LA FORMA DEL CONCETTO E’ UN ATTO CHE RIVIVE POICHE’ VIENE CONTEMPLATO.

 

IN TALE SILENZIO IL MALE VIENE URTATO PRIMA CHE DIVENTI ATTO DEL DESTINO.

 

IN TALE SILENZIO LA FOLGORE MODELLA GLI ATTI DEL FUTURO.

 

ELEVANDOLI ALLO SGUARDO DELL’ARCANGELO.

 

OVE PUO’ ACCADERE CHE LE VIE DEL FATO VENGANO PERCORSE E RIMODELLATE DAL LOGOS D’OCCIDENTE.

 

NELL’AURA DELLA RESURREZIONE CHE SU TUTTO L’UMANO PUO’ RIVERBERARE.

 

SOVRUMANIZZANDO.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

LOSANGA 2 SCUDO ROMANOgrande

img276

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, MICHELE - La Via del Pensiero, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

SETTEMBRE (di F. Di Lieto)

sett

.

SETTEMBRE

 

Ai primi tocchi

delle foglie morenti

seguirà il crescendo

della pioggia.

Poi sarà ottobre,

una ruggine

di terra arata

da cui si leverà il fumo

in spirali azzurre.

Tu allora

mi ricorderai l’estate:

risentirò gioire,

l’orecchio sul tuo cuore,

le pulsazioni profonde

di una vita certa,

rivivrò i giorni compiuti,

la bellezza immemore

di nascita e morte.

Presto sarà ottobre:

senti la musica

del vento che trascina

come foglie

le ultime ore d’estate,

lampi di sole,

attimi,

toni che precipitano

verso profondità

dove tutto si consuma.

Così, dopo la pace,

verranno grandi attese,

nebbie,

i semi cullati

nel grembo della terra,

come i sogni nel cuore.

Non rimarrai che te,

la tua vita certa,

la clessidra del tuo cuore

che un semplice moto

basta a rigirare.

E il tempo riprenderà,

più forte.

.

Fulvio Di Lieto

da “SOLTANTO IL CUORE”.

ARTE, FULVIO DI LIETO, POESIA

COORDINATE (Poesia di F. Di Lieto)

campo-grano-sole

Alcune dannazioni ci tormentano
da sempre fustigandoci a vagare.
Poi restringe la vita cerchi immani
verso l’unico punto: ritroviamo,
luogo ideale fermo sulle origini
dell’Io, l’antica Terra che profonda
riceve longitudini crociate
con vaste latitudini. È il ritorno
dove tutto conclude la sua corsa.
Una perfetta stasi ci ricrea
a un destino solare inesauribile.
E siamo finalmente cosa eterna.

(Fulvio Di Lieto)

ARTE, FULVIO DI LIETO, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

ORO OLTRE IL DESERTO CAP.9

 MAGG 14 LUGL 2016 FKHSIFS 062

ORO OLTRE IL DESERTO    CAP.9

(OROLDES)

  1/9021

VITA E FUOCO

 

 ENERGIE DI PIETRA.

ENERGIE CHE SPENGONO.

CHE SOFFOCANO L’INTUIRE.

CHE INARIDISCONO LA VITA.

 

QUALI POTENZE CHE IMPRIMONO LE CERTEZZE DELLA CENERE.

 

CINISMO E MORTE INTERIORE.

LE ENORMI TENSIONI DEI CERVELLI FISICI.

IN CUI L’OBBLIGO LATENTE MA INDEROGABILE IMPONE LA PIATTEZZA.

E’ IL SILENZIO IN CUI L’EBETE OSCURO IMPONE IL CREDO MATERIALISTA.

 

MENTRE ALEGGIA LA MINACCIA DELL’ODIO NEL TANGIBILE DISPREZZO.

 

SOLO PIETRA E MORTE.

DOGMI IRRAZIONALI VENERATI COME SE FOSSERO DEITA’.

 

NEBBIE MORTALI DELL’ISPESSIMENTO RAZIOCINANTE CHE POGGIA SULL’IRRAZIONALE ODIANTE.

 

EPPURE TUTTA LA DOTTRINA DEGLI INFERNI CROLLA E SI CONFONDE NELL’ATTIMO IN CUI IL FUOCO DIVAMPA NEL CENTRO DELLA CENERE.

 

E LA CENERE SI SPEZZA E SI DISPERDE PROPRIO NELL’ATTIMO IN CUI TENDEVA A FARSI OSSEA QUALITA’ DEL DISCETTARE.

 

ODIOSE OPINIONI SUL PUNTO DI GERMOGLIARE :  SI SVELANO RECISE PRIMA DEL BLATERARE NEGLI ANIMI SINISTRI E FARFUGLIANTI.

 

L’ATTIMO IMPOSSIBILE NEL CUORE DELL’IDEA CHE VIENE CONTEMPLATA : TALVOLTA PUO’ OTTENERE IL RITO DELLA FOLGORE CHE LAVA.

 

L’ALTA IDEA RACCOGLIE I LAMPI SUPERIORI.

I TENUI VALORI OLTRE I CERVELLI FISICI.

 

E SPANDE VITA E FUOCO.

 

INFRANGE IL RESPIRO CORTO DEL PENSARE CHE REGREDIVA NELLA PIETRA.

 

FINALMENTE UNA VOLONTA’ DI LUCE E’ CONCESSA

E PUO’ INSERIRSI FRA LE TRAME DEL VIVENTE

CHE IN QUEGLI APICI IMPRIMONO GERMOGLI DI VERITA’.

 

TRACCE DI SOVRUMANA IMPRONTA .

 

ORO SOVRAMENTALE CHE DISVELA E RETTIFICA.

 

IMPOSSIBILE REINNALZARE IMPRIME IL SUO RESPIRO.

 

E SCOLPISCE NUOVE FISIONOMIE DELLA SOLA VERITA’.

.

HELIOS FK AZIONE SOLARE

MARCO VALERIO MESSALLA CORVINO (64 AC 8 DC) URNACINERIS

_____________________________

 

Copia di ALBA AURORA 5 263715

2/9022

FLUITA DAL CUORE

 

LE COLTRI DI PIETRA.

IL RAZIOCINARE VOLITIVO CHE SI SVILUPPA OVE NON FLUISCE VITA VERA

MA IN CUI DOMINA SOLTANTO UNA PERVERSA DEVOZIONE VERSO LA CATTIVERIA E IL GELO.

 

OVE L’ANGELO INTERIORE E’ APPESANTITO APPESTATO E ZAVORRATO

POICHE’ UN CADAVERE RAZIONALE E’ SORTO A PALLIDA VITA

E SPECULARMENTE RIFLETTE LA VITA INDIVIDUALE DEI TROPPO IMMERSI NEL VIVERE FISICO.

 

IL RESPIRO CORTO DELL’INTELLETTO TROPPO MATERIALISTA :

GIUNGE NEL MONDO SPETTRALE E MANIFESTA UN CADAVERE.

DA’ VITA AD UN EBETE CHE FARFUGLIA PARVENZE DI VITA

MA IN REALTA’ EMANA GRIGIORE E BRAMA ISTUPIDIRE NEL PESO.

 

SEMPLICI O ACCULTURATI CHE SIANO : FROTTE DI ENERGETI DOTATI DI PROFONDO VITALISMO FISICO

VAGANO ZAVORRATI DAL PROPRIO CADAVERE FARFUGLIANTE CHE LI SPINGE AL REGRESSO.

 

SPENTO L’ANGELO INTERIORE : EMERGE UN’EBETE CHE LI ACCOMPAGNA NEL GELO E NELLA CENERE.

 

SONO GLI AVVINTI ALL’IDIOTA INTERIORE CHE E’ ECCEZIONALE SOLO NEL GRIGIORE E NEL PESO.

 

SOLO UN POTERE SOLVENTE CHE IMPOSSIBILE FOLGORA E SVELA : PUO’ INFRANGERE QUELLA MORTE PESANTE CHE LENTA SI TRASCINA.

 

SOLO UNA FOLGORE PUO’ SVELLERE QUEL PESO.

 

UNA FOLGORE CONCESSA NELL’ATTO DEL PENSARE IN CUI

– FLUITA DAL CUORE –    

POSSA IRROMPERE LA VITA SOLARE DELL’ETERICO AVVAMPARE.

 

ORO SOLARE AVVILUPPA LA PIETRA E L’INFRANGE

NEGLI ATTIMI ESTREMI IN CUI ALL’UMANO SI AGGIUNGE L’ETERNO INNALZARE CHE TRASMUTA E REDIME.

 

LA PIETRA SI INFRANGE POICHE’ A LUNGO NEL SOVRUMANO RESPIRA IL VOLERE CHE CONTEMPLA LA FIAMMA UNITIVA DEL LOGOS.

 

OVE SVETTA LA LUCE CHE UNISCE I CONCETTI NELL’ETERNO PLASMARE SCULTOREO CHE E’ FIAMMA.

 

FIAMMA DI LUCE SOLVENTE.

 

L’INERTE GRAVARE RESPINGE LA LUCE E LA SPEGNE MA NEL FARLO VIENE GRADUALMENTE DISSOLTO :

POICHE’ PERENNE LA LUCE RISORGE NELL’ATTO VOLUTO CHE CONTEMPLA IL PENSARE.

 

L’EBETE SVANISCE DINANZI AL FOLGORARE.

 

DINANZI AL BALENARE DI CIO’ CHE POSSIEDE LA FORZA DEL RISORGERE.

 

SOLVERE E AMPLIARE NELL’INSISTERE SOFFERTO IN CUI RISORGERE E’ CONCESSO NEL CUORE DELLA FOLGORE.

 

ORO DELL’IMPOSSIBILE CONNETTERE SOLVENDO.

 

LUCE DELL’IDEA.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

L’ETERNITA’ FOLGORA IL PASSATO

28 E 29 SETT 2015 FK 014

INTENSO E PROVVISORIO IL GRAN LAMENTO DEL TEMPO E’ L’IMPOSSIBILE.

 
FUOCO DELL’ATTIMO PIU’ ALTO IN CUI L’ETERNITA’ TOCCA IL PASSATO E LO REDIME.
 
INCENERENDO ILTEMPO.

PROVVISORIO – POICHE’ PERENNEMENTE DA RICONFERMARE – L’ATTIMO LAMPEGGIA E IMMETTE FORZE CHE DAL CENTRO DEL CREARE IRRAGGERANNO LUCE.
 
ATTIMO DEL PENSARE CHE CONTEMPLANDO L’ESSENZA DEI CONCETTI RICORDATI :
OTTIENE LA VISIONE DEL PASSATO MENTRE LO REDIME.
MENTRE LO TRASMUTA.
MENTRE LA VIVENTE AURA SORUMANA CONCEDE IL FARMACO E IL LAVACRO.
 
RIVIVE L’ESSENZA DI CIO’ CHE AVVENNE NEL PASSATO
MA ORA CHI LA RICORDA E’ IL LAMPO DELL’ATTIMO D’ETERNO
CHE LA CONTEMPLA DALL’ALTO DEL REDIMERE.
 
LO SGUARDO DELLA SINTESI IMPEGNATA NEL COSCIENTE UNIRE :
RICREA L’ANIMA PROFONDA DEGLI EVENTI POICHE’
– IN VARIO GRADO –
LI RICONNETTE AL LOGOS INTERNO AL RITO D’OCCIDENTE.
 
L’UNICO E IL SOLO VERAMENTE OPERATIVO POICHE’ VERAMENTE SACRO.
 
FUTURI EVENTI MORALI SI IRRAGGIANO
GERMINALI E INARRESTABILI
SUI DESTINI DEL MONDO.
 
EVENTI IMPREVISTI ED IMPOSSIBILI
CHE MUTANO LE ALTRIMENTI INAMOVIBILI LEGGI DELLE CAUSE E DEGLI EFFETTI.
 
EVENTI IN CUI L’ELEMENTO DI INTRUSIONE RIEDIFICATRICE E’ LA FOLGORE DEL LOGOS.
UNICA FONTE DEL SACRO FRA GLI IMMENSI DESERTI DELL’ANIMA MODERNA  INARIDITA E PERSA.
 
ARDE FRA LE VETTE IMMATERIALI E DOMINA L’IMPOSSIBILE LAVACRO.
 
LUCE E CALORE TRATTI
 – MEDIANTE OCCULTA IMMATERIALITA’ TRASMUTATRICE –
DAL PIU’ ADDENSATO CAOS DI MOSTRUOSE ROCCE VOLITIVE.
 
LIEVE RIAPPARE L’ANGELO OLTRE LE SQUARCIATE NEBBIE DEGLI INFERI
NEL FOLGORAR DELL’ATTIMO DILAVATI E SCOSSI.
 
L’IRRUZIONE DI FORZE TRASCENDENTI NELL’UMANO
ATTINTE FRA I CIELI DEGLI DEI LEGITTIMI DEL BENE
SOLO ATTRAVERSO L’ASCESI PUO’ ATTUARSI
E SOLO POICHE’ IL PIU’ IMPENSABILE ED IL MENO PLAUSIBILE LOGOS DEL PENSIERO ARDE ED AGISCE OVE L’IO UMANO RIESCE PER ATTIMI A RESPIRARE LUCE.
 
APICI IN CUI LA VOLONTA’ IMMESSA NEI PENSIERI CONTEMPLANDO IL PALPITO DI UN INSIEME DI CONCETTI  : 
OTTIENE PER ATTIMI QUELLA PURITA’ IN CUI L’ANIMA RISORGE ALLA VEGGENZA.
ED IN QUEGLI ATTIMI : RESPIRA DEGNITA’ E AMORE.
 
PERTANTO IN QUEGLI ATTIMI
IN VARIO GRADO
LA POTESTA’ DEI CIELI MUTA L’UMANO E LO REDIME.
 
RITO DEL SOLE D’OCCIDENTE CHE SOLO PUO’ LAVARE I MONDI.
 
ASCESI DEL PENSIERO E SUA TENACIA NELL’ACUME PERENNEMENTE MANTENUTO.

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