DESTARSI (di Savitri)

Portami,
come quando al mattino
sollevando le palpebre
scosto la coltre
dal corpo del mondo
e di Luce in crescendo
lo inondo…
Come brezza
essa in mio inspiro rientra
– dai miei occhi,
finestre che s’aprono –
a dissipare l’aria stantia,
i pensieri arenati
che come calcare crean colonne:
stalattiti, stalagmiti da solvere
nella mia grotta notturna…
Come foglia ferma sul bordo
il Tuo vento diventi mio espiro
d’un tratto m’afferri,
in vortice dolce m’innalzi
e mi porti!
Sí! Mi porti nel mondo
a dir nomi di cose,
passando su fiori
come pietre di guado,
come ape su cuori di sole:
fecondare l’albero
a primavera,
divenire farfalla,
e imperitura
ardere in palpitare
come la fiamma.
( S. S )
