MAESTRI INVISIBILI
Vogliate scusarmi se inizio con una nota personale che probabilmente non mi fa grande onore, ma che potrebbe almeno fare da piccola presentazione, dato che questo è il mio primo post.
Sono nato nel 1980, poco tempo dopo la dipartita di Massimo Scaligero. All’età di ventuno anni ho letto, grazie all’indicazione di un amico al quale devo grande riconoscenza, La logica contro l’uomo e La filosofia della libertà. Ho poi potuto coltivare l’Antroposofia con altri cari amici incontrati lungo la via. Ho avuto anche l’occasione di incontrare chi ha potuto frequentare Scaligero, cosa che però non è bastata a lenire una certo dispiacere, che ha tutto l’aspetto di una triste nostalgia e che ho provato spesso, per non averlo potuto conoscere mentre era in vita. Tale sentimento si è ripresentato recentemente e con forza, quando in un momento di crisi ho riletto il racconto che Ernst Lehrs fa delle conferenze tenute da Rudolf Steiner in seguito ad una richiesta avanzata da quelle che a quel tempo erano le nuove generazioni (lo scritto si può trovare in Abbiamo conosciuto Rudolf Steiner – terra biodinamica editrice). Nostalgia che, a tratti tinta di disperazione, tendeva a trasformarsi in rabbia per non avere la possibilità di avere guida e consiglio da un Maestro in carne e ossa.
Passata la tempesta, lenita la tristezza con più pacati ragionamenti e considerazioni, mi è tornato in mente un breve passaggio delle prime pagine de L’iniziazione, dove il Dottore scrive che, sebbene nei tempi moderni i templi dello spirito non siano più visibili agli occhi, chiunque cerchi può trovarli. Con un ardito volo pindarico mi sono quindi ricordato di un altro passaggio, letto (e riletto, data la “folgorazione” di quel momento che per qualche ragione ha legato il primo passaggio a quest’altro) vari anni fa, in Conoscenza iniziatica. Tale passo si trova poco dopo la considerazione che i guru ai nostri tempi hanno esaurito la loro funzione ed è l’indicazione di un metodo (ne vengono proposti tre) per rafforzare il pensare e renderlo autonomo. Lo desidero riportare, sperando possa tornare utile a qualche lettore.
“Come terzo mezzo, finalmente, si può cercare un maestro in un modo per così dire invisibile. Si prenda un libro qualsiasi di cui si sia certi di non averlo mai avuto in mano; lo si apra a caso e vi si legga una frase. Così si può essere sicuri di trovare una frase del tutto nuova, della quale ci si deve occupare con attività interiore. Si prenda la frase come contenuto di meditazione, o si prenda una figura a quel modo che si è sicuri di non aver mai veduta. Questo è il terzo mezzo. In questo modo ci si può creare da noi stessi un maestro dal nulla. Il maestro è la circostanza di aver cercato il libro, di averlo letto e di essersi lasciati avvicinare da quella frase o da quella figura, o da qualsiasi altra cosa.”
Da Conoscenza Iniziatica, Ed. Antroposofica, prima conferenza, a pag.16 nell’edizione del 1985. I corsivi sono miei.
In uno slancio romantico potrei ringraziare segretamente il consiglio del Maestro (o dei Maestri?) che, proprio nel momento di crisi, ha (hanno?) voluto consigliarmi.
Voi forse inizierete quindi a chiedervi cosa mi è rimasto dopo questi voli pindarici e piccoli deliri personali…
Togliendo quindi dal campo della coscienza qualsiasi sentimentalismo e qualsiasi pensiero che non abbia carattere di limpida evidenza, resta solo la consapevolezza del mio punto di partenza, al quale sempre e sempre ritorno (gioco forza!) per poi tentare la risalita. Le uniche cose di cui posso aver la massima certezza sono i dati sensibili e solo i pensieri relativi a questi hanno inizialmente il massimo grado di riconoscibile verità. Fino a quando… prendo atto del fatto che proprio il pensare è l’attività interiore che mi permette di rappresentare e comprendere il mondo. E tale considerazione, accompagnata dall’intima esperienza a cui fa riferimento, sembra tracciare una strada, indicare una via. Inizia a sembrare davvero verosimile che proprio il pensare sia quel sottile filo (o forse è una robusta corda?) che, se ripercorso fino alla sua scaturigine, potrebbe tramutarsi nella possibilità di conoscere attraverso esperienza ciò che dell’Uomo e del Mondo vagamente si intuisce nascosto dietro ad un nero velo, e che si potrebbe anche indicare come Spirito, ma che fino a quando non se ne avrà, appunto, esperienza diretta non sarà in definitiva che una vuota parola riempita di tante speranze ed illusioni.
Così oltre al dispiacere di non aver potuto essere tra gli uditori di qualche conferenza del Dottore, oppure di non aver potuto sedermi su una di quelle sedie che scricchiolano alla fine delle registrazioni degli incontri del Seminario Solare tenuti da Scaligero, resta la convinzione (che potrebbe generare altra tristezza, mentre invece mi dona forza e desiderio di continuare) che solo ciò che ci si conquista con la propria esperienza, poggiando sul proprio pensare e al di là di qualsiasi auto illusione, può avere valore nella ricerca interiore. Maestro o non Maestro.
LAPPRENDISTA

