SULLA FIDUCIA
Durante la lettura di un testo mi ha colpito questa frase:
“Vivere nel tempo è il coraggio di dare fiducia all’esistenza”.
Mi sono chiesta: quali motivi ho di dar fiducia all’esistenza? Come accetto ogni fatto che la vita mi porta incontro? Ci sono in me delle forze che mi sostengono e mi guidano, o vivo il più delle volte in una sottomissione impotente?
Il concetto moderno di fiducia o di fede è molto rarefatto, quasi inesistente al confronto dell’enorme forza che arrivava all’uomo dell’antichità, quando si affidava alle divinità che lo guidavano dall’esterno e interagivano con lui nella vita e nella morte.
Se invece veniamo al concetto di pìstis, che troviamo nel Nuovo Testamento, si inizia a percepire un’inversione di enorme importanza.
Non si tratta più di aver fiducia in una forza spirituale esteriore all’uomo, ma la fiducia inizia a partire dall’interiorità stessa, diventa una forza, una saldezza interiore che è affine alla posizione salda dello stare in piedi, dell’essere radicati in sé.
Risuonano le parole del Cristo ”… Va, la tua fede ti ha salvato….” , ma in questa fede troviamo ora forze umane, assolutamente nuove, capaci di fare miracoli.
L’esistere, cioè il percorso di vita che va dalla nascita alla morte, porta con sé inevitabilmente molti rischi. Se l’uomo volesse già in partenza assicurarsi di non rischiare nulla, non si incarnerebbe mai, perché ogni incarnazione, dal punto di vista della coscienza normale, è una scommessa pericolosa.
Cosa spinge invece l’uomo a cercare sempre nuove conoscenze, nuove esperienze, nuovi percorsi, persone nuove, luoghi nuovi ? Ci sono motivi validi per farlo o sono solo frutto di impulsi irrazionali, solo brama di vita?
Escludendo il “caso”, che per me è solo una parola senza senso e osservando il mio vissuto posso dire che ogni cosa che mi è venuta incontro nella vita in qualche modo mi apparteneva, e se finora me la sono cavata, se sono ancora qui, questo significa che ci sono in me tutte le forze per orientarmi, soppesare, valutare le cose, a man mano che mi si presentano.
La seconda considerazione mi dice che se io non avessi mai fatto l’esperienza di essere uno spirito pensante, avrei motivo di non aver fiducia, perché avrei l’impressione di brancolare nel buio davanti ad ogni decisione da prendere.
Ma io so di aver a disposizione la luce del pensare, l’ho sempre usata, perché essere uomini significa essere capaci di affrontare con il pensiero qualsiasi fattore, e questo pensare voluto ed esercitato con coscienza, lo riconosco sempre più come l’attività centrale del mio spirito, del mio Io.
Inoltre, in questo pensare, trovo anche una forma di amore di profondità che unisce tutti gli esseri umani….”Solo perché gli individui umani fanno parte di un unico spirito possono vivere gli uni accanto agli altri….” Capire questo diventa un ulteriore motivo di fiducia!
So anche di fare sempre solo quello che posso, quello che è nelle mie facoltà; ciò che non posso affrontare nessuno lo può pretendere da me.
Dove trovo dunque la fonte della fiducia? In me stessa, nel mio Io, nel mio pensare!
Questo Io che, quando viene portato a coscienza, mi dà la massima fiducia, non è un’invenzione dell’uomo, ma è una forza cosmica che vive in ogni essere umano.
E’ però una forza che non si impone, che rispetta la libertà dell’uomo, chiede però l’impegno cosciente di volerla conoscere ed usare.
In altre parole, ogni essere umano, in quanto Io, o in quanto alberga in se il Logos, ha in mano tutti gli strumenti di cui ha bisogno per affrontare la vita.
La forza dell’Io non sta nel conoscere in partenza quale effetto sortirà da ogni causa, perché allora non si tratterebbe di fiducia. Se io volessi conoscere le conseguenze di ogni mio atto prima di attuarlo, questa non sarebbe fiducia ma sfiducia.
Invece il credere in me, nelle mie potenzialità, questo mi da coraggio e mi rende attiva!
Anche l’interagire con un altro essere umano, richiede principalmente che io abbia fiducia in me stessa, perché non posso sapere cosa salterà fuori dall’altro, e so che potrò pretendere il massimo solo da me. Se dall’altro mi arriverà del bene lo considererò un dono, in ogni caso saprò difendere la mia dignità!
So di avere abbastanza libertà da poter decidere di momento in momento, di situazione in situazione, il modo migliore e unico di pormi di fronte al mondo per interagire al meglio con esso.
Potrò sbagliare una, cento, mille volte, ma alla fine l’importante sarà ciò che avrò imparato da tali errori e il riconoscere di aver sbagliato mi salverà.
L’uomo è strutturalmente l’essere che nell’esistenza terrena se la può cavare sempre se vuole e se non omette di coltivare le forze che sono insite nella natura umana; quindi nella mancanza di fiducia si può vedere anche una sorta di pigrizia, di inerzia: per fare il minimo possibile, per non rischiare nulla.
Solo se avrò conquistato una profonda fiducia in me stessa saprò e potrò dare fiducia all’altro, senza correre il rischio di cercare, in chi mi sta vicino, solo un appoggio passivo.
Non ci dovrebbe mai essere motivo di revocare la fiducia a nessuno, però siamo fatti apposta per incoraggiarci a vicenda e per spronarci a vivere sempre più all’altezza delle possibilità umane.
Ognuno dovrebbe sentire nel profondo, il mistero e la responsabilità di portare in sè un frammento di cielo e se quel cielo ha dato la massima fiducia all’uomo, in quella fiducia e in quella saldezza l’uomo deve trovare il coraggio di vivere.

