DEMOCRAZIA E RIVOLUZIONE (INTERIORE)

albero della vita

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L’insurrezione violenta è manifestazione fisica di un pensiero. Non è democrazia in sè.

Le ingiustizie e le vessazioni sono le conseguenze di un cattivo ordinamento sociale. E cosi si può definire pure una rivoluzione civile.

Nel pensiero di ognuno dovrebbe dominare la “democrazia” , ma così non essendo, la conseguente azione esteriore è semplicemente logica e naturale espressione di un accordo cruciale – di tutti – mancato: l’ingiustizia,  così come la ribellione.

Il pensiero che mette in essere un vero ordinamento democratico dovrebbe essere vivo  durante tutto il processo di detto ordinamento, non dovrebbe lasciare agli articoli (con forza) di legge e, ai meccanismi, il naturale svolgimento dei compiti, tagliati fuori  – questi ultimi – dal loro spirito originario.

Il capo di stato, così come il dirigente economico, così come il lavoratore, se collegati sempre nella loro azione al pensiero morale in cui si riconoscono, contribuiscono tutti alla vita della “democrazia”.

I “principi” morali, ossia la limpidezza e la vita originaria degli uomini, sono quelli da preservare, e non la loro astrazione, dialettizzazione o demagogia conseguenti, perchè è a causa di queste ultime che gli uomini divengono prigionieri.

La prigionia è quella che si estrinseca attualmente nelle ingiustizie e nelle vessazioni, sia del povero che del ricco e del potente, quest’ ultimo ingannato da se stesso – piĂą del povero debole e della vittima storica -, perchè fedele alla passione per le manifestazioni visibili, ritenute queste oggetti e quindi prive di vita interiore, ma non per questo incapaci di dominare chiunque abbia dimenticato per strada il proprio spirito originario.

Lo spirito originario è messo in condizione di non influire nel processo democratico ed economico.

Il denaro ritenuto mezzo sicuro di potere oggi indica le soluzioni sia al tiranno che allo schiavo.

Ma veramente schiavi sono il pensiero, la cultura, lo spirito dell’uomo.

Se questi invece potessero liberamente essere curati, senza commistione di interessi economici e politici, avverrebbe la nascita e la formazione di uomini liberi, forti e liberi di formarsi secondo la loro aspirazione originaria: l’aspirazione originaria è quell’archetipo che vuole l’uomo “superiore” e più completo rispetto al regno minerale, vegetale ed animale, non debole e suscettibile di essere manovrato e strumentalizzato, di essere asservito alla natura cieca e ai suoi sensi; avverrebbe la nascita dell’uomo vero, quello che ritiene sacro lo spirito di ognuno, sacro e libero di esprimersi in azioni veramente morali: senza escludere nessuno.

Utopia vera ed astrazione è il pensiero automatico ordinario che vede i fenomeni esteriori suscettibili di essere da quello ordinati:  in realtà si mette in essere un asservimento al solo lato materiale della vita. Il materialismo è la vera astrazione, la vera utopia.

L’uomo dovrebbe mettersi a guardia e preservazione del vivere del suo spirito e non del profitto e del denaro. Non ottemperando a quella che è la sua vera Natura egli non fa altro che assicurare la vita eterna al suo Prometeo, alle sue rivoluzioni e alle sue guerre.

Siamo tutti responsabili.

Siamo tutti urgentemente e drammaticamente chiamati ad un compito radicale che non è semplice ed animalesca vita di branco unicamente finalizzata alla natura istintiva.

Se l’uomo si dedicasse ogni giorno anche a restituire la vita al suo pensare, a curare la vita del suo pensare  che è “invisibile”, restituirebbe a sua volta la vita alla materia visibile, che non è da rigettare o da possedere, bensì da reintegrare della sua forza, della sua volontà ora perduta; materia da reintegrare di pensiero “vivo”, ora disanimato: l’uomo otterebbe che la natura, e ciò che egli ha creato, non si rivolterebbero più contro di lui, perchè avrebbero ritrovato il loro Signore.

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE