MANCO FOSSI RASTIGNAC!

 mani tre

Che l’organismo societario dell’antroposofia fosse da molto tempo gravemente ammalato, eravamo in molti a saperlo e poiché non giovanissimi, da tantissimi lustri. Ebbi la discutibile fortuna di veder sparire figure che furono discepoli diretti del Dottore: gente che comprendeva benissimo cosa fosse il metodo d’osservazione goethiano e come l’antroposofia fosse, in un certo senso, il suo fiorire oltre ogni limite.

Alcune di queste figure, data la venerabile età, erano davvero pervase e sostenute dallo Spirito ed era impressionante osservare la luce/fiamma che, oltre gli umani giorni, dava loro un senso di giovinezza perenne che i numerosi sodali più giovani, diciamo sessantenni, non possedevano. Conoscenza ed entusiasmo fluivano da essi come da una sorgente feconda.

Come ho detto, discepoli del Dottore, avevano conosciuto Dunlop, Meebold, Unger, Stein, Emmichoven, il giovane Pavisi, Bauer, Rittelmeyer, ecc. Cioè persone che avevano sviluppato gradi o alti gradi di “veggenza”.

Non parlerò di Colazza e Scaligero, essendo questi ultimi volutamente impercepiti dalla faziosa cecità animica invalsa tra la maggior parte dei membri della Società nel nostro Paese. Ed il fatto conclamato che Colazza fosse un importante discepolo di Steiner, non sposta di un millimetro la muraglia di contenimento formatasi intorno all’ammalato per non far entrare il medico: quasi nessuno, tra i soci, si è posto su ciò uno spazio di riflessione minimamente intelligente, autonomo e spregiudicato!

Nei decenni successivi, quelle che possiamo chiamare seconda e terza generazione, portarono avanti la forma acquisita mantenendo un certo equilibrio tra conoscenza acquisita e rispetto e devozione, però sempre più vuote di sostanza interiore: questo con la pessima influenza che provenne dallo stesso Edificio di Dornach per lungo tempo.

Così iniziò la diaspora degli spiriti (umani) più liberi o semplicemente indipendenti dagli spiriti (arimanici) del tempo, sotto le cui grinfie l’Organizzazione era caduta come le altre associazioni mondane. Aggiungo a ciò il fatto che il mio primo mentore era pure lui “veggente”. Come lo era stato il suo maestro, amico di Marie Steiner. Venni a conoscere la cosa solo dopo anni di lavoro con lui. Dai non pochi occultisti della mia città era l’unico antroposofo che fosse rispettato: mai stato tesserato.

Ora la stanza dell’ammalato (che a mio parere è spirato da tempo) si è trasformata in un sūq arabo o bāzār persiano dove ognuno tratta le sue più fantasiose merci e patacche.

Cose che l’incauto turista porta in occidente dove può apparire splendida ogni cianfrusaglia che odori di esotico.

Nel senso di queste righe è apparso sul web un interessante articoletto, tratto dalla Rivista Antroposofia, intitolato “Perché non siamo chiaroveggenti”. Se questa fosse una domanda (e non un titolo), la risposta potrebbe essere: ilare, tagliente e breve.

D’altro canto, perdere tempo a confutare ogni singola riga dello scritto è un lavoro noioso e quasi inutile; piaceva molto al gospodin Prokof’ev, a me no.

Poi se uno scritto parte da una rappresentazione impiccata per il collo qual’è “La critica più ricorrente che viene fatta all’Antroposofia è che nessuno degli antroposofi è mai diventato chiaroveggente.”, che rispondere a tale cretinata?

Ma questo chi l’ha mai detto a ‘sto benedetto uomo? Forse ha letto di Evola “Maschera e volto…” ma già in tale caso ha letto male oppure ha trasferito ciò che avrebbe desiderato che fosse scritto e forse dà per scontato che chi percorre la Via interiore venga a comunicarglielo. A lui o al mondo. Ciò è proprio quello che non succede e il Dottore ne parla con accento drammatico nelle prime pagine di “Iniziazione”.

Per tutti gli dei inferi! Vi esibite da antroposofi e non avete letto con un briciolo d’attenzione i pochi libri canonici…bene, passiamo ad altro.

“Oggi è diffuso l’equivoco che la chiaroveggenza parta dal pensiero o da qualcosa di affine”. Mi pare un’opinione giustificata poiché i pensieri del Nostro, che buttano nel pozzo non soltanto l’Opera del (anche) suo Maestro, sembrano da lui pensati – a mio parere senza equivoci – per negare la sua propria esistenza come essere umano poiché senza l’inutile pensiero egli sarebbe il primo caso di anello di congiunzione tra il mondo minerale e quello vegetale. Evidentemente indeciso tra la demenza e la supercoscienza, egli ritiene del tutto inutile l’organo con cui è capace di consapevolezza di sé e del mondo, antroposofia compresa, anzi, nel suo caso incompresa.

La parte finale della frase riportata, la quale riassume gli inutili strafalcioni successivi, è quasi sfiziosa poiché ho potuto apprendere (diceva Manzi: “non è mai troppo tardi”) che esistono “cose” affini al pensiero. Ma il riserbo su ciò è stretto. Mi chiedo se non sia affinità con il grana padano o gli acufeni…oppure con l’umor vitreo, poiché siamo sul plurale e gli occhi sono – Polifemo a parte – due.

Ma ora sono io che scrivo a vuoto ed è inutile pensarci su poiché il nostro eroe, più in là decide che “Il pensiero ha perso definitivamente la sua forza conoscitiva”. Allora, mi chiedo, quale potrà essere l’organo e l’attività con cui il Nostro vive nel mondo, lavora, comprende? Io una risposta c’è l’ho sulla punta della lingua ma suppongo che Eco non accetti il turpiloquio, anche quando sia santificato dalla trasparenza del vero.

Bisogna dargli atto che su ciò egli non ha reticenze: tutte queste cose lui le fa con le mani (qui i quadrumani ne escono favoriti: vedasi, di Pierre Boulle, La planète des singes.) e perché non si sospetti una mia manipolazione, riporto un periodo più articolato: “Ora la via della conoscenza parte dalle mani: non possiamo più parlare di chiaroveggenza del pensare, ma di chiaroveggenza del volere. Sotto questo aspetto la visione antroposofica del mondo è fluita in centinaia di opere in tutto il mondo, nelle scuole, negli ospedali, nei centri artistici”. Per affermare questa sgangheratezza logica, dagli antichi babilonesi egli passa alle epoche stellari sino ai Pesci, in cui: “…l’energia (sic) conoscitiva è fluita dalla testa alle mani”.

Devo continuare? Mette in un pentolone “Steiner ai giovani”, volontà, cuore e calore e termina come fan tutti, poiché il conformismo è di assai facile apprendimento: “E’ dunque dall’elemento del cuore, del calore della volontà, che dobbiamo riconquistare la forza della conoscenza. Ciò che di spirituale agisce e tesse nel mondo, rimarrà sempre invisibile ai nostri sensi fisici se noi non saremo capaci di riconquistare questo rapporto con il calore”.

Già! Senza alcun dubbio qui avrebbe ragione da vendere se scrivesse che lo spirituale (pensato sempre fuori di sé, nel mondo) rimarrà sempre invisibile ai sensi fisici. Sarebbe lapalissiano ma almeno non demenziale.

Sono più di cinquant’anni che sento o leggo simili farneticazioni, la pazienza è affar mio ma il messaggio che questi generi di pattume lanciano, affossa sempre le coscienze deboli e incerte, le allontana dalla minima presa di contatto con le basi ed il fondamento dell’antroposofia. Non ditemi che tra questa e le altre innumerevoli fregnacce non ci sia un oscuro filo ad unirle: portano sempre verso un messaggio univoco!

E’ tristissimo che simili righe provengano dalla Rivista riconosciuta (a torto) come autorevole manifestazione della conoscenza antroposofica come in effetti lo fu nel II dopoguerra.

Continuo ad essere un tontolone poiché resto ancora colpito dal fatto che il distinto discepolo, trovandosi a distanza di gomito da tali lordure, mentre pone altari alle nobili parole di uno scrittore per ragazzi, rimanga coerentemente più fedele alla sua politica d’immagine che alla luce del vero, così da non saper o non voler raddrizzare – magari qualche volta – il timone dalle derive dei più vistosi sbandamenti. Già, di notte tra gatti e ratti che differenza c’è?

In effetti, l’autore dell’articolo in questione (ed il suo fiducioso accolito), come succede sempre, è stato timido, un po’ chierico: non ha portato la sua analisi alla radice del conoscere. Fermandosi alle mani non è riuscito a raggiungere il piano pelvico su cui poggiano le parti anatomiche maggiormente sature di energie… conoscitive e ricreative.

SCIENZA DELLO SPIRITO