QUASI UN TESTAMENTO

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Sono stanco. Di che? Di battere e ribattere all’infinito lo stesso chiodo. Su cosa? La risposta è facile: sulla concentrazione.

Essa non è il “controllo del pensiero”, e già questa distinzione sembra non entrare in tante anime.

Se aggiungo a ciò quella che sembra diventata una eresia – che dovrei stampare in maiuscolo – ossia che la concentrazione è la disciplina che va su diritta dal fondamento del pensiero comune sino allo scopo più elevato raggiungibile per l’uomo contemporaneo e che, addirittura, l’alternativa è inesistente, o almeno c’è il rischio di retrocessione per l’umano, trovo una quasi perfetta muraglia di neo primitivi, talvolta di buona cultura o docenti universitari (di cui scrive preveggentemente Massimo Scaligero) a cui è sufficiente sentire cose splendide.

Come per ogni anima primitiva, questa razza trova ad ogni piè sospinto, idoli da adorare, sperando che tali figure protomosaiche permettano l’attraversamento del proprio mar rosso.

Detto questo, osservo in me, viaggiando a ritroso nel tempo, molti errori tra cui, forse il più importante è stato il trascinare avanti delle cose che ebbero una funzione quando, sostenuto da entusiasmo e da indicazioni di Scaligero, mi posi come punto di riferimento per dare forma operativa a quello che divenne il “gruppo di Trieste”.

Scaligero, bontà sua, mi scrisse che considerava questo come qualcosa di “importanza europea” e, vista la nostra naturale litigiosità tematica, non economizzava su consigli umanamente difficili, orientati almeno sulla “concordia discors”.

Parecchi anni dopo – brutta cosa l’invidia – si formò un secondo gruppo, dipendente dal fiume in piena che Romolo Benvenuti stava diventando, gruppo labile e dipendente dall’emotività dell’oratore e dai continui riferimenti ai segreti segretissimi che avrebbe – prima o poi – rivelato. Ci andai e rammento l’imbarazzo che provai per il povero Romolo, che conoscevo dai tempi del Novalis, quando con fluida sobrietà illustrava agli ascoltatori le cosmiche metamorfosi degli stati preterrestri.

Altra delusione mi arrivò dalla signora Benvenuti, anch’essa conosciuta, positivamente, ben prima della dipartita di Scaligero.

Nell’ultimo colloquio che ebbi con lei – civile e cortese – la comunicatività era allo zero, anzi ebbi l’impressione d’avere di fronte una persona chiusa e guardinga.

Avrei potuto sbagliarmi, per ragioni di autocritica, ma poi ciò mi fu confermato da altre quattro persone, assai diverse e con diverse sensibilità. Ciò senza mettere nel conto l’esperienza di altri conoscenti che, riportando fiduciosamente alla autorità della signora, evidenti errori apparsi sugli editoriali della Rivista che, a torto, mezza Italia considerava di tutti i discepoli di Scaligero, si rivelò, a prescindere dalla realtà e dalla logica talmente “cosa loro” che, in breve i colloqui (ed il bon ton), iniziati nella fiducia e nel rispetto degenerarono in alte grida – urla – e accuse da ambo le parti.

Raro – sbalorditivo – esempio di faziosità e pregiudiziale difesa verso i predoni dei documenti di Scaligero, cecità di “gestione” di casi umani (vi ricordate della tragedia di Elettra?) e scorrettezze nei confronti del cugino erano fatti certi che chiusero questa pagina.

Certo, a Roma ricordo figure adamantine, come, ad esempio, Amleto Scabelloni e Alfredo Rubino. Ma Amleto non si pose mai come guida e, ragionevolmente Alfredo, come un mite ma incrollabile Arjuna, svolse per il resto della vita, con amore e rigore, la missione di ricordare la Via del Pensiero.

In ciò Massimo era ed è presente: cinquemila pagine in ventotto libri: “Non v’è stato nostro libro che non sia stato scritto in funzione della Via del Pensiero”.

Questo, a mio parere – intendo lo studio attivo delle sue opere – che giunge a gradi illuminativi e va oltre, incontrando il vivente del suo pensiero in univoca attività, credo sia stato seguito da pochissimi, suppongo assai poco nelle conventicole che si formarono.

Inutile indorare la pillola: chi si pose come “continuatore”, un po’ qua e un po’ là, usurpò semplicemente uno “status” impossibile, mai trasmesso né in verticale né in orizzontale. Tentazioni (in parte soddisfatte) che mai passarono per le anime migliori.

Del resto, pure a Dornach, tempo prima della prematura scomparsa del Dottore, il sig. Steffen era stato forse un malvivente?

Poi, lo scrivo serenamente, per tanti decise il karma personale.

Sembra ci sia interesse a mostrare come i “poveri ragazzi” si raccolsero intorno a Mimma…mentre si tace dei tanti che se ne andarono portando con sé il Pensiero di Massimo Scaligero e che non tornarono tra le rovine.

Se, misurandosi col proprio animo, i miei svariati detrattori, giudicheranno come ignobili contraffazioni quanto ho detto, nemmeno immaginano quale sia il livello di distacco e disinteresse da cui scrivo. Del resto sono tante le persone che possono confermare le poche cose che ho riassunto.

Il senso di questa nota non si ferma al passato (sebbene il passato sia attivo anche ora, nel presente).

Vorrei riportare qui una minima parte di una lettera a cui villanamente non ho ancora risposto a causa del mio stato di salute.

Non vedo l’interlocutore da secoli e, in parte, conosco il suo eclettismo. Credo abbia percorso molte vie. Ciò nonostante egli scrive: “… mai, lo affermo con forza e convinzione, ho potuto trovare qualcosa che si avvicini, anche lontanamente, per potenza, intensità, elevazione, luminosità, alla Concentrazione correttamente eseguita (Massimo a parer mio soprattutto nel “Manuale” è chiarissimo) ed è giusto quanto tu affermi (ma lo affermava anche il Nostro Maestro) Essa dovrebbe iniziare proprio laddove si presuppone che essa finisca!…”

In una condizione intermedia – non voluta – in cui possedevo di mio solo la coscienza, ho contemplato più volte i pensieri del mio interlocutore, in cui si riaffacciavano non lodi o esperienze ma il concetto, assai semplice, espresso in parentesi: “Massimo a parer mio soprattutto nel Manuale è chiarissimo”.

Era divenuto il nucleo, a cui lentamente ogni altro concetto si collegava. Così, in trasparente sintesi, vedevo molte cose, tra le quali il mio errore di portare avanti per una infinità di decenni le mie goffe difese e spiegazioni nei confronti del filo aureo e originale che Scaligero ci ha per lungo tempo donato.

E’ vero: il Manuale (e non solo) è chiarissimo…purché ci sia volontà di comprendere oltre la propria caratterologia o, viceversa proprio non si voglia per strani interessi che, nel tempo, mi vennero riferiti e che non desidero neppure considerare.

No, cari amici, bene che vada credo almeno ingenuo, nella Scienza Sacra, difendere da sotto ciò che sta sopra. E, da questo punto di vista, mi scuso con tutti voi e mi ritiro.

Il Pensiero di Massimo incontra individualmente teste e cuori e come e quando lo decide Lui. Il resto è raglio asinino che fomenta ridicole scaramucce tra comparse.

Sono affezionato ad Eco, per cui la mia presenza non mancherà, ma in maniera diversa, così (forse) farò contenti anche i…santi.

Statemi bene.

SCIENZA DELLO SPIRITO