
Woodcut illustration from an edition of Pliny the Elder‘s Naturalis Historia (1582)
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Facilmente può essere mostrato come il superamento del limite meccanicistico al quale si è arrestata la Cultura umana, non si debba attendere dalla Cultura medesima o dalla Scienza, bensì dalle Scienze Spirituali. Alla mancata funzione di queste è possibile far risalire la difficoltà della Cultura a prender coscienza del proprio attuale declino.
La Scienza si è arrestata nella sfera della quantità, non a causa dei propri procedimenti, bensì perché il sistema di questi è stato privato della necessaria controparte interiore: che sarebbe dovuta venire come contenuto intuitivo da coloro che assumono la funzione di orientatori secondo i Principi della perennità. Questi orientatori si sono limitati all’analisi del mondo moderno: non hanno ritrovato dietro l’analisi il retroscena spirituale: proprio dell’Esoterismo ad essi richiesto, non sono stati capaci.
In effetto, gli scienziati e i tecnologi svolgono coscienziosamente la loro opera: riguardo al loro còmpito essi sono in regola, realizzando in ogni campo ciò che è loro pertinente. Lo stesso non può dirsi delle comunità spirituali, il cui ruolo è la connessione dell’umano con i Principi edificatori.
La funzione delle comunità spirituali invero non è riecheggiare le conoscenze del passato, bensì penetrare il conoscere presente, ossia il conoscere da cui muove la stessa ricerca dei valori della perennità. Il loro còmpito dovrebbe essere lo sviluppo della conoscenza richiesta dallo Spirito in rapporto alla “presente” situazione della civiltà: identificare che cosa lo Spirito vuole attraverso l’esperienza della quantità: quale connessione esiga ora con l’umano, oltre la connessione che ebbe nel passato, quando non esisteva dominio della quantità.
Giustamente riconoscendo nel dominio della quantità il livello della caduta, le confraternite spirituali cercano la riconnessione fuori di tale dominio: lo cercano in ciò che era prima, come se il processo dello Spirito nel tempo non fosse intemporale. Lo cercano con il conoscere presente, il cui limite dialettico non viene superato per il fatto che si rivolge a dottrine cui tale limite era ignoto. E tuttavia questo conoscere ha il potere di interpretare la Tradizione e i suoi testi, secondo un’“attuale” capacità di astrazione e di correlazione concettuale, che agli Autori di quei testi era sconosciuta.
Il “passato” viene ripristinato mediante una “connessione interiore” presente, che occorrerebbe scorgere. Non scorgerla significa privare l’attuale condizione umana della connessione richiesta dal suo presente processo interiore: nel quale soltanto può presentarsi la Forza. Non riconoscere la connessione richiesta dalla situazione presente, significa vietarsi di incontrare la Forza dove realmente· continua secondo la sua perennità. Tale perennità è la vera Tradizione, alla cui attuazione presente involontariamente si sottraggono gli assertori nominali di essa: gli Esoteristi, loro malgrado, dialettici.
Coloro che identificano la perennità con il passato temporale opposto al presente attuale, ricercano la connessione antica mediante il mentale moderno. Che non può essere superato grazie al semplice riferimento intellettuale, mistico e filologico, alla connessione antica, in quanto il mentale moderno è il prodotto della perdita di tale connessione.
L’indicazione della connessione antica crede di muovere al di sopra del grado di coscienza che le consente il muovere: edifica su questo il sistema di valori mediante cui lo rifiuta: ritiene di possedere un grado superiore a quello su cui fonda la edificazione e che sostanzialmente ignora. Rende impossibile in tal modo la conoscenza di sé, fuori della forma riflessa o dialettica: dalla quale non riesce a distinguersi.
Malgrado il nobile intento, lo slancio interiore e il regolare apparato filologico, tali confraternite rinunciano alla coscienza del conoscere che attuano e mediante il quale propongono un conoscere che dovrebbe trascenderlo: edificano perciò sull’inconscio.
Additando una connessione metafisica fuori del conoscere da cui muovono, essi distolgono la ricerca spirituale dal punto d’incontro del mondo con la sua originaria Forza: dall’unico punto dal quale è possibile la ripresa del cammino interrotto. Di conseguenza, il dominio meccanicistico della quantità prosegue inarrestabile, continuando ovunque a eliminare la personalità, la qualità, il valore, il reale umano. Perciò lo Spirito, che comunque ha in sé il potere del superamento, deve seguire altre vie.
Alle accennate confraternite sfugge l’elemento originario della coscienza chiamato a rispondere alla richiesta cognitiva del sensibile: e quando talune di esse propongono un superamento del livello “materialistico”, in base all’analisi del processo della Scienza, tale superamento è da temere più del Materialismo medesimo, perché ignora lo Spirituale impegnato nei processi sensibili con la sua forza più elevata, rispondente al momento noetico dell’autocoscienza. Questo momento, in cui si esprime l’elemento originario della coscienza, sia pure nella forma più bassa, è l’impulso che, reso cosciente, ha in sé il potere di superare il limite della quantità. Proprio questo elemento originario viene ignorato dalle accennate confraternite, quando vogliono indicare soluzioni o integrazioni spirituali per la Scienza: sfugge ad esse l’affiorare dell’Io nel processo cognitivo che intendono trascendere.
A tale livello, l’equivoco è contrapporre all’elemento individuale affiorante, l’universale misticamente evocato. Il Soggetto escluso dal dominio della quantità e dalla sua logica, viene sostituito, ad opera dei moderni Gnostici, da uno Spirituale trascendente, in effetto irreale.
Il Materialismo nasce dalla separazione delle strutture logiche dal reale operatore che è il Soggetto umano. La logica formale, o riflessa, diviene logica della Materia, quando l’indagatore non scorge la connessione del pensiero logico con l’Io: l’oggettività esteriore acquisisce un potere di là dalla coscienza dell’Io, dalla quale in realtà esso muove. II rovesciamento del rapporto Spirito-Materia, tuttavia, viene oggi inconsapevolmente perpetrato anche dagli Esoteristi che non scorgono lo Spirituale dove sta sorgendo: nel moto iniziale dell’autocoscienza, là dove l’intuizione logica discende dal Logos. In realtà, la logica formale viene sottratta al Logos non soltanto dai cultori della quantità, ma soprattutto dai suoi presunti superatori, che non riescono a scorgere la scaturigine della determinazione logica là dové il Logos si fa strada nella coscienza mediante il puro elemento individuale.
Essi tendono a sovrapporre al processo della quantità l’Universale metafisica che non riescono a scorgere nel processo dell’autocoscienza: intimo all’Io, non certo riflesso dell’Io. Per essi, l’Io è l’Io contingente, o riflesso, da eliminare· come sorgente dell’individualismo, in nome di un Io elevato, al di sopra dell’umano: l’universale con cui tendono a integrare la matematica del mondo fisico, la Scienza e la Tecnologia, secondo l’eco di una connessione trascorsa dell’umano con i suoi principi.
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Quando l’esoterista tradizionale parla di un Assoluto che è uno e tutto, infinito ed eterno, immanifesto eppur sorreggente i gradi della manifestazione, non si può non essere concordi con lui, ma al tempo stesso non si può non constatare che egli questo Assoluto si limita a rappresentarselo, ossia a proiettarlo fuori di sé: egli ricorre a pensieri, ai quali però non riconosce la categoria dell’infinito e dell’universale: non lo può, perché quei pensieri sono privi di vita: esigono la loro specifica ascesi, un’ascesi di questo tempo, che la Tradizione non contempla.
Il tradizionalista non attua la verità o la forza originaria di quei pensieri, non conoscendo la via predialettica: si riferisce bensì a un contenuto di là da essi, ma in quanto lo pensa e simultaneamente lo nega come pensiero. Onde prospetta il presupposto Universale, riducendo l’unico universale di cui dispone ad un concetto indeterminato, ma affermato con l’esclusiva autorità della determinazione non consapevole di sé: affermato perciò dogmaticamente. In definitiva, la dinamica di una simile affermazione del pensiero è il sentimento: la posizione del Misticismo ingenuo.
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