
(Roland-Habersetzer-9e-dan-: “Le-Kime-est-l-explosion-denergie-concentree-en-un-point”)
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Per procedere nella Via Solare, nell’Ascesi del Pensiero Vivente, è necessaria una elevata tenuta interiore.
E’ necessaria una tensione unicitaria della volontà, che equivale ad una compromissione e ad una dedizione assoluta.
E’ necessaria una qualità interiore che in Estremo Oriente viene ritenuta fondamentale per portare a fondo le Ascesi Chan e Zen, e le Arti Marziali, le quali, queste ultime, non sono affatto uno sport per tenersi in forma, o passare in maniera divertente il tempo libero, bensì un coraggioso affrontare il problema della vita e della morte, il problema della radicale trasformazione di se stessi.
Nello Zen, e nelle Arti Marziali nipponiche, tale qualità indispensabile è chiamata kimè, ossia “decisione risoluta”, “determinazione assoluta”, di giungere – costi quel che costi – alla mèta, mettendo in giuoco se necessario anche la vita.
Anche Massimo Scaligero chiama tale indispensabile qualità interiore “determinazione assoluta”, dedicandovi persino uno specifico capitolo in “Tecniche della Concentrazione Interiore”.
Senza tale determinazione assoluta, senza quella pugnacità interiore o kimè, non è possibile giungere alla mèta.
Perché quella determinazione assoluta, quella decisione risoluta, quella pugnacità o kimè, sono la consacrazione della volontà al Divino.
Senza tale determinazione assoluta, la tensione della volontà si sfrangia, si sfilaccia; la consapevolezza della assoluta necessità – vincere aut mori, dicevano gli Antichi – di giungere alla mèta, si diluisce, si annacqua, e si intorpida nei pantani della prosaica volgarità quotidiana: si ottenebra la consapevolezza che la vita, senza la realizzazione spirituale, non ha senso, e piuttosto che ridurla ad una edulcorata pagliacciata piccolo borghese, con il suo moralismo buonista e le sue comode “vie dell’anima”, è meglio, molto meglio, spaccare tutto.
Perché la vita, senza lo Spirito, non vale niente. Non vale la pena di essere vissuta. Tanti sono biologicamente vivi, animicamente vegetanti ma spiritualmente morti.
Quando chiesero a Rudolf Steiner perché si dovesse praticare la Concentrazione, egli rispose: “Perché nell’anima sorge prepotente un urlo interiore”.
E quando alcuni di noi, che allora eravamo giovani, chiedemmo a Massimo Scaligero come dovevamo essere interiormente per giungere alla mèta, egli ci rispose: “Dovete essere instancabili e disperati. Dovete essere giovani armati di solo coraggio”.
Spero che tra le file dei discepoli dello Spirito, di coloro che si dedicano alla Via del Pensiero e alla Concentrazione, vi sia sempre di più disperazione, coraggio, e kimé: determinazione assoluta.
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