GNOSI DEL CUORE

GNOSI DEL CUORE

di

Maximus

Il pensiero dell’uomo moderno, in quanto riflesso e dialettico, sarebbe normalmente in stato di errore, se non avesse come continuo correttivo la realtà fisica, l’obbiettività sensibile, cioè, rigorosamente, l’assunzione fisico-matematica del reale.
Esiste bensì un vero sovrasensibile, ma il pensiero può attingerlo unicamente se volge ad esso mantenendo intatta in sé la direzione appresa nel suo impersonale sperimentare l’obbiettività fisica.

Nei nuovi tempi, le discipline della concentrazione e della meditazione debbono muovere dall’iniziale veridico rapporto del pensiero con la realtà sensibile.
Oggetto di tali discipline è l’accordo della natura animico-fisica con l’essere animico-spirituale.

L’uomo ha nel pensiero il veicolo di tale accordo.

In quanto il pensiero giunga a pensare secondo il proprio puro movimento, implica la cooperazione eterica dei due sistemi di forze, animico-fisico e animico-spirituale: perciò reca potenzialmente la connessione dell’Io con il cuore, ossia con il centro delle correnti eteriche: nel quale Divino e umano s’incontrano.
La forza che in tal modo si sviluppa, si può ravvisare come un potere di donazione assoluta dell’Io, tanto più essenziale quanto più centrifugo.
Essa nasce dall’etere del calore del cuore, allorché l’accordo tra uomo inferiore e uomo superiore viene realizzato dall’Io.

Mediante le rette discipline, viene riaffermata, sia pure temporaneamente, ogni volta, una gerarchia continuamente violata, sino ad inversione di essa, dalla esperienza quotidiana, inevitabilmente influenzata da eccesso di sensazioni prive di elaborazione interiore.
Tale elaborazione è possibile anche a posteriori, nel momento del raccoglimento e della meditazione: avviene allora una purificazione del sangue mediante il pensiero, analoga a quella che si compie nei polmoni mediante l’ossigeno.

Nel cuore il sangue dell’uomo inferiore e il sangue dell’uomo superiore si incontrano, determinando un equilibrio, per virtù del quale il sangue etericamente comincia a realizzare in sé l’Archetipo dell’uomo integrale.
Nel cuore, in realtà, il sangue parzialmente si smaterializza o si eterizza, trapassa in flusso eterico, resurrettore di vita, secondo un processo inverso a quello per cui, da una condensazione dell’etere cosmico e dalla conseguente differenziazione di esso in quattro eteri, nacque la forma fisica.

L’uomo può accendere la forza del Sole nel cuore: mediante il centro eterico del cuore, egli può produrre volitivamente l’etere del calore: ciò equivale a dire che egli può immettere forze rinnovatrici nel mondo.

L’uomo può realizzare la sua natura divina, se ne ritrova la forza originaria nell’essenza dell’Io.
Una simile possibilità, nell’uomo moderno, è quotidianamente contrastata dal pensiero dialettico, che per la sua natura riflessa, esprimendo la direzione opposta allo Spirituale, di continuo sbarra il passo alla luce eterica ascendente dal cuore.

Si può dire che la sintesi dinamica dei quattro eteri nell’uomo corrisponde a quella che lo Yoga Tantrico chiama corrente di Kundalinî.
Tale sintesi può essere realizzata dal pensiero che non soltanto liberi se stesso mediante lo ekâgrata assoluto, ma giunga ad attingere alla propria Luce di Vita, scaturente dal cuore.
Muovendo dall’etere del pensiero, l’uomo può accendere nel cuore le forze creatrici del Sole:
può ripercorrere a ritroso, mediante illuminazioni via via più intense, il processo cosmico grazie al quale egli da natura sidereo-divina si è degradato a una natura terrestre-animale.

Anche la scienza comincia a comprendere che l’uomo non discende dall’animale.
La concezione dell’origine animale dell’uomo, è invero un pensiero patologico, germe di malattia e di impulsi intellettuali distruttivi. Gli animali sono le forme vitali-fisiche, che l’uomo espulse da sé per incarnare la propria forma.
E’ decisivo per il destarsi dell’elemento solare del cuore, l’atto della conoscenza, grazie al quale nell’uomo non si vede un essere animale asceso alla forma umana, bensì il contrario: l’azione di un principio trascendente che ha potuto assumere la forma vitale-fisica, in quanto ha escluso da sé la natura animale.
Riconoscere questo principio è già metterlo in movimento: il suo moto si attua nell’etere del cuore.

Giova rendersi conto di una diversità radicale di metodo: mentre l’asceta antico muoveva dal sistema sanguigno per agire sul sistema nervoso, mediante il respiro, l’asceta di questo tempo muove necessariamente dal sistema nervoso, ma non può operare sul sangue mediante il respiro, bensì mediante il pensiero svincolato dal sistema nervoso, cioè affrancato dalla natura animale.
Normalmente ogni attitudine psichica o psicologica, o pseudoyogica, oggi tende a revivificare il dominio antico del sangue sul sistema nervoso, cioè ad alimentare il mondo delle brame e degli istinti contro l’Io.
L’asceta di questo tempo è sul giusto sentiero, se può riconoscere la via eterica verso il sangue, come la Via al pensiero liberato, che restituisce l’unità degli eteri disintegrati.
Solo possedendo la Via del Pensiero, egli può ritrovare la via metafisica del respiro.

Il veicolo che dà modo all’Io di operare etericamente sul sangue – cioè sugli istinti e sulle passioni – è l’autonomia che il pensiero può conseguire rispetto all’organo cerebrale e perciò al sistema nervoso.
Come insegna la reale Scienza Iniziatica, la sede sovrasensibile del pensiero è il corpo eterico (linga sharira): qui esso è una corrente di Vita incorporea.
Nel processo dialettico il pensiero si deteriora sino all’annientamento dell’elemento di Vita.
Normalmente la dialettica nasce da tale annientamento.
Non v’è individuo, oggi, che in tal senso non sia giocato dalla propria dialettica, cioè dal pensiero cerebrale, in cui risuona la sua natura inferiore, onde gli è inevitabile assrvire il pensiero all’errore.

L’errore è la dialettica, non il pensiero.

Il vero pensiero non può errare: un errore è sempre parvenza di pensiero.
Un errore veramente pensato cessa di essere errore: ma ritorna errore, se il pensiero non è capace ogni volta di nuovo il proprio momento di verità, o momento eterico, indipendente dal corpo eterico-fisico.
In realtà nel corpo fisico, gli eteri sono mossi, anche se non penetrati, dagli Ostacolatori dell’uomo.

La conoscenza di sé è, ancora una volta, nei tempi moderni, la chiave della liberazione dell’uomo.
Il suo corpo minerale appartiene alla Terra, il suo corpo eterico appartiene all’elemento solare che domina la terrestrità.
Giova non dimenticare che il mondo eterico è “fuori” dello spazio fisico, in quanto è lo spazio interiore degli enti e dei mondi, il vero spazio.
Nella dialettica, l’elemento terrestre viene portato a prevalere sull’elemento solare: questo prevalere, esprimendo la degradazione degli eteri, è la causa del male umano.
Colui che sa distinguere la dialettica e riesce tuttavia a continuare a pensare con deliberata determinatezza, in sostanza comincia a muovere nel corpo eterico superiore, là ove l’Io può operare sugli istinti e le passioni, in senso inverso a quello mediante il quale gli istinti e le passioni normalmente si trasformano in dialettica, asservendo il pensiero.

In forza di una transitoria struttura, l’Io è fondato sulla corporeità, illegittimamente mosso dagli istinti e dalle passioni, ossia da ciò che genera il male umano e la necessità della distruzione corporea.
Il fondamento invece è l’Io, non il corpo.
L’esercizio della soppressione della dialettica, mediante la concentrazione pura del pensiero, realizza l’indipendenza del principio interiore dalla psiche e dal corpo: porta la corporeità a fondarsi sull’Io, restituendo ai quattro eteri la funzione creatrice originaria.

Il segreto dell’opera è la restituzione dell’armonia dei quattro eteri e la loro sintesi: l’Io, in quanto mette in moto il potere del proprio Archetipo cosmico, suscita tale sintesi, impronta della propria virtù il corpo eterico, rendendolo indipendente dalla specifica correlazione che necessariamente sul piano fisico lo oppone alla forma sensibile degli enti.
Mediante tale animazione del corpo eterico, l’asceta riproduce volitivamente l’etere del calore, trasformandolo in forza d’amore, in quanto è capace di superare il limite soggettivo e di trapassare nell’altro: l’amore diviene il potere magico dell’Io, rispondendo alla sua originaria funzione redentrice rispetto agli eteri degli elementi impegnati nella struttura corporea.
Il corpo viene ricongiunto con la propria originaria potenza, dal Fuoco mediante il quale la coscienza ridesta in sé, come pensiero vivente, la virtù saturnia: virtù del primordiale elemento della creazione, ravvisabile ora come Spirito Santo operante.

Rastignac

2 pensieri su “GNOSI DEL CUORE

    • Cosi’ pare……non siamo forse nella ripetizione dell’epoca egizia?
      Ogni tanto per quietarlo vengono riesumati suoi lavori di quando era in vita, dall’ ecoforum….. ma quel sarcofago e’ un po’ viziatello…… 😛

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