L’Azione Interiore è il semplice, immenso compito di questa epoca.
Il ruolo che la Scienza dello Spirito ha rivelato all’uomo, se da una parte ha stimolato in lui da principio un sentimento di gioia e libertà, dall’altra alimenta l’antica ansia e timore nei confronti dello sconosciuto e dell’Assoluto. Questo non per colpa umana ma in virtù della malattia animica allorquando l’uomo è chiamato in prima fase operativa dell’attuale epoca, a riconsiderare il suo “sentire” per riscattarlo e renderlo mediatore lungo il periglioso viaggio verso l’autocoscienza. Ed è proprio in questo stesso disorientamento la chiave di volta, dove cercare il terreno mancante per poggiare e percorrere i primi passi verso la conquista del Mistero dell’Archetipo umano.
Questo disorientamento ha generato il grande malinteso nell’ uomo che, autoaccusandosi di aridità di cuore proprio in questa epoca in cui la deificazione del materialismo ha afferrato tutti i possibili risvolti umani, si dirige – per cercare un contrappeso e una salvazione – verso un opposto spiritualismo il quale però, beffardamente, allontana l’uomo da coLui che unicamente può agire per riequilibrare e operare verso la Meta: il suo Io.
Mancando l’Io, l’uomo sarà assente proprio quando e là dove egli è chiamato a essere il protagonista per la realizzazione dell’Amore, il protagonista del suo incontro e unione col Cristo.
L’ansia e il timore lo portano a considerare solo la meta, a porre in ultimo piano tutto il resto e quindi poi a non ottemperare le fasi intermedie necessarie da percorrere, a partire dalla prima, quella del pensare riflesso o caduto: la perfezione spirituale rimane un miraggio, mutilata e ammalata nel suo volere e nel suo sentire, privati questi dell’Azione della Luce, per credere luce vera il suo riflesso.
Sulla carta, lo scienziato spirituale ha tutto il sapere ma non riesce a farne operativamente il suo affanno quotidiano, in questo rendendo palese anche la malattia del volere.
Dunque l’atteggiamento spiritualista vorrebbe accecare l’ineluttabilità della missione terrena e quello materialista vorrebbe annullare e sostituirsi al nostro impulso verso il ricongiungimento col Divino.
Le indicazioni di Rudolf Steiner arrivano a stimolare l’uomo, arrestatosi nel suo realismo ingenuo e nella sua fede antica da prendere a scatola chiusa, consegnando nelle sue mani la speranza concreta della conquista dell’Immortalità. L’uomo però permane ancora nello stupore e incantamento della rivelazione e non riesce ad attivare il suo Io, credendolo solo un soggetto ricevente, impossibilitato quindi ad essere l’azionatore del suo venire a Essere e divenire. Tutto il comune sentire e tutto il comune volere non faranno però aumentare di un passo il compito dell’Io, perchè quelli sognanti e profondamente addormentati, cavalli privi del proprio auriga, il quale solo può tenerli sulla giusta Via.
L’uomo crede ancora che il suo Io sia l’attore su una scena al di fuori di lui, in un sogno dove, eroe al suo posto, vince le battaglie, si immola alla causa, e si dirige verso il lieto fine, ciò credendo bastante alla realizzazione del sogno: ma il misticismo era giusto ieri e l’amore del Padre provvede all’armonia dei corpi nel sonno e dopo la morte… Ora il cordone ombelicale con i mondi spirituali sappiamo che si è reciso, per permettere all’uomo l’esercizio della sua autocoscienza nella sua vita di veglia.
La possibilità che nella parte dell’uomo deputata al pensare, dove si è potenzialmente possibilitati, al contrario delle altre due, a esercitare una azione cosciente, perchè si è svegli, è la grande indicazione che ci consegna il Maestro dei Nuovi Tempi. Spetta all’uomo agire per rendere il suo pensiero puro: liberarlo dai sensi è facoltà di ogni uomo, nessun Maestro può farlo per nostro conto.
Col volere volto a questa nobile attività sarà possibile riscattare il sentire e restituire all’uomo il suo cuore nuovo.
La purezza del pensiero non è infantile divieto di avere pensieri impuri, bensì volontà ferrea e dedita esclusivamente alla contemplazione della sua purezza, ossia continuità di dedizione e devozione nella permanenza di ciò che la grazia ci ha donato al fine di operare insieme alle gerarchie nella vita dell’universo; dedizione e devozione nei confronti di quell’Indicibile e potenziale percepibile Verità che si è offerta all’umanità per la sua redenzione. Il germe dell’Io è posto in noi affinchè si attivi nel sentire e nel volere e non perchè dorma in essi e possa essere pasto delle fiere in agguato.
L’azione vera è quella dell’Io per l’Io, ciò che solo può generare e creare il buono, il giusto e il bello in questa epoca attuale dell’uomo: l’estrinsecazione e controparte visibile della sua germinale azione interiore. Esautorato l’Io, o rinunciando all’investitura, qualsiasi grazia divina e risveglio spontaneo, che permettono momentaneamente una visione e percezione del Divino, non renderanno l’uomo esente oppure Angelo della Decima gerarchia ad Honorem.
Il risveglio da quella che può essere chiamata una sorta di paralisi – perchè ci vediamo in un sogno lucido liberi e combattivi ma in verità non ci destiamo mai – è possibile solo per l’azione del pensiero redento, reso puro dall’ascesi e possibilitato così a reintegrare l’anima nostra nel suo ruolo di accoglienza dell’Io che così, nel suo regno del Cuore ora illuminato, potrà, insieme al suo Creatore, partecipare del Pensare universale.
Guardare troppo lontano ci cancella l’opera presente e rende scoraggiati di fronte alla grandezza della meta. Il nostro continuo fallire e cadere lungo la strada alla fine ci rende privi anche di quell’impulso genuino, ma fondato sul senziente, proprio perchè ignaro o omissivo nel suo ricongiungimento al pensiero puro. Presto la freddezza e l’indifferenza (a causa delle delusioni, per aver attinto solo ai sentimenti genuini ma spurghi della loro origine) prenderanno il posto dell’entusiasmo infantile e impetuoso, cambiando l’esuberante giovane anima in larva umana pigramente immersa nella sub natura: anche i regni della natura in questa maniera sono al di sopra dell’uomo, almeno essi “sono” ferrei e ligi al loro finalismo.
Questo potrebbe essere il destino del volere, per ignorare – l’uomo – il ruolo della sua “terrestrità “, della sua mineralità (imprigionanti la forza della Folgore), passaggio cruciale di questa epoca, per ignorare il riscatto dell’anima attraverso l’esercizio del pensare puro e il giusto travaso della generata forza nell’azione nel mondo.
La vera umilà non consiste unicamente nel riconoscersi quali si è, ossia limitati nell’umano e quindi imperfetti; la vera umiltà è nel riconoscimento della possibilità di intraprendere il primo passo, compito dell’attuale epoca, ossia la penetrazione “nel cuore delle tenebre” per trovarvi il Suo Splendore, la vera Luce capace di risolvere l’eterno vizio dipendente dell’uomo, la dualità, perchè solo la Luce può illuminare e indicare il proprio cammino del Cuore.
Aggiungere al proprio anelito anche la rinuncia della brama del risultato, e tutto investire nella donazione di sè per voler “essere” un tutto dedito al divino è realizzare anche la perfetta umiltà.
E’ lasciarsi toccare e investire, pur non essendone degni, di quel divino e vero amore che attraverso il nostro farci strumento può realizzare il Cristo in noi.
Una madre di fronte alla presa di coscienza della sua maternità, davanti alla visione di suo figlio, è completamente invasa dall’amore e dalla dedizione assoluta, dalla meraviglia per questo grande mistero che si compie per suo tramite e la sua sarà una adorazione continua di questo grande dono.
Tutto il resto sarà frutto di quest’amore: una madre non sentirà mai la fatica per immolarsi, piuttosto parteciperà di tutti i dolori e offrirà la sua sofferenza e tutta sè stessa solo per la felicità e il bene del figlio.
Questo amore sorge per la sua maternità, all’arrivo del figlio, alla presa di coscienza di questo grande evento.
Se potessimo iniziare da qui, ora che siamo adulti e pronti per l’Io – come la venuta del Cristo è venuto a testimoniarci – senza sognare più quei miti, com’era giusto da bambini, e vederci solo vincitori e premiati senza ancora nemmeno essere giunti a vedere il campo di battaglia! Se potessimo umilmente volgerci indietro e poi comprendere che bisogna ricominciare e andare avanti, ma questa volta presenti e autori del divenire umano, questo ci porterebbe davvero a riconoscere la terra nella sua sacralità intrisa del sangue del Cristo, che attende proprio l’Uomo vero che la ricrei riconoscendola parte ineluttabile del suo destino. Questo sarebbe davvero riconoscere il Cristo e la sua venuta e mutare il sentimento religioso in reale amore.
Perciò il Centro è la via, nella nostra croce: nelle tenebre della nostra interiorità possiamo scoprire lo splendore della Luce per incontrare lo splendore del Logos Divino, come è venuto a dimostrarci incarnandosi, morendo per noi e rimanendo con noi tutti i giorni, nel “cuore della Terra”, nelle tenebre del nostro cuore, per risorgere di nuovo insieme all’Uomo.
Ave verum Corpus
natum de Maria Virgine,
vere passum, immolatum
in cruce pro homine.
Cujus latus perforatum
unda fluxit et sanguine,
esto nobis praegustatum
in mortis examine.
Ave, o vero corpo,
nato da Maria Vergine,
che veramente patì e fu immolato
sulla croce per l’uomo,
dal cui fianco squarciato
sgorgarono acqua e sangue:
fa’ che noi possiamo gustarti
nella prova suprema della morte.
.


Grazie Savitri!
Grazie a te Prologiov!
Grazie, Savitri!
Cara Savitri!
Hai scritto com’è bello che sia scritto: con semplicità grandi cose.
Pensiero molesto: mica sarai un tantino cristiana? Magari al soldo di Piero?
(sapessi che mi ha detto Paolo di lui….!)
Piero rinnego’ tre volte…….. e Paolo e’ un pettegolo.
!)
Una cristianuccia? Ma dai davvero?? Beh…..se e’ cosi’almeno compenso certe mancanze tue e di qualcun altro 😛 . (Mai cristiana pero’ come tanti antroposofi che tengono un piede a Dornach e a Roma nello stesso tempo! Che piedone!