L'APPENDICE DEL '18

 rudolf-steiner

Non è difficile aver notato qualche milione di volte, la ripetitività di singole frasi, svuotate dal contesto e contenuto, mentre brevi discorsi completi dalla a alla zeta e posti a perfetta chiarezza e fondamento vengono eternamente evitati come fossero il calderone della peste.

Sfido! Esternano le condizioni sine qua non affinché un possibile resto ci sia e non si concluda l’avventura mai iniziata nel luna park del fantastico o delle sue ceneri.

Detto questo mi sobbarco l’onere di riscrivere su Eco, una relativamente breve nota, che c’è in tutte le edizioni dell’Iniziazione (perciò in tutte le biblioteche di coloro che…) e che, a quanto pare non viene né letta né valutata per quel molto che vale.

Premetto che le corsivizzazioni, equivalenti a sottolineature, sono mie e non dell’Autore.

Dall’Appendice all’ottava edizione (1918):

La via alla conoscenza soprasensibile, descritta in questo libro, conduce ad uno sperimentare animico nel quale è specialmente importante che il discepolo che vi aspira non si abbandoni a nessuna illusione o malinteso sul medesimo.

In questo campo riesce facile all’uomo esser tratto in inganno.

Una delle illusioni, e la più importante, si verifica, se spostiamo l’intero campo dello sperimentare animico di cui si parla nella vera scienza dello spirito, in modo da sembrare che esso si debba confondere con la superstizione, coi sogni visionari con la medianità e con parecchi altri deviamenti dell’aspirazione umana.

Questo spostamento deriva spesso dal fatto che alcuni uomini i quali, vorrebbero cercare una strada che li conduca nella realtà soprasensibile, cadono nei deviamenti citati, e vengono confusi con gli altri che seguono la via indicata in questo libro.

Ciò che viene sperimentato dall’anima umana sulla via qui indicata si svolge completamente nel campo della pura esperienza animico-spirituale.

E’ possibile per l’uomo vivere queste esperienze solamente se, anche per altre esperienze interiori, egli può rendersi altrettanto libero e indipendente dalla vita corporea, quanto lo è nello sperimentare della coscienza abituale quando, su ciò che ha percepito dall’esterno o su ciò che ha desiderato, sentito, o voluto, egli si forma dei pensieri che non derivano dal percepito, sentito, o voluto.

Vi sono uomini che non credono all’esistenza di tali pensieri.

Essi credono che l’uomo non possa pensare niente che non sia tratto dalla percezione o dalla vita interiore dipendente dal corpo; e che tutti i pensieri in un certo qual modo solo ombre e immagini di percezioni o di esperienze interiori.

Può credere questo soltanto chi non abbia mai sviluppato la capacità di sperimentare nella sua anima la pura vita del pensiero fondato su  se stesso.

Chi però l’ha sperimentata, sa per esperienza che sempre, quando il pensare domina nella vita dell’anima, e nella misura stessa in cui tale pensare compenetra altre funzioni dell’anima, l’uomo si trova coinvolto in un’attività alla cui formazione il suo corpo non partecipa.

Nella vita ordinaria dell’anima, il pensare è quasi sempre commisto ad altre  funzioni animiche: percepire, sentire, volere, e così via.

Queste altre funzioni si formano per mezzo del corpo. Ma il pensiero agisce in esse.

E nella misura in cui vi agisce, si svolge nell’uomo e per mezzo dell’uomo qualcosa a cui il corpo non prende parte.

Gli uomini che negano questo non possono superare l’illusione che viene creata dal fatto di osservare l’attività pensante sempre in unione con altre funzioni.

Ma nell’esperienza interiore ci si può animicamente spingere a sperimentare la parte pensante della vita interiore da sola, anche separata da tutto il resto.

Dall’ambito della vita animica si può liberare qualcosa che è unicamente costituito di puri pensieri; di pensieri che  esistono di per se stessi, e dai quali è escluso tutto ciò che è dato dalle percezioni, o dalla vita interiore dipendente dal corpo.

Pensieri siffatti si rivelano di per se stessi, per mezzo di ciò che sono, come qualcosa di essenzialmente spirituale, di soprasensibile.

E l’anima che si unisce a tali pensieri, in quanto durante questa unione esclude da sé ogni percezione, ogni ricordo, ogni abituale vita interiore, sa di essere con il pensiero stesso in una regione soprasensibile, e sperimenta se stessa al di fuori dal corpo.

Chi abbraccia con lo sguardo tutta intera la questione, non può più porsi il quesito se esista uno sperimentare dell’anima in un elemento sovrasensibili al di fuori del corpo, perché sarebbe per lui negare ciò che egli sa per esperienza.

Per lui esiste soltanto la domanda: “Che cosa impedisce agli uomini di riconoscere un fatto così certo?” E a questa domanda trova la risposta che il fatto in questione è tale da non manifestarsi se prima l’uomo non si pone in una disposizione di anima atta ad accogliere la manifestazione stessa.

Gli uomini diventano però subito diffidenti se devono cominciare col fare qualcosa di puramente animico, affinché si manifesti loro un elemento in sé indipendente da loro.

Per il fatto di doversi preparare ad accogliere la manifestazione, credono di aver formato il contenuto della manifestazione stessa.

Vogliono esperienze alle quali l’uomo non contribuisca per niente, di fronte alle quali rimanga completamente passivo.

Se inoltre questi uomini ancora ignorano le più semplici condizioni necessarie alla comprensione scientifica di uno stato di fatto, allora, nei contenuti e nei prodotti animici in cui l’anima è pressata al di sotto di quel grado di autoattività cosciente che si trova nella percezione sensoria e nell’azione volontaria, vedono una manifestazione obbiettiva di un’essenza non sensibile.

Tali contenuti animici sono le esperienze visionarie, le manifestazioni medianiche.

Ciò che si palesa però attraverso manifestazioni siffatte non è un mondo soprasensibile, è un mondo subsensibile.

La cosciente vita umana di veglia non si svolge completamente nel corpo; la parte cosciente questa vita si svolge soprattutto ai margini fra corpo e mondo esteriore fisico; così la vita percettiva, per quanto si svolge negli organi sensori, è tanto l’introdursi di un processo extracorporeo nel corpo, quanto una penetrazione di questo processo da parte del corpo stesso; e così dicasi della vita volitiva, che dipende dal porre l’essere umano nell’essere cosmico, in modo che quanto succede nell’uomo per mezzo della sua volontà sia al tempo stesso un organo del divenire cosmico.

In questo sperimentare animico che si svolge al limite del corpo, l’uomo è in gran parte dipendente dalla sua organizzazione corporea; ma in questo sperimentare agisce l’attività pensante e, nella misura in cui ciò avviene, l’uomo si rende indipendente dal corpo nella percezione sensoria e nella volontà.

Nello sperimentare visionario e nelle produzioni medianiche l’uomo si pone completamente alle dipendenze del corpo.

Egli elimina dalla sua vita animica ciò che lo rende indipendente dal corpo nella percezione e nella volontà.

E di conseguenza i contenuti animici e le produzioni animiche diventano semplici manifestazioni della vita corporea.

Lo sperimentare visionario e la produzione medianica risultano dalle circostanze che in questo sperimentare e in questo produrre l’uomo, con la sua anima, è meno indipendente dal corpo di quanto non lo sia nella vita abituale percettiva e volitiva.

Nello sperimentare del sovrasensibile, quale è inteso in questo libro, l’evoluzione dello sperimentare procede in direzione opposta a quella dello sperimentare visionario e medianico.

L’anima si rende progressivamente più indipendente dal corpo, di quanto non lo sia nella vita percettiva e volitiva. Arriva a quella indipendenza che si può abbracciare nello sperimentare del pensiero puro, per darsi ad una attività animica molto più vasta.

Per la qui intesa attività animica soprasensibile è di straordinaria importanza comprendere con piena chiarezza lo sperimentare del pensiero puro, perché in sostanza questo stesso sperimentare è già un’attività animica soprasensibile.

Però è tale che, per mezzo di essa, non si vede ancora niente di soprasensibile. Si vive col pensiero puro nel sovrasensibile; ma si sperimenta soltanto esso in modo soprasensibile; non si sperimenta niente altro di soprasensibile.

E lo sperimentare soprasensibile deve essere una continuazione dello sperimentare animico che può già essere raggiunto nell’unione col pensiero puro.

Perciò è tanto importante poter sperimentare questa unione in modo giusto, perché dalla comprensione di tale unione risplende la luce che può anche recare una visione giusta sulla natura della conoscenza soprasensibile.

Appena lo sperimentare animico dovesse abbassarsi al di sotto della chiara coscienza che si esplica nel pensiero, questa visione si troverebbe sopra una via sbagliata per la vera conoscenza del mondo soprasensibile.

Essa verrebbe afferrata dalle funzioni corporee; ciò che essa sperimenterebbe e produrrebbe non sarebbe non sarebbe allora una manifestazione del soprasensibile attraverso di essa, ma una manifestazione corporea nel campo de mondo subsensibile.

12 pensieri su “L'APPENDICE DEL '18

  1. Grazie Isidoro! Quanto sono importanti queste parole ammonitive del buon Dottore. Sono passati quasi cent’anni e benché la fenomenologia della medianità sia molto cambiata da allora, il fondamento di tutto non è assolutamente cambiato, anzi, permane uguale nella sua Perennità.

    Chissà poi perché molti si dimenticano di leggere le varie prefazioni ai libri, sia di Steiner che di Scaligero..

  2. Caro Cibon! Piacere di risentirti.
    Credo siano tanti i motivi della non-lettura.
    Il senso alto, positivo me lo insegnò Scaligero: quando lo udivo anche solo ripetere una frase o una parola del Dottore, guarda, c’era tutto: sia il suo contenuto che avvertivi come non si fermasse alla semplice parola ma apriva porte al mistero; allora comprendevi come ogni parola nascondesse mondi.
    Poi c’era pure l’anima di Scaligero che ripetendola diveniva tutta immenso rispetto, pura preghiera: lui diventava ciò.
    Non ho mai inteso, in tutta la mia vita, una simile devozione.
    Così, almeno di riflesso, impari un po’ di decenza e provi veramente dolore a vedere il modo indifferente e superficiale che viene, ordinariamente, usato.
    Tornando alla non-lettura il primo imputato è appunto la lettura che sfiora, rapida, i Testi: abitudine acquisita nello sfogliare i giornali, dove velocità, senso critico, saltare le pagine, eccetera, possono anche starci.
    Il secondo imputato è il portare dentro pensieri e convinzioni che nemmeno dovrebbero essere applicate per le cose più banali, profane: in cui l’anima è pressoché assente.
    Tieni presente che mezzo secolo addietro, nei gruppi della S.A.ti facevi almeno due anni di comportamento ineccepibile e stavi zitto ad ascoltare: se non facevi così venivi spedito senza cerimonie.
    E questo accadeva quando già la vita antroposofica andava piuttosto male.

    Forse esagero, ma mi sa che oggi, assai più di ieri, prima di avvicinarsi a Rudolf Steiner, occorrerebbero anni di resettatura interiore.
    In questo senso, anche se molti sono convinti del contrario, sarebbe meglio che nascesse “prima l’uovo che la gallina”…E, infatti, Steiner, Colazza e Scaligero davano subito agli aspiranti, una manciata di discipline. Pure questo viene taciuto, come fosse una cosa vergognosa. La facile obiezione è che non abbiamo con noi tali figure. Ma, ad esempio, i 5 esercizi sono conosciuti da tutti e possono aiutare tutti, senza controindicazioni poiché sono a più livelli. Peccato che vinca sempre l’inerzia!

  3. Come potrei non essere d’accordo, caro Isidoro? Il problema è proprio questo.

    La società umana, per come la si vede abitualmente, è radicalmente cambiata rispetto a mezzo secolo fa, addirittura rispetto a 15-20 anni fa quando ancora l’educazione scolastica richiedeva una certa disciplina! Il nuovo modo di vivere, propagandato 365 giorni l’anno con un’intensità extraumana, ha causato in primis un pericolosissimo affievolimento del Volere individuale: la pigrizia è una vera e propria piaga moderna e il numero di persone svogliate ed “sclerotizzate” va aumentando di giorno in giorno.
    A dire il vero, però, non mi preoccupa molto ciò che sta succedendo nella società. Osservando dietro la cortina degli eventi fumosi di questi anni si può scorgere limpida e sempre più forte la corrente spirituale dell’Anima cosciente e se le varie teorie del complotto vogliono farci credere che signori oscuri tirano le fila di tutti gli eventi planetari, questa non è nient’altro che un’illusione in cui ci vogliono proiettare per farci sentire ancora di più esseri impotenti e vittime senza speranza.

    Ciò che in vero mi preoccupa assai è che questa fiacchezza di spirito si ripercuote anche e soprattutto nell’ambiente antroposofico che per qualche oscura (per non dire karmica) ragione tende a covare nel proprio nocciolo ogni sorta di mollezza d’animo. Se ai tempi immediatamente successivi alla dipartita del Dottore le persone della comunità antroposofica vivevano come in uno stato di sogno, ai nostri tempi l’espressione più adeguata per descrivere questo stato d’animo sarebbe senza dubbio “stupefazione”.
    Una strana “droga” tende a persistere nelle vene di questa comunità che avverte sulle proprie spalle un peso per un fato (quasi una missione) più grande di quanto riesca, al momento, ad affrontare.
    Tale malattia, proprio di infermità si tratta, è ciò che secondo me ogni antroposofo dovrebbe imparare a conoscere e poi, non dico sanare, ma quanto cominciare a meno curare. Questa malattia non va combattuta a suon di farmaci sintomatici, ma con una corretta terapia che vada a smuovere e a rettificare le forza deviate che la scatenano.

  4. Ciao Cibon, ben rivisto anche da parte mia.

    Nell’occhio del ciclone e’ difficile fare un bilancio della situazione, il punto di vista e’ molto, molto limitato. In genere tendiamo allo scoramento, verso noi stessi e/o verso gli altri….
    E’ giusto senz’altro riconoscere questa realta’ di grande caos esteriore e interiore dell’umanita’, ma solo se nello stesso tempo si e’ certi che in ogni uomo alberghi la liberta’ della possibilita’ del riscatto.
    Il karma e’ una legge inflessibile e perfetta ma alla sua trama si intreccia l’ordito della liberta’ umana.

    La missione e’ dell’uomo piu’ che della Societa’ Antroposofica, essendo quest’ultima una espressione esteriore materiale che puo’ correre il rischio di separarsi dalla sua idea vivente.

    Se rileggiamo con calma questa appendice oltre che il resto dell’opera di Steiner, e se leggiamo veramente le opere di Scaligero e non solo i titoli e le disdicalie dei retrocopertina, allora forse si potra’ cogliere l’indissolubilita’ del legame tra questi due grandi spiriti.

    Scaligero e’ IGNORATO volutamente dagli antroposofi della Societa’, perlomeno i piu’ fedeli a essa rispettano l’ostracismo.
    Molti altri poi di Scaligero colgono solo certa sua forma lirica e cio’ che puo’ essere incasellato nel misticismo. Il resto e’ disprezzato, anzi la Sua Concentrazione, deve essere poco nominata, solo accennata, pena di accusa di ossessione.
    Ma respirare ogni momento, ogni giorno della vita non e’ una ossessione.
    E il pensare puro non si puo’ conseguirlo solamente a sognarlo o a immaginarlo, o a forzarsi in un comportamento o atteggiamento morale senza l’attivazione del nostro Io nella scaturigine, scaturigine che si puo’ raggiungere con l’attivita’, con la pratica interiore. Cosi’ forse si potrebbe arrivare a pensare che c’e’ bisogno di un metodo. E i metodi non sono degli optionals o degli una tantum, sono “ossessioni”, roba faticosa e che fa paura, ammettiamolo.

    E’ vero il pensare fa male, ma quello sognante, quello riflesso e ordinario, il quale deve essere, quest’ultimo, riconosciuto, usato come mezzo e superato.
    Per questo isidoro ci tiene tanto ad esortare di leggere veramente e seriamente, per non dare a cio’ che si legge male – maldisposti – significati personali e superficiali e spesso strumentali; per non avventarsi come stolte belve proprio contro chi predica il nostro bene e si appella alla nostra liberta’, perche’ l’attivita’ interiore nessuno vuole ma soprattutto puo’ esercitarla al nostro posto.

    Dici che non esiste complotto. Poi pero’ aggiungi che questo complotto e’ una invenzione in cui vogliono appositamente farci credere, dunque c’e’ un complotto per farci credere in un complotto inesistente…….
    Ti riferisci agli ostacolatori che ci rendono giustamente la missione di questi tempi molto difficile?
    In questo caso possiamo dire, un po’ osando, che gli ostacolatori sono i soli che fanno il proprio dovere……

    Noi un tempo, tanto tempo fa eravamo forti, ma dell’anima di gruppo.
    Questo l’abbiamo imparato ma non e’ che l’uomo materialista, ossia quello che non vuole sentir parlare di spiritualita’ e di dei, possa prendere seriamente una “rivelazione” del genere.

    Ne’ tantomeno credervi ha sortito il necessario effetto catartico.

    Evidentemente a fronte dell’ossessione c’e’ l’estremo opposto, ossia una omissione.
    Se veramente crediamo in Steiner e Scaligero, in merito a cio’ che ci hanno rivelato ed esortato a fare, ebbene sarebbe meglio investigare le cause di questa omissione e rimediarvi, invece che tentare affannosamente da secoli di migliorare il mondo incasinandolo ancora di piu’ (con il pensiero che fa male).

    Grazie Cibon per queste tue considerazioni.
    Grazie Isidoro per aver ripetuto per l’ennesima volta come dobbiamo leggere i Maestri.
    Grazie a Hugo per aver ricordato l’essenziale della missione di Massimo Scaligero nel suo scritto “Incontri Solari con Massimo” pubblicato il 26 di questo mese di gennaio, una testimonianza personale di una esperienza di vita, di un discepolo che ha saputo “ascoltare” le parole del Maestro del pensiero scorgendovi il tesoro che esse portano a chiunque voglia, desideri veramente imparare a pensare.

  5. Buon giorno, un paio di “rilievi” su questo scambio mi sembrano utili.
    Scrivere “…. forzarsi in un comportamento o atteggiamento morale senza l’attivazione del nostro Io nella scaturigine, .” non mi sembra un espressione felice.
    C’è poco da fare: negli “atteggiamenti” , anche perchè chi è “dotato naturalmente” bisogna inizialmente almeno,”sforzarsi”, come ci si sforza per acquisire qualsiasi cosa che non si abbia “per natura”. e , al fondo c’è chi decide, e costui è l’Io. Che si attiva anche qui,in questa scuola di rimodellamento dell’anima e non solo nell’esperienza “puntiforme” della scaturigine propria alla Concentrazione.
    Poi: attenzione a deridere chi parla di “complotti”. Perchè è proprio chi ama manovrare dietro le quinte – ed il Dottore,per tutta la vita,chiamò certi “ambientini” con nome e cognome- a definire “complottisti” tutti quelli che cercano di farsi un’idea di ciò che si agita dietro gli avvenimenti,oltre i giochini dei media mainstream.
    In questo senso il Dottore indicò come basilare l’operazione di farsi “chiari concetti” su quanto abbiamo intorno come vita sociale e quindi di identificare -anche in questo ambito- l’opera delle Forze dell’Ostacolo (che veramente sanno fare il “proprio dovere “…) oggi evidente come non mai per chi la voglia scorgere bel suo procedere nella storia contemporanea.

    • Ciao Andrea.
      E il pensare puro non si puo’ conseguirlo solamente a sognarlo o a immaginarlo, o a forzarsi in un comportamento o atteggiamento morale senza l’attivazione del nostro Io nella scaturigine
      Non ho scritto senza lavorare sull’anima, casomai ho voluto rimarcare il contrario, ossia la tendenza che si ha sempre di far prevalere il lavoro sull’anima relegando il clou dell’insegnamento di Filosofia della Liberta’ e di Verita’ e Scienza, di questi consigli fondamentali che Isidoro ha rimarcato nell’Appendice del 18, a una posizione di molto arretrata.
      Semplicemente sottolineavo con mie parole quello che piu’ “felicemente” di me ha saputo esprimere invece isidoro.

  6. Grazie amici, un caloroso benvenuto riscalda sempre l’anima 🙂
    Sulla questione complotti&Co preferisco passare, mi risulta assai scomodo “parlarne” via internet giacché il tema è complesso e andrebbe sviluppato de visu.

    Per quello che scrivi sulla Società Antroposofica, ti do pienamente ragione e a dire il vero è una questione che non mi riguarda particolarmente.
    Ciò che ho a cuore è invece la Comunità Antroposofica, cosa ben diversa, che dovrebbe essere la rappresentante sociale dell’Essere Antroposofia.

    E’ la malattia che attanaglia tale Comunità che impegna le mie risorse.

    • Per la salute della comunità antroposofica (che chiacchiera mi è venuta!) basterebbe chiedersi sempre “Sto osservando fino in fondo i codici della fratellanza spirituale?”

    • Ebbasta con queste “missioni divine” di guarire questo e quello. 🙂

      Penso di aver capito cosa intendi Cibon ed approvo con tutto il cuore. Ti prego solo di esprimerlo in maniera più semplice e diretta anche se meno poetica. Non sai quanto aiuta… grazie mille.

      • Ahimè Balin, hai assolutamente ragione! Ma che ci vuoi fare, il dono della dialettica e dell’argomentare didascalico proprio non mi è stato concesso, soprattutto nella parola scritta. Sarà per la prossima vita, in questa mi devo arrangiare coi mezzi, mal ridotti, che ho 🙂

        Per tornare a poetizzare un po’ 😛
        Cos’è la vita se non una missione divina umanizzata?

  7. Complotto si/complotto no. Dare il giusto nome ad un fenomeno è secondario. Rimane il fatto che da decenni si va consolidando un attacco al mentale umano. Fatti di storia contemporanea acclarati mostrano, anche agli allergici all’occultismo, inquietanti sconfinamenti nella luce della cronaca ordinaria, di azioni di orrido occultismo deviato finalizzate proprio alla programmazione di soggetti umani.
    Ciò vuol dire che le procedure di liberazione del mentale dal supporto fisico diventeranno presto necessarie per chiunque abbia chiaro il problema della libertà. Ricordo che Lucio Russo ha scritto tempo fa una frase curiosa, che mi colpì: “Tra non molto senza una scienza dello spirito non riusciremo a cucinarci nemmeno un uovo al tegamino.” Possiamo anche dire che in un futuro ormai prossimo senza la concentrazione non riusciremo nemmeno a legarci correttamente i lacci delle scarpe.

    • A mio avviso il problema è proprio il contrario. Le uova al tegamino arriveranno surgelate e le scarpe si allacceranno da sole. Si vivrà senza antroposofia nella più bella illusione di benessere seguendo canoni distorti. Chi vorrà fare il santone spirituale lo farà e chi vorrà seguire le mode del momento pure lo farà. Tutti felici e realizzati.

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