LA CONCENTRAZIONE E LA BAIA DI TOKYO

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A proposito di “Anima e concentrazione”, Savitri e altri amici ne hanno parlato un gran bene, ma non come essa scrive, per il modo in cui ho scritto (l’articolo era stato buttato giù con dita…più veloci del pensiero) e forse nemmeno per la tematica, per la quale sono e sarò preso per matto da molti lettori e da tutti gli odiatori fissi (ça va sans dire).

Comunque, se qualcuno andava ringraziato, non ero io ma la viva immagine di un mio caro amico, la quale – lei, l’immagine, non lui – mi saltellava, quasi spazientita, per l’anima.

Tutti voi che mi leggete, dovreste sempre ricordare una cosa che è fin troppo facile dimenticare, ovvero che ci sono pure quelli che non appaiono mai, che non apparirebbero né per soldi né per amore e tanto meno per gli inconfessabili motivi di chi vuole apparire ad ogni costo.

Già, vi sono quelli, vivi, vegeti e salterini che non hanno alcun desiderio di apparire nemmeno se promettete loro tutta la riserva aurea di Fort Knox.

Sono anche, almeno per il mio sense of humor, decisamente spiazzanti, se li associo ai paludamenti in cui Tizio o Caio cercano di occultare (e già che ci siamo, di soffocare in senso letterale) l’impulso che dal sovra-umano, cioè da Michele, attraversa Rudolf Steiner e Massimo Scaligero.

La gentaccia di cui faccio accenno, se ne frega beatamente dei  bric-à-brac esposti, delle forme universalmente concordate, delle virtuosità esibite o vezzosamente mal celate…insomma sgomma via veloce dai partitini esoterici. Non si preoccupa nemmeno di selezionare ciò che è buono da ciò che lo è meno: vede, sa e non se ne cura affatto.

Nel vivere passano inosservati, oppure sono conosciuti per altre cose che fanno in totale distacco dai benefici personali come Krishna insegna nel Bhagavad Gītā.

Sono esoteristi? Ma, per semplificare, diciamo pure di sì. Eppure sono distanti anni luce da quelli che si dicono esoterici…non avendo alcun tratto comune con questi ultimi, privi come sono del peso dell’importanza personale, dunque ignoti per chi vive costantemente in un eccesso forsennato di autostima o nel desiderio di possedere tale ambìto eccesso.

Allora, mi fa un gran bene conversare di tanto in tanto con i militi ignoti di cui parlo. Entro un po’ in loro e vedo le cose dalla loro prospettiva in cui, oltre l’essenziale, tutte le categorie pubbliche sono più inconsistenti di fata Morgana.

Ma questo, dato che pure le parole scritte hanno una forma precisa, a riportarlo è impossibile e del resto cosa si potrebbe scrivere per sottolineare il senso di una Filosofia della Libertà che già c’è, dei Testi di Scaligero (ma qualcuno ha letto interamente un suo libro? Qualcuno ha capito almeno la metà di un suo libro?) che già ci sono?

Beh, molti hanno fatto anche questo lavoro di rimessa, qualcuno spero con le migliori intenzioni, ma sono sempre traduzioni al ribasso o inconsci tentativi per dare al ricercatore la mela di plastica al posto della mela vera: sia mal fatta o ben fatta è sempre una porcata a gloria di chi l’ha compiuta.

Allora vengo al punto: avevo scritto una frase dopo le prime righe e messa in corsivo, affinché fosse evidenziata ma non sfacciata.

La sua eventuale declinazione è solo questa:

Solo chi è capace di superare il confine dell’anima conosce la concentrazione.

Mi pare persino più netta dell’originale.

Perché ho parlato di individui fuori dai contesti famigliari a molti? Perché quello che ho corsivizzato loro lo cantano in coro e con tutti gli accenti immaginabili e non.

Mi sono solo preso il permesso di dirlo e credo che, per la loro “non-visione” del mondo lo direbbero soltanto dietro ad una precisa domanda perché nel loro vocabolario la parola “mentire” non esiste.

Lo direbbero a chi ha già capito, poiché sanno benissimo che chi non capisce o non vuol capire, non capirà una risposta facile, ma facile solo per chi ha già capito.

Infatti (come mi era stato predetto), a parte insignificanti disturbi sulle onde hertziane, ho avvertito un gran bel silenzio…Prego, cancellate quel “bel” perché è un silenzio imbarazzato, perché non sta bene scavare solchi, segnare confini dove dovrebbe dominare l’informe, ciò che si plasma facile facile a tutte le esigenze dell’animuccia.

Quale rozzissima violenza dare una forma ad un Proteo che si vorrebbe trasformato in ogni cosa che più aggrada: e giù i Vangeli e anche di questi ciò che più piace. E giù il “Maestro” che, come un dio di poco prezzo, viene ricostruito a propria immagine e somiglianza.

Comprendo meglio la malafede o l’avidyā che le fenomenali torsioni o conversioni di conclamati ottimi discepoli…che forse erano già un tantino meno che ottimi se non riuscirono a stare in piedi da soli quando Massimo Scaligero mancò al mondo.

Ho potuto constatare il fenomeno con una personalità molto vicina a Scaligero. Bontà sua, la vedevo abbastanza spesso. Dopo la scomparsa di Massimo, portava con sé, oltre una ricchezza acquisita sul campo, l’amore, il rispetto e la viva memoria che un lungo rapporto con il portatore del Pensiero Vivente aveva forgiato.

Bastarono circa due anni di tempo che tutto sembrò confondersi e Scaligero ormai stava “ruzzolando” giù di gradino in gradino. Taccio, per carità (non so se pagana o cristiana), qualche oscura frase a metà, presenti non pochi amici, su cui nessuno chiese lumi per tatto e amicizia ma che purtroppo si sarebbe delineata, sempre più chiaramente in un “sistema” un tantinello buio.

Soltanto dopo due anni, già l’amico, il maestro e la sapienza dispensata venivano dimenticati in nome di una sorta di mistica alternativa che poi – noi ne sapevamo poco o nulla, lontani da Roma – venne considerata addirittura come una evoluzione o un superamento dell’insegnamento di Scaligero, il quale in ultima analisi era la nuova – e probabilmente unica – fioritura di quello che Rudolf Steiner aveva espresso in Verità e Scienza e nella Filosofia della Libertà.

Allo stesso modo come ora, in cui uno scombiccherato rivolo para-religioso vorrebbe porsi come superamento dell’antroposofia, dopo averla depredata dalla testa ai piedi senza averne compreso un accidente. Stessa deriva, un tantino più volgare.

Qualcuno ha il lodevole coraggio di chiedermi perché scrivo sempre (non è del tutto vero) di “tecnica” e mai d’amore.

Quante risposte potrei dare!

Per non farla troppo lunga:

a) perché è una parola prostituita,

b) perché troppi, tra gli animi di chi legge, la interpreterebbero sentimentalmente,

c) per il rispetto dovuto al suo originario significato,

d) per il rispetto dovuto alle Figure che l’hanno usata con il suo contenuto vero.

E spero (invano) che ciò basti.

Ps: nel titolo, cosa c’entra la baia di Tokyo? Andateci e se avete occhi e naso capirete se c’entra o no.

7 pensieri su “LA CONCENTRAZIONE E LA BAIA DI TOKYO

  1. Scrive Isidoro: “A proposito di “Anima e concentrazione”, Savitri e altri amici ne hanno parlato un gran bene, ma non come essa scrive, per il modo in cui ho scritto (l’articolo era stato buttato giù con dita…più veloci del pensiero) e forse nemmeno per la tematica, per la quale sono e sarò preso per matto da molti lettori e da tutti gli odiatori fissi (ça va sans dire).”

    Sempre modesto il nostro isidoro.
    Avevo cominciato a rispondere con un commento ma poi ho notato che si dilungava…cosi’ credo che ne faro’ un post ricoleggandomi sempre a cio’ che nel tuo articolo, come in altri, sempre, a ragione, ricordi.

  2. E che ricorderò sempre meno, affinché non mi si accusi, come già avviene in contesti allucinanti, di perorare UN SOLO ESERCIZIO. Così, più semplicemente, rimanderò ai libri di Scaligero, dai quali evidentemente si vuole estrarre singole righe piuttosto che TUTTO il filo che attraversa OGNI suo testo.
    Dedicarmi alla numerologia o alla critica pittorica è ben più riposante…

    • Più che altro sarebbe interessante sapere se quelli che ti accusano di sta cosa fanno con regolarità “i sei”… vabbé che ad impiegarci cinque minuti l’uno (se va bene) si parla di una mezzoretta rateizzata… ok ora cinque minuti di spregiudicatezza! Tutti! 😀

  3. Complimenti a Isidoro per il post. Offre sempre spunti di riflessione interessanti. Colgo l’occasione per condividere con voi un pensiero. Ho scoperto ecoantroposophia da non molto tempo, quando posso leggo i vari post, e devo ammettere che i vari contributi sono tutti molto interessanti. Ciò premesso, devo ammettere che ho notato una forte polemica fra coloro che scrivono su ecoantroposophia e altre persone che (soprattutto su facebook) trattano argomenti di antroposofia. Non entro nel merito delle questioni, o delle reciproche accuse, ma mi son chiesto se questo reciproco attaccarsi sia coerente con quello sviluppo interiore che (credo) sia il nostro comune obiettivo. Non sto parlando di un buonismo di facciata, così come sono ben consapevole che l’ardore col quale si difendono le proprie posizioni, nasca da un profondo amore per il vero, e per la volontà di difendere con ogni mezzo la propria “via”, dal sentire alcuni atteggiamenti altrui come una minaccia e come un voler snaturare l’insegnamento originario. Quello che ho (tristemente) notato è che spesso si finisce più con l’attaccare l’altro (che a nostro avviso sbaglia più o meno coscientemente), mentre forse il cammino che stiamo facendo richiederebbe un certo, pur minimo, sforzo di comprensione delle ragioni altrui. Viene tutto effettivamente scritto in malafede? Probabilmente no. Posso (ad esempio) trovare su facebook dei post di antroposofia che reputo imprecisi o del tutto errati, o dei commenti del tutto ridicoli. Di fronte a ciò come reagisco? Posso insultare l’autore, dirgli (a ragione) che è un ignorante, ma che pro? Posso invece partire dalla semplice considerazione che quelle parole, anche se sbagliate, esprimono il pensiero di una persona che (come me) sta facendo degli studi spirituali, un suo percorso. E se (secondo me) sta esprimendo un pensiero sbagliato o ridicolo, posso (argomentando) esporre il mio pensiero, cossiché il destinatario possa (eventualmente) correggere l’errore. Il tutto però sempre con il massimo rispetto per il pensiero altrui, accettando il fatto che nessuno dei due possa (eventualmente) cambiare la propria posizione. Poi ognuno prosegue per la propria strada. E se sbaglia sarà il tempo a dimostrarlo, non l’insegnamento di altri. La verità si svela da sola, col tempo, all’uomo che desidera trovarla. D’altronde, se io avessi trovato nei testi di Steiner o Scaligero dei duri attacchi, che vanno oltre la sana critica, cosa avrei potuto pensare? Avrei pensato: “questo autore parla di amore e di spiritualità eppure attacca ferocemente e senza alcuna compassione coloro che hanno opinioni diverse. in questi attacchi non vedo alcuna forma d’amore verso l’altro, quindi il loro insegnamento è puramente teorico”. D’altronde, scusate il paragone, ma lo stesso Cristo condannava il peccato o il peccatore? Allora, secondo me, sarebbe davvero più fruttuoso per tutti, dedicare le nostre preziose energie ad un dialogo costruttivo, fatto di contenuti, di argomenti, fatto con la volontà di costruire qualcosa con l’altro, rinunciando alle tentazioni dell’ego che invece tende a farci “sentire superiori”, perché forti delle nostre ragioni (fondate o meno che siano). Scusate se mi sono dilungato molto…. e spero di non essere stato frainteso. Come ben avete potuto notare, non ho certamente la raffinata dialettica, né la ricca cultura degli autori dei vari post, tuttavia spero che il senso del mio discorso sia stato chiaro. Un’ultima cosa….. premetto che io non riesco neanche a far bene la concentrazione…. ma spesso mi son chiesto: quanti di coloro che scrivono qui su ecos o su facebook hanno avuto esperienza diretta del “pensiero vivente”? Non è una provocazione, lo chiedo seriamente, per capire. So che sarebbe dannoso per lo sviluppo spirituale parlare delle proprie (eventuali) esperienze sovrasensibili, e non chiedo questo. Vorrei solo capire se c’è qualcuno che vi è riuscito. Nei vari articoli/post letti in questi anni su vari siti, non mi è mai capitato di trovare qualcuno che confermasse apertamente di aver avuto esperienze sovrasensibili o esperienza diretta del pensiero vivente. Non sto parlando di vantarsi del proprio progresso interiore, ma di un onesto esporsi, anche per dare maggiore fondamento alle proprie argomentazioni. Un abbraccio affettuoso. Dario

  4. Caro amico,
    ti sei spiegato benissimo e, personalmente, sono d’accordo con te.
    Che vuoi farci, qui nessuno è un santo e pure i santi, talvolta…
    Se leggi le pesanti ironie e le distorte accuse che mi sono state rivolte su certi siti in Facebook, allora dovrai constatare che non ho risposto a nessuno.
    Poi vi sono diversi retroscena che non puoi conoscere e che vanno oltre ogni giustificazione etica e morale.
    Probabilmente sono uno tra i più anziani tra i vecchietti dell’antroposofia: in primavera saranno 56 anni di “militanza”. Di questi solo 40 di lavoro interiore: certo ciò mi distacca assai dall’infinito rosario di alterazioni e altre sciocchezze che ho potuto constatare in tale lasso di tempo.
    Tempo che ti matura sempre più nell’essenziale, tanto che a conti fatti non dovrei scrivere neppure.
    Chiedi se qualcuno ha avuto qualcosa…
    Carissimo, tutto quello che scrivo viene da me, dalle mie esperienze. E se molto o poco comunque coincide con libri, meglio per me e per tutti.
    Quello che scrivo è mia esperienza, che tento di filtrare in forma discorsiva che spero valida anche per chi legge. E, facili ironie a parte, con quel po’ di spirito di fratellanza, di servizio che, accidentacci miei, ancora posseggo.
    Poi la forma è “personale” solo perché ciò mi diverte (in quanto palesemente contradditoria al tema).
    E questo è tutto o quasi.

  5. Rimanere sui contenuti e battersi per la verita’ dei fondamenti non e’ avercela con le persone, ma se per un certo amore, quella parola tanto prostituita, come dice Isidoro, si deve anche tradire, allora non avrebbe senso continuare a sprecarsi in nessun modo nella vita per ribadire il vero, anche se indegni, ma invece tranquillamente si vuole continuare a farlo , sebbene tra mille saette ……..
    Verissimo che l’errore bisogna distinguerlo dall’errante, solo che quest’ultimo speso accade che vi si identifichi.

    Sono d’accordo poi con Isidoro che dice:”Poi vi sono diversi retroscena che non puoi conoscere e che vanno oltre ogni giustificazione etica e morale.”
    Ci vuole molta pazienza.

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