UNA VISIONE GENERALE DELL'ATTIVITA' DI MICHAEL

Michael bilancia
.
A me stesso io posso appartenere
e diffondere intorno a a me luce interiore
nelle tenebre dello spazio e del tempo.
La mia natura mi spinge verso il sole:
bisogna però che la mia anima sia sveglia nei suoi abissi
e vegliando, ch’essa irraggi solare chiarezza
negli agghiacciati flutti dell’inverno.
*
Si può tentare di descrivere, impiegando la terminologia alchemica, come i grandi Esseri reggitori delle cosmiche forze della natura, si passino “di mano in mano le secchie d’oro” che trasmettono i tesori della vita universale.
Gli impulsi che apportano nel ciclico corso dell’anno ciascuno degli esseri arcangelici, sono particolarmente caratterizzati quando si passa da quelli che emanano da Uriel a quelli di Michael. Essi appaiono persino contraddittori.Uriel è il Signore della tendenza che gli alchimisti denominavano “Sublimazione”.
Così che, se questa non intervenisse nella vicenda delle sostanze, queste resterebbero sottomesse a dei processi che si manifestano esclusivamente come processi terrestri.
Dove l’azione di Uriel è manifesta, tutto tende ad elevarsi ad un grado al di sopra della sua propria condizione, sia che si tratti di stati di sostanze o di stati morali o di stati spirituali.
Tutte le sostanze sottomesse a questa unica influenza diverrebbero capaci di organarsi in strutture cristalline, tutto il carbone diventerebbe diamante, tutti i fiori abbandonerebbero il loro stelo e volerebbero, in tutti gli animali l’istinto si trasmuterebbe in intelletto, tutti gli uomini si trasformerebbero in entità angeliche.
Verranno i tempi in cui questi progressi si produrranno e saranno giustificati.
Attualmente, che un essere umano divenga angelo non è un progresso.
Non abbiamo ancora raggiunto quelle vette di libertà e coscienza che ci permetterebbero di giocare questo ruolo fruttuosamente per noi e per l’universo.
Dobbiamo giungere a maturazione, noi e la moltitudine di coloro che insieme a noi prendono un corpo terrestre.
Non v’è essere umano, quale sia il suo sviluppo, che non debba attendere per passare ad uno stadio superiore, che tutti i fratelli umani abbiano svolto un corrispondente progresso.
Allorquando l’estate regna sul nostro emisfero, Uriel vi irraggia le forze che li alchimisti qualificavano come “Zolfo” e che producono la la tendenza alla sublimazione, al superamento della propria natura.
Michael interviene allora per ricondurre nella sua condizione terrestre ciò che il fiammeggiare estivo tendeva a sradicare.
Sotto la sua azione si opera il “Coagula” degli alchimisti, che è ciò che succede, che viene dopo l’operazione della “Sublimazione”.
Non è dunque affatto sorprendente che l’arcangelo signore dell’autunno si dispieghi nei cieli nel tempo in cui si produce uno strano fenomeno: una sostanza metallica si densifica nei cieli, prende forma e densità riscontrabili solo, fino a quel momento, nel seno della terra.
Il ferro meteoritico nasce sotto l’azione condensatrice di Michael.

Concentrazione della vita vegetativa nel seme, smorzamento della fiammante combustione estiva : altrettanti segni, facili a leggersi nella natura, del passaggio di Michael nei cieli dell’autunno.

Ma v’è un’altra, diversa forma di condensazione su cui possiamo più lungamente soffermarci.
E’ quella che risulta, sotto l’azione della forza michaelita, nel pensiero dell’uomo.

La forza di concentrazione che Michael porta è la condizione indispensabile di tutta la “Grande Opera” e comprende la trasmutazione della parte inferiore della natura umana in puro oro spirituale.
Poiché la trasmutazione della sostanza si opera parimenti sia nella vita spirituale sia nella vita mentale dell’uomo.
Molte opere alchemico/filosofiche non hanno altro scopo che di indicare, sotto la veste dei simboli, una via di sviluppo spirituale.
Essendo l’Antroposofia un cammino di conoscenza attraverso lo sviluppo del pensiero, divenuto libero e cosciente, può essere di interesse lo studio, in questa visuale, delle azioni-forza dell’arcangelo della Luce.

Posto sul limitare del mondo spirituale e del mondo fisico, compreso nella missione di vigilare desto al passaggio dall’uno all’altro, di dare alla terra lo spirituale di cui essa ha bisogno, di rendere allo spiritociò che è stato elaborato nel terrestre e, in poche parole, di mantenere l’equilibrio, il bilanciamento delle forze tra l’uno e l’altro, l’arcangelo Michael regge di necessità il pensare umano che è il punto in cui spirito e materia si interpenetrano nel più perfetto equilibrio, si ritrovano nell’unità dell’Io dove “ciò che è in alto e ciò che è in basso si riuniscono per il compimento della cosa unica”.

Michael è dunque in “primis” l’arcangelo dell’intelligenza cosmica volta al terrestre, idonea alla condizione della terra: arcangelo del pensiero divino che penetra tutte le cose al punto che l’universo ci appare come un universo di intelligenza.
Ma è anche il reggitore dell’intelligenza umana che, nelle apparenze sensibili, sa afferrare le leggi: dunque conoscere e comprendere e poi con sforzo, con più alto slancio, riconoscere dietro i dati dei sensi l’opera e la vita dello Spirito.

Se l’intelligenza cosmica è discesa nel terrestre, s’è convertita i terra per plasmare un universo di intelligenza, il pensiero umano deve ritrovare nell’apparenza dei sensi, in ciò che gli è dato come fenomeno fisico, la vita di questo pensare universale che in essa diventa pensare rispecchiato.
Michael, arcangelo dell’intelligenza, partecipe a questi due processi del pensiero: di quello che scende sulla terra passando dagli Dei al mondo, e di quello che, attraverso l’intelletto umano, specchio del mondo, nel quale la natura prende coscienza di sé medesima, risale dalla terra agli Dei.
All’inspirazione del del pensiero cosmico assorbito in un certo modo dalla sostanza fisica, che si manifesta in un ordine universale sottomesso a delle leggi intellegibili, segue e si oppone il respiro dell’intelligenza umana che rende al mondo spirituale, dopo averlo nuovamente coordinato, il pensiero sparso, frammentato nelle cose. Il pensiero divino sepolto nella materia, vergine stregata, è liberato dall’uomo che lo scopre addormentato sotto il suo velo: i veli della natura, l’apparenza sensibile.

Lo sviluppo della facoltà pensante nell’umanità ha manifestato nel corso delle epoche questo duplice movimento dell’intelligenza che discende dal Divino all’uomo e che risale dall’uomo agli Dei.
L’uomo, come tutti gli esseri e tutte le cose di questo mondo, al principio fu compenetrato dall’intelligenza cosmica, egli la ricevette incoscientemente, essa lo trapassava come la luce attraversa un limpido cristallo.
Egli ha ricevuto i germi delle prime tecniche senza avere la conoscenza delle corrispettive leggi come l’uccello riceve la tecnica della costruzione del suo nido ed il castoro della sua diga.
Una percezione sensibile si traduceva immediatamente come stimolo imperioso a produrre un movimento, un atto talora assai complicato senza che egli avesse chiaramente coscienza del suo motivo o del suo scopo.
La volontà degli Dei si esprimeva negli atti umani senza la partecipazione cosciente degli uomini.
In tali primordiali tempi, ben anteriori all’era cristiana, il Reggente dell’intelligenza cosmica che agiva nell’umanità era già Michael, arcangelo della Luce.

Importava tuttavia che l’uomo divenisse capace non soltanto di essere strumento docile degli impulsi divini e della loro saggezza, ma che li riflettesse coscientemente.
E come bisogna mettere un foglio di stagno ad un vetro affinché questi rifletta la luce, un foglio di stagno che non si lasci attraversare dalla luce ma la fermi, la respinga, allo stesso modo fu necessario che l’uomo potesse opporsi agli impulsi della saggezza divina per acquistare l’individuale libertà, al punto di abbandonare la visione interiore e perdendo la percezione diretta dello spirituale (vedi il senso antitradizionale di essere compiutamente moderni).

Questa perdita poteva essere sentita tragicamente, ma era stata necessaria. Steiner descrive i conflitti che tale situazione scatenò nel medio evo tra alcune grandi personalità come Tommaso D’Aquino, Alberto il Grande ed i filosofi arabi: “ Averroè in particolare, insegnava che l’intelligenza regna universale, che il cosmo tutt’intero è riempito da questa intelligenza onnipotente. In quanto gli uomini sulla terra, essi hanno certamente facoltà ma non di intelligenza personale e ogni volta che un uomo agisce sulla terra, una goccia di intelligenza universale discende in qualche modo nella sua testa, nel suo corpo e lo riempie, al punto che v’è in lui una parte dell’intelligenza universale.
Poi quando quest’uomo muore, quando attraversa la porta della morte, ciò che egli ha avuto di intelligenza fa ritorno all’intelligenza collettiva e si perde.
Ciò che durante tutta la sua vita, dalla nascita alla morte, l’essere umano ha avuto di pensieri, di concetti, di idee, ritorna comunque in seno all’intelligenza collettiva e non si può dire che ciò che egli portava di più prezioso nella sua anima, vale a dire la sua intelligenza, sia dotata di una immortalità personale”.

Ed è ciò che sarebbe rimasto se i tempi dell’antichissima reggenza di Michael si fossero in qualche modo “congelati” nella evoluzione, se un arresto avesse sospeso il corso del divenire.
Ma la direzione del pensiero umano era stata rimessa all’uomo stesso.
Abbandonato alle proprie sole risorse, alle proprie forze, egli doveva giungere a ritrovare i sentieri dell’intelligenza cosmica, questa volta partendo dalla propria coscienza, dal proprio sforzo.

Essendosi molto affievolita nell’uomo la percezione dello spirituale, è divenuta preponderante la percezione sensibile. Per questo lo spirito umano deve ora prendere il suo punto di partenza nella percezione sensibile per risvegliare l’assopita percezione spirituale. L’unione della percezione sensibile e della percezione spirituale forma allora il concetto. Da queste nozze spirituali nasce il pensiero umano che, forgiato dal sensibile e dallo spirituale, è simile alla ‘Bilancia di Michael’ tra cielo e terra.
Per questo l’osservazione della natura ha risvegliato la nozione delle leggi: è apparsa la conoscenza scientifica.
L’uomo può riconoscere che l’universo è un universo d’intelligenza in cui s’è riversato il pensiero cosmico e che il suo proprio pensiero è della medesima origine di quel pensiero universale con il quale può ri-congiungersi.
Ora si tratta di trasformare ciò in atto: da creatura egli deve divenire creatore cosciente. Divenuto libero, i suoi atti non saranno più un semplice riflesso della saggezza divina. Egli potrà trasmutare questa saggezza in saggezza umana e sotto questa forma renderla agli Dei.

Le due cose sono unite insieme: l’uso libero ed individuale dell’intelligenza e della volontà umana.
E’ per questo che fu necessario che la visione spirituale, che s’era imposta senza riserve all’uomo primordiale, si ottenebrasse nella coscienza dell’uomo moderno, alfine che questi apprendesse a pensare da sé medesimo, a dirigersi attingendo da sé, ad assumersi la responsabilità dei suoi propri atti.
Quando un uomo, innalzato alle sole e pure forze del suo pensiero, apprende a dirigersi liberamente secondo una via conforme all’intelligenza divina, all’intelligenza cosmica, è ancora Michael che egli incontra.
Ora l’arcangelo non porta più la spada ma la bilancia.
Il Portatore della bilancia eleva dalla terra al cielo e rende al mondo spirituale tutto ciò che l’uomo, nell’esperienza terrena, ha saputo impregnare di saggezza propria.

Per questo l’iconografia ci mostra due rappresentazioni popolari, due “immaginazioni” di Michael, arcangelo dell’autunno.
Nell’una, al principio dei tempi, Michael, armato di spada, abbatte Lucifero. Nell’altra, dopo la consumazione dei tempi, Michael portatore di bilancia, presiede in qualità di pesatore d’anime, al Giudizio finale. In questi due momenti, nei quali l’uno si pone al cominciamento del mondo e l’altro alla fine, l’attitudine simmetrica dell’arcangelo esprime la sua missione.

All’inizio egli fa il gesto di precipitare dall’alto dei cieli, verso la terra, Lucifero che si oppose alla discesa nella tenebra della materia, che si unisce a tutto ciò che vuole eluderla. Michael vuole che parte dello spirituale si condensi, si coaguli, prenda forma, divenga solido e si converta in terrestre. Egli abbatte Lucifero perchè deve vincere tutte le cose troppo sottili, tutto l’elemento spirituale che non si è configurato in qualità solida.
Poi egli riceve nei piatti della bilancia gli atti degli uomini e li porta nei cieli per pesarli. Ora non vi è atto umano che non implichi un movimento della materia, che non sfoci, presto o tardi, in una modificazione della materia. Tutto ciò che l’uomo ha potuto impregnare con il suo gesto di spirito, Michael l’accoglie e rigetta il resto: il bottino di Arimane.
Egli introduce e rende al mondo dello spirito tutto il solido che è stato compenetrato di forze spirituali e, allo stadio attuale dell’evoluzione, è principalmente con il ‘gesto’ umano, l’atto intelligente e cosciente, che lo lo spirito può penetrare il solido, il tellurico. L’umanità deve apportare la sua cosciente collaborazione alla grande opera di evoluzione universale.
Per i suoi atti che trasformano senza posa la materia essa si giova delle forze che modellano i mondi. Michael ne raccoglie le messi.

Le due attitudini cosmico-simboliche di Michael i due grandi movimenti di inspirazione ed espirazione che sono il ritmo della vita cosmica. Nulla potrebbe sussistere se non vi fosse, attimo per attimo, uno scambio tra il mondo fisico ed il mondo spirituale, una dinamica, un perpetuo flusso e riflusso tra i due poli cosmici: spirito e materia che non si equilibrano se non nell’uomo.
Michael vigila sul passaggio dall’uno all’altro.
Egli è per l’universo ciò che il Guardiano della Soglia è per l’uomo.

Nei tempi nuovi della Reggenza di Michael, sempre più numerosi sono gli uomini che non sentono più la responsabilità dei loro atti di fronte ai comandamenti di un Dio ma davanti a sé medesimi.
Ciò che essi hanno potuto comprendere del mistero della vita, con il loro intelletto, è anche ciò che li guida nell’ora della scelta tra il bene ed il male.
E in questa parte di cosciente intelletto essi ritrovano Michael, nell’impulso che gli aiuta a configurare in forma individuale ciò che l’uomo può sapere della Saggezza Eterna.
L’arcangelo della Luce brilla nel pensiero individuale, quando questo, scrutando nell’apparire, riconosce lo Spirito in ciò che l’attornia e lo rianima nel proprio attivo essere.

Nota: alcuni termini quale “materia” sono impropri o discutibili ma il tutto è solo una riflessione per immagini e credo che le parole siano, in un certo senso, pari ad un artificio secondario.

RASTIGNAC

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