LA PREGHIERA NELLA TRADIZIONE CRISTIANA

 Gregoriodinazianzo

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Cos’è la preghiera?

Credo che il suo significato più elevato nell’ambito della Scienza spirituale cristiana sia racchiuso in queste poche parole: “è il santuario segreto dove Dio si unisce a noi” (C. Bruyère).

Una parentesi: l’ indicare in brevi frasi il cui alto senso invita l’anima ad una inabituale profondità, può essere considerato come un qualcosa di “difficile”. Ma è difficile per chi? Per le molte anime a cui ciò che non naviga in superficie procura timore o ripulsa. Recentemente ho letto due squallidi dibattiti su quanto sia difficile Scaligero e quanto sia facile la comunicazione antroposofica, naturalmente FdL e scritti consimili a parte (c’era altro ma stringo). Con l’esibizione di una robusta ignoranza in ogni affermazione ed una superficialità d’animo che squalifica tali individui sia verso Scaligero che verso il Dottore e la sua Opera. Comprendo la disgrazia di non possedere memoria, nostalgia, religio nei confronti dello Spirito.

Dati i tempi considero più inaccettabile il pessimo uso o la latitanza del pensiero logico, dell’attenzione e persino di una corretta documentazione. Mi si può controbattere che in questo senso non parlo di Spirito: appunto! Parlo di ciò che qualsiasi cretino deve mettere in moto per fare un esame, per imparare nella professione…insomma quello che necessita in ogni campo della vita pratica.

Ho conosciuto kabbalisti, ermetisti, kremmerziani, buddisti, eccetera, che praticando dottrine non facili (nessuna dottrina è “facile”), hanno dovuto faticare molto (simboli enigmatici, alfabeto ebraico, indicazione criptate, testi rari). Persino gli astrologi seri si curano anni di studi che sembrano… di matematica universitaria! Tutti a muoversi, in salita, verso il senso della loro dottrina. Nessuno che dica loro: “Riposatevi ragazzi, basta un po’ di lettura facile e siete a cavallo, briglia sciolta nelle praterie del giudizio”. E non sfioro nemmeno il nodo delle rispettive discipline interiori.

Mi auguro che Eco mai faccia di contenitore a quello strame e che utenti e lettori non siano di quella pasta.

Scusatemi, ora torno alla preghiera.

La preparazione alla preghiera.

Purezza della vita.

Cassiano scrive: “Lo scopo supremo a cui tende l’orante, il punto culminante della perfezione del cuore, è costituito da una preghiera perseverante, ininterrotta; è la ricerca di una tranquillità immobile, d’una purezza perpetua, nei limiti consentiti dalla debolezza umana. (…) Fra esercizio delle virtù e orazione esiste un legame inseparabile. Il lavorio della virtù tende ad un solo scopo, che è la perfezione della preghiera. (G. Cassiano. Collationes Patrum, IX, 2.)

Il raccoglimento.

“Si dovrà proibire ogni divagazione e distrazione di pensiero. Tutto quello che abbiamo in mente prima di cominciare a pregare si ripresenta inevitabilmente alla memoria mentre preghiamo. Le disposizioni di un’anima che prega dipendono dallo stato precedente. Quando ci inginocchiamo per pregare tornano davanti ai nostri occhi le immagini degli atti e delle parole che percepiamo prima, e ci fanno adirare o rattristare a seconda dei moti che già suscitarono in noi. Può darsi persino che torniamo alla concupiscenza e alle passioni di prima, che ridiamo di un riso sciocco al ricordo – è vergogna persino dirlo – di qualche facezia udita o di qualche gesto comico osservato” (Coll. IX, 3.).

Si tratta insomma di allontanare le preoccupazioni vane e la moltitudine confusa dei pensieri inutili.

Il silenzio (in questo contesto, anche verbale) ha lo scopo di obbligare l’anima a raccogliersi, ritraendosi dalla vita dei sensi e dall’immaginazione indisciplinata.

Il lavoro intellettuale.

Nell’anima religiosa esso ha lo scopo di consacrare a Dio l’intelligenza e lo studio delle Opere sacre è un invito a ripetere col Salmista: “Come sono grandi la tue opere, Signore! Tu hai fatto tutto con sapienza” (Sal. 103, 24.), non di soddisfare curiosità o lusingare l’orgoglio.

“moltiplicare i libri non ha alcun fine, e il molto studio è tormento per l’anima” (Eccle. 12, 12.).

Allora: è dannosa l’intemperanza intellettuale ma è utile nutrire lo spirito con lo studio.

“Leggere senza sosta, imparare a memoria i testi sacri: questo ci tiene dapprima lontano dai cattivi pensieri, poi se non arriviamo a comprendere in maniera esatta, li meditiamo in silenzio, di notte, poi allora con più chiarezza comprendiamo i significati celati che non avevamo prima afferrato e che Dio ci rivela anche attraverso il sonno” (Coll. XIV, 11.).

Le giaculatorie.

Pratica universalmente raccomandata dai Padri che attribuivano grande importanza a questi brevi e frequenti aneliti a Dio. “Dobbiamo pregare spesso, ma per poco tempo, affinché il nemico non trovi nella lunghezza un’occasione per distrarci” (Coll. IX, 36.). Ad esempio S. Caterina era affezionata a “Deus, in adjutorium meum intende” (Salmi. 69, 2.). S. Teresa amava il versetto: “Misericordias Domini in aeternum cantabo” (Salmi. 88, 2.).

L’anima fedele a tale pratica si avvicinava al semper orare del Vangelo (e, in tempi più recenti della Filocalia che ne fa la tecnica per eccellenza).E’ un grandissimo aiuto per zittire le passioni, per moderare l’attivismo, per uscire dalla pigrizia interiore, per abituarsi a vivere nell’intimità con lo Spirito.

L’esame di coscienza.

E’ la “revisione della giornata” da voi ben conosciuta, con l’enorme differenza che questa è una via umida. Esercizio antico, già praticato da re Ezechia: “ Ho riflettuto sulle vie che percorro, e ho rivolto i miei passi verso la tua testimonianza” (Salmi. 118, 59.). Via umida ma anche equilibrata, quando senza esagerate contrizioni si volge con abbandono (e fiducia) nelle mani paterne del Signore: “Signore, se la mia vita dev’essere così, e se così dovrà vivere la mia anima, tu mi correggerai e mi ridarai la vita” (Is. 38, 15.).

E’ bene che l’esame di coscienza sia breve e che non si trascini nello strascico di interminabili apprensioni. In genere, gli atti dell’anima dovrebbero essere decisivi, rapidi ed energici. La lungaggine è spesso una camuffata pigrizia o una vana minuziosità: ciò potrebbe valere anche ora nel lavoro interiore di chi segue la Scienza dello Spirito.

L’uomo entra in relazione con il Divino per mezzo della preghiera: ciò avviene da tempi remotissimi. Pur essendo in sé meritoria, tuttavia se ne assicura l’efficacia con la purezza d’intenzione che la muove: nel colloquio con Dio l’uomo eviti ogni intromissione e ogni preoccupazione estranea a Dio.

Cristo dice: “Tu invece quando preghi ritirati nella tua stanza, chiudi l’uscio e prega il Padre tuo in segreto; e il Padre tu che vede nel segreto ti ricompenserà” (Mt. 6, 6.).

Preghiamo nella “nostra camera” quando ci ritraiamo dalla confusione dei pensieri e delle preoccupazioni. Preghiamo a “porta chiusa” stando a bocca chiusa, in completo silenzio. Preghiamo in segreto quando la preghiera parte dal cuore e dall’attenzione della mente. Neppure gli spiriti (del male) possono conoscere questa preghiera. Pregare il Padre in segreto significa anche agire in quello spazio interiore che troviamo quando usciamo dalla vita dei sensi e si fortifica in noi l’uomo interiore. Allora l’anima non cerca più Dio in simboli o immagini, ma rientrando in sé lo avverte ancor più verso l’interno. Cipriano, Benedetto, Teresa, distanti tra loro nel tempo, non differiscono in nulla: l’esperienza è la stessa.

La preghiera non è smodata. Dice il Signore: “Nelle vostre preghiere non moltiplicate le parole, come fanno i pagani; essi pensano di venir esauditi a forza di parole. Non siate simili a loro; il Padre vostro sa di cosa avete bisogno, prima ancora che voi glielo chiediate” (Mt. 6, 7-8.).

Benedetto precisa questo canone nella sua Regola: “La preghiera dev’essere breve e semplice, a meno che la grazia dell’ispirazione divina non ci stimoli a prolungarla” (Regola XX; in s.Benedicti).

La preghiera non deve comunque disperdersi su pensieri diversi ma concentrarsi con tutta l’attenzione su uno solo. E’ constatabile che l’intelletto si esercita pienamente quando unifica e semplifica le diverse nozioni, più di quanto si disperde in una varietà di riflessioni appena sfiorate.

Gli antichi prescrivevano tale metodo soprattutto ai principianti; l’abate Pafnuzio, per esempio, ordinò alla penitente Thais: “Seduta, con la faccia rivolta ad oriente, ripeti sovente queste sole parole: Tu che mi hai creata, abbi pietà di me” (Vita sanctae Thaidis, II). Dopo tre anni di questa unica (e breve) preghiera, Thais (prima di ciò, donna generosamente “perduta”) ebbe persino modificazioni nel suo corpo fisico.

Credo di aver abbozzato qualcosa che ovviamente risente, in negativo, in ampiezza e in direzione. 

Concludo con una immagine straordinariamente correttiva e buona per tutti (come ogni medicina davvero amara). E’ di Caterina da Siena e da lei fu vissuta come una lezione stringata del Signore:

“Sappi che io sono colui che è, tu sei colei che non è”

12 pensieri su “LA PREGHIERA NELLA TRADIZIONE CRISTIANA

  1. Isidoro, in tal senso la preghiera esicasta può andar bene? Personalmente l’ho praticata per un paio d’anni, mi aiutava a rimanere centrata, a mantenere una focalizzazione più costante, a rientrare nell’interiorità, poi qualcuno mi ha detto che non serve se si seguono gli Esercizi e allora sono un pò confusa. Grazie.

  2. Ciao Kiarodiluna, ben trovata su nuova Eco!
    In effetti il meditare può diventare una condizione dell’anima non dissimile a ciò che si forma con la preghiera. E’ sovente la razionalità umana a dividere, talvolta per necessità ma più spesso per suo vizio, le Vie dell’anima verso il Divino. Credo d’aver già raccontato da qualche parte una frase che Scaligero un giorno mi disse (e che mi lasciò interdetto). Era circa così:” Conosco esseri che possiedono il pensiero vivente che non conoscono l’antroposofia e nemmeno sanno il nome di Rudolf Steiner!”. Preciso che mi parlava “semplicemente” di un fatto, per lui certo: a cui nulla va aggiunto.
    Se senti che la tua strada principale è l’orazione, seguila con deciso coraggio. Essa è uno slancio verso il Divino…perciò serve sempre.
    Non farti confondere dalle opinioni che vengono da fuori, ascolta piuttosto il meglio che viene dal di dentro. Però se ora il dubbio è entrato nella tua vita, ripercorrilo sino alla radice, scava in profondità sino a dove esso si consuma e diviene chiarezza o rivelazione: noi LOTTIAMO, mica ci fermiamo nell’impotenza!
    Sai bene che io promuovo l’assoluto della concentrazione. Perché? Perché in essa trovo tutto. Ciò vale per me e per altri ma non è un universale per tutte le anime!
    In definitiva: l’azione più retta e coraggiosa, credo sia seguire la propria strada: sincerità, dedizione, aspirazione ci guidano oltre la piccola mente personale. Verso un infinito meraviglioso in cui valgono ulteriori indirizzi e insegnamenti che non hanno casa nell’irrealtà priva di vita in cui si vive.

    Buona giornata!

    • ma l’esicasmo non è una tecnica che all’orazione combina il controllo del respiro? Perchè in tal caso, senza previo conseguimento del pensiero libero dai sensi, condurrebbe al rafforzamento della natura istintivo-animale..

  3. Grazie per la risposta, Isidoro! In effetti il dubbio ha il suo perchè, in questo momento particolare. Faccio tesoro di quanto mi dici, ancora grazie.

    Contemplactivo, so che nell’intenzione originaria dell’ Esicasmo c’era (c’è) anche il controllo del respiro ma non è per questo che ho scelto la preghiera del Cuore. Sentivo la necessità di una sorta di mantra che mi ricollegasse, una breve preghiera, come spiega Isidoro nell’articolo. Di pranayama so poco e ancor meno lo pratico, suppongo i tempi di allora fossero diversi e così pure le possibilità.

  4. Sì, Contemplactivo. Avevo inteso che Kiarodiluna parlava essenzialmente di una orazione continua (personalizzata), non intendendo la via Esicasta così come praticata dai monaci ortodossi.

    Comunque gli spazi per l’ascesi sono molto…ampi: in certe condizioni assai particolari, il controllo del respiro ha una sua ragione d’essere persino nella Scienza dello Spirito. A tale proposito ti rimando ad un articolo di Giovi che apparirà sul prossimo numero dell’Archetipo.
    Detto questo, hai perfettamente ragione (le tue precisazioni sono sempre perfette!).

    Ps: scusa Kiarodiluna, non m’ero ricordato che già c’eri e ti eri fatta sentire. Scusami ancora 🙂

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