DA UN DISCORSO DELL'ILLUMINATO

 Buddha

*

Wie sind die Vielen doch beflissen!

Und es verwirrt sie nur der Fleiss,

Sie möchten gerne anders weissen

Als Einer, der das Rechte weiss.     (J.W. von Goethe)

Scorge egli ora con la vista una forma, egli non concepisce alcuna inclinazione, non concepisce alcun interesse. Siccome brama e avversione, dannosi e nocivi pensieri ben presto sopraffanno colui che permane con vista non vigilata, egli attende a questa vigilanza, egli guarda la vista, egli vigila attentamente sulla vista.

Ode egli ora con l’udito un suono,

Odora egli ora con l’olfatto un odore,

Gusta egli ora col gusto un sapore,

Tocca egli ora col tatto un contatto,

Riconosce egli ora col pensiero una cosa, egli non concepisce alcuna inclinazione, non concepisce alcun interesse.

Siccome brama e avversione, dannosi e nocivi pensieri ben presto sopraffanno colui che permane con pensiero non vigilato, egli attende a questa vigilanza, egli guarda il pensiero, egli vigila attentamente sul pensiero.

Con l’adempimento di questo santo dominio dei sensi egli prova un’intima inalterata gioia.

Chiaro e cosciente egli viene ed egli va, chiaro e cosciente egli guarda e distoglie lo sguardo, chiaro e cosciente si alza e si muove, chiaro e cosciente porta l’abito dell’ordine e la scodella dell’elemosina, chiaro e cosciente mangia e beve, mastica e gusta, chiaro e cosciente vuota sterco e urina, chiaro e cosciente egli va e sta e siede, chiaro e cosciente egli si addormenta e si sveglia, parla e tace.

Fedele a questi santi precetti di virtù, fedele a questo santo dominio dei sensi, fedele a questo santo chiaro sapere, egli cerca un appartato luogo di riposo, il piede di un albero nel bosco, una grotta nelle rupi, una caverna di montagna, un cimitero, il fitto di una foresta, un giaciglio di strame nell’aperta pianura.

Dopo quando egli è tornato dal giro di elemosina, egli si siede, il corpo diritto sollevato, e medita.

Egli ha smesso la brama mondana e ora sta con animo senza brama, purifica da brama il suo cuore.

Egli ha smesso la  languida accidia; amante la luce, savio, chiaro cosciente, egli purifica il suo cuore da languida accidia.

Egli ha smesso l’avversione, ora è libero con animo senza avversione; pieno di amore e compassione per tutti gli esseri viventi, egli purifica il suo cuore da avversione.

Egli ha smesso superbia e fastidio, è libero da superbia; con animo intimamente pacato egli purifica il suo cuore da superbia e fastidio.

Egli ha smesso il tentennare, è sfuggito all’incertezza; non dubita del bene, dal tentennare egli purifica il suo cuore.

Egli ha tolto ora questi cinque impedimenti, ha imparato a conoscere le scorie dell’animo, le paralizzanti; ben lungi da brame, lungi da cose non salutari, egli vive in senziente pensante nata di pace beata serenità, nel grado della prima contemplazione.

E inoltre ancora, voi bhikkhu: dopo compimento del sentire e del pensare raggiunge il bhikkhu l’intera calma serena, l’unità dell’animo, la libera di sentire e pensare, nata dal raccoglimento beata serenità, il grado della seconda contemplazione.

E inoltre ancora, voi bhikkhu: in serena pace resta il bhikkhu equanime, savio, chiaro cosciente, egli prova nel corpo una felicità, di cui i santi dicono: “L’equanime savio vive felice”; così egli raggiunge il grado della terza contemplazione.

Ed inoltre ancora, voi bhikkhu: dopo il rigetto di gioie e dolori dopo annientamento di letizia e tristezza anteriore, il bhikkhu raggiunge il grado della non triste, non lieta, equanime, savia perfetta purezza, la quarta contemplazione.

Con tale animo, saldo, puro, terso, schietto, schiarito di scorie, malleabile, duttile, compatto, incorruttibile, egli indirizza l’animo alla memore cognizione di anteriori forme di esistenza.

Egli si ricorda di molte diverse anteriori forme di esistenza, come di una vita, poi di due vite, poi di tre vite, poi di quattro vite, poi di cinque vite, poi di dieci vite, poi di venti vite, poi di trenta vite, poi di quaranta vite, poi di cinquanta vite, poi di cento vite, poi di mille vite, poi di centomila vite, poi delle epoche durante molte formazioni di mondi, poi delle epoche durante molte formazioni e trasformazioni di mondi.

Là ero io, avevo quel nome, appartenevo a quella famiglia, quello era il mio stato, quello era il mio officio, tale bene e male provai, così fu la fine della mia vita; di là trapassato entrai io qui di nuovo in esistenza”.

Così egli si ricorda di molte diverse anteriori forme di esistenza, ognuna con i propri contrassegni, ognuna con le speciali relazioni.

Con tale animo, saldo, puro, terso, schietto, schiarito di scorie, malleabile, duttile, compatto, incorruttibile, egli indirizza l’animo alla cognizione dell’apparire e sparire degli esseri.

Con l’occhio celeste, rischiarato, sopraterreno egli vede gli esseri sparire e riapparire, volgari e nobili, belli e non belli, felici e infelici, egli riconosce come gli esseri sempre secondo le azioni riappaiono.

Questi cari esseri certo non sono retti in azioni, non sono retti in parole, non retti in pensieri, biasimano ciò che è salutare, stimano ciò che è dannoso, fanno ciò che è dannoso; con la dissoluzione del corpo, dopo la morte, essi pervengono giù, su cattivi sentieri, alla perdizione, in un mondo infernale.

Quei cari esseri però sono retti in azioni, retti in parole, retti in pensieri, non biasimano ciò che è salutare, stimano ciò che è retto; con la dissoluzione del corpo, dopo la morte, essi pervengono su buoni sentieri, in un mondo celeste”.

Così egli con l’occhio celeste, rischiarato, sopraterreno, vede gli esseri sparire e riapparire, volgari e nobili, belli e non belli, felici e infelici, egli riconosce come gli esseri sempre secondo le azioni riappaiono.

Con tale animo, saldo, puro, terso, schietto, schiarito di scorie, malleabile, duttile, compatto, incorruttibile, egli volge l’animo alla cognizione dell’esaurimento della mania.

Questo è il dolore, comprende conforme alla verità.

Questa è l’origine del dolore, comprende conforme alla verità.

Questa è la via che mena all’estinzione del dolore, comprende conforme alla verità.

Questa è la mania, comprende conforme alla verità.

Questa è l’estinzione della mania, comprende conforme alla verità.

Questa è la via che mena all’estinzione della mania, comprende conforme alla verità.

Così riconoscendo, così vedendo, il suo animo viene redento dalla mania del desiderio, redento dalla mania dell’esistenza, redento dalla mania dell’errore.

Nel redento è la redenzione” questa cognizione sorge.

Esausta è la vita, compiuta la santità, operata l’opera, non esiste più questo mondo, comprende egli allora.

Costui lo si chiama, un uomo, che non è un tormentatore di sé stesso, non è alacremente dedito all’esercizio del tormento di sé stesso, né è un tormentatore del prossimo, non è alacremente dedito all’esercizio del tormento del prossimo, già durante la vita è spento, estinto, si sente bene, divenuto santo nel cuore.

*

Fatico a concludere sprecando ritmi di silenzio. Per chi è digiuno di queste cose, noto un fatto già osservato da tanti: la ripetitività.

Essa non si rivolge all’intelletto (che non viene deprezzato) ma al corpo eterico e ai suoi ritmi. Provate. Fate silenzio e abbandonatevi al “modo” del discorso. Rischiate di farvi del bene.

Altro fatto: l’estrema semplicità. Tutto è coinvolto: l’ascesi ed i suoi risultati spirituali, paradisi e inferni, la legge del karma, la liberazione. Senza squilli e clangori: la pace meditativa aleggia su ogni parola.

Come parlerà il futuro Buddha? Il Dottore accenna che le sue parole plasmeranno magicamente le anime degli ascoltatori. Nei discorsi del Buddha antecedente si può cogliere non ciò che sarà ma l’immenso di ciò che è stato e si può comprendere, almeno, che, ancor più nel futuro, non sarà niente di ciò a cui gli intelletti sono avvezzi. Verità senza dialettica, direbbe Massimo Scaligero!

10 pensieri su “DA UN DISCORSO DELL'ILLUMINATO

  1. Grazie del grazie, Veeraj!
    Tra l’altro, hai notato com’è diverso dall’ordinario dire, ad esempio: ” Nel buddhismo v’è il credo della reincarnazione”, l’altissimo atto contemplativo in cui l’asceta, osservando spassionatamente il ciclo, sempre diverso e sempre uguale del proprio passato, se ne disidentifica consumandone la “mania” alla radice?
    Ora si esulta se un incerto e forse falsissimo sogno sembra indicarci frammentariamente immagini di una nostra (importante, va da sé) incarnazione passata. Oppure quanto si è avidi nel sapere chi fu quello o quell’altro.

    Certo, i tempi sono cambiati e nella sorgenza dell’Io può avere un certo significato una memoria…ma come scandalosamente ho detto, è davvero necessaria durante l’oggi e su questo terreno, per la disciplina che, fondandosi sull’essenziale di ciò che sono, vorrebbe avere l’Io a fondamento dell’Esoterismo dei nuovi tempi?

  2. Buona giornata a tutti
    Gentile Isidoro con il tuo commento mi hai suscitato la riflessione che un Io cristificato è in effeti un noi, un noi con l’altro ma anche con la Natura, con il Cielo e la Terra, con il Creato…e che forse questo individualismo che poi finisce sempre per procuraci guai sarebbe buona cosa limitarlo e limarlo all’esseziale …beati i poveri di spirito!ma vorrei farti una domanda…c’è differenza tra memoria e ricordo? io credo di si forse l’Io ci rende possibile non tanto la memoria ma il ricordo come esperienza acquisita e coscienza…un abbraccio caloroso ps certo la storia della furia e della birra e poi questo discorso dell’Illuminato … come andare sulle montagne russe…..

  3. Cara Loriana, in effetti quello che chiamiamo “Io Superiore” è sostanziale al Logos ed è (mistero dei misteri) Uno, sebbene appaia uno per ciascuno di noi.
    L’IO è uno, come il Sole è uno. E’ esperienza dello Spirito, superata anche per un attimo la coscienza duale.
    Memoria e ricordo? Memoria è generale, veicolo, corpo, ecc. Ricordo è atto particolare (tirar su dal cuore).
    Il Genio della lingua ci ha dato ben tre potenze: rammentare, ricordare e rimembrare.
    Poi c’è Isidoro che cadendo nella birra trova il…nirvana 🙂

  4. Grazie! Fa pensare il rammentare della mente, il ricordare del cuore e il rimembrare delle membra…, anche fare attenzione a queste differenze è esercizio che comunemente non si fa, ..rimembrare poi non si usa quasi mai, sembra arcaico eppure abbiamo proprio fin nel fisico incisi tutti i più grandi dispiaceri…. penso che la povertà del nostro linguaggio sia espressione di povertà di contenuti e viceversa, parlare ed esprimersi in modo appropriato con ricchezza di vocaboli significa rendersi conto della complessità..mentre oggi viige la semplificazione….lo chiamano progresso…. , .

  5. Caro lapprendista, certo, ti rispondo subito…ma la faccio un tantino difficoltosa:
    Trattasi di Sette discorsi di GOTTAMO BUDDHO Ed. LATERZA, Bari 1922. (Biblioteca di cultura moderna). tradotte dal MAJJHIMANIKAIO per la prima volta da K. E. Neumann e G. De Lorenzo.

    Vale.

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