BREVE LODE AL DIO, ALLA FURIA E ALLA BIRRA

 

La figura di  Ódhinn è quella di essere il primo dio del Pantheon nordico: è la Sovranità cosmica, universale, forse un tantino oscura, magica e sicuramente terribile.

Vasto è il campo della sua azione: egli appare a volte come un dio guerriero, in momenti diversi come Psicopompo, in certi casi più rari diviene il dio della Fecondità.

Andrebbe forse sottolineato il “centro” di Ódhinn che i massimi filologi individuano in WAT- da cui dovrebbe derivare il nome divino.

WAT- indica la furia divina, profetica – da cui l’antico irlandese fāith, veggente, profeta – lo spirito poetico (latino vātēs): l’essere che è fuori di sé, assorto in una dimensione sovrumana.

Adamo da Brema scriveva: “Wodan id est furor”. Dunque, pur nel rispetto delle interpretazioni, a partire da Tacito, che lo assimilano a Mercurio e leggendo dei suoi molti appellativi, il carattere più ricorrente e fondamentale è centrato sull’elemento della furia.

Ódhinn, dio della furia è bensì colui che possiede la sovrumana capacità di trasformazione e proprio nella sua furia si trascende attingendo ai doni della saggezza, della profezia e dell’invulnerabilità.

Egli è perciò il dio delle rune, che non sono semplici segni grafici bensì simboli di una conoscenza oscura e profonda. Le rune sono un momento eterno, possederle è poter afferrare i fili dell’esistenza.

Per possederle, Ódhinn si è sacrificato a sé stesso, appeso per nove giorni all’Albero Cosmico. Questo albero è Yggdrasill: ai suoi piedi c’è la dimora delle Norne che intessono i destini.

Anche gli dei si riuniscono intorno a Yggdrasill, come le divinità greche si riunivano in cima all’Olimpo. Ma le radici di Yggdrasill rimandano alla fecondità: infatti Ódhinn dona eternità a coloro che caddero in battaglia. Nel Valhöll li nutre con cibo perenne. Lì gli eroi vengono trasportati dalle Valchirie, dee del numero 9, simbolo dei cicli del mondo.

La battaglia sulla terra, teatro di morte per i prescelti, è lo spazio della furia di Ódhinn. Anzi, in tale contesto vanno sottolineati personaggi come gli “orsi” (berserkir) o “lupi mannari” (ulfhedhnar): figure di guerrieri molto speciali: indossavano peli d’orso o di lupo e venivano presi in battaglia da un furore sovrumano e incontenibile che li rendeva insensibili alle più tremende ferite (ciò è documentato).

Sono bestie di Ódhinn i lupi e i corvi che banchettano con la carne dei morti in battaglia. Morte che come ho già detto apre le porte del Valhöll. Là, i caduti bevono abbondantemente idromele e birra.

La birra è legata intimamente al dio, poiché mediante una bevuta rituale può essere raggiunto lo stato di “furia”.

E. Zolla scrive: “E’ chiaro che le bevute rituali implicavano una qualche precisa operazione di controllo dell’immaginazione, che consentiva di impadronirsi della pericolosa bevanda. In questo senso si deve intendere l’equiparazione della bevuta alla “cavalcata rischiosa”, all’impiccagione rituale, alla battaglia (caro R***o, ricordi quanti stupendi rituali abbiamo officiato? Doveva essere la saggia spinta spirituale dei nostri avi!).

Così la coppa ripiena del liquido inebriante è fullr e trabocca (come poi il sacro calice del Graal), del liquido della vita.

E, come minimo, rende poeta chi beve, come riferisce lo Hávamál:

Ubriaco divenni,

del tutto ubriaco

presso il savio Fialarr

poiché è eccellente la birra

ove dopo riacquisti

ciascun uomo il suo senno.

*

Già! Le nostre genti erano molto legate alle antiche tradizioni (il Dottore fu laconico: “Bevono molto”). Ecco dimostrato come le cose, ora, vadano male: acqua e caffè la fanno da padroni!

5 pensieri su “BREVE LODE AL DIO, ALLA FURIA E ALLA BIRRA

  1. Allora io che sono un lupaccio della steppa ed eziandio degli Appennini, ed un orso marsicano ed eziandio un grizzly delle Montagne Rocciose, sono perfettamente giustificato ad essere un paganaccio selvaggio ed odinista, anche perché un’altra etimologia connette Wotan-Odhinn alla radice WUT- “furore”, il che spiega benissismo il mio esser un luporso furente ed un orsupo furibondo!

    Hugo,
    al quale non importa un tubo
    di essere un lupo,
    e gliene importa un torso
    di essere un orso.

Lascia un commento