UN MOMENTO DELL'ANIMA

 

cosmos_reflection

 

Quando l’Infinito s’accosta sembra che tu sia sempre e dovunque.

Smarrita ogni asprezza, scivolata nel nulla la forma inutile, partecipi alla vita dell’eterno, che vedi, non è un prima infinito o un futuro illimitato ma un sempre.

Però, se avesse senso, potresti dire che ti infuturi nell’eterno. Ma più esattamente, quanto avanzi nel poi così ti prolunghi nel prima.

E come sai ciò che sarai dopo la morte, così senti in trasparenze successive cos’eri prima della nascita. E quello che chiamiamo flebilmente Divino è dappertutto.

Così sperimenti in verità che conoscere è ricordare: persino ad ogni fatto di cui ti arrivi la più debole, frammentata notizia ti par d’esser stato presente: quasi d’esserci stato immischiato anche tu. E dentro ad ogni più lontana cosa ti senti.

Un’intima forza strapotente, straripante, ti penetra: colora di solennità, di lucente maestà ciò che è intorno E’ uno spirito di potenza nel quale si vive bene – è sempre un più-che-vita – solo si teme il prevedibile momento in cui ci abbandona.

Tutto è pagliuzza che galleggia sul flutto (unico) dell’eternità: cose, persone, stelle, case alberi, stagioni hanno la leggerezza del sughero sostenuto dall’onda unica e immane che il tutto regge, agita, schianta, trasporta.

Si sente che nulla è al di sopra di ciò.

Mentre le cose non cessano di essere. Tutt’altro. Ma si sente che esse sono poiché partecipano all’essere: all’essere essenza: come petali sparsi che vediamo sollevati e trasportati dal vento, dall’invisibile onnipresente.

E’ un fluire (respiro del dio?), ma è sostantivo: le cose in esso conquistano sé stesse: l’essere del loro essere.

La contraddizione coesiste: tutto quello che appare è fragile crosta: le costruzioni tessute dalla mente sono come macchie d’unto sull’acqua, cui basta nulla per disfarsi.

Ma è un gioioso disfacimento: l’Infinito che per un attimo a noi s’apparenta, è distruzione: il mondo, come i pensieri su esso, è mondo da disgregare: che disgregandosi  esso è. L’”essere” è assimilabile al fuoco.

Le Esistenze, in una ventata demateriante, in un certo senso assottigliano la loro luce ma la storbidiscono: sicché riscintillano più vive. Sono inestinguibili poiché il Soffio le ha create fiamme: le fa ardere più nette.

Così non si è soli. Ci sei tu ed il tuo fuoco e senti un potente, gioioso segreto che t’attraversa, senti che, dal dentro potresti sollevare sopra te il Mondo.

E’ un fuoco che consuma te e ti fa costantemente rinascere.

Comprendi che, se continuasse, saresti rifatto in gloria…e invece si ritira e lascia l’anima vana, cieca, smorta.

In fondo ad essa resta il pallore del ricordo del ricordo: pallidissimo e qualche seme di speranza ma anche una pietra in più sulla tua contingenza comune.

Sì, occorre consumarsi nella pazienza, ridursi nel silenzio, scendere di grado e gradino, accogliendo ogni mortificazione dell’anima…attendendo.

Attendendo cosa? La luce del Consolatore. Basta che il suo riverbero cali su te e, per l’ennesima volta, rivivi purificato.

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