CENNI SUL BUDDHISMO DELLE ORIGINI

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Forse qualcuno si sente estraneo al tema? E’ possibile: roba vecchia, risaputa (non è vero) che non ha nulla a che vedere con la Scienza dello Spirito. Magari è un giudizio un po’ affrettato che forse viene instillato dagli Etichettatori, cugini e compari degli Ostacolatori.

Poiché, cari amici, non rinnego la comunicazione esoterica che riguarda la presenza terrena di platonici ed aristotelici, ma sommessamente vi domanderei se non fosse il caso di pensare scomodamente e senza pregiudiziali ai discepoli di quelle grandi figure che un tempo si chiamavano Bodhidharma, Narota, Marpa, Milarepa… Si sono forse dissolti nel nulla? Oppure anch’essi, viaggiatori terreni e cosmici con direzioni ben precise, hanno potuto accogliere l’invito di Michael, ripresentandosi in vesti attuali, per accogliere e realizzare ciò che le mutate condizioni umane chiedono agli asceti nei Nuovi Tempi,cioè liberare il pensiero e non più liberarsi dal pensiero?

Io credo che per qualcuno di voi, sebbene sia scarso ed elementare quello che scrivo, possa essere occasione per rimembrare qualcosa del proprio essere sub specie eternitatis. Per altri sarà solo uno sguardo ad un grande movimento spirituale che può venire accolto almeno con serietà e rispetto, oltre le vuote e desolanti “quattro chiacchiere” dettate dal pensiero ottuso e superficiale che sta mandando a pezzi il mondo e le anime.

Fra il sesto ed il quinto secolo a. C. un giovane di stirpe regale, abituato ad agi e lussi, abbandonò il palazzo paterno e indossò le povere vesti dell’asceta itinerante.

Sostentandosi con poco (e per qualche anno con quasi niente), percorse le vaste terre dell’India nord-orientale, indicando a quelli che avevano “poca polvere sugli occhi” il sentiero che porta alla cessazione della sofferenza umana ed all’emancipazione da ogni condizionamento.

A distanza di venticinque secoli, talvolta semisepolto da madreperlacee incrostazioni, ma sempre rinascente in fulgide sintesi essenziali, porta agli uomini che cercano, verità mai superate: perle preziose anche per gli uomini che verranno quando le religioni saranno sabbia del passato.

Per accostarsi al Buddhismo occorre un corrispondente atteggiamento dell’anima…oppure aver già calcato il nobile sentiero nelle precedenti esistenze.

Non è religioso.

Accostarsi al Buddhismo e cercare in esso i riferimenti ad una tipica religione monoteistica o quegli elementi generali che la nostra mente e la nostra cultura è abituata come essenziali attributi di ogni religione, è già un porsi in condizioni atte a non comprenderne lo spirito.

Profondamente diversa è la posizione che l’uomo occupa nel Buddhismo da una parte e nell’Ebraismo, nel Cristianesimo, nell’Islamismo dall’altra.

Diversi sono i fini che egli si propone e i mezzi che mette in opera per conseguirli.

Il Buddhismo (originario) non è una corrente spirituale di carattere devozionale.

In esso non trova posto l’idea di un Essere supremo personale, creatore e signore del mondo e di una Provvidenza che tenda una mano soccorrevole all’uomo bisognoso e che, seppure misericordiosa, dispensi saggiamente castighi e meriti.

Le Divinità esistono ma sono, per così dire, da questa parte della Creazione: soggetti al pari degli uomini, alle grandi ruote del divenire, del saṃsāra, non potendo così recare un vero aiuto all’uomo che vuole trascendere la sua condizione precaria.

Lo stesso Brahma, subito dopo l’illuminazione del Sublime, scende dalla sua paradisiaca dimora e prega il Buddha di esporre la Dottrina: per il bene di uomini e dei.

Ne deriva, come corollario, un fatto notevole: l’uomo, per liberarsi dal saṃsāra, per conseguire ciò che non è soggetto a condizioni, non può o deve cercare alcun appoggio esterno ma impara a fare affidamento soltanto sulle proprie forze.

In altri termini il Buddhismo originario (Theravāda) non è una religione soteriologica!

Il Buddha non è un salvatore ma un “Svegliato”, un “Compiuto”, il quale, deponendo ogni cosa, è giunto con il proprio sforzo all’altra riva e che, mosso a compassione per il genere umano di cui fece parte, espone a chi voglia intendere, un metodo, una tecnica per ottenere lo stesso risultato. Insomma, scusate la battuta, gran sforzo ma senza sfarzo!

Non è morale.

L’assenza di un Essere supremo che governi l’universo, ha notevoli riflessi sulla sfera morale, la quale nel Buddhismo non va intesa come un insieme di norme di condotta relazionate ad un divino volere, alla cui trasgressione segue, dall’alto, il castigo.

Qui non c’è peccato ma errore, le cui conseguenze sono già contenute in germe nell’atto stesso e che si manifestano, secondo la legge del karma, quando vengono a maturazione.

In termini diversi, si è ‘puniti’ non per le proprie azioni ma da esse. Assai semplificando: come un ferro rovente brucia la mano dell’incauto senza l’intervento di un fattore estraneo.

Perciò l’etica buddhista non detiene un valore assoluto: è solo strumentale. L’attenersi a regole di condotta, anche severe, vale soltanto in quanto consegue dei risultati e perde qualsiasi significato quando lo scopo è raggiunto. Concetto espresso, anzi sottolineato in tutti i modi possibili.

Il più noto è quello della “zattera” che serve per attraversare il fiume ma diventa inutile ingombro dopo l’uso.

Cos’è la “riva” (Eccelsa Meta, secondo il Sutta Nipāta) su cui ogni codice si svuota di significato? E’ il Nirvana: il superamento di ogni condizione condizionante, l’estinzione della “sete” in tutte le manifestazioni.

Chi “abbandona la casa per la vita senza tetto” non aspira a paradisi beati (condizionati ed impermanenti), poiché il suo sforzo è spogliarsi dalle brame, a staccarsi dai mondi infimi o eccelsi come un serpente dalla sua vecchia pelle.

Viene a chiarezza un’altra condizione del Buddhismo: quella di non essere una dottrina di consolazione ma di chiarificazione.

E’ stato detto che il Buddhismo non ha latte per i bambini.

Esso non promette alcuna consolazione in questa o in altre vite. Con coerenza non promette nulla: come potrebbe farlo se tutto, nel divenire, è un intreccio di affanno, agitazione e sofferenza?

Scopo dell’ascesi è vedere le cose secondo realtà.

Raggiunta la visione chiara, spoglia di qualunque riflesso emozionale e mentale, segue il Distacco con la gioia spassionata e rasserenante di chi si è liberato anche da sé stesso.

Questa ‘visione’ trascendente può manifestarsi lentamente o come una folgorazione.

La via alla illuminazione folgorante ha poi assunto una importanza massima nel buddhismo cinese ch’an nel VI secolo d.C., passato poi in Giappone come Zen, dove l’illuminazione, il Satori, significa “percezione immediata ed intuitiva della verità”: è una frantumazione della personalità che, dopo molta disciplina, può venir provocata da fatti insignificanti. I testi originari ne parlano come di una “rottura della testa”, simboleggiata anche come “l’aggressione del toro”.

Non è speculativo.

Il buddhismo originario è del tutto pragmatico.

Bandisce qualsiasi speculazione ontologica, metafisica o cosmologica. Al discepolo non interessa il “vero” filosofico che lo porterebbe a scivolare nella selva oscura delle opinioni. Ciò che lo interessa è lo superamento della precarietà e della limitatezza samsārica, perciò “vero” è per lui ciò che gli permette di raggiungere l’obbiettivo.

Discussioni e polemiche rappresentano un reale ostacolo, un freno sulla Via in quanto distolgono la mente. Chi, prima di incamminarsi sul Nobile Sentiero, volesse sapere se il mondo è eterno o meno, finito o infinito, se corpo e vita sono cose diverse, se il Compimento avviene prima o dopo la morte eccetera, giungerebbe al termine dell’esistenza senza aver risolto uno solo di questi problemi e senza aver fatto un solo passo verso la Liberazione.

La velleità di risolvere problemi spirituali “ non mena al distacco, non al rivolgimento, non alla dissoluzione, non al sollievo, non alla visione, non al risveglio, non all’estinzione.”

Sebbene appaia così diverso dalla odierna Scienza dello Spirito, anche il Buddhismo appartiene alla Sapienza Perenne…credo che, nella sua impostazione di fondo,  farebbe un gran bene all’odierno ricercatore afferrane le virtù, vista l’infernale bufera di chiacchiere e verità parziali che gli ruotano intorno come neri uccelli affamati…

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