IL CANTO DEL BEATO

krisharj

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I seguaci dell’antroposofia fin troppo spesso nulla sanno di quanto non sia strettamente legato ad essa. Ma su ciò dovrei correggermi. Vedo sedicenti antroposofi conoscere a menadito Osho, l’AMORC, le Kabbale, Krishnamurti, poi le cloache chiamate canalizzazioni e altre (infinite?) sciocchezze.

Neppure un timido un balbettio sugli autorevoli critici, vuoto pneumatico con gli autentici testi della tradizione. Poi Steiner e Scaligero, leggeri come i saldi di fine stagione ma ottimi per libertine e esibizionistiche discussioni.

Che questo sia il futuro che avanza? Che ci sia una nuova scuola esoterica molto, ma molto a sud di Ushuaia?

Lascio ai lettori la meditazione sul senso del verbo avanzare, invito tutti a corsi di geografia esoterica, e riprendo il filo.

Va bene, anzi benissimo, seguire il pensiero scientifico-spirituale sulle “Basi occulte della Bhagavad Gita”, però esiste pure la Bhagavad  Gita per se stessa e, se non erro, nel l’”Iniziazione” Steiner stesso la indica come un testo che è cibo per l’anima.

Allora, è conosciuta o no?”

Sfrondata da studi filologici ed esegesi, non è mica un grosso testo ed è rintracciabile in qualunque libreria, anche in edizioni di pochi soldi. Dunque di facile acquisto e ognuno poi fa quello che vuole.

Però mi stupirebbe se nelle fornite biblioteche personali di figure a vasto raggio di interessi spirituali, ça va sans dire, questo aureo volumetto non ci fosse proprio.

Non smetto di ritenere che riassunti o bignamini non comunichino nulla di buono: le Opere dettate dalle altezze (di qualunque tempo), qualora le anime sappiano riconoscerle, dovrebbero essere avvicinate e “trattate” con un minimo di rispetto, anche quando manchi una devozione sincera. “Farle a pezzi non è rispettarle”, come diceva il capo ispettore Abberline nei riguardi delle povere vittime di Jake the Ripper.

E, aggiungo, evitare le virgolette quando si riportano le frasi di un altro e persino di un Iniziato. Purtroppo chi fa ciò come nobile arte di sottoscala, si autogiustifica sempre e comunque.

Qui, da parte mia, preferisco dunque limitare le prossime righe alla cornice in cui si situa “Il Canto del Beato”, confidando nell’interesse dei lettori per l’ulteriore proseguimento.

La Bhagavad Gitā è un un episodio del Mahābhārata, narrazione epica di una visione della grande India unificata in cultura e vita politica, completata tra il V e il I secolo avanti Cristo e che si traduce letteralmente come “La grande India”.

Quando Dhritarāshtra, il re cieco dei Kuru diviene vecchio decide di cedere il trono non a suo figlio Duryodhana ma a Yudhishthira, il figlio maggiore di Pāndu, suo fratello minore.

Duryodhana, uomo di inclinazioni cattive, mediante scaltrezza e tradimenti, si impadronisce del trono e cerca ogni mezzo per annientare Yudhishthira e i suoi quattro fratelli.

Krishna, Dio incarnato, tenta di conciliare le parti: in nome dei cinque Pāndava chiede per essi cinque villaggi ma Duryodhana rifiuta brutalmente e dice che senza battaglia non cederebbe nemmeno uno spillo di terra. Diviene inevitabile battersi per la giustizia e il diritto.

Tutti i principi dell’India si uniscono ad una delle due fazioni. Krishna, amico imparziale, offre una scelta e Duryodhana sceglie per sé il potente esercito di Krishna e Krishna entra nel campo opposto, non come combattente ma come auriga del carro di Arjuna (uno dei cinque pāndava).

Drona, il maestro di ambedue, sceglie Duryodhana perché il suo nemico Drupada ha scelto l’altro campo. Bhīshma, parente di ambedue i capi delle opposte fazioni, l’uomo più forte dell’India seppure anziano e che aveva tentato la riconciliazione, dopo un scrupoloso esame di obblighi e doveri e visto che nemici s’erano schierati a fianco dei pāndava, decide di combattere con Duryodhana per dieci giorni e poi di ritirarsi in morte volontaria ottenuta cioè con mezzi iperfisici.

L’auriga del carro del vecchio re cieco e spodestato svolge per lui la cronaca degli avvenimenti della lotta mai superata in importanza nella storia dell’antica India: qui inizia la Bhagavad Gitā, cioè il Canto del Beato, perché ripete le parole di Krishna, il divino incarnato e perché insegna all’uomo come elevarsi alla coscienza divina, realizzando nel terrestre il Regno dei Cieli.

Dei cinque fratelli pāndava, il maggiore era il più puro e virtuoso (sattvico), il minore era il più forte (rajasico) mentre Arjuna, terzo dei fratelli, era in equilibrio in forza e purezza: per questo fu scelto dal Divino per essere il suo principale strumento nella grande guerra che doveva determinare, nel mondo, un ciclo, yugāntara, e per essere il discepolo a cui dare il messaggio divino della via allo Spirito.

Se pensiamo l’insegnamento antico come staticamente immerso nel suo splendore, la figura di Arjuna e il momento dell’insegnamento infrangono tale pensiero.

Arjuna è un uomo attivo, posto nel mezzo della sua più profonda e violenta crisi. Il suo temperamento è indicato dall’inizio del libro ed è conservato fino alla fine: consapevole del grande massacro (di cui è destinato ad essere il principale strumento!), quello che sorge nella sua anima non è ragione filosofica o spirito riflessivo ma da uomo pratico e d’azione scopre di colpo di venir privato di tutto il fondamento della fiducia in sé e nella vita.

Egli, vissuto finora seguendo la legge (dharma) e mettendo in pratica le nozioni di diritto e virtù, scopre improvvisamente che esse l’hanno condotto a diventare il protagonista di un massacro terrificante e inaudito, di una mostruosa guerra civile che incendia tutte le nazioni, prepara la strage dei più valorosi eroi e minaccia la rovina della civiltà.

Allora Arjuna, gettando lontano l’arco divino e la faretra inesauribile che gli erano stati dati dagli dei, esclama: “ è meglio che io mi lasci massacrare, disarmato e senza resistenza, dai figli armati di Dhritarāshtra. Non combatterò”.

Non è il dubbio di un pensatore ma piuttosto la rivolta elementare di tutto il suo essere: non solo il suo pensiero ma anche il cuore e gli impulsi vitali non trovano più regole d’azione, nessun valido dharma.

Egli chiede allora a Krishna una regola sconosciuta, mentre il Maestro lo condurrà verso il segreto che Arjuna non chiede di conoscere. Il Divino non vuole condurlo ad una legge qualsiasi (inevitabilmente umana) e chiede piuttosto che rinunci a tutti i dharma, tranne a quello, ben diverso da tutti, che consiste nel vivere coscientemente nel Divino e nell’agire secondo questa consapevolezza.

Il Maestro deve dare al discepolo una nuova legge di vita e d’azione che vada oltre l’insufficiente regola dell’esistenza ordinaria con l’infinita serie di contraddizioni e conflitti, di dubbi e certezze illusorie, così che liberi l’anima dai legami dell’azione senza impedirle di agire e con forza conquistare l’immensa libertà del suo essere divino.

La Gitā non è arma di battaglie dialettiche,

è una porta che si apre sull’intero mondo di Verità,

di esperienza spirituale, e la visione che offre comprende

tutti i domini del piano supremo. Essa traccia il cammino,

ma non innalza mura o barriere per confinare la nostra visione.

                                                                                                                (S.A.)

12 pensieri su “IL CANTO DEL BEATO

  1. “le cloache chiamate canalizzazioni e altre (infinite?) sciocchezze.”

    in che pazzesca illusione di superiorità, in che groviglio di sibilanti giudizi, siete in questo sito…
    e il tutto giustificato col fatto di essere “eredi” e “continuatori” di un pensiero…
    mah

    • Semmai è del tutto giustificato dal fatto che lavoriamo.

      Ah e conosciamo anche la maggior parte dei prosecutori SERI delle correnti che citiamo. E li nominiamo pure.

      Ovviamente sono d’accordo con quanto scriviamo visto che loro per primi sono contrari alla commercializzazione dello spirituale.

      Se la cosa non ti aggrada nessuno ti obbliga a leggere. Ma se la cosa ti brucia hai un bel problema. Buon lavoro per risolverlo perché è cosa lunga.

    • (Il pensiero e’ tuo Veza) Dove e’ dichiarato sul sito e chi lo ha dichiarato che qui si e’ tra gli eredi e i continuatori di Massimo Scaligero?
      Diamo cosi’ fastidio? Per fortuna che siamo nei nostri ambiti!
      Ricordo l’Antrophorum…..anche li qualcuno era disturbato dal nostro interesse per Massimo Scaligero….
      Sicuramente Lui e’ continuatore di Steiner e ce ne interessiamo moltissimo.
      Per la New age e tanti filoni di moda dello spiritualismo, nessun spiritualista o interessato che sia alla spiritualita’, nessuno che sia serio, prenderebbe ogni tendenza che il web sparge come l’aria sparge i pollini a primavera, seriamente a scatola chiusa tanto per dimostrare di rispettare il consiglio antroposofico sulla spregiudicatezza.
      Sia Scaligero che Steiner consigliavano sull’avvedutezza e la precisione e la chiarezza, e la serieta’, proprio per far si’ che la scienza dello spirito non fosse confusa con tanto altro di dubbia fondatezza o poco serio.
      Il mercato, sia quello virtuale che reale pullula di materiali in vendita, corsi e manuali per conquistare, risvegliare le coscienze, di calderoni dove si ficca di tutto, dal diavolo al santo, basta che sia di argomento religioso.Vorrei sorvolare poi sull’uso e strumentalizzazione di citazioni sistematiche di opere di Scaligero da parte di novelle religioni recenti, che se le leggessero veramente quelle opere capirebbero che Scaligero insegna tutto il contrario di cio’ che essi predicano, ma evidentemente hanno bisogno di richiamare proseliti e attenzione.
      Poi c’e’ tanto di atteggiamenti tutto intorno a cio’ che sarebbe meglio chiamare spiritualismo e non Spiritualita’. Insomma…….finisco anche io con un bel: mah!

    • Nella lingua alemannica vi è un detto che così suona:
      “Wir haben keine Zeit, vom Wetter zu sprechen”, il che tradotto nella luminosa lingua di Dante così significa: Noi non abbiamo tempo (cronologico) per parlare del tempo (metereologico)! Il che detto ancor più esplicitamente – secondo le salaci etrusche usanze – è un invitare a coloro che, non sapendo come ammazzare il tempo, vorrebbero come Agramante divertirsi a “seminare zizzania e discordia in campo crociato” a volgere altrove il loro interesse: SI PREGANO COLORO CHE NON HANNO NULLA DA FARE, DI ANDARLO A FARE DA UN’ALTRA PARTE!
      Hugo col sugo,
      amico di Isidoro al pomodoro.

      • Pare che la nostra, non invitata, bensì autoinvitatasi, critica ad ogni costo, si riveli “ospite” dispensatrice di “buoni consigli” in casa altrui. Ella vorrebbe imporre in casa altrui non richiesti modelli di pensiero che a lei appaiono “esoterically and politically correct”, e prevede per se medesima il privilegio di essere infallibile o nel giusto, e in tal veste dispensa consigli. Ma a che giova una cotale sua scelta “moralizzatrice” in casa altrui, a che pro una tale vocazione, che è una vera pro-vocazione?! Come diceva quel fiorentinaccio – e paganaccio – di Arturo Reghini, amicissimo del giovane Scaligero:
        “Quant’è noiosa,
        la gente virtuosa,
        quando predica moral!”
        Hugo al sugo di pomodoro, all’amatriciana e al pesto

  2. Non avrei mai creduto di rivalutare, parzialmente, gli operatori del tavolino a tre gambe: erano consapevoli di quello che stavano praticando.
    Mi pare che ora, tra “correnti spirituali” di plastica e cose ancora peggiori, sia stato smarrito l’organo conoscitivo…che non appartiene ad alcun partito preso.
    Se questo sito, piuttosto modesto e certamente manchevole, non piace, si può fare a meno di cliccarlo. E’ tutto molto semplice.
    Qui, comunque, nessuno è erede o continuatore…ma un tantino di fedeltà riconoscente credo non guasti a nessuno.
    Mentre le canalizzazioni sono, né più né meno, un sistema alquanto sudicio (e suicida) di medianità agghindata e imbellettata: prostituzione dell’anima.
    Riconoscibile per qualsiasi operatore privo di presupposti “ideologici” e senza alcuna vis polemica: che purtroppo pare sostanziale all’animo del signore che si firma Veza.

    • “Riconoscibile per qualsiasi operatore privo di presupposti “ideologici” e senza alcuna vis polemica…”
      Confermo, senza vis polemica ma oggettivamente, e non personalmente in particolare, specialmente non personalmente nei confronti di chi se ne volesse risentire, determinate realta’ non possono essere mistificate.
      Ne’ noi vogliamo indulgere in polemiche che altri volessero ravvisare…ma che sono liberi di coltivare e nutrire altrove con le loro capacita’, virtu’ e mezzi.

  3. Guarda Isidoro lasciamo perdere. I testi e gli audiotesti (fatti malissimo) sullo spiritismo si trovano sullo store di apple accanto al materiale di scientology. Ma lì non si lamenta nessuno perché “canalizzano” soldoni. Eppure c’è la possibilità di commentare ed apple non censura nulla (provato). Solo che i commenti sono rintracciabili in quanto devi fornire un codice fiscale. Quindi meglio sfogarsi dove si resta anonimi e non si pestano i piedi ai potenti.

    Forse sarebbe meglio str zitti sempre se le scelte sono veramente SOLO queste.

  4. Piccola e dovuta spiegazione:

    Ho letto gli interventi censurati e mi son pure divertito. Però non mi sembra il massimo dover correggere simili minestroni di correnti (pieni di strafacioni).

    Palesando che la tipina voglia di studiare non ne ha non mi sembra il caso di pubblicare simile spazzatura. Sì qui siamo in dittatura, spiacente 🙂

    Se gli utenti (seri) troveranno un po’ frammentata la discussione ci scusiamo ma assicuro loro che leggerla per intero era assai peggio visto il grado di “spiritualità da baraccone”. Con essi ci scusiam per il disagio:

    Però se la signora vuol scrivere ancora il cestino è molto capiente. 🙂

    Vorrei precisare una cosa inoltre: non è mai bello ricorrere alla censura ma non abbiamo la possibilità di gestire chi conta balle col solo scopo di seminar zizzania. Penso capirete tutti che questi individui non si voglion mettere in discussione. Cercan proseliti e basta.

    • Sai Balino, gia’ questa sequenza pubblicata poco ci azzecca col tema vero dell’articolo, il resto cestinato era ancora piu’ fuori tema del sottotema!
      Non c’e’ piu’ sordo di chi non vuol sentire.
      Ma conosciamo certe abitudini, forse inconsapevoli, in casa d’altri…”io so’ io ( e posso fare e pensare e dire come me pare , come ve permettete invece voi ) e voi non siete un ….tubero”.
      Eppure non mi sembra che il nostro carissimo Isidoro abbia menzionato il nome della signora Veza tra il numero, generico, della paccottiglia incriminata. Pero’ di soggettivita’ e permalosita’ e pregiudizio si puo’ peccare tutti. Siamo buoni :)!

      • Alla fine il problema è uno solo. Che molti sedicenti occultisti davanti a parole come quelle di isidoro semplicemente non possono stare zitti. Oltre che minare alle loro (poco salde a questo punto) ideologie “spirituali” infastidiscono pure i loro affarucci materiali. Eppoi (o mamma!!!!) a differenza dei loro siti/social/forum questo blogghettino LO LEGGONO IN TANTI. Chi si rode il fegato e chi prova a tirar acqua al suo mulino come oin questo caso… E noi, come da contratto, ora ci limitiamo a zittirli. Non vale la pena fare altro. 🙂

        • La realta’ indicata da Isidoro e’ palese.
          Il volerlo negare o gridare all’ Anatema potrebbe nascondere qualcosa che riguarda il protestante.
          Qui non desideriamo lucrare e guadagnare su niente.
          Spontaneamente nacque il sito e la qualita’ dei suoi contenuti fu ritenuta interessante da Quanti furono attirati e generosamente offrirono il loro aiuto per rendere il blog quale e’ diventato ora.
          I promotori devono ringraziare di cio’ anche i loro detrattori – oltre i vari Veza e quanti altri almeno si guardano dall’ oltrepassare i confini della buona ospitalita’ e della educazione – perche’ furono cacciati da altri forum dove semplicemente si accontentavano di scambiare opinioni con altri utenti.
          “Nessuna battaglia dialettica” puo’ occultare, cancellare, annullare la buona volonta’ e sincero interesse del condividere e proporre, nel rispetto della memoria e dell’opera dei Maestri.
          Fin quando questi stimoli saranno vivi Eco ci sara’, semplicemente, spontaneamente e seriamente.
          Chiediamo scusa se innervosiamo qualcuno ma non possiamo farci nulla. 🙂

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