LA SCIENZA DELLO SPIRITO A FLATLANDIA

Molti ma non tutti conoscono il grande Paese di Flatlandia. Esso fu scoperto da un intrepido viaggiatore che si chiamava Edwin A. Abbot nel XIX secolo. In realtà questo Paese era sotto gli occhi di tutti ma, incredibilmente, nessuno ci aveva fatto caso o, forse, nessuno aveva voluto vederlo.

Il carattere saliente di Flatlandia – almeno per noi – è che manca di una dimensione: lì la piattezza non è come da noi un modo di dire. Nossignori! Lì tutto è piatto, perfettamente piatto. Naturalmente anche le persone e le cose sono piatte. A Flatlandia nessuno pensa che vi possa essere un mondo di altezze.

In Flatlandia l’intelletto si misura nel numero di lati che uno possiede. Ciò, a onor del vero, sembra fastidiosamente analogo a quel pensiero mona-dimensionale che da noi giudica il valore di un individuo per quanto appare dappertutto col suo verbo e si pone nella società con un ammirevole bagaglio di parole e frasi tali che possano piacere alla maggioranza.

Il problema delle “quote rosa” a Flatlandia non esiste proprio: le donne sono soltanto linee e come tali, possedendo solo due lati ed un angolo pari a zero…immaginate voi come esse possano venire considerate!

Poiché l’universo è vario ma non perfetto, può incidentalmente capitare anche in un bel posto come il mondo bidimensionale che avvenga l’inaspettato, cioè la fragorosa comparsa di un essere tridimensionale.

Un fatto simile, chiaramente innaturale, in Flatlandia viene rifiutato a priori o almeno vivacemente contestato: oltre l’universo bidimensionale non può e non deve accadere che possa esserci qualcuno o qualcosa che si erga verticalmente (anzi, mi scuso coi gentili lettori per l’ignobile pensiero espresso dal…verticalismo).

Non posso neppure nascondere che i pochi contravventori al giusto e naturale ordine del bidimensionalismo, non siano altro che pazzi fuorilegge: pensate che osano pensare…alto! Essi andrebbero curati o compassionevolmente soppressi. Ma a quel che mi consta, non intaccano minimamente la serena armonia dei sentimenti dei probi cittadini.

Come nel nostro mondo anche a Flatlandia – lo so per certo – gruppi, gruppetti e singoli individui coltivano la Scienza dello Spirito. Potrei dire che rappresentano una specie di élite perché quasi tutti sono caratterizzati da molti lati e non c’è lato che non si adoperi alle tante rivelazioni espresse nella forma più piatta possibile dai divulgatori di tale Scienza.

Essi, assai giustamente, rifuggono dai contenuti che potrebbero risultare pericolosi per le altrui anime: certe indicazioni contengono istruzioni nocive poiché parrebbero alludere a impropri moti verticali.

Per evitare questa disgrazia, i bravi discepoli si offrono di propria iniziativa alla lobotomizzazione indolore di qualche angolo acuto, in maniera che venga resa impossibile persino l’ipotesi di una Via (tr)ascendente.

Così che nessun pensiero molesto e birbaccione venga a turbare la soddisfazione, la gioia soddisfacente e l’amore soddisfatto che, invece, sono il principio ed il fine ultimo della ricerca.

Da ciò deriva che la stessa ricerca, in Flatlandia, è, più o meno, una insensatezza, poiché sembra del tutto sufficiente e corroborante sostituire ai sentimenti disdicevoli, altri sentimenti del tutto positivi di adesione, gentilezza, amicizia, compartecipazione, ecc.

Poi, se alcuni testi paiono riferirsi a fantasiose imprese, basta solo espungere righe e capitoli, purtroppo (mica lo nego) sbianchettando anche molto: ma con abili copia-incolla d’artistica fattura si trovano sempre le parole giuste per il giusto progresso dell’anima.

Insomma: per potersi sentire degni discepoli di selezionati Maestri è più che sufficiente sostituire nell’anima ogni male con ogni bene, beninteso cancellando severamente dalla bidimensionalità ogni sospetto di tridimensionalità che, come già indicato, in Flatlandia (a ragione!) è considerata come una aliena irruzione dell’impossibile.

Da molteplici fatti pare che il modello di Scienza spirituale coltivato in Flatlandia, venga sentito come il migliore possibile da diversi personaggi del nostro mondo tridimensionale, sebbene qui sopravvivano “sacche di resistenza” che si ostinano a credere alla deviata e odiosa convinzione che modificazioni superiori della coscienza ottenibili tramite un pensiero rafforzato (volitivo), siano il gradino necessario indicato dai Maestri. C’è persino chi dice di avere esperienza diretta di simile stoltezza!

Che ciò sia nocivo oltreché inutile e financo incomprensibile lo dimostrano importanti figure che in anni di costante vicinanza, discepolato e stretta amicizia con i massimi Indicatori, hanno tratto l’illuminante certezza e l’evangelico verbo che indica al cuore come basti e avanzi il proprio altruistico sentimento raggiante quando esso sia generosamente riversato nelle altrui anime per portare il sole della verità sulla terra (poco importa che, proprio nel sentire, ognuno sia un mondo a sé: è un dettaglio miserabile, ininfluente, forse falso: di certo goetheanismo della peggior specie).

Le parentesi non sono importanti: questo è ciò che nel mondo appiattito, in Flatlandia, funziona magnificamente.

Vi è poi, nel nostro mondo, un numero notevole di individui, probabilmente una maggioranza, che inconsapevolmente aspira alla più assoluta piattezza e sogna di poter essere assai simile ai cittadini di Flatlandia .

Essi fanno il possibile per saperne nulla di cose verticali e di aspre salite. Tanto meno del fatto che solo il superiore può modificare l’inferiore: legge gerarchica che, disgraziatamente, vale per il cosmo e per l’uomo.

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Nota: Devo ringraziare un amico venuto da lontano, il quale, del tutto indirettamente, mi ha aiutato a comprendere assai meglio aspetti di un movimento che, di fatto, ha abbandonato l’idea dello Spirito, avendo trovato nella opulenza dell’anima ogni bisogna.

Ed è, in un certo senso, a lui che mi sono ispirato per le pastiche très peu agréable che avete letto ora.

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